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GENESI
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36, 37, 38,
39, 40, 41,
42, 43, 44,
45, 46, 47,
48, 49, 50
Capitolo 1
1 In principio Dio creò il cielo e la terra.
2 Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo
spirito di Dio aleggiava sulle acque.
3 Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu.
4 Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre
5 e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo
giorno.
6 Dio disse: «Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque
dalle acque».
7 Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento,
dalle acque, che son sopra il firmamento. E così avvenne.
8 Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno.
9 Dio disse: «Le acque che sono sotto il cielo, si raccolgano in un solo
luogo e appaia l'asciutto». E così avvenne.
10 Dio chiamò l'asciutto terra e la massa delle acque mare. E Dio vide che
era cosa buona.
11 E Dio disse: «La terra produca germogli, erbe che producono seme e
alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la sua specie». E così avvenne:
12 la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la
propria specie e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona.
13 E fu sera e fu mattina: terzo giorno.
14 Dio disse: «Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il
giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni
15 e servano da luci nel firmamento del cielo per illuminare la terra». E
così avvenne:
16 Dio fece le due luci grandi, la luce maggiore per regolare il giorno e la
luce minore per regolare la notte, e le stelle.
17 Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra
18 e per regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre. E Dio
vide che era cosa buona.
19 E fu sera e fu mattina: quarto giorno.
20 Dio disse: «Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra
la terra, davanti al firmamento del cielo».
21 Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano
e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona.
22 Dio li benedisse: «Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque
dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra».
23 E fu sera e fu mattina: quinto giorno.
24 Dio disse: «La terra produca esseri viventi secondo la loro specie:
bestiame, rettili e bestie selvatiche secondo la loro specie». E così avvenne:
25 Dio fece le bestie selvatiche secondo la loro specie e il bestiame
secondo la propria specie e tutti i rettili del suolo secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona.
26 E Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e
domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che
strisciano sulla terra».
27 Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e
femmina li creò.
28 Dio li benedisse e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite
la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra».
29 Poi Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su
tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo.
30 A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli
esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde». E così avvenne.
31 Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e
fu mattina: sesto giorno.
Capitolo 2
1 Così furono portati a compimento il cielo e la terra e
tutte le loro schiere.
2 Allora Dio, nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva fatto e
cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro.
3 Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso aveva
cessato da ogni lavoro che egli creando aveva fatto.
4aQueste le origini del cielo e della terra, quando vennero creati. 4bQuando
il Signore Dio fece la terra e il cielo,
5 nessun cespuglio campestre era sulla terra, nessuna erba campestre era
spuntata - perché il Signore Dio non aveva fatto piovere sulla terra e
nessuno lavorava il suolo
6 e faceva salire dalla terra l'acqua dei canali per irrigare tutto il suolo
-;
7 allora il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle
sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente.
8 Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò
l'uomo che aveva plasmato.
9 Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla
vista e buoni da mangiare, tra cui l'albero della vita in mezzo al giardino e
l'albero della conoscenza del bene e del male.
10 Un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino, poi di lì si divideva e
formava quattro corsi.
11 Il primo fiume si chiama Pison: esso scorre intorno a tutto il paese di
Avìla, dove c'è l'oro
12 e l'oro di quella terra è fine; qui c'è anche la resina odorosa e la
pietra d'ònice.
13 Il secondo fiume si chiama Ghicon: esso scorre intorno a tutto il paese
d'Etiopia.
14 Il terzo fiume si chiama Tigri: esso scorre ad oriente di Assur. Il quarto
fiume è l'Eufrate.
15 Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo
coltivasse e lo custodisse.
16 Il Signore Dio diede questo comando all'uomo: «Tu potrai mangiare di
tutti gli alberi del giardino,
17 ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare,
perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti».
18 Poi il Signore Dio disse: «Non è bene che l'uomo sia solo: gli voglio
fare un aiuto che gli sia simile».
19 Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e
tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo, per vedere come li avrebbe
chiamati: in qualunque modo l'uomo avesse chiamato ognuno degli esseri
viventi, quello doveva essere il suo nome.
20 Così l'uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del
cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l'uomo non trovò un aiuto che gli
fosse simile.
21 Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull'uomo, che si
addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto.
22 Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all'uomo, una donna
e la condusse all'uomo.
23 Allora l'uomo disse: è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa. La si
chiamerà donna perché dall'uomo è stata tolta».
24 Per questo l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua
moglie e i due saranno una sola carne. 25 Ora tutti e due erano
nudi, l'uomo e sua moglie, ma non ne provavano vergogna.
Capitolo 3
1 Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche
fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: «E' vero che Dio ha detto: Non
dovete mangiare di nessun albero del giardino?».
2 Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi
possiamo mangiare,
3 ma del frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne
dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete».
4 Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto!
5 Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e
diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male».
6 Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradito agli occhi
e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi
ne diede anche al marito, che era con lei, e anch'egli ne mangiò.
7 Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi;
intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.
8 Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del
giorno e l'uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli
alberi del giardino.
9 Ma il Signore Dio chiamò l'uomo e gli disse: «Dove sei?».
10 Rispose: «Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono
nudo, e mi sono nascosto».
11 Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato
dell'albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?».
12 Rispose l'uomo: «La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato
dell'albero e io ne ho mangiato».
13 Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il
serpente mi ha ingannata e io ho mangiato».
14 Allora il Signore Dio disse al serpente: sii tu maledetto più di tutto il
bestiame e più di tutte le bestie selvatiche; sul tuo ventre camminerai e
polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita.
15 Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe:
questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno».
16 Alla donna disse: i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai
figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà».
17 All'uomo disse: «Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai
mangiato dell'albero, di cui ti avevo comandato: Non ne devi mangiare,
maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti
i giorni della tua vita.
18 Spine e cardi produrrà per te e mangerai l'erba campestre.
19 Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finché tornerai alla terra,
perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!».
20 L'uomo chiamò la moglie Eva, perché essa fu la madre di tutti i viventi.
21 Il Signore Dio fece all'uomo e alla donna tuniche di pelli e le vestì.
22 Il Signore Dio disse allora: «Ecco l'uomo è diventato come uno di noi,
per la conoscenza del bene e del male. Ora, egli non stenda più la mano e non
prenda anche dell'albero della vita, ne mangi e viva sempre!».
23 Il Signore Dio lo scacciò dal giardino di Eden, perché lavorasse il suolo
da dove era stato tratto.
24 Scacciò l'uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini e la
fiamma della spada folgorante, per custodire la via all'albero della vita.
Capitolo 4
1 Adamo si unì a Eva sua moglie, la quale concepì e partorì
Caino e disse: «Ho acquistato un uomo dal Signore».
2 Poi partorì ancora suo fratello Abele. Ora Abele era pastore di greggi e
Caino lavoratore del suolo.
3 Dopo un certo tempo, Caino offrì frutti del suolo in sacrificio al Signore;
4 anche Abele offrì primogeniti del suo gregge e il loro grasso. Il Signore
gradì Abele e la sua offerta,
5 ma non gradì Caino e la sua offerta. Caino ne fu molto irritato e il suo
volto era abbattuto.
6 Il Signore disse allora a Caino: «Perché sei irritato e perché è
abbattuto il tuo volto?
7 Se agisci bene, non dovrai forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il
peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, ma tu
dòminalo».
8 Caino disse al fratello Abele: «Andiamo in campagna!». Mentre erano in
campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise.
9 Allora il Signore disse a Caino: «Dov'è Abele, tuo fratello?». Egli
rispose: «Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?».
10 Riprese: «Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal
suolo!
11 Ora sii maledetto lungi da quel suolo che per opera della tua mano ha
bevuto il sangue di tuo fratello.
12 Quando lavorerai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti: ramingo
e fuggiasco sarai sulla terra».
13 Disse Caino al Signore: «Troppo grande è la mia colpa per ottenere
perdono?
14 Ecco, tu mi scacci oggi da questo suolo e io mi dovrò nascondere lontano
da te; io sarò ramingo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi incontrerà mi
potrà uccidere».
15 Ma il Signore gli disse: «Però chiunque ucciderà Caino subirà la
vendetta sette volte!». Il Signore impose a Caino un segno, perché non lo
colpisse chiunque l'avesse incontrato.
16 Caino si allontanò dal Signore e abitò nel paese di Nod, ad oriente di
Eden.
17 Ora Caino si unì alla moglie che concepì e partorì Enoch; poi divenne
costruttore di una città, che chiamò Enoch, dal nome del figlio.
18 A Enoch nacque Irad; Irad generò Mecuiaèl e Mecuiaèl generò Metusaèl e
Metusaèl generò Lamech.
19 Lamech si prese due mogli: una chiamata Ada e l'altra chiamata Zilla.
20 Ada partorì Iabal: egli fu il padre di quanti abitano sotto le tende
presso il bestiame.
21 Il fratello di questi si chiamava Iubal: egli fu il padre di tutti i
suonatori di cetra e di flauto.
22 Zilla a sua volta partorì Tubalkàin, il fabbro, padre di quanti lavorano
il rame e il ferro. La sorella di Tubalkàin fu Naama.
23 Lamech disse alle mogli: mogli di Lamech, porgete l'orecchio al mio dire:
Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura e un ragazzo per un mio livido.
24 Sette volte sarà vendicato Caino ma Lamech settantasette».
25 Adamo si unì di nuovo alla moglie, che partorì un figlio e lo chiamò
Set. «Perché - disse - Dio mi ha concesso un'altra discendenza al posto di
Abele, poiché Caino l'ha ucciso».
26 Anche a Set nacque un figlio, che egli chiamò Enos. Allora si cominciò ad
invocare il nome del Signore.
Capitolo 5
1 Questo è il libro della genealogia di Adamo. Quando Dio creò l'uomo, lo
fece a somiglianza di Dio;
2 maschio e femmina li creò, li benedisse e li chiamò uomini quando furono
creati.
3 Adamo aveva centotrenta anni quando generò a sua immagine, a sua
somiglianza, un figlio e lo chiamò Set.
4 Dopo aver generato Set, Adamo visse ancora ottocento anni e generò figli e
figlie.
5 L'intera vita di Adamo fu di novecentotrenta anni; poi morì.
6 Set aveva centocinque anni quando generò Enos;
7 dopo aver generato Enos, Set visse ancora ottocentosette anni e generò
figli e figlie.
8 L'intera vita di Set fu di novecentododici anni; poi morì.
9 Enos aveva novanta anni quando generò Kenan;
10 Enos, dopo aver generato Kenan, visse ancora ottocentoquindici anni e
generò figli e figlie.
11 L'intera vita di Enos fu di novecentocinque anni; poi morì.
12 Kenan aveva settanta anni quando generò Maalaleèl;
13 Kenan dopo aver generato Maalaleèl visse ancora ottocentoquaranta anni e
generò figli e figlie.
14 L'intera vita di Kenan fu di novecentodieci anni; poi morì.
15 Maalaleèl aveva sessantacinque anni quando generò Iared;
16 Maalaleèl dopo aver generato Iared, visse ancora ottocentotrenta anni e
generò figli e figlie.
17 L'intera vita di Maalaleèl fu di ottocentonovantacinque anni; poi morì.
18 Iared aveva centosessantadue anni quando generò Enoch;
19 Iared, dopo aver generato Enoch, visse ancora ottocento anni e generò
figli e figlie.
20 L'intera vita di Iared fu di novecentosessantadue anni; poi morì.
21 Enoch aveva sessantacinque anni quando generò Matusalemme.
22 Enoch camminò con Dio; dopo aver generato Matusalemme, visse ancora per
trecento anni e generò figli e figlie.
23 L'intera vita di Enoch fu di trecentosessantacique anni.
24 Poi Enoch cammino con Dio e non fu più perché Dio l'aveva preso.
25 Matusalemme aveva centottantasette anni quando generò Lamech;
26 Matusalemme, dopo aver generato Lamech, visse ancora settecentottantadue
anni e generò figli e figlie.
27 L'intera vita di Matusalemme fu di novecentosessantanove anni; poi morì.
28 Lamech aveva centottantadue anni quando generò un figlio
29 e lo chiamò Noè, dicendo: «Costui ci consolerà del nostro lavoro e
della fatica delle nostre mani, a causa del suolo che il Signore ha
maledetto».
30 Lamech, dopo aver generato Noè, visse ancora cinquecentonovantacinque anni
e generò figli e figlie.
31 L'intera vita di Lamech fu di settecentosettantasette anni; poi morì.
32 Noè aveva cinquecento anni quando generò Sem, Cam e Iafet.
Capitolo 6
1 Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e
nacquero loro figlie,
2 i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero
per mogli quante ne vollero.
3 Allora il Signore disse: «Il mio spirito non resterà sempre nell'uomo,
perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni».
4 C'erano sulla terra i giganti a quei tempi - e anche dopo - quando i figli
di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei
figli: sono questi gli eroi dell'antichità, uomini famosi.
5 Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che
ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male.
6 E il Signore si pentì di aver fatto l'uomo sulla terra e se ne addolorò in
cuor suo.
7 Il Signore disse: «Sterminerò dalla terra l'uomo che ho creato: con l'uomo
anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito
d'averli fatti».
8 Ma Noè trovò grazia agli occhi del Signore.
9 Questa è la storia di Noè. Noè era uomo giusto e integro tra i suoi
contemporanei e camminava con Dio.
10 Noè generò tre figli: Sem, Cam, e Iafet.
11 Ma la terra era corrotta davanti a Dio e piena di violenza.
12 Dio guardò la terra ed ecco essa era corrotta, perché ogni uomo aveva
pervertito la sua condotta sulla terra.
13 Allora Dio disse a Noè: «E' venuta per me la fine di ogni uomo, perché
la terra, per causa loro, è piena di violenza; ecco, io li distruggerò
insieme con la terra.
14 Fatti un'arca di legno di cipresso; dividerai l'arca in scompartimenti e la
spalmerai di bitume dentro e fuori.
15 Ecco come devi farla: l'arca avrà trecento cubiti di lunghezza, cinquanta
di larghezza e trenta di altezza.
16 Farai nell'arca un tetto e a un cubito più sopra la terminerai; da un lato
metterai la porta dell'arca. La farai a piani: inferiore, medio e superiore.
17 Ecco io manderò il diluvio, cioè le acque, sulla terra, per distruggere
sotto il cielo ogni carne, in cui è alito di vita; quanto è sulla terra
perirà.
18 Ma con te io stabilisco la mia alleanza. Entrerai nell'arca tu e con te i
tuoi figli, tua moglie e le mogli dei tuoi figli.
19 Di quanto vive, di ogni carne, introdurrai nell'arca due di ogni specie,
per conservarli in vita con te: siano maschio e femmina.
20 Degli uccelli secondo la loro specie, del bestiame secondo la propria
specie e di tutti i rettili della terra secondo la loro specie, due d'ognuna
verranno con te, per essere conservati in vita.
21 Quanto a te, prenditi ogni sorta di cibo da mangiare e raccoglilo presso di
te: sarà di nutrimento per te e per loro».
22 Noè eseguì tutto; come Dio gli aveva comandato, così egli fece.
Capitolo 7
1 Il Signore disse a Noè: «Entra nell'arca tu con tutta la
tua famiglia, perché ti ho visto giusto dinanzi a me in questa generazione.
2 D'ogni animale mondo prendine con te sette paia, il maschio e la sua
femmina; degli animali che non sono mondi un paio, il maschio e la sua
femmina.
3 Anche degli uccelli mondi del cielo, sette paia, maschio e femmina, per
conservarne in vita la razza su tutta la terra.
4 Perché tra sette giorni farò piovere sulla terra per quaranta giorni e
quaranta notti; sterminerò dalla terra ogni essere che ho fatto».
5 Noè fece quanto il Signore gli aveva comandato.
6 Noè aveva seicento anni, quando venne il diluvio, cioè le acque sulla
terra.
7 Noè entrò nell'arca e con lui i suoi figli, sua moglie e le mogli dei suoi
figli, per sottrarsi alle acque del diluvio.
8 Degli animali mondi e di quelli immondi, degli uccelli e di tutti gli esseri
che strisciano sul suolo
9 entrarono a due a due con Noè nell'arca, maschio e femmina, come Dio aveva
comandato a Noè.
10 Dopo sette giorni, le acque del diluvio furono sopra la terra;
11 nell'anno seicentesimo della vita di Noè, nel secondo mese, il diciassette
del mese, proprio in quello stesso giorno, eruppero tutte le sorgenti del
grande abisso e le cateratte del cielo si aprirono.
12 Cadde la pioggia sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti.
13 In quello stesso giorno entrò nell'arca Noè con i figli Sem, Cam e Iafet,
la moglie di Noè, le tre mogli dei suoi tre figli:
14 essi e tutti i viventi secondo la loro specie e tutto il bestiame secondo
la sua specie e tutti i rettili che strisciano sulla terra secondo la loro
specie, tutti i volatili secondo la loro specie, tutti gli uccelli, tutti gli
esseri alati.
15 Vennero dunque a Noè nell'arca, a due a due, di ogni carne in cui è il
soffio di vita.
16 Quelli che venivano, maschio e femmina d'ogni carne, entrarono come gli
aveva comandato Dio: il Signore chiuse la porta dietro di lui.
17 Il diluvio durò sulla terra quaranta giorni: le acque crebbero e
sollevarono l'arca che si innalzò sulla terra.
18 Le acque divennero poderose e crebbero molto sopra la terra e l'arca
galleggiava sulle acque.
19 Le acque si innalzarono sempre più sopra la terra e coprirono tutti i
monti più alti che sono sotto tutto il cielo.
20 Le acque superarono in altezza di quindici cubiti i monti che avevano
ricoperto.
21 Perì ogni essere vivente che si muove sulla terra, uccelli, bestiame e
fiere e tutti gli esseri che brulicano sulla terra e tutti gli uomini.
22 Ogni essere che ha un alito di vita nelle narici, cioè quanto era sulla
terra asciutta morì.
23 Così fu sterminato ogni essere che era sulla terra: con gli uomini, gli
animali domestici, i rettili e gli uccelli del cielo; essi furono sterminati
dalla terra e rimase solo Noè e chi stava con lui nell'arca.
24 Le acque restarono alte sopra la terra centocinquanta giorni.
Capitolo 8
1 Dio si ricordò di Noè, di tutte le fiere e di tutti gli
animali domestici che erano con lui nell'arca. Dio fece passare un vento sulla
terra e le acque si abbassarono.
2 Le fonti dell'abisso e le cateratte del cielo furono chiuse e fu trattenuta
la pioggia dal cielo;
3 le acque andarono via via ritirandosi dalla terra e calarono dopo
centocinquanta giorni.
4 Nel settimo mese, il diciassette del mese, l'arca si posò sui monti
dell'Ararat.
5 Le acque andarono via via diminuendo fino al decimo mese. Nel decimo mese,
il primo giorno del mese, apparvero le cime dei monti.
6 Trascorsi quaranta giorni, Noè aprì la finestra che aveva fatta nell'arca
e fece uscire un corvo per vedere se le acque si fossero ritirate.
7 Esso uscì andando e tornando finché si prosciugarono le acque sulla terra.
8 Noè poi fece uscire una colomba, per vedere se le acque si fossero ritirate
dal suolo;
9 ma la colomba, non trovando dove posare la pianta del piede, tornò a lui
nell'arca, perché c'era ancora l'acqua su tutta la terra. Egli stese la mano,
la prese e la fece rientrare presso di sé nell'arca.
10 Attese altri sette giorni e di nuovo fece uscire la colomba dall'arca
11 e la colomba tornò a lui sul far della sera; ecco, essa aveva nel becco un
ramoscello di ulivo. Noè comprese che le acque si erano ritirate dalla terra.
12 Aspettò altri sette giorni, poi lasciò andare la colomba; essa non tornò
più da lui.
13 L'anno seicentouno della vita di Noè, il primo mese, il primo giorno del
mese, le acque si erano prosciugate sulla terra; Noè tolse la copertura
dell'arca ed ecco la superficie del suolo era asciutta.
14 Nel secondo mese, il ventisette del mese, tutta la terra fu asciutta.
15 Dio ordinò a Noè:
16 «Esci dall'arca tu e tua moglie, i tuoi figli e le mogli dei tuoi figli
con te.
17 Tutti gli animali d'ogni specie che hai con te, uccelli, bestiame e tutti i
rettili che strisciano sulla terra, falli uscire con te, perché possano
diffondersi sulla terra, siano fecondi e si moltiplichino su di essa».
18 Noè uscì con i figli, la moglie e le mogli dei figli.
19 Tutti i viventi e tutto il bestiame e tutti gli uccelli e tutti i rettili
che strisciano sulla terra, secondo la loro specie, uscirono dall'arca.
20 Allora Noè edificò un altare al Signore; prese ogni sorta di animali
mondi e di uccelli mondi e offrì olocausti sull'altare.
21 Il Signore ne odorò la soave fragranza e pensò: «Non maledirò più il
suolo a causa dell'uomo, perché l'istinto del cuore umano è incline al male
fin dalla adolescenza; né colpirò più ogni essere vivente come ho fatto.
22 Finché durerà la terra, seme e messe, freddo e caldo, estate e inverno,
giorno e notte non cesseranno».
Capitolo 9
1 Dio benedisse Noè e i suoi figli e disse loro: «Siate
fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra.
2 Il timore e il terrore di voi sia in tutte le bestie selvatiche e in tutto
il bestiame e in tutti gli uccelli del cielo. Quanto striscia sul suolo e
tutti i pesci del mare sono messi in vostro potere.
3 Quanto si muove e ha vita vi servirà di cibo: vi do tutto questo, come gia
le verdi erbe.
4 Soltanto non mangerete la carne con la sua vita, cioè il suo sangue.
5 Del sangue vostro anzi, ossia della vostra vita, io domanderò conto; ne
domanderò conto ad ogni essere vivente e domanderò conto della vita
dell'uomo all'uomo, a ognuno di suo fratello.
6 Chi sparge il sangue dell'uomo dall'uomo il suo sangue sarà sparso, perché
ad immagine di Dio Egli ha fatto l'uomo.
7 E voi, siate fecondi e moltiplicatevi, siate numerosi sulla terra e
dominatela».
8 Dio disse a Noè e ai sui figli con lui:
9 «Quanto a me, ecco io stabilisco la mia alleanza coni vostri discendenti
dopo di voi;
10 con ogni essere vivente che è con voi, uccelli, bestiame e bestie
selvatiche, con tutti gli animali che sono usciti dall'arca.
11 Io stabilisco la mia alleanza con voi: non sarà più distrutto nessun
vivente dalle acque del diluvio, né più il diluvio devasterà la terra».
12 Dio disse: che io pongo tra me e voi e tra ogni essere vivente che è con
voi per le generazioni eterne.
13 Il mio arco pongo sulle nubi ed esso sarà il segno dell'alleanza tra me e
la terra.
14 Quando radunerò le nubi sulla terra e apparirà l'arco sulle nubi
15 ricorderò la mia alleanza che è tra me e voi e tra ogni essere che vive
in ogni carne e noi ci saranno più le acque per il diluvio, per distruggere
ogni carne.
16 L'arco sarà sulle nubi e io lo guarderò per ricordare l'alleanza eterna
tra Dio e ogni essere che vive in ogni carne che è sulla terra».
17 Disse Dio a Noè: «Questo è il segno dell'alleanza che io ho stabilito
tra me e ogni carne che è sulla terra».
18 I figli di Noè che uscirono dall'arca furono Sem, Cam e Iafet; Cam è il
padre di Canaan.
19 Questi tre sono i figli di Noè e da questi fu popolata tutta la terra.
20 Ora Noè, coltivatore della terra, cominciò a piantare una vigna.
21 Avendo bevuto il vino, si ubriacò e giacque scoperto all'interno della sua
tenda.
22 Cam, padre di Canaan, vide il padre scoperto e raccontò la cosa ai due
fratelli che stavano fuori.
23 Allora Sem e Iafet presero il mantello, se lo misero tutti e due sulle
spalle e, camminando a ritroso, coprirono il padre scoperto; avendo rivolto la faccia indietro, non videro il padre scoperto.
24 Quando Noè si fu risvegliato dall'ebbrezza, seppe quanto gli aveva fatto
il figlio minore;
25 allora disse: «Sia maledetto Canaan! Schiavo degli schiavi sarà per i
suoi fratelli!».
26 Disse poi: Canaan sia suo schiavo!
27 Dio dilati Iafet e questi dimori nelle tende di Sem, Canaan sia suo
schiavo!».
28 Noè visse, dopo il diluvio, trecentocinquanta anni.
29 L'intera vita di Noè fu di novecentocinquanta anni, poi morì.
Capitolo 10
1 Questa è la discendenza dei figli di Noè: Sem, Cam e
Iafet, ai quali nacquero figli dopo il diluvio.
2 I figli di Iafet: Gomer, Magog, Madai, Iavan, Tubal, Mesech e Tiras.
3 I figli di Gomer: Askenaz, Rifat e Togarma.
4 I figli di Iavan: Elisa, Tarsis, quelli di Cipro e quelli di Rodi.
5 Da costoro derivarono le nazioni disperse per le isole nei loro territori,
ciascuno secondo la propria lingua e secondo le loro famiglie, nelle loro
nazioni.
6 I figli di Cam: Etiopia, Egitto, Put e Canaan.
7 I figli di Etiopia: Seba, Avìla, Sabta, Raama e Sàbteca.
8 Ora Etiopia generò Nimrod: costui cominciò a essere potente sulla terra.
9 Egli era valente nella caccia davanti al Signore, perciò si dice: «Come
Nimrod, valente cacciatore davanti al Signore».
10 L'inizio del suo regno fu Babele, Uruch, Accad e Calne, nel paese di
Sennaar.
11 Da quella terra si portò ad Assur e costruì Ninive, Recobot-Ir e Càlach
12 e Resen tra Ninive e Càlach; quella è la grande città.
13 Egitto generò quelli di Lud, Anam, Laab, Naftuch,
14 Patros, Casluch e Caftor, da dove uscirono i Filistei.
15 Canaan generò Sidone, suo primogenito, e Chet
16 e il Gebuseo, l'Amorreo, il Gergeseo,
17 l'Eveo, l'Archita e il Sineo,
18 l'Arvadita, il Semarita e l'Amatita. In seguito si dispersero le famiglie
dei Cananei.
19 Il confine dei Cananei andava da Sidone in direzione di Gerar fino a Gaza,
poi in direzione di Sòdoma, Gomorra, Adma e Zeboim, fino a Lesa.
20 Questi furono i figli di Cam secondo le loro famiglie e le loro lingue, nei
loro territori e nei loro popoli.
21 Anche a Sem, padre di tutti i figli di Eber, fratello maggiore di Jafet,
nacque una discendenza.
22 I figli di Sem: Elam, Assur, Arpacsad, Lud e Aram.
23 I figli di Aram: Uz, Cul, Gheter e Mas.
24 Arpacsad generò Selach e Selach generò Eber.
25 A Eber nacquero due figli: uno si chiamò Peleg, perché ai suoi tempi fu
divisa la terra, e il fratello si chiamò Joktan.
26 Joktan generò Almodad, Selef, Ascarmavet, Jerach,
27 Adòcam, Uzal, Dikla,
28 Obal, Abimaèl, Saba,
29 Ofir, Avìla e Ibab. Tutti questi furono i figli di Joktan;
30 la loro sede era sulle montagne dell'oriente, da Mesa in direzione di
Sefar.
31 Questi furono i figli di Sem secondo le loro famiglie e le loro lingue,
territori, secondo i loro popoli.
32 Queste furono le famiglie dei figli di Noè secondo le loro generazioni,
nei loro popoli. Da costoro si dispersero le nazioni sulla terra dopo il
diluvio.
Capitolo 11
1 Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole.
2 Emigrando dall'oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di
Sennaar e vi si stabilirono.
3 Si dissero l'un l'altro: «Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al
fuoco». Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento.
4 Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima
tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra».
5 Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano
costruendo.
6 Il Signore disse: «Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua
sola; questo è l'inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di
fare non sarà loro impossibile.
7 Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più
l'uno la lingua dell'altro».
8 Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di
costruire la città.
9 Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di
tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.
10 Questa è la discendenza di Sem: Sem aveva cento anni quando generò
Arpacsad, due anni dopo il diluvio;
11 Sem, dopo aver generato Arpacsad, visse cinquecento anni e generò figli e
figlie.
12 Arpacsad aveva trentacinque anni quando generò Selach;
13 Arpacsad, dopo aver generato Selach, visse quattrocentotrè anni e generò
figli e figlie.
14 Selach aveva trent'anni quando generò Eber;
15 Selach, dopo aver generato Eber, visse quattrocentotrè anni e generò
figli e figlie.
16 Eber aveva trentaquattro anni quando generò Peleg;
17 Eber, dopo aver generato Peleg, visse quattrocentotrenta anni e generò
figli e figlie.
18 Peleg aveva trent'anni quando generò Reu;
19 Peleg, dopo aver generato Reu, visse duecentonove anni e generò figli e
figlie.
20 Reu aveva trentadue anni quando generò Serug;
21 Reu, dopo aver generato Serug, visse duecentosette anni e generò figli e
figlie.
22 Serug aveva trent'anni quando generò Nacor;
23 Serug, dopo aver generato Nacor, visse duecento anni e generò figli e
figlie.
24 Nacor aveva ventinove anni quando generò Terach;
25 Nacor, dopo aver generato Terach, visse centodiciannove anni e generò
figli e figlie.
26 Terach aveva settant'anni quando generò Abram, Nacor e Aran.
27 Questa è la posterità di Terach: Terach generò Abram, Nacor e Aran: Aran
generò Lot.
28 Aran poi morì alla presenza di suo padre Terach nella sua terra natale, in
Ur dei Caldei.
29 Abram e Nacor si presero delle mogli; la moglie di Abram si chiamava Sarai
e la moglie di Nacor Milca, ch'era figlia di Aran, padre di Milca e padre di
Isca.
30 Sarai era sterile e non aveva figli.
31 Poi Terach prese Abram, suo figlio, e Lot, figlio di Aran, figlio cioè del
suo figlio, e Sarai sua nuora, moglie di Abram suo figlio, e uscì con loro da
Ur dei Caldei per andare nel paese di Canaan. Arrivarono fino a Carran e vi si
stabilirono.
32 L'età della vita di Terach fu di duecentocinque anni; Terach morì in
Carran.
Capitolo 12
1 Il Signore disse ad Abram: e dalla casa di tuo padre, verso
il paese che io ti indicherò.
2 Farò di te un grande popolo e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e
diventerai una benedizione.
3 Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò e
in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra».
4 Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore, e con lui partì
Lot. Abram aveva settantacinque anni quando lasciò Carran.
5 Abram dunque prese la moglie Sarai, e Lot, figlio di suo fratello, e tutti i
beni che avevano acquistati in Carran e tutte le persone che lì si erano
procurate e si incamminarono verso il paese di Canaan. Arrivarono al paese di
Canaan
6 e Abram attraversò il paese fino alla località di Sichem, presso la
Quercia di More. Nel paese si trovavano allora i Cananei.
7 Il Signore apparve ad Abram e gli disse: «Alla tua discendenza io darò
questo paese». Allora Abram costruì in quel posto un altare al Signore che
gli era apparso.
8 Di là passò sulle montagne a oriente di Betel e piantò la tenda, avendo
Betel ad occidente e Ai ad oriente. Lì costruì un altare al Signore e
invocò il nome del Signore.
9 Poi Abram levò la tenda per accamparsi nel Negheb.
10 Venne una carestia nel paese e Abram scese in Egitto per soggiornarvi,
perché la carestia gravava sul paese.
11 Ma, quando fu sul punto di entrare in Egitto, disse alla moglie Sarai:
«Vedi, io so che tu sei donna di aspetto avvenente.
12 Quando gli Egiziani ti vedranno, penseranno: Costei è sua moglie, e mi
uccideranno, mentre lasceranno te in vita.
13 Dì dunque che tu sei mia sorella, perché io sia trattato bene per causa
tua e io viva per riguardo a te».
14 Appunto quando Abram arrivò in Egitto, gli Egiziani videro che la donna
era molto avvenente.
15 La osservarono gli ufficiali del faraone e ne fecero le lodi al faraone;
così la donna fu presa e condotta nella casa del faraone.
16 Per riguardo a lei, egli trattò bene Abram, che ricevette greggi e armenti
e asini, schiavi e schiave, asine e cammelli.
17 Ma il Signore colpì il faraone e la sua casa con grandi piaghe, per il
fatto di Sarai, moglie di Abram.
18 Allora il faraone convocò Abram e gli disse: «Che mi hai fatto? Perché
non mi hai dichiarato che era tua moglie?
19 Perché hai detto: E' mia sorella, così che io me la sono presa in moglie?
E ora eccoti tua moglie: prendila e vàttene!».
20 Poi il faraone lo affidò ad alcuni uomini che lo accompagnarono fuori
della frontiera insieme con la moglie e tutti i suoi averi.
Capitolo 13
1 Dall'Egitto Abram ritornò nel Negheb con la moglie e tutti
i suoi averi; Lot era con lui.
2 Abram era molto ricco in bestiame, argento e oro.
3 Poi di accampamento in accampamento egli dal Negheb si portò fino a Betel,
fino al luogo dove era stata gia prima la sua tenda, tra Betel e Ai,
4 al luogo dell'altare, che aveva là costruito prima: lì Abram invocò il
nome del Signore.
5 Ma anche Lot, che andava con Abram, aveva greggi e armenti e tende.
6 Il territorio non consentiva che abitassero insieme, perché avevano beni
troppo grandi e non potevano abitare insieme.
7 Per questo sorse una lite tra i mandriani di Abram e i mandriani di Lot,
mentre i Cananei e i Perizziti abitavano allora nel paese.
8 Abram disse a Lot: «Non vi sia discordia tra me e te, tra i miei mandriani
e i tuoi, perché noi siamo fratelli.
9 Non sta forse davanti a te tutto il paese? Sepàrati da me. Se tu vai a
sinistra, io andrò a destra; se tu vai a destra, io andrò a sinistra».
10 Allora Lot alzò gli occhi e vide che tutta la valle del Giordano era un
luogo irrigato da ogni parte - prima che il Signore distruggesse Sòdoma e
Gomorra -; era come il giardino del Signore, come il paese d'Egitto, fino ai
pressi di Zoar.
11 Lot scelse per sé tutta la valle del Giordano e trasportò le tende verso
oriente. Così si separarono l'uno dall'altro:
12 Abram si stabilì nel paese di Canaan e Lot si stabilì nelle città della
valle e piantò le tende vicino a Sòdoma.
13 Ora gli uomini di Sòdoma erano perversi e peccavano molto contro il
Signore.
14 Allora il Signore disse ad Abram, dopo che Lot si era separato da lui:
«Alza gli occhi e dal luogo dove tu stai spingi lo sguardo verso il
settentrione e il mezzogiorno, verso l'oriente e l'occidente.
15 Tutto il paese che tu vedi, io lo darò a te e alla tua discendenza per
sempre.
16 Renderò la tua discendenza come la polvere della terra: se uno può
contare la polvere della terra, potrà contare anche i tuoi discendenti.
17 Alzati, percorri il paese in lungo e in largo, perché io lo darò a te».
18 Poi Abram si spostò con le sue tende e andò a stabilirsi alle Querce di
Mamre, che sono ad Ebron, e vi costruì un altare al Signore.
Capitolo 14
1 Al tempo di Amrafel re di Sennaar, di Arioch re di Ellasar,
di Chedorlaomer re dell'Elam e di Tideal re di Goim,
2 costoro mossero guerra contro Bera re di Sòdoma, Birsa re di Gomorra, Sinab
re di Adma, Semeber re di Zeboim, e contro il re di Bela, cioè Zoar.
3 Tutti questi si concentrarono nella valle di Siddim, cioè il Mar Morto.
4 Per dodici anni essi erano stati sottomessi a Chedorlaomer, ma il
tredicesimo anno si erano ribellati.
5 Nell'anno quattordicesimo arrivarono Chedorlaomer e i re che erano con lui e
sconfissero i Refaim ad Astarot-Karnaim, gli Zuzim ad Am, gli Emim a
Save-Kiriataim
6 e gli Hurriti sulle montagne di Seir fino a El-Paran, che è presso il
deserto.
7 Poi mutarono direzione e vennero a En-Mispat, cioè Kades, e devastarono
tutto il territorio degli Amaleciti e anche degli Amorrei che abitavano in
Azazon-Tamar.
8 Allora il re di Sòdoma, il re di Gomorra, il re di Adma, il re di Zeboim e
il re di Bela, cioè Zoar, uscirono e si schierarono a battaglia nella valle
di Siddim contro di esso,
9 e cioè contro Chedorlaomer re dell'Elam, Tideal re di Goim, Amrafel re di
Sennaar e Arioch re di Ellasar: quattro re contro cinque.
10 Ora la valle di Siddim era piena di pozzi di bitume; mentre il re di
Sòdoma e il re di Gomorra si davano alla fuga, alcuni caddero nei pozzi e gli
altri fuggirono sulle montagne.
11 Gli invasori presero tutti i beni di Sodoma e Gomorra e tutti i loro viveri
e se ne andarono.
12 Andandosene catturarono anche Lot, figlio del fratello di Abram, e i suoi
beni: egli risiedeva appunto in Sòdoma.
13 Ma un fuggiasco venne ad avvertire Abram l'Ebreo che si trovava alle Querce
di Mamre l'Amorreo, fratello di Escol e fratello di Aner i quali erano alleati
di Abram.
14 Quando Abram seppe che il suo parente era stato preso prigioniero,
organizzò i suoi uomini esperti nelle armi, schiavi nati nella sua casa, in
numero di trecentodiciotto, e si diede all'inseguimento fino a Dan.
15 Piombò sopra di essi di notte, lui con i suoi servi, li sconfisse e
proseguì l'inseguimento fino a Coba, a settentrione di Damasco.
16 Ricuperò così tutta la roba e anche Lot suo parente, i suoi beni, con le
donne e il popolo.
17 Quando Abram fu di ritorno, dopo la sconfitta di Chedorlaomer e dei re che
erano con lui, il re di Sòdoma gli uscì incontro nella Valle di Save, cioè
la Valle del re.
18 Intanto Melchisedek, re di Salem, offrì pane e vino: era sacerdote del Dio
altissimo
19 e benedisse Abram con queste parole: creatore del cielo e della terra,
20 e benedetto sia il Dio altissimo, che ti ha messo in mano i tuoi nemici».
21 Poi il re di Sòdoma disse ad Abram: «Dammi le persone; i beni prendili
per te».
22 Ma Abram disse al re di Sòdoma: «Alzo la mano davanti al Signore, il Dio
altissimo, creatore del cielo e della terra:
23 né un filo, né un legaccio di sandalo, niente io prenderò di ciò che è
tuo; non potrai dire: io ho arricchito Abram.
24 Per me niente, se non quello che i servi hanno mangiato; quanto a ciò che
spetta agli uomini che sono venuti con me, Escol, Aner e Mamre, essi stessi si
prendano la loro parte».
Capitolo 15
1 Dopo tali fatti, questa parola del Signore fu rivolta ad
Abram in visione: «Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa
sarà molto grande».
2 Rispose Abram: «Mio Signore Dio, che mi darai? Io me ne vado senza figli e
l'erede della mia casa è Eliezer di Damasco».
3 Soggiunse Abram: «Ecco a me non hai dato discendenza e un mio domestico
sarà mio erede».
4 Ed ecco gli fu rivolta questa parola dal Signore: «Non costui sarà il tuo
erede, ma uno nato da te sarà il tuo erede».
5 Poi lo condusse fuori e gli disse: «Guarda in cielo e conta le stelle, se
riesci a contarle» e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza».
6 Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia.
7 E gli disse: «Io sono il Signore che ti ho fatto uscire da Ur dei Caldei
per darti in possesso questo paese».
8 Rispose: «Signore mio Dio, come potrò sapere che ne avrò il possesso?».
9 Gli disse: «Prendimi una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, un
ariete di tre anni, una tortora e un piccione».
10 Andò a prendere tutti questi animali, li divise in due e collocò ogni
metà di fronte all'altra; non divise però gli uccelli.
11 Gli uccelli rapaci calavano su quei cadaveri, ma Abram li scacciava.
12 Mentre il sole stava per tramontare, un torpore cadde su Abram, ed ecco un
oscuro terrore lo assalì.
13 Allora il Signore disse ad Abram: «Sappi che i tuoi discendenti saranno
forestieri in un paese non loro; saranno fatti schiavi e saranno oppressi per
quattrocento anni.
14 Ma la nazione che essi avranno servito, la giudicherò io: dopo, essi
usciranno con grandi ricchezze.
15 Quanto a te, andrai in pace presso i tuoi padri; sarai sepolto dopo una
vecchiaia felice.
16 Alla quarta generazione torneranno qui, perché l'iniquità degli Amorrei
non ha ancora raggiunto il colmo».
17 Quando, tramontato il sole, si era fatto buio fitto, ecco un forno fumante
e una fiaccola ardente passarono in mezzo agli animali divisi.
18 In quel giorno il Signore concluse questa alleanza con Abram: il fiume
Eufrate;
19 il paese dove abitano i Keniti, i Kenizziti, i Kadmoniti,
20 gli Hittiti, i Perizziti, i Refaim,
21 gli Amorrei, i Cananei, i Gergesei, gli Evei e i Gebusei».
Capitolo 16
1 Sarai, moglie di Abram, non gli aveva dato figli. Avendo
però una schiava egiziana chiamata Agar,
2 Sarai disse ad Abram: «Ecco, il Signore mi ha impedito di aver prole;
unisciti alla mia schiava: forse da lei potrò avere figli». Abram ascoltò
la voce di Sarai.
3 Così, al termine di dieci anni da quando Abram abitava nel paese di Canaan,
Sarai, moglie di Abram, prese Agar l'egiziana, sua schiava e la diede in
moglie ad Abram, suo marito.
4 Egli si unì ad Agar, che restò incinta. Ma, quando essa si accorse di
essere incinta, la sua padrona non contò più nulla per lei.
5 Allora Sarai disse ad Abram: «L'offesa a me fatta ricada su di te! Io ti ho
dato in braccio la mia schiava, ma da quando si è accorta d'essere incinta,
io non conto più niente per lei. Il Signore sia giudice tra me e te!».
6 Abram disse a Sarai: «Ecco, la tua schiava è in tuo potere: falle ciò che
ti pare». Sarai allora la maltrattò tanto che quella si allontanò.
7 La trovò l'angelo del Signore presso una sorgente d'acqua nel deserto, la
sorgente sulla strada di Sur,
8 e le disse: «Agar, schiava di Sarai, da dove vieni e dove vai?». Rispose:
«Vado lontano dalla mia padrona Sarai».
9 Le disse l'angelo del Signore: «Ritorna dalla tua padrona e restale
sottomessa».
10 Le disse ancora l'angelo del Signore: «Moltiplicherò la tua discendenza e
non si potrà contarla per la sua moltitudine».
11 Soggiunse poi l'angelo del Signore: partorirai un figlio e lo chiamerai
Ismaele, perché il Signore ha ascoltato la tua afflizione.
12 Egli sarà come un onagro; la sua mano sarà contro tutti e la mano di
tutti contro di lui e abiterà di fronte a tutti i suoi fratelli».
13 Agar chiamò il Signore, che le aveva parlato: «Tu sei il Dio della
visione», perché diceva: «Qui dunque sono riuscita ancora a vedere, dopo la
mia visione?».
14 Per questo il pozzo si chiamò Pozzo di Lacai-Roi; è appunto quello che si
trova tra Kades e Bered.
15 Agar partorì ad Abram un figlio e Abram chiamò Ismaele il figlio che Agar
gli aveva partorito.
16 Abram aveva ottantasei anni quando Agar gli partorì Ismaele.
Capitolo 17
1 Quando Abram ebbe novantanove anni, il Signore gli apparve e
gli disse: cammina davanti a me e sii integro.
2 Porrò la mia alleanza tra me e te e ti renderò numeroso molto, molto».
3 Subito Abram si prostrò con il viso a terra e Dio parlò con lui:
4 «Eccomi: la mia alleanza è con te e sarai padre di una moltitudine di
popoli.
5 Non ti chiamerai più Abram ma ti chiamerai Abraham perché padre di una
moltitudine di popoli ti renderò.
6 E ti renderò molto, molto fecondo; ti farò diventare nazioni e da te
nasceranno dei re.
7 Stabilirò la mia alleanza con te e con la tua discendenza dopo di te di
generazione in generazione, come alleanza perenne, per essere il Dio tuo e
della tua discendenza dopo di te.
8 Darò a te e alla tua discendenza dopo di te il paese dove sei straniero,
tutto il paese di Canaan in possesso perenne; sarò il vostro Dio».
9 Disse Dio ad Abramo: «Da parte tua devi osservare la mia alleanza, tu e la
tua discendenza dopo di te di generazione in generazione.
10 Questa è la mia alleanza che dovete osservare, alleanza tra me e voi e la
tua discendenza dopo di te: sia circonciso tra di voi ogni maschio.
11 Vi lascerete circoncidere la carne del vostro membro e ciò sarà il segno
dell'alleanza tra me e voi.
12 Quando avrà otto giorni, sarà circonciso tra di voi ogni maschio di
generazione in generazione, tanto quello nato in casa come quello comperato
con denaro da qualunque straniero che non sia della tua stirpe.
13 Deve essere circonciso chi è nato in casa e chi viene comperato con
denaro; così la mia alleanza sussisterà nella vostra carne come alleanza
perenne.
14 Il maschio non circonciso, di cui cioè non sarà stata circoncisa la carne
del membro, sia eliminato dal suo popolo: ha violato la mia alleanza».
15 Dio aggiunse ad Abramo: «Quanto a Sarai tua moglie, non la chiamerai più
Sarai, ma Sara.
16 Io la benedirò e anche da lei ti darò un figlio; la benedirò e
diventerà nazioni e re di popoli nasceranno da lei».
17 Allora Abramo si prostrò con la faccia a terra e rise e pensò: «Ad uno
di cento anni può nascere un figlio? E Sara all'età di novanta anni potrà
partorire?».
18 Abramo disse a Dio: «Se almeno Ismaele potesse vivere davanti a te!».
19 E Dio disse: «No, Sara, tua moglie, ti partorirà un figlio e lo chiamerai
Isacco. Io stabilirò la mia alleanza con lui come alleanza perenne, per
essere il Dio suo e della sua discendenza dopo di lui.
20 Anche riguardo a Ismaele io ti ho esaudito: ecco, io lo benedico e lo
renderò fecondo e molto, molto numeroso: dodici principi egli genererà e di
lui farò una grande nazione.
21 Ma stabilirò la mia alleanza con Isacco, che Sara ti partorirà a questa
data l'anno venturo».
22 Dio terminò così di parlare con lui e, salendo in alto, lasciò Abramo.
23 Allora Abramo prese Ismaele suo figlio e tutti i nati nella sua casa e
tutti quelli comperati con il suo denaro, tutti i maschi appartenenti al
personale della casa di Abramo, e circoncise la carne del loro membro in
quello stesso giorno, come Dio gli aveva detto.
24 Ora Abramo aveva novantanove anni, quando si fece circoncidere la carne del
membro.
25 Ismaele suo figlio aveva tredici anni quando gli fu circoncisa la carne del
membro.
26 In quello stesso giorno furono circoncisi Abramo e Ismaele suo figlio.
27 E tutti gli uomini della sua casa, i nati in casa e i comperati con denaro
dagli stranieri, furono circoncisi con lui.
Capitolo 18
1 Poi il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre, mentre
egli sedeva all'ingresso della tenda nell'ora più calda del giorno.
2 Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui.
Appena li vide, corse loro incontro dall'ingresso della tenda e si prostrò
fino a terra,
3 dicendo: «Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre
senza fermarti dal tuo servo.
4 Si vada a prendere un po' di acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto
l'albero.
5 Permettete che vada a prendere un boccone di pane e rinfrancatevi il cuore;
dopo, potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal
vostro servo». Quelli dissero: «Fà pure come hai detto».
6 Allora Abramo andò in fretta nella tenda, da Sara, e disse: «Presto, tre
staia di fior di farina, impastala e fanne focacce».
7 All'armento corse lui stesso, Abramo, prese un vitello tenero e buono e lo
diede al servo, che si affrettò a prepararlo.
8 Prese latte acido e latte fresco insieme con il vitello, che aveva
preparato, e li porse a loro. Così, mentr'egli stava in piedi presso di loro
sotto l'albero, quelli mangiarono.
9 Poi gli dissero: «Dov'è Sara, tua moglie?». Rispose: «E' là nella
tenda».
10 Il Signore riprese: «Tornerò da te fra un anno a questa data e allora
Sara, tua moglie, avrà un figlio». Intanto Sara stava ad ascoltare
all'ingresso della tenda ed era dietro di lui.
11 Abramo e Sara erano vecchi, avanti negli anni; era cessato a Sara ciò che
avviene regolarmente alle donne.
12 Allora Sara rise dentro di sé e disse: «Avvizzita come sono dovrei
provare il piacere, mentre il mio signore è vecchio!».
13 Ma il Signore disse ad Abramo: «Perché Sara ha riso dicendo: Potrò
davvero partorire, mentre sono vecchia?
14 C'è forse qualche cosa impossibile per il Signore? Al tempo fissato
tornerò da te alla stessa data e Sara avrà un figlio».
15 Allora Sara negò: «Non ho riso!», perché aveva paura; ma quegli disse:
«Sì, hai proprio riso».
16 Quegli uomini si alzarono e andarono a contemplare Sòdoma dall'alto,
mentre Abramo li accompagnava per congedarli.
17 Il Signore diceva: «Devo io tener nascosto ad Abramo quello che sto per
fare,
18 mentre Abramo dovrà diventare una nazione grande e potente e in lui si
diranno benedette tutte le nazioni della terra?
19 Infatti io l'ho scelto, perché egli obblighi i suoi figli e la sua
famiglia dopo di lui ad osservare la via del Signore e ad agire con giustizia
e diritto, perché il Signore realizzi per Abramo quanto gli ha promesso».
20 Disse allora il Signore: «Il grido contro Sòdoma e Gomorra è troppo
grande e il loro peccato è molto grave.
21 Voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui è
giunto il grido fino a me; lo voglio sapere!».
22 Quegli uomini partirono di lì e andarono verso Sòdoma, mentre Abramo
stava ancora davanti al Signore.
23 Allora Abramo gli si avvicinò e gli disse: «Davvero sterminerai il giusto
con l'empio?
24 Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E
non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si
trovano?
25 Lungi da te il far morire il giusto con l'empio, così che il giusto sia
trattato come l'empio; lungi da te! Forse il giudice di tutta la terra non
praticherà la giustizia?».
26 Rispose il Signore: «Se a Sòdoma troverò cinquanta giusti nell'ambito
della città, per riguardo a loro perdonerò a tutta la città».
27 Abramo riprese e disse: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che
sono polvere e cenere...
28 Forse ai cinquanta giusti ne mancheranno cinque; per questi cinque
distruggerai tutta la città?». Rispose: «Non la distruggerò, se ve ne
trovo quarantacinque».
29 Abramo riprese ancora a parlargli e disse: «Forse là se ne troveranno
quaranta». Rispose: «Non lo farò, per riguardo a quei quaranta».
30 Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora: forse là se ne
troveranno trenta». Rispose: «Non lo farò, se ve ne troverò trenta».
31 Riprese: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore! Forse là se ne
troveranno venti». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei
venti».
32 Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora una volta sola;
forse là se ne troveranno dieci». Rispose: «Non la distruggerò per
riguardo a quei dieci».
33 Poi il Signore, come ebbe finito di parlare con Abramo, se ne andò e
Abramo ritornò alla sua abitazione.
Capitolo 19
1 I due angeli arrivarono a Sòdoma sul far della sera, mentre
Lot stava seduto alla porta di Sòdoma. Non appena li ebbe visti, Lot si
alzò, andò loro incontro e si prostrò con la faccia a terra.
2 E disse: «Miei signori, venite in casa del vostro servo: vi passerete la
notte, vi laverete i piedi e poi, domattina, per tempo, ve ne andrete per la
vostra strada». Quelli risposero: «No, passeremo la notte sulla piazza».
3 Ma egli insistette tanto che vennero da lui ed entrarono nella sua casa.
Egli preparò per loro un banchetto, fece cuocere gli azzimi e così
mangiarono.
4 Non si erano ancora coricati, quand'ecco gli uomini della città, cioè gli
abitanti di Sòdoma, si affollarono intorno alla casa, giovani e vecchi, tutto
il popolo al completo.
5 Chiamarono Lot e gli dissero: «Dove sono quegli uomini che sono entrati da
te questa notte? Falli uscire da noi, perché possiamo abusarne!».
6 Lot uscì verso di loro sulla porta e, dopo aver chiuso il battente dietro
di sé,
7 disse: «No, fratelli miei, non fate del male!
8 Sentite, io ho due figlie che non hanno ancora conosciuto uomo; lasciate che
ve le porti fuori e fate loro quel che vi piace, purché non facciate nulla a
questi uomini, perché sono entrati all'ombra del mio tetto».
9 Ma quelli risposero: «Tirati via! Quest'individuo è venuto qui come
straniero e vuol fare il giudice! Ora faremo a te peggio che a loro!». E
spingendosi violentemente contro quell'uomo, cioè contro Lot, si avvicinarono
per sfondare la porta.
10 Allora dall'interno quegli uomini sporsero le mani, si trassero in casa Lot
e chiusero il battente;
11 quanto agli uomini che erano alla porta della casa, essi li colpirono con
un abbaglio accecante dal più piccolo al più grande, così che non
riuscirono a trovare la porta.
12 Quegli uomini dissero allora a Lot: «Chi hai ancora qui? Il genero, i tuoi
figli, le tue figlie e quanti hai in città, falli uscire da questo luogo.
13 Perché noi stiamo per distruggere questo luogo: il grido innalzato contro
di loro davanti al Signore è grande e il Signore ci ha mandati a
distruggerli».
14 Lot uscì a parlare ai suoi generi, che dovevano sposare le sue figlie, e
disse: «Alzatevi, uscite da questo luogo, perché il Signore sta per
distruggere la città!». Ma parve ai suoi generi che egli volesse scherzare.
15 Quando apparve l'alba, gli angeli fecero premura a Lot, dicendo: «Su,
prendi tua moglie e le tue figlie che hai qui ed esci per non essere travolto
nel castigo della città».
16 Lot indugiava, ma quegli uomini presero per mano lui, sua moglie e le sue
due figlie, per un grande atto di misericordia del Signore verso di lui; lo
fecero uscire e lo condussero fuori della città.
17 Dopo averli condotti fuori, uno di loro disse: «Fuggi, per la tua vita.
Non guardare indietro e non fermarti dentro la valle: fuggi sulle montagne,
per non essere travolto!».
18 Ma Lot gli disse: «No, mio Signore!
19 Vedi, il tuo servo ha trovato grazia ai tuoi occhi e tu hai usato una
grande misericordia verso di me salvandomi la vita, ma io non riuscirò a
fuggire sul monte, senza che la sciagura mi raggiunga e io muoia.
20 Vedi questa città: è abbastanza vicina perché mi possa rifugiare là ed
è piccola cosa! Lascia che io fugga lassù - non è una piccola cosa? - e
così la mia vita sarà salva».
21 Gli rispose: «Ecco, ti ho favorito anche in questo, di non distruggere la
città di cui hai parlato.
22 Presto, fuggi là perché io non posso far nulla, finché tu non vi sia
arrivato». Perciò quella città si chiamò Zoar.
23 Il sole spuntava sulla terra e Lot era arrivato a Zoar,
24 quand'ecco il Signore fece piovere dal cielo sopra Sòdoma e sopra Gomorra
zolfo e fuoco proveniente dal Signore.
25 Distrusse queste città e tutta la valle con tutti gli abitanti delle
città e la vegetazione del suolo.
26 Ora la moglie di Lot guardò indietro e divenne una statua di sale.
27 Abramo andò di buon mattino al luogo dove si era fermato davanti al
Signore;
28 contemplò dall'alto Sòdoma e Gomorra e tutta la distesa della valle e
vide che un fumo saliva dalla terra, come il fumo di una fornace.
29 Così, quando Dio distrusse le città della valle, Dio si ricordò di
Abramo e fece sfuggire Lot alla catastrofe, mentre distruggeva le città nelle
quali Lot aveva abitato.
30 Poi Lot partì da Zoar e andò ad abitare sulla montagna, insieme con le
due figlie, perché temeva di restare in Zoar, e si stabilì in una caverna
con le sue due figlie.
31 Ora la maggiore disse alla più piccola: «Il nostro padre è vecchio e non
c'è nessuno in questo territorio per unirsi a noi, secondo l'uso di tutta la
terra.
32 Vieni, facciamo bere del vino a nostro padre e poi corichiamoci con lui,
così faremo sussistere una discendenza da nostro padre».
33 Quella notte fecero bere del vino al loro padre e la maggiore andò a
coricarsi con il padre; ma egli non se ne accorse, né quando essa si coricò,
né quando essa si alzò.
34 All'indomani la maggiore disse alla più piccola: «Ecco, ieri io mi sono
coricata con nostro padre: facciamogli bere del vino anche questa notte e và
tu a coricarti con lui; così faremo sussistere una discendenza da nostro
padre».
35 Anche quella notte fecero bere del vino al loro padre e la più piccola
andò a coricarsi con lui; ma egli non se ne accorse, né quando essa si
coricò, né quando essa si alzò.
36 Così le due figlie di Lot concepirono dal loro padre.
37 La maggiore partorì un figlio e lo chiamò Moab. Costui è il padre dei
Moabiti che esistono fino ad oggi.
38 Anche la più piccola partorì un figlio e lo chiamò «Figlio del mio
popolo». Costui è il padre degli Ammoniti che esistono fino ad oggi.
Capitolo 20
1 Abramo levò le tende di là, dirigendosi nel Negheb, e si
stabilì tra Kades e Sur; poi soggiornò come straniero a Gerar.
2 Siccome Abramo aveva detto della moglie Sara: «E' mia sorella»,
Abimèlech, re di Gerar, mandò a prendere Sara.
3 Ma Dio venne da Abimèlech di notte, in sogno, e gli disse: «Ecco stai per
morire a causa della donna che tu hai presa; essa appartiene a suo marito».
4 Abimèlech, che non si era ancora accostato a lei, disse: «Mio Signore,
vuoi far morire anche la gente innocente?
5 Non mi ha forse detto: E' mia sorella? E anche lei ha detto: E' mio
fratello. Con retta coscienza e mani innocenti ho fatto questo».
6 Gli rispose Dio nel sogno: «Anch'io so che con retta coscienza hai fatto
questo e ti ho anche impedito di peccare contro di me: perciò non ho permesso
che tu la toccassi.
7 Ora restituisci la donna di quest'uomo: egli è un profeta: preghi egli per
te e tu vivrai. Ma se tu non la restituisci, sappi che sarai degno di morte
con tutti i tuoi».
8 Allora Abimèlech si alzò di mattina presto e chiamò tutti i suoi servi,
ai quali riferì tutte queste cose, e quegli uomini si impaurirono molto.
9 Poi Abimèlech chiamò Abramo e gli disse: «Che ci hai fatto? E che colpa
ho commesso contro di te, perché tu abbia esposto me e il mio regno ad un
peccato tanto grande? Tu hai fatto a mio riguardo azioni che non si fanno».
10 Poi Abimèlech disse ad Abramo: «A che miravi agendo in tal modo?».
11 Rispose Abramo: «Io mi sono detto: certo non vi sarà timor di Dio in
questo luogo e mi uccideranno a causa di mia moglie.
12 Inoltre essa è veramente mia sorella, figlia di mio padre, ma non figlia
di mia madre, ed è divenuta mia moglie.
13 Allora, quando Dio mi ha fatto errare lungi dalla casa di mio padre, io le
dissi: Questo è il favore che tu mi farai: in ogni luogo dove noi arriveremo
dirai di me: è mio fratello».
14 Allora Abimèlech prese greggi e armenti, schiavi e schiave, li diede ad
Abramo e gli restituì la moglie Sara.
15 Inoltre Abimèlech disse: «Ecco davanti a te il mio territorio: và ad
abitare dove ti piace!».
16 A Sara disse: «Ecco, ho dato mille pezzi d'argento a tuo fratello: sarà
per te come un risarcimento di fronte a quanti sono con te. Così tu sei in
tutto riabilitata».
17 Abramo pregò Dio e Dio guarì Abimèlech, sua moglie e le sue serve, sì
che poterono ancora partorire.
18 Perché il Signore aveva reso sterili tutte le donne della casa di
Abimèlech, per il fatto di Sara, moglie di Abramo.
Capitolo 21
1 Il Signore visitò Sara, come aveva detto, e fece a Sara
come aveva promesso.
2 Sara concepì e partorì ad Abramo un figlio nella vecchiaia, nel tempo che
Dio aveva fissato.
3 Abramo chiamò Isacco il figlio che gli era nato, che Sara gli aveva
partorito.
4 Abramo circoncise suo figlio Isacco, quando questi ebbe otto giorni, come
Dio gli aveva comandato.
5 Abramo aveva cento anni, quando gli nacque il figlio Isacco.
6 Allora Sara disse: «Motivo di lieto riso mi ha dato Dio: chiunque lo saprà
sorriderà di me!».
7 Poi disse: «Chi avrebbe mai detto ad Abramo: Sara deve allattare figli!
Eppure gli ho partorito un figlio nella sua vecchiaia!».
8 Il bambino crebbe e fu svezzato e Abramo fece un grande banchetto quando
Isacco fu svezzato.
9 Ma Sara vide che il figlio di Agar l'Egiziana, quello che essa aveva
partorito ad Abramo, scherzava con il figlio Isacco.
10 Disse allora ad Abramo: «Scaccia questa schiava e suo figlio, perché il
figlio di questa schiava non deve essere erede con mio figlio Isacco».
11 La cosa dispiacque molto ad Abramo per riguardo a suo figlio.
12 Ma Dio disse ad Abramo: «Non ti dispiaccia questo, per il fanciullo e la
tua schiava: ascolta la parola di Sara in quanto ti dice, ascolta la sua voce,
perché attraverso Isacco da te prenderà nome una stirpe.
13 Ma io farò diventare una grande nazione anche il figlio della schiava,
perché è tua prole».
14 Abramo si alzò di buon mattino, prese il pane e un otre di acqua e li
diede ad Agar, caricandoli sulle sue spalle; le consegnò il fanciullo e la
mandò via. Essa se ne andò e si smarrì per il deserto di Bersabea.
15 Tutta l'acqua dell'otre era venuta a mancare. Allora essa depose il
fanciullo sotto un cespuglio
16 e andò a sedersi di fronte, alla distanza di un tiro d'arco, perché
diceva: «Non voglio veder morire il fanciullo!». Quando gli si fu seduta di
fronte, egli alzò la voce e pianse.
17 Ma Dio udì la voce del fanciullo e un angelo di Dio chiamò Agar dal cielo
e le disse: «Che hai, Agar? Non temere, perché Dio ha udito la voce del
fanciullo là dove si trova.
18 Alzati, prendi il fanciullo e tienilo per mano, perché io ne farò una
grande nazione».
19 Dio le aprì gli occhi ed essa vide un pozzo d'acqua. Allora andò a
riempire l'otre e fece bere il fanciullo.
20 E Dio fu con il fanciullo, che crebbe e abitò nel deserto e divenne un
tiratore d'arco.
21 Egli abitò nel deserto di Paran e sua madre gli prese una moglie del paese
d'Egitto.
22 In quel tempo Abimèlech con Picol, capo del suo esercito, disse ad Abramo:
«Dio è con te in quanto fai.
23 Ebbene, giurami qui per Dio che tu non ingannerai né me né i miei figli
né i miei discendenti: come io ho agito amichevolmente con te, così tu
agirai con me e con il paese nel quale sei forestiero».
24 Rispose Abramo: «Io lo giuro».
25 Ma Abramo rimproverò Abimèlech a causa di un pozzo d'acqua, che i servi
di Abimèlech avevano usurpato.
26 Abimèlech disse: «Io non so chi abbia fatto questa cosa: né tu me ne hai
informato, né io ne ho sentito parlare se non oggi».
27 Allora Abramo prese alcuni capi del gregge e dell'armento, li diede ad
Abimèlech: tra loro due conclusero un'alleanza.
28 Poi Abramo mise in disparte sette agnelle del gregge.
29 Abimèlech disse ad Abramo: «Che significano quelle sette agnelle che hai
messe in disparte?».
30 Rispose: «Tu accetterai queste sette agnelle dalla mia mano, perché ciò
mi valga di testimonianza che io ho scavato questo pozzo».
31 Per questo quel luogo si chiamò Bersabea, perché là fecero giuramento
tutti e due.
32 E dopo che ebbero concluso l'alleanza a Bersabea, Abimèlech si alzò con
Picol, capo del suo esercito, e ritornarono nel paese dei Filistei.
33 Abramo piantò un tamerice in Bersabea, e lì invocò il nome del Signore,
Dio dell'eternità.
34 E fu forestiero nel paese dei Filistei per molto tempo.
Capitolo 22
1 Dopo queste cose, Dio mise alla prova Abramo e gli disse:
«Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!».
2 Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, và nel
territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti
indicherò».
3 Abramo si alzò di buon mattino, sellò l'asino, prese con sé due servi e
il figlio Isacco, spaccò la legna per l'olocausto e si mise in viaggio verso
il luogo che Dio gli aveva indicato.
4 Il terzo giorno Abramo alzò gli occhi e da lontano vide quel luogo.
5 Allora Abramo disse ai suoi servi: «Fermatevi qui con l'asino; io e il
ragazzo andremo fin lassù, ci prostreremo e poi ritorneremo da voi».
6 Abramo prese la legna dell'olocausto e la caricò sul figlio Isacco, prese
in mano il fuoco e il coltello, poi proseguirono tutt'e due insieme.
7 Isacco si rivolse al padre Abramo e disse: «Padre mio!». Rispose:
«Eccomi, figlio mio». Riprese: «Ecco qui il fuoco e la legna, ma dov'è
l'agnello per l'olocausto?».
8 Abramo rispose: «Dio stesso provvederà l'agnello per l'olocausto, figlio
mio!». Proseguirono tutt'e due insieme;
9 così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì
l'altare, collocò la legna, legò il figlio Isacco e lo depose sull'altare,
sopra la legna.
10 Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio.
11 Ma l'angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo,
Abramo!». Rispose: «Eccomi!».
12 L'angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli alcun
male! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico
figlio».
13 Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete impigliato con le corna in
un cespuglio. Abramo andò a prendere l'ariete e lo offrì in olocausto invece
del figlio.
14 Abramo chiamò quel luogo: «Il Signore provvede», perciò oggi si dice:
«Sul monte il Signore provvede».
15 Poi l'angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta
16 e disse: «Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto
questo e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio,
17 io ti benedirò con ogni benedizione e renderò molto numerosa la tua
discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del
mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici.
18 Saranno benedette per la tua discendenza tutte le nazioni della terra,
perché tu hai obbedito alla mia voce».
19 Poi Abramo tornò dai suoi servi; insieme si misero in cammino verso
Bersabea e Abramo abitò a Bersabea.
20 Dopo queste cose, ad Abramo fu portata questa notizia: «Ecco Milca ha
partorito figli a Nacor tuo fratello»:
21 Uz, il primogenito, e suo fratello Buz e Kamuèl il padre di Aram
22 e Chesed, Azo, Pildas, Idlaf e Betuèl;
23 Betuèl generò Rebecca: questi otto figli partorì Milca a Nacor, fratello
di Abramo.
24 Anche la sua concubina, chiamata Reuma, partorì figli: Tebach, Gacam,
Tacas e Maaca.
Capitolo 23
1 Gli anni della vita di Sara furono centoventisette: questi
furono gli anni della vita di Sara.
2 Sara morì a Kiriat-Arba, cioè Ebron, nel paese di Canaan, e Abramo venne a
fare il lamento per Sara e a piangerla.
3 Poi Abramo si staccò dal cadavere di lei e parlò agli Hittiti:
4 «Io sono forestiero e di passaggio in mezzo a voi. Datemi la proprietà di
un sepolcro in mezzo a voi, perché io possa portar via la salma e
seppellirla».
5 Allora gli Hittiti risposero:
6 «Ascolta noi, piuttosto, signore: tu sei un principe di Dio in mezzo a noi:
seppellisci il tuo morto nel migliore dei nostri sepolcri. Nessuno di noi ti
proibirà di seppellire la tua defunta nel suo sepolcro».
7 Abramo si alzò, si prostrò davanti alla gente del paese, davanti agli
Hittiti e parlò loro:
8 «Se è secondo il vostro desiderio che io porti via il mio morto e lo
seppellisca, ascoltatemi e insistete per me presso Efron, figlio di Zocar,
9 perché mi dia la sua caverna di Macpela, che è all'estremità del suo
campo. Me la ceda per il suo prezzo intero come proprietà sepolcrale in mezzo
a voi».
10 Ora Efron stava seduto in mezzo agli Hittiti. Efron l'Hittita rispose ad
Abramo, mentre lo ascoltavano gli Hittiti, quanti entravano per la porta della
sua città, e disse:
11 «Ascolta me, piuttosto, mio signore: ti cedo il campo con la caverna che
vi si trova, in presenza dei figli del mio popolo te la cedo: seppellisci il
tuo morto».
12 Allora Abramo si prostrò a lui alla presenza della gente del paese.
13 Parlò ad Efron, mentre lo ascoltava la gente del paese, e disse: «Se solo
mi volessi ascoltare: io ti do il prezzo del campo. Accettalo da me, così io
seppellirò là il mio morto».
14 Efron rispose ad Abramo:
15 «Ascolta me piuttosto, mio signore: un terreno del valore di quattrocento
sicli d'argento che cosa è mai tra me e te? Seppellisci dunque il tuo
morto».
16 Abramo accettò le richieste di Efron e Abramo pesò ad Efron il prezzo che
questi aveva detto, mentre lo ascoltavano gli Hittiti, cioè quattrocento
sicli d'argento, nella moneta corrente sul mercato.
17 Così il campo di Efron che si trovava in Macpela, di fronte a Mamre, il
campo e la caverna che vi si trovava e tutti gli alberi che erano dentro il
campo e intorno al suo limite,
18 passarono in proprietà ad Abramo, alla presenza degli Hittiti, di quanti
entravano nella porta della città.
19 Dopo, Abramo seppellì Sara, sua moglie, nella caverna del campo di Macpela
di fronte a Mamre, cioè Ebron, nel paese di Canaan.
20 Il campo e la caverna che vi si trovava passarono dagli Hittiti ad Abramo
in proprietà sepolcrale.
Capitolo 24
1 Abramo era ormai vecchio, avanti negli anni, e il Signore lo
aveva benedetto in ogni cosa.
2 Allora Abramo disse al suo servo, il più anziano della sua casa, che aveva
potere su tutti i suoi beni: «Metti la mano sotto la mia coscia
3 e ti farò giurare per il Signore, Dio del cielo e Dio della terra, che non
prenderai per mio figlio una moglie tra le figlie dei Cananei, in mezzo ai
quali abito,
4 ma che andrai al mio paese, nella mia patria, a scegliere una moglie per mio
figlio Isacco».
5 Gli disse il servo: «Se la donna non mi vuol seguire in questo paese,
dovrò forse ricondurre tuo figlio al paese da cui tu sei uscito?».
6 Gli rispose Abramo: «Guardati dal ricondurre là mio figlio!
7 Il Signore, Dio del cielo e Dio della terra, che mi ha tolto dalla casa di
mio padre e dal mio paese natio, che mi ha parlato e mi ha giurato: Alla tua
discendenza darò questo paese, egli stesso manderà il suo angelo davanti a
te, perché tu possa prendere di là una moglie per il mio figlio.
8 Se la donna non vorrà seguirti, allora sarai libero dal giuramento a me
fatto; ma non devi ricondurre là il mio figlio».
9 Allora il servo mise la mano sotto la coscia di Abramo, suo padrone, e gli
prestò giuramento riguardo a questa cosa.
10 Il servo prese dieci cammelli del suo padrone e, portando ogni sorta di
cose preziose del suo padrone, si mise in viaggio e andò nel Paese dei due
fiumi, alla città di Nacor.
11 Fece inginocchiare i cammelli fuori della città, presso il pozzo d'acqua,
nell'ora della sera, quando le donne escono ad attingere.
12 E disse: «Signore, Dio del mio padrone Abramo, concedimi un felice
incontro quest'oggi e usa benevolenza verso il mio padrone Abramo!
13 Ecco, io sto presso la fonte dell'acqua, mentre le fanciulle della città
escono per attingere acqua.
14 Ebbene, la ragazza alla quale dirò: Abbassa l'anfora e lasciami bere, e
che risponderà: Bevi, anche ai tuoi cammelli darò da bere, sia quella che tu
hai destinata al tuo servo Isacco; da questo riconoscerò che tu hai usato
benevolenza al mio padrone».
15 Non aveva ancora finito di parlare, quand'ecco Rebecca, che era nata a
Betuèl figlio di Milca, moglie di Nacor, fratello di Abramo, usciva con
l'anfora sulla spalla.
16 La giovinetta era molto bella d'aspetto, era vergine, nessun uomo le si era
unito. Essa scese alla sorgente, riempì l'anfora e risalì.
17 Il servo allora le corse incontro e disse: «Fammi bere un po' d'acqua
dalla tua anfora».
18 Rispose: «Bevi, mio signore». In fretta calò l'anfora sul braccio e lo
fece bere.
19 Come ebbe finito di dargli da bere, disse: «Anche per i tuoi cammelli ne
attingerò, finché finiranno di bere».
20 In fretta vuotò l'anfora nell'abbeveratoio, corse di nuovo ad attingere al
pozzo e attinse per tutti i cammelli di lui.
21 Intanto quell'uomo la contemplava in silenzio, in attesa di sapere se il
Signore avesse o no concesso buon esito al suo viaggio.
22 Quando i cammelli ebbero finito di bere, quell'uomo prese un pendente d'oro
del peso di mezzo siclo e glielo pose alle narici e le pose sulle braccia due
braccialetti del peso di dieci sicli d'oro.
23 E disse: «Di chi sei figlia? Dimmelo. C'è posto per noi in casa di tuo
padre, per passarvi la notte?».
24 Gli rispose: «Io sono figlia di Betuèl, il figlio che Milca partorì a
Nacor».
25 E soggiunse: «C'è paglia e foraggio in quantità da noi e anche posto per
passare la notte».
26 Quell'uomo si inginocchiò e si prostrò al Signore
27 e disse: «Sia benedetto il Signore, Dio del mio padrone Abramo, che non ha
cessato di usare benevolenza e fedeltà verso il mio padrone. Quanto a me, il
Signore mi ha guidato sulla via fino alla casa dei fratelli del mio padrone».
28 La giovinetta corse ad annunziare alla casa di sua madre tutte queste cose.
29 Ora Rebecca aveva un fratello chiamato Làbano e Làbano corse fuori da
quell'uomo al pozzo.
30 Egli infatti, visti il pendente e i braccialetti alle braccia della sorella
e udite queste parole di Rebecca, sua sorella: «Così mi ha parlato
quell'uomo», venne da costui che ancora stava presso i cammelli vicino al
pozzo.
31 Gli disse: «Vieni, benedetto dal Signore! Perché te ne stai fuori, mentre
io ho preparato la casa e un posto per i cammelli?».
32 Allora l'uomo entrò in casa e quegli tolse il basto ai cammelli, fornì
paglia e foraggio ai cammelli e acqua per lavare i piedi a lui e ai suoi
uomini.
33 Quindi gli fu posto davanti da mangiare, ma egli disse; «Non mangerò,
finché non avrò detto quello che devo dire». Gli risposero: «Dì pure».
34 E disse: «Io sono un servo di Abramo.
35 Il Signore ha benedetto molto il mio padrone, che è diventato potente: gli
ha concesso greggi e armenti, argento e oro, schiavi e schiave, cammelli e
asini.
36 Sara, la moglie del mio padrone, gli ha partorito un figlio, quando ormai
era vecchio, al quale egli ha dato tutti i suoi beni.
37 E il mio padrone mi ha fatto giurare: Non devi prendere per mio figlio una
moglie tra le figlie dei Cananei, in mezzo ai quali abito,
38 ma andrai alla casa di mio padre, alla mia famiglia, a prendere una moglie
per mio figlio.
39 Io dissi al mio padrone: Forse la donna non mi seguirà.
40 Mi rispose: Il Signore, alla cui presenza io cammino, manderà con te il
suo angelo e darà felice esito al tuo viaggio, così che tu possa prendere
una moglie per il mio figlio dalla mia famiglia e dalla casa di mio padre.
41 Solo quando sarai andato alla mia famiglia, sarai esente dalla mia
maledizione; se non volessero cedertela, sarai esente dalla mia maledizione.
42 Così oggi sono arrivato alla fonte e ho detto: Signore, Dio del mio
padrone Abramo, se stai per dar buon esito al viaggio che sto compiendo,
43 ecco, io sto presso la fonte d'acqua; ebbene, la giovane che uscirà ad
attingere, alla quale io dirò: Fammi bere un po' d'acqua dalla tua anfora,
44 e mi risponderà: Bevi tu; anche per i tuoi cammelli attingerò, quella
sarà la moglie che il Signore ha destinata al figlio del mio padrone.
45 Io non avevo ancora finito di pensare, quand'ecco Rebecca uscire con
l'anfora sulla spalla; scese alla fonte, attinse; io allora le dissi: Fammi
bere.
46 Subito essa calò l'anfora e disse: Bevi; anche ai tuoi cammelli darò da
bere. Così io bevvi ed essa diede da bere anche ai cammelli.
47 E io la interrogai: Di chi sei figlia? Rispose: Sono figlia di Betuèl, il
figlio che Milca ha partorito a Nacor. Allora le posi il pendente alle narici
e i braccialetti alle braccia.
48 Poi mi inginocchiai e mi prostrai al Signore e benedissi il Signore, Dio
del mio padrone Abramo, il quale mi aveva guidato per la via giusta a prendere
per suo figlio la figlia del fratello del mio padrone.
49 Ora, se intendete usare benevolenza e lealtà verso il mio padrone,
fatemelo sapere; se no, fatemelo sapere ugualmente, perché io mi rivolga
altrove».
50 Allora Làbano e Betuèl risposero: «Dal Signore la cosa procede, non
possiamo dirti nulla.
51 Ecco Rebecca davanti a te: prendila e và e sia la moglie del figlio del
tuo padrone, come ha parlato il Signore».
52 Quando il servo di Abramo udì le loro parole, si prostrò a terra davanti
al Signore.
53 Poi il servo tirò fuori oggetti d'argento e oggetti d'oro e vesti e li
diede a Rebecca; doni preziosi diede anche al fratello e alla madre di lei.
54 Poi mangiarono e bevvero lui e i suoi uomini e passarono la notte. Quando
si alzarono alla mattina, egli disse: «Lasciatemi andare dal mio padrone».
55 Ma il fratello e la madre di lei dissero: «Rimanga la giovinetta con noi
qualche tempo, una decina di giorni; dopo, te ne andrai».
56 Rispose loro: «Non trattenetemi, mentre il Signore ha concesso buon esito
al mio viaggio. Lasciatemi partire per andare dal mio padrone!».
57 Dissero allora: «Chiamiamo la giovinetta e domandiamo a lei stessa».
58 Chiamarono dunque Rebecca e le dissero: «Vuoi partire con quest'uomo?».
Essa rispose: «Andrò».
59 Allora essi lasciarono partire Rebecca con la nutrice, insieme con il servo
di Abramo e i suoi uomini.
60 Benedissero Rebecca e le dissero: diventa migliaia di miriadi e la tua
stirpe conquisti la porta dei suoi nemici!».
61 Così Rebecca e le sue ancelle si alzarono, montarono sui cammelli e
seguirono quell'uomo. Il servo prese con sé Rebecca e partì.
62 Intanto Isacco rientrava dal pozzo di Lacai-Roi; abitava infatti nel
territorio del Negheb.
63 Isacco uscì sul fare della sera per svagarsi in campagna e, alzando gli
occhi, vide venire i cammelli.
64 Alzò gli occhi anche Rebecca, vide Isacco e scese subito dal cammello.
65 E disse al servo: «Chi è quell'uomo che viene attraverso la campagna
incontro a noi?». Il servo rispose: «E' il mio padrone». Allora essa prese
il velo e si coprì.
66 Il servo raccontò ad Isacco tutte le cose che aveva fatte.
67 Isacco introdusse Rebecca nella tenda che era stata di sua madre Sara; si
prese in moglie Rebecca e l'amò. Isacco trovò conforto dopo la morte della
madre.
Capitolo 25
1 Abramo prese un'altra moglie: essa aveva nome Chetura.
2 Essa gli partorì Zimran, Ioksan, Medan, Madian, Isbak e Suach.
3 Ioksan generò Saba e Dedan e i figli di Dedan furono gli Asurim, i Letusim
e i Leummim.
4 I figli di Madian furono Efa, Efer, Enoch, Abida ed Eldaa. Tutti questi sono
i figli di Chetura.
5 Abramo diede tutti i suoi beni a Isacco.
6 Quanto invece ai figli delle concubine, che Abramo aveva avute, diede loro
doni e, mentre era ancora in vita, li licenziò, mandandoli lontano da Isacco
suo figlio, verso il levante, nella regione orientale.
7 La durata della vita di Abramo fu di centosettantacinque anni.
8 Poi Abramo spirò e morì in felice canizie, vecchio e sazio di giorni, e si
riunì ai suoi antenati.
9 Lo seppellirono i suoi figli, Isacco e Ismaele, nella caverna di Macpela,
nel campo di Efron, figlio di Zocar, l'Hittita, di fronte a Mamre.
10 E' appunto il campo che Abramo aveva comperato dagli Hittiti: ivi furono
sepolti Abramo e sua moglie Sara.
11 Dopo la morte di Abramo, Dio benedisse il figlio di lui Isacco e Isacco
abitò presso il pozzo di Lacai-Roi.
12 Questa è la discendenza di Ismaele, figlio di Abramo, che gli aveva
partorito Agar l'Egiziana, schiava di Sara.
13 Questi sono i nomi dei figli d'Ismaele, con il loro elenco in ordine di
generazione: il primogenito di Ismaele è Nebaiòt, poi Kedar, Adbeèl,
Mibsam,
14 Misma, Duma, Massa,
15 Adad, Tema, Ietur, Nafis e Kedma.
16 Questi sono gli Ismaeliti e questi sono i loro nomi secondo i loro recinti
e accampamenti. Sono i dodici principi delle rispettive tribù.
17 La durata della vita di Ismaele fu di centotrentasette anni; poi morì e si
riunì ai suoi antenati.
18 Egli abitò da Avìla fino a Sur, che è lungo il confine dell'Egitto in
direzione di Assur; egli si era stabilito di fronte a tutti i suoi fratelli.
19 Questa è la discendenza di Isacco, figlio di Abramo. Abramo aveva generato
Isacco.
20 Isacco aveva quarant'anni quando si prese in moglie Rebecca, figlia di
Betuèl l'Arameo, da Paddan-Aram, e sorella di Làbano l'Arameo.
21 Isacco supplicò il Signore per sua moglie, perché essa era sterile e il
Signore lo esaudì, così che sua moglie Rebecca divenne incinta.
22 Ora i figli si urtavano nel suo seno ed essa esclamò: «Se è così,
perché questo?». Andò a consultare il Signore.
23 Il Signore le rispose: e due popoli dal tuo grembo si disperderanno; un
popolo sarà più forte dell'altro e il maggiore servirà il più piccolo».
24 Quando poi si compì per lei il tempo di partorire, ecco due gemelli erano
nel suo grembo.
25 Uscì il primo, rossiccio e tutto come un mantello di pelo, e fu chiamato
Esaù.
26 Subito dopo, uscì il fratello e teneva in mano il calcagno di Esaù; fu
chiamato Giacobbe. Isacco aveva sessant'anni quando essi nacquero.
27 I fanciulli crebbero ed Esaù divenne abile nella caccia, un uomo della
steppa, mentre Giacobbe era un uomo tranquillo, che dimorava sotto le tende.
28 Isacco prediligeva Esaù, perché la cacciagione era di suo gusto, mentre
Rebecca prediligeva Giacobbe.
29 Una volta Giacobbe aveva cotto una minestra di lenticchie; Esaù arrivò
dalla campagna ed era sfinito.
30 Disse a Giacobbe: «Lasciami mangiare un po' di questa minestra rossa,
perché io sono sfinito» - Per questo fu chiamato Edom -.
31 Giacobbe disse: «Vendimi subito la tua primogenitura».
32 Rispose Esaù: «Ecco sto morendo: a che mi serve allora la
primogenitura?».
33 Giacobbe allora disse: «Giuramelo subito». Quegli lo giurò e vendette la
primogenitura a Giacobbe.
34 Giacobbe diede ad Esaù il pane e la minestra di lenticchie; questi mangiò
e bevve, poi si alzò e se ne andò. A tal punto Esaù aveva disprezzato la
primogenitura.
Capitolo 26
1 Venne una carestia nel paese oltre la prima che era avvenuta
ai tempi di Abramo, e Isacco andò a Gerar presso Abimèlech, re dei Filistei.
2 Gli apparve il Signore e gli disse: «Non scendere in Egitto, abita nel
paese che io ti indicherò.
3 Rimani in questo paese e io sarò con te e ti benedirò, perché a te e alla
tua discendenza io concederò tutti questi territori, e manterrò il
giuramento che ho fatto ad Abramo tuo padre.
4 Renderò la tua discendenza numerosa come le stelle del cielo e concederò
alla tua discendenza tutti questi territori: tutte le nazioni della terra
saranno benedette per la tua discendenza;
5 per il fatto che Abramo ha obbedito alla mia voce e ha osservato ciò che io
gli avevo prescritto: i miei comandamenti, le mie istituzioni e le mie
leggi».
6 Così Isacco dimorò in Gerar.
7 Gli uomini del luogo lo interrogarono intorno alla moglie ed egli disse:
«E' mia sorella» infatti aveva timore di dire: «E' mia moglie», pensando
che gli uomini del luogo lo uccidessero per causa di Rebecca, che era di
bell'aspetto.
8 Era là da molto tempo, quando Abimèlech, re dei Filistei, si affacciò
alla finestra e vide Isacco scherzare con la propria moglie Rebecca.
9 Abimèlech chiamò Isacco e disse: «Sicuramente essa è tua moglie. E
perché tu hai detto: E' mia sorella?». Gli rispose Isacco: «Perché mi son
detto: io non muoia per causa di lei!».
10 Riprese Abimèlech: «Che ci hai fatto? Poco ci mancava che qualcuno del
popolo si unisse a tua moglie e tu attirassi su di noi una colpa».
11 Abimèlech diede quest'ordine a tutto il popolo: «Chi tocca questo uomo o
la sua moglie sarà messo a morte!».
12 Poi Isacco fece una semina in quel paese e raccolse quell'anno il centuplo.
Il Signore infatti lo aveva benedetto.
13 E l'uomo divenne ricco e crebbe tanto in ricchezze fino a divenire
ricchissimo:
14 possedeva greggi di piccolo e di grosso bestiame e numerosi schiavi e i
Filistei cominciarono ad invidiarlo.
15 Tutti i pozzi che avevano scavati i servi di suo padre ai tempi del padre
Abramo, i Filistei li avevano turati riempiendoli di terra.
16 Abimèlech disse ad Isacco: «Vàttene via da noi, perché tu sei molto
più potente di noi».
17 Isacco andò via di là, si accampò sul torrente di Gerar e vi si
stabilì.
18 Isacco tornò a scavare i pozzi d'acqua, che avevano scavati i servi di suo
padre, Abramo, e che i Filistei avevano turati dopo la morte di Abramo, e li
chiamò come li aveva chiamati suo padre.
19 I servi di Isacco scavarono poi nella valle e vi trovarono un pozzo di
acqua viva.
20 Ma i pastori di Gerar litigarono con i pastori di Isacco, dicendo:
«L'acqua è nostra!».
21 Scavarono un altro pozzo, ma quelli litigarono anche per questo ed egli lo
chiamò Sitna.
22 Allora si mosse di là e scavò un altro pozzo, per il quale non
litigarono; allora egli lo chiamò Recobòt e disse: «Ora il Signore ci ha
dato spazio libero perché noi prosperiamo nel paese».
23 Di là andò a Bersabea.
24 E in quella notte gli apparve il Signore e disse: non temere perché io
sono con te. Ti benedirò e moltiplicherò la tua discendenza per amore di
Abramo, mio servo».
25 Allora egli costruì in quel luogo un altare e invocò il nome del Signore;
lì piantò la tenda. E i servi di Isacco scavarono un pozzo.
26 Intanto Abimèlech da Gerar era andato da lui, insieme con Acuzzat, suo
amico, e Picol, capo del suo esercito.
27 Isacco disse loro: «Perché siete venuti da me, mentre voi mi odiate e mi
avete scacciato da voi?».
28 Gli risposero: «Abbiamo visto che il Signore è con te e abbiamo detto: vi
sia un giuramento tra di noi, tra noi e te, e concludiamo un'alleanza con te:
29 tu non ci farai alcun male, come noi non ti abbiamo toccato e non ti
abbiamo fatto se non il bene e ti abbiamo lasciato andare in pace. Tu sei ora
un uomo benedetto dal Signore».
30 Allora imbandì loro un convito e mangiarono e bevvero.
31 Alzatisi di buon mattino, si prestarono giuramento l'un l'altro, poi Isacco
li congedò e partirono da lui in pace.
32 Proprio in quel giorno arrivarono i servi di Isacco e lo informarono a
proposito del pozzo che avevano scavato e gli dissero: «Abbiamo trovato
l'acqua».
33 Allora egli lo chiamò Sibea: per questo la città si chiama Bersabea fino
ad oggi.
34 Quando Esaù ebbe quarant'anni, prese in moglie Giudit, figlia di Beeri
l'Hittita, e Basemat, figlia di Elon l'Hittita.
35 Esse furono causa d'intima amarezza per Isacco e per Rebecca.
Capitolo 27
1 Isacco era vecchio e gli occhi gli si erano così indeboliti
che non ci vedeva più. Chiamò il figlio maggiore, Esaù, e gli disse:
«Figlio mio». Gli rispose: «Eccomi».
2 Riprese: «Vedi, io sono vecchio e ignoro il giorno della mia morte.
3 Ebbene, prendi le tue armi, la tua farètra e il tuo arco, esci in campagna
e prendi per me della selvaggina.
4 Poi preparami un piatto di mio gusto e portami da mangiare, perché io ti
benedica prima di morire».
5 Ora Rebecca ascoltava, mentre Isacco parlava al figlio Esaù. Andò dunque
Esaù in campagna a caccia di selvaggina da portare a casa.
6 Rebecca disse al figlio Giacobbe: «Ecco, ho sentito tuo padre dire a tuo
fratello Esaù:
7 Portami la selvaggina e preparami un piatto, così mangerò e poi ti
benedirò davanti al Signore prima della morte.
8 Ora, figlio mio, obbedisci al mio ordine:
9 Và subito al gregge e prendimi di là due bei capretti; io ne farò un
piatto per tuo padre, secondo il suo gusto.
10 Così tu lo porterai a tuo padre che ne mangerà, perché ti benedica prima
della sua morte».
11 Rispose Giacobbe a Rebecca sua madre: «Sai che mio fratello Esaù è
peloso, mentre io ho la pelle liscia.
12 Forse mio padre mi palperà e si accorgerà che mi prendo gioco di lui e
attirerò sopra di me una maledizione invece di una benedizione».
13 Ma sua madre gli disse: «Ricada su di me la tua maledizione, figlio mio!
Tu obbedisci soltanto e vammi a prendere i capretti».
14 Allora egli andò a prenderli e li portò alla madre, così la madre ne
fece un piatto secondo il gusto di suo padre.
15 Rebecca prese i vestiti migliori del suo figlio maggiore, Esaù, che erano
in casa presso di lei, e li fece indossare al figlio minore, Giacobbe;
16 con le pelli dei capretti rivestì le sue braccia e la parte liscia del
collo.
17 Poi mise in mano al suo figlio Giacobbe il piatto e il pane che aveva
preparato.
18 Così egli venne dal padre e disse: «Padre mio». Rispose: «Eccomi; chi
sei tu, figlio mio?».
19 Giacobbe rispose al padre: «Io sono Esaù, il tuo primogenito. Ho fatto
come tu mi hai ordinato. Alzati dunque, siediti e mangia la mia selvaggina,
perché tu mi benedica».
20 Isacco disse al figlio: «Come hai fatto presto a trovarla, figlio mio!».
Rispose: «Il Signore me l'ha fatta capitare davanti».
21 Ma Isacco gli disse: «Avvicinati e lascia che ti palpi, figlio mio, per
sapere se tu sei proprio il mio figlio Esaù o no».
22 Giacobbe si avvicinò ad Isacco suo padre, il quale lo tastò e disse: «La
voce è la voce di Giacobbe, ma le braccia sono le braccia di Esaù».
23 Così non lo riconobbe, perché le sue braccia erano pelose come le braccia
di suo fratello Esaù, e perciò lo benedisse.
24 Gli disse ancora: «Tu sei proprio il mio figlio Esaù?». Rispose: «Lo
sono».
25 Allora disse: «Porgimi da mangiare della selvaggina del mio figlio,
perché io ti benedica». Gliene servì ed egli mangiò, gli portò il vino ed
egli bevve.
26 Poi suo padre Isacco gli disse: «Avvicinati e baciami, figlio mio!».
27 Gli si avvicinò e lo baciò. Isacco aspirò l'odore degli abiti di lui e
lo benedisse: come l'odore di un campo che il Signore ha benedetto.
28 Dio ti conceda rugiada del cielo e terre grasse e abbondanza di frumento e
di mosto.
29 Ti servano i popoli e si prostrino davanti a te le genti. Sii il signore
dei tuoi fratelli e si prostrino davanti a te i figli di tua madre. Chi ti
maledice sia maledetto e chi ti benedice sia benedetto!».
30 Isacco aveva appena finito di benedire Giacobbe e Giacobbe si era
allontanato dal padre Isacco, quando arrivò dalla caccia Esaù suo fratello.
31 Anch'egli aveva preparato un piatto, poi lo aveva portato al padre e gli
aveva detto: «Si alzi mio padre e mangi la selvaggina di suo figlio, perché
tu mi benedica».
32 Gli disse suo padre Isacco: «Chi sei tu?». Rispose: «Io sono il tuo
figlio primogenito Esaù».
33 Allora Isacco fu colto da un fortissimo tremito e disse: «Chi era dunque
colui che ha preso la selvaggina e me l'ha portata? Io ho mangiato di tutto
prima che tu venissi, poi l'ho benedetto e benedetto resterà».
34 Quando Esaù sentì le parole di suo padre, scoppiò in alte, amarissime
grida. Egli disse a suo padre: «Benedici anche me, padre mio!».
35 Rispose: «E' venuto tuo fratello con inganno e ha carpito la tua
benedizione».
36 Riprese: «Forse perché si chiama Giacobbe mi ha soppiantato gia due
volte? Gia ha carpito la mia primogenitura ed ecco ora ha carpito la mia
benedizione!». Poi soggiunse: «Non hai forse riservato qualche benedizione
per me?».
37 Isacco rispose e disse a Esaù: «Ecco, io l'ho costituito tuo signore e
gli ho dato come servi tutti i suoi fratelli; l'ho provveduto di frumento e di
mosto; per te che cosa mai potrò fare, figlio mio?».
38 Esaù disse al padre: «Hai una sola benedizione padre mio? Benedici anche
me, padre mio!». Ma Isacco taceva ed Esaù alzò la voce e pianse.
39 Allora suo padre Isacco prese la parola e gli disse: sarà la tua sede e
lungi dalla rugiada del cielo dall'alto.
40 Vivrai della tua spada e servirai tuo fratello; ma poi, quando ti
riscuoterai, spezzerai il suo giogo dal tuo collo».
41 Esaù perseguitò Giacobbe per la benedizione che suo padre gli aveva dato.
Pensò Esaù: «Si avvicinano i giorni del lutto per mio padre; allora
ucciderò mio fratello Giacobbe».
42 Ma furono riferite a Rebecca le parole di Esaù, suo figlio maggiore, ed
essa mandò a chiamare il figlio minore Giacobbe e gli disse: «Esaù tuo
fratello vuol vendicarsi di te uccidendoti.
43 Ebbene, figlio mio, obbedisci alla mia voce: su, fuggi a Carran da mio
fratello Làbano.
44 Rimarrai con lui qualche tempo, finché l'ira di tuo fratello si sarà
placata;
45 finché si sarà placata contro di te la collera di tuo fratello e si sarà
dimenticato di quello che gli hai fatto. Allora io manderò a prenderti di
là. Perché dovrei venir privata di voi due in un sol giorno?».
46 Poi Rebecca disse a Isacco: «Ho disgusto della mia vita a causa di queste
donne hittite: se Giacobbe prende moglie tra le hittite come queste, tra le
figlie del paese, a che mi giova la vita?».
Capitolo 28
1 Allora Isacco chiamò Giacobbe, lo benedisse e gli diede
questo comando: «Tu non devi prender moglie tra le figlie di Canaan.
2 Su, và in Paddan-Aram, nella casa di Betuèl, padre di tua madre, e
prenditi di là la moglie tra le figlie di Làbano, fratello di tua madre.
3 Ti benedica Dio onnipotente, ti renda fecondo e ti moltiplichi, sì che tu
divenga una assemblea di popoli.
4 Conceda la benedizione di Abramo a te e alla tua discendenza con te, perché
tu possieda il paese dove sei stato forestiero, che Dio ha dato ad Abramo».
5 Così Isacco fece partire Giacobbe, che andò in Paddan-Aram presso Làbano,
figlio di Betuèl, l'Arameo, fratello di Rebecca, madre di Giacobbe e di
Esaù.
6 Esaù vide che Isacco aveva benedetto Giacobbe e l'aveva mandato in
Paddan-Aram per prendersi una moglie di là e che, mentre lo benediceva, gli
aveva dato questo comando: «Non devi prender moglie tra le Cananee».
7 Giacobbe aveva obbedito al padre e alla madre ed era partito per
Paddan-Aram.
8 Esaù comprese che le figlie di Canaan non erano gradite a suo padre Isacco.
9 Allora si recò da Ismaele e, oltre le mogli che aveva, si prese in moglie
Macalat, figlia di Ismaele, figlio di Abramo, sorella di Nebaiòt.
10 Giacobbe partì da Bersabea e si diresse verso Carran.
11 Capitò così in un luogo, dove passò la notte, perché il sole era
tramontato; prese una pietra, se la pose come guanciale e si coricò in quel
luogo.
12 Fece un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima
raggiungeva il cielo; ed ecco gli angeli di Dio salivano e scendevano su di
essa.
13 Ecco il Signore gli stava davanti e disse: «Io sono il Signore, il Dio di
Abramo tuo padre e il Dio di Isacco. La terra sulla quale tu sei coricato la
darò a te e alla tua discendenza.
14 La tua discendenza sarà come la polvere della terra e ti estenderai a
occidente e ad oriente, a settentrione e a mezzogiorno. E saranno benedette
per te e per la tua discendenza tutte le nazioni della terra.
15 Ecco io sono con te e ti proteggerò dovunque tu andrai; poi ti farò
ritornare in questo paese, perché non ti abbandonerò senza aver fatto tutto
quello che t'ho detto».
16 Allora Giacobbe si svegliò dal sonno e disse: «Certo, il Signore è in
questo luogo e io non lo sapevo».
17 Ebbe timore e disse: «Quanto è terribile questo luogo! Questa è proprio
la casa di Dio, questa è la porta del cielo».
18 Alla mattina presto Giacobbe si alzò, prese la pietra che si era posta
come guanciale, la eresse come una stele e versò olio sulla sua sommità.
19 E chiamò quel luogo Betel, mentre prima di allora la città si chiamava
Luz.
20 Giacobbe fece questo voto: «Se Dio sarà con me e mi proteggerà in questo
viaggio che sto facendo e mi darà pane da mangiare e vesti per coprirmi,
21 se ritornerò sano e salvo alla casa di mio padre, il Signore sarà il mio
Dio.
22 Questa pietra, che io ho eretta come stele, sarà una casa di Dio; di
quanto mi darai io ti offrirò la decima».
Capitolo 29
1 Poi Giacobbe si mise in cammino e andò nel paese degli
orientali.
2 Vide nella campagna un pozzo e tre greggi di piccolo bestiame, accovacciati
vicino, perché a quel pozzo si abbeveravano i greggi, ma la pietra sulla
bocca del pozzo era grande.
3 Quando tutti i greggi si erano radunati là, i pastori rotolavano la pietra
dalla bocca del pozzo e abbeveravano il bestiame; poi rimettevano la pietra al
posto sulla bocca del pozzo.
4 Giacobbe disse loro: «Fratelli miei, di dove siete?». Risposero: «Siamo
di Carran».
5 Disse loro: «Conoscete Làbano, figlio di Nacor?». Risposero: «Lo
conosciamo».
6 Disse loro: «Sta bene?». Risposero: «Sì; ecco la figlia Rachele che
viene con il gregge».
7 Riprese: «Eccoci ancora in pieno giorno: non è tempo di radunare il
bestiame. Date da bere al bestiame e andate a pascolare!».
8 Risposero: «Non possiamo, finché non siano radunati tutti i greggi e si
rotoli la pietra dalla bocca del pozzo; allora faremo bere il gregge».
9 Egli stava ancora parlando con loro, quando arrivò Rachele con il bestiame
del padre, perché era una pastorella.
10 Quando Giacobbe vide Rachele, figlia di Làbano, fratello di sua madre,
insieme con il bestiame di Làbano, fratello di sua madre, Giacobbe, fattosi
avanti, rotolò la pietra dalla bocca del pozzo e fece bere le pecore di
Làbano, fratello di sua madre.
11 Poi Giacobbe baciò Rachele e pianse ad alta voce.
12 Giacobbe rivelò a Rachele che egli era parente del padre di lei, perché
figlio di Rebecca. Allora essa corse a riferirlo al padre.
13 Quando Làbano seppe che era Giacobbe, il figlio di sua sorella, gli corse
incontro, lo abbracciò, lo baciò e lo condusse nella sua casa. Ed egli
raccontò a Làbano tutte le sue vicende.
14 Allora Làbano gli disse: «Davvero tu sei mio osso e mia carne!». Così
dimorò presso di lui per un mese.
15 Poi Làbano disse a Giacobbe: «Poiché sei mio parente, mi dovrai forse
servire gratuitamente? Indicami quale deve essere il tuo salario».
16 Ora Làbano aveva due figlie; la maggiore si chiamava Lia e la più piccola
si chiamava Rachele.
17 Lia aveva gli occhi smorti, mentre Rachele era bella di forme e avvenente
di aspetto,
18 perciò Giacobbe amava Rachele. Disse dunque: «Io ti servirò sette anni
per Rachele, tua figlia minore».
19 Rispose Làbano: «Preferisco darla a te piuttosto che a un estraneo.
Rimani con me».
20 Così Giacobbe servì sette anni per Rachele: gli sembrarono pochi giorni
tanto era il suo amore per lei.
21 Poi Giacobbe disse a Làbano: «Dammi la mia sposa, perché il mio tempo è
compiuto e voglio unirmi a lei».
22 Allora Làbano radunò tutti gli uomini del luogo e diede un banchetto.
23 Ma quando fu sera, egli prese la figlia Lia e la condusse da lui ed egli si
unì a lei.
24 Làbano diede la propria schiava Zilpa alla figlia, come schiava.
25 Quando fu mattina... ecco era Lia! Allora Giacobbe disse a Làbano: «Che
mi hai fatto? Non è forse per Rachele che sono stato al tuo servizio? Perché
mi hai ingannato?».
26 Rispose Làbano: «Non si usa far così nel nostro paese, dare, cioè, la
più piccola prima della maggiore.
27 Finisci questa settimana nuziale, poi ti darò anche quest'altra per il
servizio che tu presterai presso di me per altri sette anni».
28 Giacobbe fece così: terminò la settimana nuziale e allora Làbano gli
diede in moglie la figlia Rachele.
29 Làbano diede alla figlia Rachele la propria schiava Bila, come schiava.
30 Egli si unì anche a Rachele e amò Rachele più di Lia. Fu ancora al
servizio di lui per altri sette anni.
31 Ora il Signore, vedendo che Lia veniva trascurata, la rese feconda, mentre
Rachele rimaneva sterile.
32 Così Lia concepì e partorì un figlio e lo chiamò Ruben, perché disse:
«Il Signore ha visto la mia umiliazione; certo, ora mio marito mi amerà».
33 Poi concepì ancora un figlio e disse: «Il Signore ha udito che io ero
trascurata e mi ha dato anche questo». E lo chiamò Simeone.
34 Poi concepì ancora e partorì un figlio e disse: «Questa volta mio marito
mi si affezionerà, perché gli ho partorito tre figli». Per questo lo
chiamò Levi.
35 Concepì ancora e partorì un figlio e disse: «Questa volta loderò il
Signore». Per questo lo chiamò Giuda. Poi cessò di avere figli.
Capitolo 30
1 Rachele, vedendo che non le era concesso di procreare figli
a Giacobbe, divenne gelosa della sorella e disse a Giacobbe:
«Dammi dei figli, se no io muoio!».
2 Giacobbe s'irritò contro Rachele e disse: «Tengo forse io il posto di Dio,
il quale ti ha negato il frutto del grembo?».
3 Allora essa rispose: «Ecco la mia serva Bila: unisciti a lei, così che
partorisca sulle mie ginocchia e abbia anch'io una mia prole per mezzo di
lei».
4 Così essa gli diede in moglie la propria schiava Bila e Giacobbe si unì a
lei.
5 Bila concepì e partorì a Giacobbe un figlio.
6 Rachele disse: «Dio mi ha fatto giustizia e ha anche ascoltato la mia voce,
dandomi un figlio». Per questo essa lo chiamò Dan.
7 Poi Bila, la schiava di Rachele, concepì ancora e partorì a Giacobbe un
secondo figlio.
8 Rachele disse: «Ho sostenuto contro mia sorella lotte difficili e ho
vinto!». Perciò lo chiamò Nèftali.
9 Allora Lia, vedendo che aveva cessato di aver figli, prese la propria
schiava Zilpa e la diede in moglie e Giacobbe.
10 Zilpa, la schiava di Lia, partorì a Giacobbe un figlio.
11 Lia disse: «Per fortuna!» e lo chiamò Gad.
12 Poi Zilpa, la schiava di Lia, partorì un secondo figlio a Giacobbe.
13 Lia disse: «Per mia felicità! Perché le donne mi diranno felice».
Perciò lo chiamò Aser.
14 Al tempo della mietitura del grano, Ruben uscì e trovò mandragore, che
portò alla madre Lia. Rachele disse a Lia: «Dammi un po' delle mandragore di
tuo figlio».
15 Ma Lia rispose: «E' forse poco che tu mi abbia portato via il marito
perché voglia portar via anche le mandragore di mio figlio?». Riprese
Rachele: «Ebbene, si corichi pure con te questa notte, in cambio delle
mandragore di tuo figlio».
16 Alla sera, quando Giacobbe arrivò dalla campagna, Lia gli uscì incontro e
gli disse: «Da me devi venire, perché io ho pagato il diritto di averti con
le mandragore di mio figlio». Così egli si coricò con lei quella notte.
17 Il Signore esaudì Lia, la quale concepì e partorì a Giacobbe un quinto
figlio.
18 Lia disse: «Dio mi ha dato il mio salario, per avere io dato la mia
schiava a mio marito». Perciò lo chiamò Issacar.
19 Poi Lia concepì e partorì ancora un sesto figlio a Giacobbe.
20 Lia disse: «Dio mi ha fatto un bel regalo: questa volta mio marito mi
preferirà, perché gli ho partorito sei figli». Perciò lo chiamò Zàbulon.
21 In seguito partorì una figlia e la chiamò Dina.
22 Poi Dio si ricordò anche di Rachele; Dio la esaudì e la rese feconda.
23 Essa concepì e partorì un figlio e disse: «Dio ha tolto il mio
disonore».
24 E lo chiamò Giuseppe dicendo: «Il Signore mi aggiunga un altro figlio!».
25 Dopo che Rachele ebbe partorito Giuseppe, Giacobbe disse a Làbano:
«Lasciami andare e tornare a casa mia, nel mio paese.
26 Dammi le mogli, per le quali ti ho servito, e i miei bambini perché possa
partire: tu conosci il servizio che ti ho prestato».
27 Gli disse Làbano: «Se ho trovato grazia ai tuoi occhi... Per divinazione
ho saputo che il Signore mi ha benedetto per causa tua».
28 E aggiunse: «Fissami il tuo salario e te lo darò».
29 Gli rispose: «Tu stesso sai come ti ho servito e quanti sono diventati i
tuoi averi per opera mia.
30 Perché il poco che avevi prima della mia venuta è cresciuto oltre misura
e il Signore ti ha benedetto sui miei passi. Ma ora, quando lavorerò anch'io
per la mia casa?».
31 Riprese Làbano: «Che ti devo dare?». Giacobbe rispose: «Non mi devi
nulla; se tu farai per me quanto ti dico, ritornerò a pascolare il tuo gregge
e a custodirlo.
32 Oggi passerò fra tutto il tuo bestiame; metti da parte ogni capo di colore
scuro tra le pecore e ogni capo chiazzato e punteggiato tra le capre: sarà il
mio salario.
33 In futuro la mia stessa onestà risponderà per me; quando verrai a
verificare il mio salario, ogni capo che non sarà punteggiato o chiazzato tra
le capre e di colore scuro tra le pecore, se si troverà presso di me, sarà
come rubato».
34 Làbano disse: «Bene, sia come tu hai detto!».
35 In quel giorno mise da parte i capri striati e chiazzati e tutte le capre
punteggiate e chiazzate, ogni capo che aveva del bianco e ogni capo di colore
scuro tra le pecore. Li affidò ai suoi figli
36 e stabilì una distanza di tre giorni di cammino tra sé e Giacobbe, mentre
Giacobbe pascolava l'altro bestiame di Làbano.
37 Ma Giacobbe prese rami freschi di pioppo, di mandorlo e di platano, ne
intagliò la corteccia a strisce bianche, mettendo a nudo il bianco dei rami.
38 Poi egli mise i rami così scortecciati nei truogoli agli abbeveratoi
dell'acqua, dove veniva a bere il bestiame, proprio in vista delle bestie, le
quali si accoppiavano quando venivano a bere.
39 Così le bestie si accoppiarono di fronte ai rami e le capre figliarono
capretti striati, punteggiati e chiazzati.
40 Quanto alle pecore, Giacobbe le separò e fece sì che le bestie avessero
davanti a sé gli animali striati e tutti quelli di colore scuro del gregge di
Làbano. E i branchi che si era così costituiti per conto suo, non li mise
insieme al gregge di Làbano.
41 Ogni qualvolta si accoppiavano bestie robuste, Giacobbe metteva i rami nei
truogoli in vista delle bestie, per farle concepire davanti ai rami.
42 Quando invece le bestie erano deboli, non li metteva. Così i capi di
bestiame deboli erano per Làbano e quelli robusti per Giacobbe.
43 Egli si arricchì oltre misura e possedette greggi in grande quantità,
schiave e schiavi, cammelli e asini.
Capitolo 31
1 Ma Giacobbe venne a sapere che i figli di Làbano dicevano:
«Giacobbe si è preso quanto era di nostro padre e con quanto era di nostro
padre si è fatta tutta questa fortuna».
2 Giacobbe osservò anche la faccia di Làbano e si accorse che non era più
verso di lui come prima.
3 Il Signore disse a Giacobbe: «Torna al paese dei tuoi padri, nella tua
patria e io sarò con te».
4 Allora Giacobbe mandò a chiamare Rachele e Lia, in campagna presso il suo
gregge
5 e disse loro: «Io mi accorgo dal volto di vostro padre che egli verso di me
non è più come prima; eppure il Dio di mio padre è stato con me.
6 Voi stesse sapete che io ho servito vostro padre con tutte le forze,
7 mentre vostro padre si è beffato di me e ha cambiato dieci volte il mio
salario; ma Dio non gli ha permesso di farmi del male.
8 Se egli diceva: Le bestie punteggiate saranno il tuo salario, tutto il
gregge figliava bestie punteggiate; se diceva: Le bestie striate saranno il
tuo salario, allora tutto il gregge figliava bestie striate.
9 Così Dio ha sottratto il bestiame a vostro padre e l'ha dato a me.
10 Una volta, quando il piccolo bestiame va in calore, io in sogno alzai gli
occhi e vidi che i capri in procinto di montare le bestie erano striati,
punteggiati e chiazzati.
11 L'angelo di Dio mi disse in sogno: Giacobbe! Risposi: Eccomi.
12 Riprese: Alza gli occhi e guarda: tutti i capri che montano le bestie sono
striati, punteggiati e chiazzati, perché ho visto quanto Làbano ti fa.
13 Io sono il Dio di Betel, dove tu hai unto una stele e dove mi hai fatto un
voto. Ora alzati, parti da questo paese e torna nella tua patria!».
14 Rachele e Lia gli risposero: «Abbiamo forse ancora una parte o una
eredità nella casa di nostro padre?
15 Non siamo forse tenute in conto di straniere da parte sua, dal momento che
ci ha vendute e si è anche mangiato il nostro danaro?
16 Tutta la ricchezza che Dio ha sottratto a nostro padre è nostra e dei
nostri figli. Ora fà pure quanto Dio ti ha detto».
17 Allora Giacobbe si alzò, caricò i figli e le mogli sui cammelli
18 e condusse via tutto il bestiame e tutti gli averi che si era acquistati,
il bestiame che si era acquistato in Paddan-Aram, per ritornare da Isacco, suo
padre, nel paese di Canaan.
19 Làbano era andato a tosare il gregge e Rachele rubò gli idoli che
appartenevano al padre.
20 Giacobbe eluse l'attenzione di Làbano l'Arameo, non avvertendolo che stava
per fuggire;
21 così poté andarsene con tutti i suoi averi. Si alzò dunque, passò il
fiume e si diresse verso le montagne di Gàlaad.
22 Al terzo giorno fu riferito a Làbano che Giacobbe era fuggito.
23 Allora egli prese con sé i suoi parenti, lo inseguì per sette giorni di
cammino e lo raggiunse sulle montagne di Gàlaad.
24 Ma Dio venne da Làbano l'Arameo in un sogno notturno e gli disse: «Bada
di non dir niente a Giacobbe, proprio nulla!».
25 Làbano andò dunque a raggiungere Giacobbe; ora Giacobbe aveva piantato la
tenda sulle montagne e Làbano si era accampato con i parenti sulle montagne
di Gàlaad.
26 Disse allora Làbano a Giacobbe: «Che hai fatto? Hai eluso la mia
attenzione e hai condotto via le mie figlie come prigioniere di guerra!
27 Perché sei fuggito di nascosto, mi hai ingannato e non mi hai avvertito?
Io ti avrei congedato con festa e con canti, a suon di timpani e di cetre!
28 E non mi hai permesso di baciare i miei figli e le mie figlie! Certo hai
agito in modo insensato.
29 Sarebbe in mio potere di farti del male, ma il Dio di tuo padre mi ha
parlato la notte scorsa: Bada di non dir niente a Giacobbe, né in bene né in
male!
30 Certo, sei partito perché soffrivi di nostalgia per la casa di tuo padre;
ma perché mi hai rubato i miei dei?».
31 Giacobbe rispose a Làbano e disse: «Perché avevo paura e pensavo che mi
avresti tolto con la forza le tue figlie.
32 Ma quanto a colui presso il quale tu troverai i tuoi dei, non resterà in
vita! Alla presenza dei nostri parenti riscontra quanto vi può essere di tuo
presso di me e prendilo». Giacobbe non sapeva che li aveva rubati Rachele.
33 Allora Làbano entrò nella tenda di Giacobbe e poi nella tenda di Lia e
nella tenda delle due schiave, ma non trovò nulla. Poi uscì dalla tenda di
Lia ed entrò nella tenda di Rachele.
34 Rachele aveva preso gli idoli e li aveva messi nella sella del cammello,
poi vi si era seduta sopra, così Làbano frugò in tutta la tenda, ma non li
trovò.
35 Essa parlò al padre: «Non si offenda il mio signore se io non posso
alzarmi davanti a te, perché ho quello che avviene di regola alle donne».
Làbano cercò dunque il tutta la tenda e non trovò gli idoli.
36 Giacobbe allora si adirò e apostrofò Làbano, al quale disse: «Qual è
il mio delitto, qual è il mio peccato, perché ti sia messo a inseguirmi?
37 Ora che hai frugato tra tutti i miei oggetti, che hai trovato di tutte le
robe di casa tua? Mettilo qui davanti ai miei e tuoi parenti e siano essi
giudici tra noi due.
38 Vent'anni ho passato con te: le tue pecore e le tue capre non hanno
abortito e i montoni del tuo gregge non ho mai mangiato.
39 Nessuna bestia sbranata ti ho portato: io ne compensavo il danno e tu
reclamavi da me ciò che veniva rubato di giorno e ciò che veniva rubato di
notte.
40 Di giorno mi divorava il caldo e di notte il gelo e il sonno fuggiva dai
miei occhi.
41 Vent'anni sono stato in casa tua: ho servito quattordici anni per le tue
due figlie e sei anni per il tuo gregge e tu hai cambiato il mio salario dieci
volte.
42 Se non fosse stato con me il Dio di mio padre, il Dio di Abramo e il
Terrore di Isacco, tu ora mi avresti licenziato a mani vuote; ma Dio ha visto
la mia afflizione e la fatica delle mie mani e la scorsa notte egli ha fatto
da arbitro».
43 Làbano allora rispose e disse a Giacobbe: «Queste figlie sono mie figlie
e questi figli sono miei figli; questo bestiame è il mio bestiame e quanto tu
vedi è mio. E che potrei fare oggi a queste mie figlie o ai figli che esse
hanno messi al mondo?
44 Ebbene, vieni, concludiamo un'alleanza io e te e ci sia un testimonio tra
me e te».
45 Giacobbe prese una pietra e la eresse come una stele.
46 Poi disse ai suoi parenti: «Raccogliete pietre», e quelli presero pietre
e ne fecero un mucchio. Poi mangiarono là su quel mucchio.
47 Làbano lo chiamò Iegar-Saaduta, mentre Giacobbe lo chiamò Gal-Ed.
48 Làbano disse: «Questo mucchio sia oggi un testimonio tra me e te» per
questo lo chiamò Gal-Ed
49 e anche Mizpa, perché disse: «Il Signore starà di vedetta tra me e te,
quando noi non ci vedremo più l'un l'altro.
50 Se tu maltratterai le mie figlie e se prenderai altre mogli oltre le mie
figlie, non un uomo sarà con noi, ma bada, Dio sarà testimonio tra me e
te».
51 Soggiunse Làbano a Giacobbe: «Ecco questo mucchio ed ecco questa stele,
che io ho eretta tra me e te.
52 Questo mucchio è testimonio e questa stele è testimonio che io giuro di
non oltrepassare questo mucchio dalla tua parte e che tu giuri di non
oltrepassare questo mucchio e questa stele dalla mia parte per fare il male.
53 Il Dio di Abramo e il Dio di Nacor siano giudici tra di noi». Giacobbe
giurò per il Terrore di suo padre Isacco.
54 Poi offrì un sacrificio sulle montagne e invitò i suoi parenti a prender
cibo. Essi mangiarono e passarono la notte sulle montagne.
Capitolo 32
1 Alla mattina per tempo Làbano si alzò, baciò i figli e le
figlie e li benedisse. Poi partì e ritornò a casa.
2 Mentre Giacobbe continuava il viaggio, gli si fecero incontro gli angeli di
Dio.
3 Giacobbe al vederli disse: «Questo è l'accampamento di Dio» e chiamò
quel luogo Macanaim.
4 Poi Giacobbe mandò avanti a sé alcuni messaggeri al fratello Esaù, nel
paese di Seir, la campagna di Edom.
5 Diede loro questo comando: «Direte al mio signore Esaù: Dice il tuo servo
Giacobbe: Sono stato forestiero presso Làbano e vi sono restato fino ad ora.
6 Sono venuto in possesso di buoi, asini e greggi, di schiavi e schiave. Ho
mandato ad informarne il mio signore, per trovare grazia ai suoi occhi».
7 I messaggeri tornarono da Giacobbe, dicendo: «Siamo stati da tuo fratello
Esaù; ora egli stesso sta venendoti incontro e ha con sé quattrocento
uomini».
8 Giacobbe si spaventò molto e si sentì angosciato; allora divise in due
accampamenti la gente che era con lui, il gregge, gli armenti e i cammelli.
9 Pensò infatti: «Se Esaù raggiunge un accampamento e lo batte, l'altro
accampamento si salverà».
10 Poi Giacobbe disse: «Dio del mio padre Abramo e Dio del mio padre Isacco,
Signore, che mi hai detto: Ritorna al tuo paese, nella tua patria e io ti
farò del bene,
11 io sono indegno di tutta la benevolenza e di tutta la fedeltà che hai
usato verso il tuo servo. Con il mio bastone soltanto avevo passato questo
Giordano e ora sono divenuto tale da formare due accampamenti.
12 Salvami dalla mano del mio fratello Esaù, perché io ho paura di lui: egli
non arrivi e colpisca me e tutti, madre e bambini!
13 Eppure tu hai detto: Ti farò del bene e renderò la tua discendenza come
la sabbia del mare, tanto numerosa che non si può contare».
14 Giacobbe rimase in quel luogo a passare la notte. Poi prese, di ciò che
gli capitava tra mano, di che fare un dono al fratello Esaù:
15 duecento capre e venti capri, duecento pecore e venti montoni,
16 trenta cammelle allattanti con i loro piccoli, quaranta giovenche e dieci
torelli, venti asine e dieci asinelli.
17 Egli affidò ai suoi servi i singoli branchi separatamente e disse loro:
«Passate davanti a me e lasciate un certo spazio tra un branco e l'altro».
18 Diede questo ordine al primo: «Quando ti incontrerà Esaù, mio fratello,
e ti domanderà: Di chi sei tu? Dove vai? Di chi sono questi animali che ti
camminano davanti?,
19 tu risponderai: Del tuo fratello Giacobbe: è un dono inviato al mio
signore Esaù; ecco egli stesso ci segue».
20 Lo stesso ordine diede anche al secondo e anche al terzo e a quanti
seguivano i branchi: «Queste parole voi rivolgerete ad Esaù quando lo
troverete;
21 gli direte: Anche il tuo servo Giacobbe ci segue». Pensava infatti: «Lo
placherò con il dono che mi precede e in seguito mi presenterò a lui; forse
mi accoglierà con benevolenza».
22 Così il dono passò prima di lui, mentr'egli trascorse quella notte
nell'accampamento.
23 Durante quella notte egli si alzò, prese le due mogli, le due schiave, i
suoi undici figli e passò il guado dello Iabbok.
24 Li prese, fece loro passare il torrente e fece passare anche tutti i suoi
averi.
25 Giacobbe rimase solo e un uomo lottò con lui fino allo spuntare
dell'aurora.
26 Vedendo che non riusciva a vincerlo, lo colpì all'articolazione del femore
e l'articolazione del femore di Giacobbe si slogò, mentre continuava a
lottare con lui.
27 Quegli disse: «Lasciami andare, perché è spuntata l'aurora». Giacobbe
rispose: «Non ti lascerò, se non mi avrai benedetto!».
28 Gli domandò: «Come ti chiami?». Rispose: «Giacobbe».
29 Riprese: «Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele, perché hai
combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto!».
30 Giacobbe allora gli chiese: «Dimmi il tuo nome». Gli rispose: «Perché
mi chiedi il nome?». E qui lo benedisse.
31 Allora Giacobbe chiamò quel luogo Penuel «Perché - disse - ho visto Dio
faccia a faccia, eppure la mia vita è rimasta salva».
32 Spuntava il sole, quando Giacobbe passò Penuel e zoppicava all'anca.
33 Per questo gli Israeliti, fino ad oggi, non mangiano il nervo sciatico, che
è sopra l'articolazione del femore, perché quegli aveva colpito
l'articolazione del femore di Giacobbe nel nervo sciatico.
Capitolo 33
1 Poi Giacobbe alzò gli occhi e vide arrivare Esaù che aveva
con sé quattrocento uomini. Allora distribuì i figli tra Lia, Rachele e le
due schiave;
2 mise in testa le schiave con i loro figli, più indietro Lia con i suoi
figli e più indietro Rachele e Giuseppe.
3 Egli passò davanti a loro e si prostrò sette volte fino a terra, mentre
andava avvicinandosi al fratello.
4 Ma Esaù gli corse incontro, lo abbracciò, gli si gettò al collo, lo
baciò e piansero.
5 Poi alzò gli occhi e vide le donne e i fanciulli e disse: «Chi sono questi
con te?». Rispose: «Sono i figli di cui Dio ha favorito il tuo servo».
6 Allora si fecero avanti le schiave con i loro figli e si prostrarono.
7 Poi si fecero avanti anche Lia e i suoi figli e si prostrarono e infine si
fecero avanti Rachele e Giuseppe e si prostrarono.
8 Domandò ancora: «Che è tutta questa carovana che ho incontrata?».
Rispose: «E' per trovar grazia agli occhi del mio signore».
9 Esaù disse: «Ne ho abbastanza del mio, fratello, resti per te quello che
è tuo!».
10 Ma Giacobbe disse: «No, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, accetta dalla
mia mano il mio dono, perché appunto per questo io sono venuto alla tua
presenza, come si viene alla presenza di Dio, e tu mi hai gradito.
11 Accetta il mio dono augurale che ti è stato presentato, perché Dio mi ha
favorito e sono provvisto di tutto!». Così egli insistette e quegli
accettò.
12 Poi Esaù disse: «Leviamo l'accampamento e mettiamoci in viaggio: io
camminerò davanti a te».
13 Gli rispose: «Il mio signore sa che i fanciulli sono delicati e che ho a
mio carico i greggi e gli armenti che allattano: se si affaticano anche un
giorno solo, tutte le bestie moriranno.
14 Il mio signore passi prima del suo servo, mentre io mi sposterò a tutto
mio agio, al passo di questo bestiame che mi precede e al passo dei fanciulli,
finché arriverò presso il mio signore a Seir».
15 Disse allora Esaù: «Almeno possa lasciare con te una parte della gente
che ho con me!». Rispose: «Ma perché? Possa io solo trovare grazia agli
occhi del mio signore!».
16 Così in quel giorno stesso Esaù ritornò sul suo cammino verso Seir.
17 Giacobbe invece si trasportò a Succot, dove costruì una casa per sé e
fece capanne per il gregge. Per questo chiamò quel luogo Succot.
18 Giacobbe arrivò sano e salvo alla città di Sichem, che è nel paese di
Canaan, quando tornò da Paddan-Aram e si accampò di fronte alla città.
19 Poi acquistò dai figli di Camor, padre di Sichem, per cento pezzi
d'argento, quella porzione di campagna dove aveva piantato la tenda.
20 Ivi eresse un altare e lo chiamò «El, Dio d'Israele».
Capitolo 34
1 Dina, la figlia che Lia aveva partorita a Giacobbe, uscì a
vedere le ragazze del paese.
2 Ma la vide Sichem, figlio di Camor l'Eveo, principe di quel paese, e la
rapì, si unì a lei e le fece violenza.
3 Egli rimase legato a Dina, figlia di Giacobbe; amò la fanciulla e le
rivolse parole di conforto.
4 Poi disse a Camor suo padre: «Prendimi in moglie questa ragazza».
5 Intanto Giacobbe aveva saputo che quegli aveva disonorato Dina, sua figlia,
ma i suoi figli erano in campagna con il suo bestiame. Giacobbe tacque fino al
loro arrivo.
6 Venne dunque Camor, padre di Sichem, da Giacobbe per parlare con lui.
7 Quando i figli di Giacobbe tornarono dalla campagna, sentito l'accaduto, ne
furono addolorati e s'indignarono molto, perché quelli aveva commesso
un'infamia in Israele, unendosi alla figlia di Giacobbe: così non si doveva
fare!
8 Camor disse loro: «Sichem, mio figlio, è innamorato della vostra figlia;
dategliela in moglie!
9 Anzi, alleatevi con noi: voi darete a noi le vostre figlie e vi prenderete
per voi le nostre figlie.
10 Abiterete con noi e il paese sarà a vostra disposizione; risiedetevi,
percorretelo in lungo e in largo e acquistate proprietà in esso».
11 Poi Sichem disse al padre e ai fratelli di lei: «Possa io trovare grazia
agli occhi vostri; vi darò quel che mi direte.
12 Alzate pure molto a mio carico il prezzo nuziale e il valore del dono; vi
darò quanto mi chiederete, ma datemi la giovane in moglie!».
13 Allora i figli di Giacobbe risposero a Sichem e a suo padre Camor e
parlarono con astuzia, perché quegli aveva disonorato la loro sorella Dina.
14 Dissero loro: «Non possiamo fare questo, dare cioè la nostra sorella ad
un uomo non circonciso, perché ciò sarebbe un disonore per noi.
15 Solo a questa condizione acconsentiremo alla vostra richiesta, se cioè voi
diventerete come noi, circoncidendo ogni vostro maschio.
16 Allora noi vi daremo le nostre figlie e ci prenderemo le vostre, abiteremo
con voi e diventeremo un solo popolo.
17 Ma se voi non ci ascoltate a proposito della nostra circoncisione, allora
prenderemo la nostra figlia e ce ne andremo».
18 Le loro parole piacquero a Camor e a Sichem, figlio di Camor.
19 Il giovane non indugiò ad eseguire la cosa, perché amava la figlia di
Giacobbe; d'altra parte era il più onorato di tutto il casato di suo padre.
20 Vennero dunque Camor e il figlio Sichem alla porta della loro città e
parlarono agli uomini della città:
21 «Questi uomini sono gente pacifica: abitino pure con noi nel paese e lo
percorrano in lungo e in largo; esso è molto ampio per loro in ogni
direzione. Noi potremo prendere per mogli le loro figlie e potremo dare a loro
le nostre.
22 Ma solo ad una condizione questi uomini acconsentiranno ad abitare con noi,
a diventare un sol popolo: se cioè noi circoncidiamo ogni nostro maschio come
loro stessi sono circoncisi.
23 I loro armenti, la loro ricchezza e tutto il loro bestiame non saranno
forse nostri? Accontentiamoli dunque e possano abitare con noi!».
24 Allora quanti avevano accesso alla porta della sua città ascoltarono Camor
e il figlio Sichem: tutti i maschi, quanti avevano accesso alla porta della
città, si fecero circoncidere.
25 Ma il terzo giorno, quand'essi erano sofferenti, i due figli di Giacobbe,
Simeone e Levi, i fratelli di Dina, presero ciascuno una spada, entrarono
nella città con sicurezza e uccisero tutti i maschi.
26 Passarono così a fil di spada Camor e suo figlio Sichem, portarono via
Dina dalla casa di Sichem e si allontanarono.
27 I figli di Giacobbe si buttarono sui cadaveri e saccheggiarono la città,
perché quelli avevano disonorato la loro sorella.
28 Presero così i loro greggi e i loro armenti, i loro asini e quanto era
nella città e nella campagna.
29 Portarono via come bottino tutte le loro ricchezze, tutti i loro bambini e
le loro donne e saccheggiarono quanto era nelle case.
30 Allora Giacobbe disse a Simeone e a Levi: «Voi mi avete messo in
difficoltà, rendendomi odioso agli abitanti del paese, ai Cananei e ai
Perizziti, mentre io ho pochi uomini; essi si raduneranno contro di me, mi
vinceranno e io sarò annientato con la mia casa».
31 Risposero: «Si tratta forse la nostra sorella come una prostituta?».
Capitolo 35
1 Dio disse a Giacobbe: «Alzati, và a Betel e abita là;
costruisci in quel luogo un altare al Dio che ti è apparso quando fuggivi
Esaù, tuo fratello».
2 Allora Giacobbe disse alla sua famiglia e a quanti erano con lui:
«Eliminate gli dei stranieri che avete con voi, purificatevi e cambiate gli
abiti.
3 Poi alziamoci e andiamo a Betel, dove io costruirò un altare al Dio che mi
ha esaudito al tempo della mia angoscia e che è stato con me nel cammino che
ho percorso».
4 Essi consegnarono a Giacobbe tutti gli dei stranieri che possedevano e i
pendenti che avevano agli orecchi; Giacobbe li sotterrò sotto la quercia
presso Sichem.
5 Poi levarono l'accampamento e un terrore molto forte assalì i popoli che
stavano attorno a loro, così che non inseguirono i figli di Giacobbe.
6 Giacobbe e tutta la gente ch'era con lui arrivarono a Luz, cioè Betel, che
è nel paese di Canaan.
7 Qui egli costruì un altare e chiamò quel luogo «El-Betel», perché là
Dio gli si era rivelato, quando sfuggiva al fratello.
8 Allora morì Dèbora, la nutrice di Rebecca, e fu sepolta al disotto di
Betel, ai piedi della quercia, che perciò si chiamò Quercia del Pianto.
9 Dio apparve un'altra volta a Giacobbe, quando tornava da Paddan-Aram, e lo
benedisse.
10 Dio gli disse: Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele sarà il tuo
nome». Così lo si chiamò Israele.
11 Dio gli disse: Sii fecondo e diventa numeroso, popolo e assemblea di popoli
verranno da te, re usciranno dai tuoi fianchi.
12 Il paese che ho concesso ad Abramo e a Isacco darò a te e alla tua stirpe
dopo di te darò il paese».
13 Dio scomparve da lui, nel luogo dove gli aveva parlato.
14 Allora Giacobbe eresse una stele, dove gli aveva parlato, una stele di
pietra, e su di essa fece una libazione e versò olio.
15 Giacobbe chiamò Betel il luogo dove Dio gli aveva parlato.
16 Poi levarono l'accampamento da Betel. Mancava ancora un tratto di cammino
per arrivare ad Efrata, quando Rachele partorì ed ebbe un parto difficile.
17 Mentre penava a partorire, la levatrice le disse: «Non temere: anche
questo è un figlio!».
18 Mentre esalava l'ultimo respiro, perché stava morendo, essa lo chiamò
Ben-Oni, ma suo padre lo chiamò Beniamino.
19 Così Rachele morì e fu sepolta lungo la strada verso Efrata, cioè
Betlemme.
20 Giacobbe eresse sulla sua tomba una stele. Questa stele della tomba di
Rachele esiste fino ad oggi.
21 Poi Israele levò l'accampamento e piantò la tenda al di là di
Migdal-Eder.
22 Mentre Israele abitava in quel paese, Ruben andò a unirsi con Bila,
concubina del padre, e Israele lo venne a sapere. I figli di Giacobbe furono
dodici.
23 I figli di Lia: il primogenito di Giacobbe, Ruben, poi Simeone, Levi,
Giuda, Issacar e Zàbulon.
24 I figli di Rachele: Giuseppe e Beniamino.
25 I figli di Bila, schiava di Rachele: Dan e Nèftali.
26 I figli di Zilpa, schiava di Lia: Gad e Aser. Questi sono i figli di
Giacobbe che gli nacquero in Paddan-Aram.
27 Poi Giacobbe venne da suo padre Isacco a Mamre, a Kiriat-Arba, cioè Ebron,
dove Abramo e Isacco avevano soggiornato come forestieri.
28 Isacco raggiunse l'età di centottant'anni.
29 Poi Isacco spirò, morì e si riunì al suo parentado, vecchio e sazio di
giorni. Lo seppellirono i suoi figli Esaù e Giacobbe.
Capitolo 36
1 Questa è la discendenza di Esaù, cioè Edom.
2 Esaù prese le mogli tra le figlie dei Cananei: Ada, figlia di Elon,
l'Hittita; Oolibama, figlia di Ana, figlio di Zibeon, l'Hurrita;
3 Basemat, figlia di Ismaele, sorella di Nebaiòt.
4 Ada partorì ad Esaù Elifaz, Basemat partorì Reuel,
5 Oolibama partorì Ieus, Iaalam e Core. Questi sono i figli di Esaù, che gli
nacquero nel paese di Canaan.
6 Poi Esaù prese le mogli e i figli e le figlie e tutte le persone della sua
casa, il suo gregge e tutto il suo bestiame e tutti i suoi beni che aveva
acquistati nel paese di Canaan e andò nel paese di Seir, lontano dal fratello
Giacobbe.
7 Infatti i loro possedimenti erano troppo grandi perché essi potessero
abitare insieme e il territorio, dove essi soggiornavano, non poteva
sostenerli per causa del loro bestiame.
8 Così Esaù si stabilì sulle montagne di Seir. Ora Esaù è Edom.
9 Questa è la discendenza di Esaù, padre degli Idumei, nelle montagne di
Seir.
10 Questi sono i nomi dei figli di Esaù: Elifaz, figlio di Ada, moglie di
Esaù; Reuel, figlio di Basemat, moglie di Esaù.
11 I figli di Elifaz furono: Teman, Omar, Zefo, Gatam, Kenaz.
12 Elifaz, figlio di Esaù, aveva per concubina Timna, la quale ad Elifaz
partorì Amalek. Questi sono i figli di Ada, moglie di Esaù.
13 Questi sono i figli di Reuel: Naat e Zerach, Samma e Mizza. Questi furono i
figli di Basemat, moglie di Esaù.
14 Questi furono i figli di Oolibama, moglie di Esaù, figlia di Ana, figlio
di Zibeon; essa partorì a Esaù Ieus, Iaalam e Core.
15 Questi sono i capi dei figli di Esaù: i figli di Elifaz primogenito di
Esaù: il capo di Teman, il capo di Omar, il capo di Zefo, il capo di Kenaz,
16 il capo di Core, il capo di Gatam, il capo di Amalek. Questi sono i capi di
Elifaz nel paese di Edom: questi sono i figli di Ada.
17 Questi i figli di Reuel, figlio di Esaù: il capo di Naat, il capo di
Zerach, il capo di Samma, il capo di Mizza. Questi sono i capi di Reuel nel
paese di Edom; questi sono i figli di Basemat, moglie di Esaù.
18 Questi sono i figli di Oolibama, moglie di Esaù: il capo di Ieus, il capo
di Iaalam, il capo di Core. Questi sono i capi di Oolibama, figlia di Ana,
moglie di Esaù.
19 Questi sono i figli di Esaù e questi i loro capi. Egli è Edom.
20 Questi sono i figli di Seir l'Hurrita, che abitano il paese: Lotan, Sobal,
Zibeon, Ana,
21 Dison, Eser e Disan. Questi sono i capi degli Hurriti, figli di Seir, nel
paese di Edom.
22 I figli di Lotan furono Ori e Emam e la sorella di Lotan era Timna.
23 I figli di Sobal sono Alvan, Manacat, Ebal, Sefo e Onam.
24 I figli di Zibeon sono Aia e Ana; questo è l'Ana che trovò le sorgenti
calde nel deserto, mentre pascolava gli asini del padre Zibeon.
25 I figli di Ana sono Dison e Oolibama, figlia di Ana.
26 I figli di Dison sono Emdam, Esban, Itran e Cheran.
27 I figli di Eser sono Bilan, Zaavan e Akan.
28 I figli di Disan sono Uz e Aran.
29 Questi sono i capi degli Hurriti: il capo di Lotan, il capo di Sobal, il
capo di Zibeon, il capo di Ana,
30 il capo di Dison, il capo di Eser, il capo di Disan. Questi sono i capi
degli Hurriti, secondo le loro tribù nel paese di Seir.
31 Questi sono i re che regnarono nel paese di Edom, prima che regnasse un re
degli Israeliti.
32 Regnò dunque in Edom Bela, figlio di Beor, e la sua città si chiama
Dinaba.
33 Poi morì Bela e regnò al suo posto Iobab, figlio di Zerach, da Bosra.
34 Poi morì Iobab e regnò al suo posto Usam, del territorio dei Temaniti.
35 Poi morì Usam e regnò al suo posto Adad, figlio di Bedad, colui che vinse
i Madianiti nelle steppe di Moab; la sua città si chiama Avit.
36 Poi morì Adad e regnò al suo posto Samla da Masreka.
37 Poi morì Samla e regnò al suo posto Saul da Recobot-Naar.
38 Poi morì Saul e regnò al suo posto Baal-Canan, figlio di Acbor.
39 Poi morì Baal-Canan, figlio di Acbor, e regnò al suo posto Adar: la sua
città si chiama Pau e la moglie si chiamava Meetabel, figlia di Matred, da
Me-Zaab.
40 Questi sono i nomi dei capi di Esaù, secondo le loro famiglie, le loro
località, con i loro nomi: il capo di Timna, il capo di Alva, il capo di
Ietet,
41 il capo di Oolibama, il capo di Ela, il capo di Pinon,
42 il capo di Kenan, il capo di Teman, il capo di Mibsar,
43 il capo di Magdiel, il capo di Iram. Questi sono i capi di Edom secondo le
loro sedi nel territorio di loro proprietà. E' appunto questo Esaù il padre
degli Idumei.
Capitolo 37
1 Giacobbe si stabilì nel paese dove suo padre era stato
forestiero, nel paese di Canaan.
2 Questa è la storia della discendenza di Giacobbe. Egli era giovane e stava
con i figli di Bila e i figli di Zilpa, mogli di suo padre. Ora Giuseppe
riferì al loro padre i pettegolezzi sul loro conto.
3 Israele amava Giuseppe più di tutti i suoi figli, perché era il figlio
avuto in vecchiaia, e gli aveva fatto una tunica dalle lunghe maniche.
4 I suoi fratelli, vedendo che il loro padre amava lui più di tutti i suoi
figli, lo odiavano e non potevano parlargli amichevolmente.
5 Ora Giuseppe fece un sogno e lo raccontò ai fratelli, che lo odiarono ancor
di più.
6 Disse dunque loro: «Ascoltate questo sogno che ho fatto.
7 Noi stavamo legando covoni in mezzo alla campagna, quand'ecco il mio covone
si alzò e restò diritto e i vostri covoni vennero intorno e si prostrarono
davanti al mio».
8 Gli dissero i suoi fratelli: «Vorrai forse regnare su di noi o ci vorrai
dominare?». Lo odiarono ancora di più a causa dei suoi sogni e delle sue
parole.
9 Egli fece ancora un altro sogno e lo narrò al padre e ai fratelli e disse:
«Ho fatto ancora un sogno, sentite: il sole, la luna e undici stelle si
prostravano davanti a me».
10 Lo narrò dunque al padre e ai fratelli e il padre lo rimproverò e gli
disse: «Che sogno è questo che hai fatto! Dovremo forse venire io e tua
madre e i tuoi fratelli a prostrarci fino a terra davanti a te?».
11 I suoi fratelli perciò erano invidiosi di lui, ma suo padre tenne in mente
la cosa.
12 I suoi fratelli andarono a pascolare il gregge del loro padre a Sichem.
13 Israele disse a Giuseppe: «Sai che i tuoi fratelli sono al pascolo a
Sichem? Vieni, ti voglio mandare da loro». Gli rispose: «Eccomi!».
14 Gli disse: «Và a vedere come stanno i tuoi fratelli e come sta il
bestiame, poi torna a riferirmi». Lo fece dunque partire dalla valle di Ebron
ed egli arrivò a Sichem.
15 Mentr'egli andava errando per la campagna, lo trovò un uomo, che gli
domandò: «Che cerchi?».
16 Rispose: «Cerco i miei fratelli. Indicami dove si trovano a pascolare».
17 Quell'uomo disse: «Hanno tolto le tende di qui, infatti li ho sentiti
dire: Andiamo a Dotan». Allora Giuseppe andò in cerca dei suoi fratelli e li
trovò a Dotan.
18 Essi lo videro da lontano e, prima che giungesse vicino a loro,
complottarono di farlo morire.
19 Si dissero l'un l'altro: «Ecco, il sognatore arriva!
20 Orsù, uccidiamolo e gettiamolo in qualche cisterna! Poi diremo: Una bestia
feroce l'ha divorato! Così vedremo che ne sarà dei suoi sogni!».
21 Ma Ruben sentì e volle salvarlo dalle loro mani, dicendo: «Non
togliamogli la vita».
22 Poi disse loro: «Non versate il sangue, gettatelo in questa cisterna che
è nel deserto, ma non colpitelo con la vostra mano» egli intendeva salvarlo
dalle loro mani e ricondurlo a suo padre.
23 Quando Giuseppe fu arrivato presso i suoi fratelli, essi lo spogliarono
della sua tunica, quella tunica dalle lunghe maniche ch'egli indossava,
24 poi lo afferrarono e lo gettarono nella cisterna: era una cisterna vuota,
senz'acqua.
25 Poi sedettero per prendere cibo. Quando ecco, alzando gli occhi, videro
arrivare una carovana di Ismaeliti provenienti da Galaad, con i cammelli
carichi di resina, di balsamo e di laudano, che andavano a portare in Egitto.
26 Allora Giuda disse ai fratelli: «Che guadagno c'è ad uccidere il nostro
fratello e a nasconderne il sangue?
27 Su, vendiamolo agli Ismaeliti e la nostra mano non sia contro di lui,
perché è nostro fratello e nostra carne». I suoi fratelli lo ascoltarono.
28 Passarono alcuni mercanti madianiti; essi tirarono su ed estrassero
Giuseppe dalla cisterna e per venti sicli d'argento vendettero Giuseppe agli
Ismaeliti. Così Giuseppe fu condotto in Egitto.
29 Quando Ruben ritornò alla cisterna, ecco Giuseppe non c'era più. Allora
si stracciò le vesti,
30 tornò dai suoi fratelli e disse: «Il ragazzo non c'è più, dove andrò
io?».
31 Presero allora la tunica di Giuseppe, scannarono un capro e intinsero la
tunica nel sangue.
32 Poi mandarono al padre la tunica dalle lunghe maniche e gliela fecero
pervenire con queste parole: «L'abbiamo trovata; riscontra se è o no la
tunica di tuo figlio».
33 Egli la riconobbe e disse: «E' la tunica di mio figlio! Una bestia feroce
l'ha divorato. Giuseppe è stato sbranato».
34 Giacobbe si stracciò le vesti, si pose un cilicio attorno ai fianchi e
fece lutto sul figlio per molti giorni.
35 Tutti i suoi figli e le sue figlie vennero a consolarlo, ma egli non volle
essere consolato dicendo: «No, io voglio scendere in lutto dal figlio mio
nella tomba». E il padre suo lo pianse.
36 Intanto i Madianiti lo vendettero in Egitto a Potifar, consigliere del
faraone e comandante delle guardie.
Capitolo 38
1 In quel tempo Giuda si separò dai suoi fratelli e si
stabilì presso un uomo di Adullam, di nome Chira.
2 Qui Giuda vide la figlia di un Cananeo chiamato Sua, la prese in moglie e si
unì a lei.
3 Essa concepì e partorì un figlio e lo chiamò Er.
4 Poi concepì ancora e partorì un figlio e lo chiamò Onan.
5 Ancora un'altra volta partorì un figlio e lo chiamò Sela. Essa si trovava
in Chezib, quando lo partorì.
6 Giuda prese una moglie per il suo primogenito Er, la quale si chiamava
Tamar.
7 Ma Er, primogenito di Giuda, si rese odioso al Signore e il Signore lo fece
morire.
8 Allora Giuda disse a Onan: «Unisciti alla moglie del fratello, compi verso
di lei il dovere di cognato e assicura così una posterità per il fratello».
9 Ma Onan sapeva che la prole non sarebbe stata considerata come sua; ogni
volta che si univa alla moglie del fratello, disperdeva per terra, per non
dare una posterità al fratello.
10 Ciò che egli faceva non fu gradito al Signore, il quale fece morire anche
lui.
11 Allora Giuda disse alla nuora Tamar: «Ritorna a casa da tuo padre come
vedova fin quando il mio figlio Sela sarà cresciuto». Perché pensava: «Che
non muoia anche questo come i suoi fratelli!». Così Tamar se ne andò e
ritornò alla casa del padre.
12 Passarono molti giorni e morì la figlia di Sua, moglie di Giuda. Quando
Giuda ebbe finito il lutto, andò a Timna da quelli che tosavano il suo gregge
e con lui vi era Chira, il suo amico di Adullam.
13 Fu portata a Tamar questa notizia: «Ecco, tuo suocero va a Timna per la
tosatura del suo gregge».
14 Allora Tamar si tolse gli abiti vedovili, si coprì con il velo e se lo
avvolse intorno, poi si pose a sedere all'ingresso di Enaim, che è sulla
strada verso Timna. Aveva visto infatti che Sela era ormai cresciuto, ma che
lei non gli era stata data in moglie.
15 Giuda la vide e la credette una prostituta, perché essa si era coperta la
faccia.
16 Egli si diresse su quella strada verso di lei e disse: «Lascia che io
venga con te!». Non sapeva infatti che quella fosse la sua nuora. Essa disse:
«Che mi darai per venire con me?».
17 Rispose: «Io ti manderò un capretto del gregge». Essa riprese: «Mi dai
un pegno fin quando me lo avrai mandato?».
18 Egli disse: «Qual è il pegno che ti devo dare?». Rispose: «Il tuo
sigillo, il tuo cordone e il bastone che hai in mano». Allora glieli diede e
le si unì. Essa concepì da lui.
19 Poi si alzò e se ne andò; si tolse il velo e rivestì gli abiti vedovili.
20 Giuda mandò il capretto per mezzo del suo amico di Adullam, per riprendere
il pegno dalle mani di quella donna, ma quegli non la trovò.
21 Domandò agli uomini di quel luogo: «Dov'è quella prostituta che stava in
Enaim sulla strada?». Ma risposero: «Non c'è stata qui nessuna
prostituta».
22 Così tornò da Giuda e disse: «Non l'ho trovata; anche gli uomini di quel
luogo dicevano: Non c'è stata qui nessuna prostituta».
23 Allora Giuda disse: «Se li tenga! Altrimenti ci esponiamo agli scherni.
Vedi che le ho mandato questo capretto, ma tu non l'hai trovata».
24 Circa tre mesi dopo, fu portata a Giuda questa notizia: «Tamar, la tua
nuora, si è prostituita e anzi è incinta a causa della prostituzione».
Giuda disse: «Conducetela fuori e sia bruciata!».
25 Essa veniva gia condotta fuori, quando mandò a dire al suocero:
«Dell'uomo a cui appartengono questi oggetti io sono incinta». E aggiunse:
«Riscontra, dunque, di chi siano questo sigillo, questi cordoni e questo
bastone».
26 Giuda li riconobbe e disse: «Essa è più giusta di me, perché io non
l'ho data a mio figlio Sela». E non ebbe più rapporti con lei.
27 Quand'essa fu giunta al momento di partorire, ecco aveva nel grembo due
gemelli.
28 Durante il parto, uno di essi mise fuori una mano e la levatrice prese un
filo scarlatto e lo legò attorno a quella mano, dicendo: «Questi è uscito
per primo».
29 Ma, quando questi ritirò la mano, ecco uscì suo fratello. Allora essa
disse: «Come ti sei aperta una breccia?» e lo si chiamò Perez.
30 Poi uscì suo fratello, che aveva il filo scarlatto alla mano, e lo si
chiamò Zerach.
Capitolo 39
1 Giuseppe era stato condotto in Egitto e Potifar, consigliere
del faraone e comandante delle guardie, un Egiziano, lo acquistò da quegli
Ismaeliti che l'avevano condotto laggiù.
2 Allora il Signore fu con Giuseppe: a lui tutto riusciva bene e rimase nella
casa dell'Egiziano, suo padrone.
3 Il suo padrone si accorse che il Signore era con lui e che quanto egli
intraprendeva il Signore faceva riuscire nelle sue mani.
4 Così Giuseppe trovò grazia agli occhi di lui e divenne suo servitore
personale; anzi quegli lo nominò suo maggiordomo e gli diede in mano tutti i
suoi averi.
5 Da quando egli lo aveva fatto suo maggiordomo e incaricato di tutti i suoi
averi, il Signore benedisse la casa dell'Egiziano per causa di Giuseppe e la
benedizione del Signore fu su quanto aveva, in casa e nella campagna.
6 Così egli lasciò tutti i suoi averi nelle mani di Giuseppe e non gli
domandava conto di nulla, se non del cibo che mangiava. Ora Giuseppe era bello
di forma e avvenente di aspetto.
7 Dopo questi fatti, la moglie del padrone gettò gli occhi su Giuseppe e gli
disse: «Unisciti a me!».
8 Ma egli rifiutò e disse alla moglie del suo padrone: «Vedi, il mio signore
non mi domanda conto di quanto è nella sua casa e mi ha dato in mano tutti i
suoi averi.
9 Lui stesso non conta più di me in questa casa; non mi ha proibito nulla, se
non te, perché sei sua moglie. E come potrei fare questo grande male e
peccare contro Dio?».
10 E, benché ogni giorno essa ne parlasse a Giuseppe, egli non acconsentì di
unirsi, di darsi a lei.
11 Ora un giorno egli entrò in casa per fare il suo lavoro, mentre non c'era
nessuno dei domestici.
12 Essa lo afferrò per la veste, dicendo: «Unisciti a me!». Ma egli le
lasciò tra le mani la veste, fuggì e uscì.
13 Allora essa, vedendo ch'egli le aveva lasciato tra le mani la veste ed era
fuggito fuori,
14 chiamò i suoi domestici e disse loro: «Guardate, ci ha condotto in casa
un Ebreo per scherzare con noi! Mi si è accostato per unirsi a me, ma io ho
gridato a gran voce.
15 Egli, appena ha sentito che alzavo la voce e chiamavo, ha lasciato la veste
accanto a me, è fuggito ed è uscito».
16 Ed essa pose accanto a sé la veste di lui finché il padrone venne a casa.
17 Allora gli disse le stesse cose: «Quel servo ebreo, che tu ci hai condotto
in casa, mi si è accostato per scherzare con me.
18 Ma appena io ho gridato e ho chiamato, ha abbandonato la veste presso di me
ed è fuggito fuori».
19 Quando il padrone udì le parole di sua moglie che gli parlava: «Proprio
così mi ha fatto il tuo servo!», si accese d'ira.
20 Il padrone di Giuseppe lo prese e lo mise nella prigione, dove erano
detenuti i carcerati del re. Così egli rimase là in prigione.
21 Ma il Signore fu con Giuseppe, gli conciliò benevolenza e gli fece trovare
grazia agli occhi del comandante della prigione.
22 Così il comandante della prigione affidò a Giuseppe tutti i carcerati che
erano nella prigione e quanto c'era da fare là dentro, lo faceva lui.
23 Il comandante della prigione non si prendeva cura più di nulla di quanto
gli era affidato, perché il Signore era con lui e quello che egli faceva il
Signore faceva riuscire.
Capitolo 40
1 Dopo queste cose il coppiere del re d'Egitto e il panettiere
offesero il loro padrone, il re d'Egitto.
2 Il faraone si adirò contro i suoi due eunuchi, contro il capo dei coppieri
e contro il capo dei panettieri,
3 e li fece mettere in carcere nella casa del comandante delle guardie, nella
prigione dove Giuseppe era detenuto.
4 Il comandante delle guardie assegnò loro Giuseppe, perché li servisse.
Così essi restarono nel carcere per un certo tempo.
5 Ora, in una medesima notte, il coppiere e il panettiere del re d'Egitto, che
erano detenuti nella prigione, ebbero tutti e due un sogno, ciascuno il suo
sogno, che aveva un significato particolare.
6 Alla mattina Giuseppe venne da loro e vide che erano afflitti.
7 Allora interrogò gli eunuchi del faraone che erano con lui in carcere nella
casa del suo padrone e disse: «Perché quest'oggi avete la faccia così
triste?».
8 Gli dissero: «Abbiamo fatto un sogno e non c'è chi lo interpreti».
Giuseppe disse loro: «Non è forse Dio che ha in suo potere le
interpretazioni? Raccontatemi dunque».
9 Allora il capo dei coppieri raccontò il suo sogno a Giuseppe e gli disse:
«Nel mio sogno, ecco mi stava davanti una vite,
10 sulla quale erano tre tralci; non appena essa cominciò a germogliare,
apparvero i fiori e i suoi grappoli maturarono gli acini.
11 Io avevo in mano il calice del faraone; presi gli acini, li spremetti nella
coppa del faraone e diedi la coppa in mano al faraone».
12 Giuseppe gli disse: «Eccone la spiegazione: i tre tralci sono tre giorni.
13 Fra tre giorni il faraone solleverà la tua testa e ti restituirà nella
tua carica e tu porgerai il calice al faraone, secondo la consuetudine di
prima, quando eri suo coppiere.
14 Ma se, quando sarai felice, ti vorrai ricordare che io sono stato con te,
fammi questo favore: parla di me al faraone e fammi uscire da questa casa.
15 Perché io sono stato portato via ingiustamente dal paese degli Ebrei e
anche qui non ho fatto nulla perché mi mettessero in questo sotterraneo».
16 Allora il capo dei panettieri, vedendo che aveva dato un'interpretazione
favorevole, disse a Giuseppe: «Quanto a me, nel mio sogno mi stavano sulla
testa tre canestri di pane bianco
17 e nel canestro che stava di sopra era ogni sorta di cibi per il faraone,
quali si preparano dai panettieri. Ma gli uccelli li mangiavano dal canestro
che avevo sulla testa».
18 Giuseppe rispose e disse: «Questa è la spiegazione: i tre canestri sono
tre giorni.
19 Fra tre giorni il faraone solleverà la tua testa e ti impiccherà ad un
palo e gli uccelli ti mangeranno la carne addosso».
20 Appunto al terzo giorno - era il giorno natalizio del faraone - egli fece
un banchetto a tutti i suoi ministri e allora sollevò la testa del capo dei
coppieri e la testa del capo dei panettieri in mezzo ai suoi ministri.
21 Restituì il capo dei coppieri al suo ufficio di coppiere, perché porgesse
la coppa al faraone,
22 e invece impiccò il capo dei panettieri, secondo l'interpretazione che
Giuseppe aveva loro data.
23 Ma il capo dei coppieri non si ricordò di Giuseppe e lo dimenticò.
Capitolo 41
1 Al termine di due anni, il faraone sognò di trovarsi presso
il Nilo.
2 Ed ecco salirono dal Nilo sette vacche, belle di aspetto e grasse e si
misero a pascolare tra i giunchi.
3 Ed ecco, dopo quelle, sette altre vacche salirono dal Nilo, brutte di
aspetto e magre, e si fermarono accanto alle prime vacche sulla riva del Nilo.
4 Ma le vacche brutte di aspetto e magre divorarono le sette vacche belle di
aspetto e grasse. E il faraone si svegliò.
5 Poi si addormentò e sognò una seconda volta: ecco sette spighe spuntavano
da un unico stelo, grosse e belle.
6 Ma ecco sette spighe vuote e arse dal vento d'oriente spuntavano dopo
quelle.
7 Le spighe vuote inghiottirono le sette spighe grosse e piene. Poi il faraone
si svegliò: era stato un sogno.
8 Alla mattina il suo spirito ne era turbato, perciò convocò tutti gli
indovini e tutti i saggi dell'Egitto. Il faraone raccontò loro il sogno, ma
nessuno lo sapeva interpretare al faraone.
9 Allora il capo dei coppieri parlò al faraone: «Io devo ricordare oggi le
mie colpe.
10 Il faraone si era adirato contro i suoi servi e li aveva messi in carcere
nella casa del capo delle guardie, me e il capo dei panettieri.
11 Noi facemmo un sogno nella stessa notte, io e lui; ma avemmo ciascuno un
sogno con un significato particolare.
12 Ora era là con noi un giovane ebreo, schiavo del capo delle guardie; noi
gli raccontammo i nostri sogni ed egli ce li interpretò, dando a ciascuno
spiegazione del suo sogno.
13 Proprio come ci aveva interpretato, così avvenne: io fui restituito alla
mia carica e l'altro fu impiccato».
14 Allora il faraone convocò Giuseppe. Lo fecero uscire in fretta dal
sotterraneo ed egli si rase, si cambiò gli abiti e si presentò al faraone.
15 Il faraone disse a Giuseppe: «Ho fatto un sogno e nessuno lo sa
interpretare; ora io ho sentito dire di te che ti basta ascoltare un sogno per
interpretarlo subito».
16 Giuseppe rispose al faraone: «Non io, ma Dio darà la risposta per la
salute del faraone!».
17 Allora il faraone disse a Giuseppe: «Nel mio sogno io mi trovavo sulla
riva del Nilo.
18 Quand'ecco salirono dal Nilo sette vacche grasse e belle di forma e si
misero a pascolare tra i giunchi.
19 Ed ecco sette altre vacche salirono dopo quelle, deboli, brutte di forma e
magre: non ne vidi mai di così brutte in tutto il paese d'Egitto.
20 Le vacche magre e brutte divorarono le prime sette vacche, quelle grasse.
21 Queste entrarono nel loro corpo, ma non si capiva che vi fossero entrate,
perché il loro aspetto era brutto come prima. E mi svegliai.
22 Poi vidi nel sogno che sette spighe spuntavano da un solo stelo, piene e
belle.
23 Ma ecco sette spighe secche, vuote e arse dal vento d'oriente, spuntavano
dopo quelle.
24 Le spighe vuote inghiottirono le sette spighe belle. Ora io l'ho detto agli
indovini, ma nessuno mi dà la spiegazione».
25 Allora Giuseppe disse al faraone: «Il sogno del faraone è uno solo:
quello che Dio sta per fare, lo ha indicato al faraone.
26 Le sette vacche belle sono sette anni e le sette spighe belle sono sette
anni: è un solo sogno.
27 E le sette vacche magre e brutte, che salgono dopo quelle, sono sette anni
e le sette spighe vuote, arse dal vento d'oriente, sono sette anni: vi saranno
sette anni di carestia.
28 E' appunto ciò che ho detto al faraone: quanto Dio sta per fare, l'ha
manifestato al faraone.
29 Ecco stanno per venire sette anni, in cui sarà grande abbondanza in tutto
il paese d'Egitto.
30 Poi a questi succederanno sette anni di carestia; si dimenticherà tutta
quella abbondanza nel paese d'Egitto e la carestia consumerà il paese.
31 Si dimenticherà che vi era stata l'abbondanza nel paese a causa della
carestia venuta in seguito, perché sarà molto dura.
32 Quanto al fatto che il sogno del faraone si è ripetuto due volte,
significa che la cosa è decisa da Dio e che Dio si affretta ad eseguirla.
33 Ora il faraone pensi a trovare un uomo intelligente e saggio e lo metta a
capo del paese d'Egitto.
34 Il faraone inoltre proceda ad istituire funzionari sul paese, per prelevare
un quinto sui prodotti del paese d'Egitto durante i sette anni di abbondanza.
35 Essi raccoglieranno tutti i viveri di queste annate buone che stanno per
venire, ammasseranno il grano sotto l'autorità del faraone e lo terranno in
deposito nelle città.
36 Questi viveri serviranno al paese di riserva per i sette anni di carestia
che verranno nel paese d'Egitto; così il paese non sarà distrutto dalla
carestia».
37 La cosa piacque al faraone e a tutti i suoi ministri.
38 Il faraone disse ai ministri: «Potremo trovare un uomo come questo, in cui
sia lo spirito di Dio?».
39 Poi il faraone disse a Giuseppe: «Dal momento che Dio ti ha manifestato
tutto questo, nessuno è intelligente e saggio come te.
40 Tu stesso sarai il mio maggiordomo e ai tuoi ordini si schiererà tutto il
mio popolo: solo per il trono io sarò più grande di te».
41 Il faraone disse a Giuseppe: «Ecco, io ti metto a capo di tutto il paese
d'Egitto».
42 Il faraone si tolse di mano l'anello e lo pose sulla mano di Giuseppe; lo
rivestì di abiti di lino finissimo e gli pose al collo un monile d'oro.
43 Poi lo fece montare sul suo secondo carro e davanti a lui si gridava:
«Abrech». E così lo si stabilì su tutto il paese d'Egitto.
44 Poi il faraone disse a Giuseppe: «Sono il faraone, ma senza il tuo
permesso nessuno potrà alzare la mano o il piede in tutto il paese
d'Egitto».
45 E il faraone chiamò Giuseppe Zafnat-Paneach e gli diede in moglie Asenat,
figlia di Potifera, sacerdote di On. Giuseppe uscì per tutto il paese
d'Egitto.
46 Giuseppe aveva trent'anni quando si presentò al faraone re d'Egitto.
47 Durante i sette anni di abbondanza la terra produsse a profusione.
48 Egli raccolse tutti i viveri dei sette anni, nei quali vi era stata
l'abbondanza nel paese d'Egitto, e ripose i viveri nelle città, cioè in ogni
città ripose i viveri della campagna circostante.
49 Giuseppe ammassò il grano come la sabbia del mare, in grandissima
quantità, così che non se ne fece più il computo, perché era
incalcolabile.
50 Intanto nacquero a Giuseppe due figli, prima che venisse l'anno della
carestia; glieli partorì Asenat, figlia di Potifera, sacerdote di On.
51 Giuseppe chiamò il primogenito Manasse, «perché - disse - Dio mi ha
fatto dimenticare ogni affanno e tutta la casa di mio padre».
52 E il secondo lo chiamò Efraim, «perché - disse - Dio mi ha reso fecondo
nel paese della mia afflizione».
53 Poi finirono i sette anni di abbondanza nel paese d'Egitto
54 e cominciarono i sette anni di carestia, come aveva detto Giuseppe. Ci fu
carestia in tutti i paesi, ma in tutto l'Egitto c'era il pane.
55 Poi tutto il paese d'Egitto cominciò a sentire la fame e il popolo gridò
al faraone per avere il pane. Allora il faraone disse a tutti gli Egiziani:
«Andate da Giuseppe; fate quello che vi dirà».
56 La carestia dominava su tutta la terra. Allora Giuseppe aprì tutti i
depositi in cui vi era grano e vendette il grano agli Egiziani, mentre la
carestia si aggravava in Egitto.
57 E da tutti i paesi venivano in Egitto per acquistare grano da Giuseppe,
perché la carestia infieriva su tutta la terra.
Capitolo 42
1 Ora Giacobbe seppe che in Egitto c'era il grano; perciò
disse ai figli: «Perché state a guardarvi l'un l'altro?».
2 E continuò: «Ecco, ho sentito dire che vi è il grano in Egitto. Andate
laggiù e compratene per noi, perché possiamo conservarci in vita e non
morire».
3 Allora i dieci fratelli di Giuseppe scesero per acquistare il frumento in
Egitto.
4 Ma quanto a Beniamino, fratello di Giuseppe, Giacobbe non lo mandò con i
fratelli perché diceva: «Non gli succeda qualche disgrazia!».
5 Arrivarono dunque i figli d'Israele per acquistare il grano, in mezzo ad
altri che pure erano venuti, perché nel paese di Canaan c'era la carestia.
6 Ora Giuseppe aveva autorità sul paese e vendeva il grano a tutto il popolo
del paese. Perciò i fratelli di Giuseppe vennero da lui e gli si prostrarono
davanti con la faccia a terra.
7 Giuseppe vide i suoi fratelli e li riconobbe, ma fece l'estraneo verso di
loro, parlò duramente e disse: «Di dove siete venuti?». Risposero: «Dal
paese di Canaan per comperare viveri».
8 Giuseppe riconobbe dunque i fratelli, mentre essi non lo riconobbero.
9 Si ricordò allora Giuseppe dei sogni che aveva avuti a loro riguardo e
disse loro: «Voi siete spie! Voi siete venuti a vedere i punti scoperti del
paese».
10 Gli risposero: «No, signore mio; i tuoi servi sono venuti per acquistare
viveri.
11 Noi siamo tutti figli di un solo uomo. Noi siamo sinceri. I tuoi servi non
sono spie!».
12 Ma egli disse loro: «No, voi siete venuti a vedere i punti scoperti del
paese!».
13 Allora essi dissero: «Dodici sono i tuoi servi, siamo fratelli, figli di
un solo uomo, nel paese di Canaan; ecco il più giovane è ora presso nostro
padre e uno non c'è più».
14 Giuseppe disse loro: «Le cose stanno come vi ho detto: voi siete spie.
15 In questo modo sarete messi alla prova: per la vita del faraone, non
uscirete di qui se non quando vi avrà raggiunto il vostro fratello più
giovane.
16 Mandate uno di voi a prendere il vostro fratello; voi rimarrete
prigionieri. Siano così messe alla prova le vostre parole, per sapere se la
verità è dalla vostra parte. Se no, per la vita del faraone, voi siete
spie!».
17 E li tenne in carcere per tre giorni.
18 Al terzo giorno Giuseppe disse loro: «Fate questo e avrete salva la vita;
io temo Dio!
19 Se voi siete sinceri, uno dei vostri fratelli resti prigioniero nel vostro
carcere e voi andate a portare il grano per la fame delle vostre case.
20 Poi mi condurrete qui il vostro fratello più giovane. Allora le vostre
parole si dimostreranno vere e non morirete». Essi annuirono.
21 Allora si dissero l'un l'altro: «Certo su di noi grava la colpa nei
riguardi di nostro fratello, perché abbiamo visto la sua angoscia quando ci
supplicava e non lo abbiamo ascoltato. Per questo ci è venuta addosso
quest'angoscia».
22 Ruben prese a dir loro: «Non ve lo avevo detto io: Non peccate contro il
ragazzo? Ma non mi avete dato ascolto. Ecco ora ci si domanda conto del suo
sangue».
23 Non sapevano che Giuseppe li capiva, perché tra lui e loro vi era
l'interprete.
24 Allora egli si allontanò da loro e pianse. Poi tornò e parlò con essi.
Scelse tra di loro Simeone e lo fece incatenare sotto i loro occhi.
25 Quindi Giuseppe diede ordine che si riempissero di grano i loro sacchi e si
rimettesse il denaro di ciascuno nel suo sacco e si dessero loro provviste per
il viaggio. E così venne loro fatto.
26 Essi caricarono il grano sugli asini e partirono di là.
27 Ora in un luogo dove passavano la notte uno di essi aprì il sacco per dare
il foraggio all'asino e vide il proprio denaro alla bocca del sacco.
28 Disse ai fratelli: «Mi è stato restituito il denaro: eccolo qui nel mio
sacco!». Allora si sentirono mancare il cuore e tremarono, dicendosi l'un
l'altro: «Che è mai questo che Dio ci ha fatto?».
29 Arrivati da Giacobbe loro padre, nel paese di Canaan, gli riferirono tutte
le cose che erano loro capitate:
30 «Quell'uomo che è il signore del paese ci ha parlato duramente e ci ha
messi in carcere come spie del paese.
31 Allora gli abbiamo detto: Noi siamo sinceri; non siamo spie!
32 Noi siamo dodici fratelli, figli di nostro padre: uno non c'è più e il
più giovane è ora presso nostro padre nel paese di Canaan.
33 Ma l'uomo, signore del paese, ci ha risposto: In questo modo io saprò se
voi siete sinceri: lasciate qui con me uno dei vostri fratelli, prendete il
grano necessario alle vostre case e andate.
34 Poi conducetemi il vostro fratello più giovane; così saprò che non siete
spie, ma che siete sinceri; io vi renderò vostro fratello e voi potrete
percorrere il paese in lungo e in largo».
35 Mentre vuotavano i sacchi, ciascuno si accorse di avere la sua borsa di
denaro nel proprio sacco. Quando essi e il loro padre videro le borse di
denaro, furono presi dal timore.
36 E il padre loro Giacobbe disse: «Voi mi avete privato dei figli! Giuseppe
non c'è più, Simeone non c'è più e Beniamino me lo volete prendere. Su di
me tutto questo ricade!».
37 Allora Ruben disse al padre: «Farai morire i miei due figli, se non te lo
ricondurrò. Affidalo a me e io te lo restituirò».
38 Ma egli rispose: «Il mio figlio non verrà laggiù con voi, perché suo
fratello è morto ed egli è rimasto solo. Se gli capitasse una disgrazia
durante il viaggio che volete fare, voi fareste scendere con dolore la mia
canizie negli inferi».
Capitolo 43
1 La carestia continuava a gravare sul paese.
2 Quando ebbero finito di consumare il grano che avevano portato dall'Egitto,
il padre disse loro: «Tornate là e acquistate per noi un po' di viveri».
3 Ma Giuda gli disse: «Quell'uomo ci ha dichiarato severamente: Non verrete
alla mia presenza, se non avrete con voi il vostro fratello!
4 Se tu sei disposto a lasciar partire con noi nostro fratello, andremo
laggiù e ti compreremo il grano.
5 Ma se tu non lo lasci partire, noi non ci andremo, perché quell'uomo ci ha
detto: Non verrete alla mia presenza, se non avrete con voi il vostro
fratello!».
6 Israele disse: «Perché mi avete fatto questo male, cioè far sapere a
quell'uomo che avevate ancora un fratello?».
7 Risposero: «Quell'uomo ci ha interrogati con insistenza intorno a noi e
alla nostra parentela: E' ancora vivo vostro padre? Avete qualche fratello? e
noi abbiamo risposto secondo queste domande. Potevamo sapere ch'egli avrebbe
detto: Conducete qui vostro fratello?».
8 Giuda disse a Israele suo padre: «Lascia venire il giovane con me;
partiremo subito per vivere e non morire, noi, tu e i nostri bambini.
9 Io mi rendo garante di lui: dalle mie mani lo reclamerai. Se non te lo
ricondurrò, se non te lo riporterò, io sarò colpevole contro di te per
tutta la vita.
10 Se non avessimo indugiato, ora saremmo gia di ritorno per la seconda
volta».
11 Israele loro padre rispose: «Se è così, fate pure: mettete nei vostri
bagagli i prodotti più scelti del paese e portateli in dono a quell'uomo: un
po' di balsamo, un po' di miele, resina e laudano, pistacchi e mandorle.
12 Prendete con voi doppio denaro, il denaro cioè che è stato rimesso nella
bocca dei vostri sacchi lo porterete indietro: forse si tratta di un errore.
13 Prendete anche vostro fratello, partite e tornate da quell'uomo.
14 Dio onnipotente vi faccia trovare misericordia presso quell'uomo, così che
vi rilasci l'altro fratello e Beniamino. Quanto a me, una volta che non avrò
più i miei figli, non li avrò più...!».
15 Presero dunque i nostri uomini questo dono e il doppio del denaro e anche
Beniamino, partirono, scesero in Egitto e si presentarono a Giuseppe.
16 Quando Giuseppe ebbe visto Beniamino con loro, disse al suo maggiordomo:
«Conduci questi uomini in casa, macella quello che occorre e prepara, perché
questi uomini mangeranno con me a mezzogiorno».
17 Il maggiordomo fece come Giuseppe aveva ordinato e introdusse quegli uomini
nella casa di Giuseppe.
18 Ma quegli uomini si spaventarono, perché venivano condotti in casa di
Giuseppe, e dissero: «A causa del denaro, rimesso nei nostri sacchi l'altra
volta, ci si vuol condurre là: per assalirci, piombarci addosso e prenderci
come schiavi con i nostri asini».
19 Allora si avvicinarono al maggiordomo della casa di Giuseppe e parlarono
con lui all'ingresso della casa;
20 dissero: «Mio signore, noi siamo venuti gia un'altra volta per comperare
viveri.
21 Quando fummo arrivati ad un luogo per passarvi la notte, aprimmo i sacchi
ed ecco il denaro di ciascuno si trovava alla bocca del suo sacco: proprio il
nostro denaro con il suo peso esatto. Allora noi l'abbiamo portato indietro
22 e, per acquistare i viveri, abbiamo portato con noi altro denaro. Non
sappiamo chi abbia messo nei sacchi il nostro denaro!».
23 Ma quegli disse: «State in pace, non temete! Il vostro Dio e il Dio dei
padri vostri vi ha messo un tesoro nei sacchi; il vostro denaro è pervenuto a
me». E portò loro Simeone.
24 Quell'uomo fece entrare gli uomini nella casa di Giuseppe, diede loro
acqua, perché si lavassero i piedi e diede il foraggio ai loro asini.
25 Essi prepararono il dono nell'attesa che Giuseppe arrivasse a mezzogiorno,
perché avevano saputo che avrebbero preso cibo in quel luogo.
26 Quando Giuseppe arrivò a casa, gli presentarono il dono, che avevano con
sé, e si prostrarono davanti a lui con la faccia a terra.
27 Egli domandò loro come stavano e disse: «Sta bene il vostro vecchio
padre, di cui mi avete parlato? Vive ancora?».
28 Risposero: «Il tuo servo, nostro padre, sta bene, è ancora vivo» e si
inginocchiarono prostrandosi.
29 Egli alzò gli occhi e guardò Beniamino, suo fratello, il figlio di sua
madre, e disse: «E' questo il vostro fratello più giovane, di cui mi avete
parlato?» e aggiunse: «Dio ti conceda grazia, figlio mio!».
30 Giuseppe uscì in fretta, perché si era commosso nell'intimo alla presenza
di suo fratello e sentiva il bisogno di piangere; entrò nella sua camera e
pianse.
31 Poi si lavò la faccia, uscì e, facendosi forza, ordinò: «Servite il
pasto».
32 Fu servito per lui a parte, per loro a parte e per i commensali egiziani a
parte, perché gli Egiziani non possono prender cibo con gli Ebrei: ciò
sarebbe per loro un abominio.
33 Presero posto davanti a lui dal primogenito al più giovane, ciascuno in
ordine di età ed essi si guardavano con meraviglia l'un l'altro.
34 Egli fece portare loro porzioni prese dalla propria mensa, ma la porzione
di Beniamino era cinque volte più abbondante di quella di tutti gli altri. E
con lui bevvero fino all'allegria.
Capitolo 44
1 Diede poi questo ordine al maggiordomo della sua casa:
«Riempi i sacchi di quegli uomini di tanti viveri quanti ne possono contenere
e metti il denaro di ciascuno alla bocca del suo sacco.
2 Insieme metterai la mia coppa, la coppa d'argento, alla bocca del sacco del
più giovane, con il denaro del suo grano». Quegli fece secondo l'ordine di
Giuseppe.
3 Al mattino, fattosi chiaro, quegli uomini furono fatti partire con i loro
asini.
4 Erano appena usciti dalla città e ancora non si erano allontanati, quando
Giuseppe disse al maggiordomo della sua casa: «Su, insegui quegli uomini,
raggiungili e dì loro: Perché avete reso male per bene?
5 Non è forse questa la coppa in cui beve il mio signore e per mezzo della
quale egli suole trarre i presagi? Avete fatto male a fare così».
6 Egli li raggiunse e ripetè loro queste parole.
7 Quelli gli dissero: «Perché il mio signore dice queste cose? Lungi dai
tuoi servi il fare una tale cosa!
8 Ecco, il denaro che abbiamo trovato alla bocca dei nostri sacchi te lo
abbiamo riportato dal paese di Canaan e come potremmo rubare argento od oro
dalla casa del tuo padrone?
9 Quello dei tuoi servi, presso il quale si troverà, sarà messo a morte e
anche noi diventeremo schiavi del mio signore».
10 Rispose: «Ebbene, come avete detto, così sarà: colui, presso il quale si
troverà, sarà mio schiavo e voi sarete innocenti».
11 Ciascuno si affrettò a scaricare a terra il suo sacco e lo aprì.
12 Quegli li frugò dal maggiore al più piccolo, e la coppa fu trovata nel
sacco di Beniamino.
13 Allora essi si stracciarono le vesti, ricaricarono ciascuno il proprio
asino e tornarono in città.
14 Giuda e i suoi fratelli vennero nella casa di Giuseppe, che si trovava
ancora là, e si gettarono a terra davanti a lui.
15 Giuseppe disse loro: «Che azione avete commessa? Non sapete che un uomo
come me è capace di indovinare?».
16 Giuda disse: «Che diremo al mio signore? Come parlare? Come giustificarci?
Dio ha scoperto la colpa dei tuoi servi... Eccoci schiavi del mio signore, noi
e colui che è stato trovato in possesso della coppa».
17 Ma egli rispose: «Lungi da me il far questo! L'uomo trovato in possesso
della coppa, lui sarà mio schiavo: quanto a voi, tornate in pace da vostro
padre».
18 Allora Giuda gli si fece innanzi e disse: «Mio signore, sia permesso al
tuo servo di far sentire una parola agli orecchi del mio signore; non si
accenda la tua ira contro il tuo servo, perché il faraone è come te!
19 Il mio signore aveva interrogato i suoi servi: Avete un padre o un
fratello?
20 E noi avevamo risposto al mio signore: Abbiamo un padre vecchio e un figlio
ancor giovane natogli in vecchiaia, suo fratello è morto ed egli è rimasto
il solo dei figli di sua madre e suo padre lo ama.
21 Tu avevi detto ai tuoi servi: Conducetelo qui da me, perché lo possa
vedere con i miei occhi.
22 Noi avevamo risposto al mio signore: Il giovinetto non può abbandonare suo
padre: se lascerà suo padre, questi morirà.
23 Ma tu avevi soggiunto ai tuoi servi: Se il vostro fratello minore non
verrà qui con voi, non potrete più venire alla mia presenza.
24 Quando dunque eravamo ritornati dal tuo servo, mio padre, gli riferimmo le
parole del mio signore.
25 E nostro padre disse: Tornate ad acquistare per noi un po' di viveri.
26 E noi rispondemmo: Non possiamo ritornare laggiù: se c'è con noi il
nostro fratello minore, andremo; altrimenti, non possiamo essere ammessi alla
presenza di quell'uomo senza avere con noi il nostro fratello minore.
27 Allora il tuo servo, mio padre, ci disse: Voi sapete che due figli mi aveva
procreato mia moglie.
28 Uno partì da me e dissi: certo è stato sbranato! Da allora non l'ho più
visto.
29 Se ora mi porterete via anche questo e gli capitasse una disgrazia, voi
fareste scendere con dolore la mia canizie nella tomba.
30 Ora, quando io arriverò dal tuo servo, mio padre, e il giovinetto non
sarà con noi, mentre la vita dell'uno è legata alla vita dell'altro,
31 appena egli avrà visto che il giovinetto non è con noi, morirà e i tuoi
servi avranno fatto scendere con dolore negli inferi la canizie del tuo servo,
nostro padre.
32 Ma il tuo servo si è reso garante del giovinetto presso mio padre: Se non
te lo ricondurrò, sarò colpevole verso mio padre per tutta la vita.
33 Ora, lascia che il tuo servo rimanga invece del giovinetto come schiavo del
mio signore e il giovinetto torni lassù con i suoi fratelli!
34 Perché, come potrei tornare da mio padre senz'avere con me il giovinetto?
Ch'io non veda il male che colpirebbe mio padre!».
Capitolo 45
1 Allora Giuseppe non potè più contenersi dinanzi ai
circostanti e gridò: «Fate uscire tutti dalla mia presenza!». Così non
restò nessuno presso di lui, mentre Giuseppe si faceva conoscere ai suoi
fratelli.
2 Ma diede in un grido di pianto e tutti gli Egiziani lo sentirono e la cosa
fu risaputa nella casa del faraone.
3 Giuseppe disse ai fratelli: «Io sono Giuseppe! Vive ancora mio padre?». Ma
i suoi fratelli non potevano rispondergli, perché atterriti dalla sua
presenza.
4 Allora Giuseppe disse ai fratelli: «Avvicinatevi a me!». Si avvicinarono e
disse loro: «Io sono Giuseppe, il vostro fratello, che voi avete venduto per
l'Egitto.
5 Ma ora non vi rattristate e non vi crucciate per avermi venduto quaggiù,
perché Dio mi ha mandato qui prima di voi per conservarvi in vita.
6 Perché gia da due anni vi è la carestia nel paese e ancora per cinque anni
non vi sarà né aratura né mietitura.
7 Dio mi ha mandato qui prima di voi, per assicurare a voi la sopravvivenza
nel paese e per salvare in voi la vita di molta gente.
8 Dunque non siete stati voi a mandarmi qui, ma Dio ed Egli mi ha stabilito
padre per il faraone, signore su tutta la sua casa e governatore di tutto il
paese d'Egitto.
9 Affrettatevi a salire da mio padre e ditegli: Dice il tuo figlio Giuseppe:
Dio mi ha stabilito signore di tutto l'Egitto. Vieni quaggiù presso di me e
non tardare.
10 Abiterai nel paese di Gosen e starai vicino a me tu, i tuoi figli e i figli
dei tuoi figli, i tuoi greggi e i tuoi armenti e tutti i tuoi averi.
11 Là io ti darò sostentamento, poiché la carestia durerà ancora cinque
anni, e non cadrai nell'indigenza tu, la tua famiglia e quanto possiedi.
12 Ed ecco, i vostri occhi lo vedono e lo vedono gli occhi di mio fratello
Beniamino: è la mia bocca che vi parla!
13 Riferite a mio padre tutta la gloria che io ho in Egitto e quanto avete
visto; affrettatevi a condurre quaggiù mio padre».
14 Allora egli si gettò al collo di Beniamino e pianse. Anche Beniamino
piangeva stretto al suo collo.
15 Poi baciò tutti i fratelli e pianse stringendoli a sé. Dopo, i suoi
fratelli si misero a conversare con lui.
16 Intanto nella casa del faraone si era diffusa la voce: «Sono venuti i
fratelli di Giuseppe!» e questo fece piacere al faraone e ai suoi ministri.
17 Allora il faraone disse a Giuseppe: «Dì ai tuoi fratelli: Fate questo:
caricate le cavalcature, partite e andate nel paese di Canaan.
18 Poi prendete vostro padre e le vostre famiglie e venite da me e io vi darò
il meglio del paese d'Egitto e mangerete i migliori prodotti della terra.
19 Quanto a te, dà loro questo comando: Fate questo: prendete con voi dal
paese d'Egitto carri per i vostri bambini e le vostre donne, prendete vostro
padre e venite.
20 Non abbiate rincrescimento per la vostra roba, perché il meglio di tutto
il paese sarà vostro».
21 Così fecero i figli di Israele. Giuseppe diede loro carri secondo l'ordine
del faraone e diede loro una provvista per il viaggio.
22 Diede a tutti una muta di abiti per ciascuno, ma a Beniamino diede trecento
sicli d'argento e cinque mute di abiti.
23 Allo stesso modo mandò al padre dieci asini carichi dei migliori prodotti
dell'Egitto e dieci asine cariche di grano, pane e viveri per il viaggio del
padre.
24 Poi congedò i fratelli e, mentre partivano, disse loro: «Non litigate
durante il viaggio!».
25 Così essi ritornarono dall'Egitto e arrivarono nel paese di Canaan, dal
loro padre Giacobbe
26 e subito gli riferirono: «Giuseppe è ancora vivo, anzi governa tutto il
paese d'Egitto!». Ma il suo cuore rimase freddo, perché non poteva credere
loro.
27 Quando però essi gli riferirono tutte le parole che Giuseppe aveva detto
loro ed egli vide i carri che Giuseppe gli aveva mandati per trasportarlo,
allora lo spirito del loro padre Giacobbe si rianimò.
28 Israele disse: «Basta! Giuseppe, mio figlio, è vivo. Andrò a vederlo
prima di morire!».
Capitolo 46
1 Israele dunque levò le tende con quanto possedeva e arrivò
a Bersabea, dove offrì sacrifici al Dio di suo padre Isacco.
2 Dio disse a Israele in una visione notturna: «Giacobbe, Giacobbe!».
Rispose: «Eccomi!».
3 Riprese: «Io sono Dio, il Dio di tuo padre. Non temere di scendere in
Egitto, perché laggiù io farò di te un grande popolo.
4 Io scenderò con te in Egitto e io certo ti farò tornare. Giuseppe ti
chiuderà gli occhi».
5 Giacobbe si alzò da Bersabea e i figli di Israele fecero salire il loro
padre Giacobbe, i loro bambini e le loro donne sui carri che il faraone aveva
mandati per trasportarlo.
6 Essi presero il loro bestiame e tutti i beni che avevano acquistati nel
paese di Canaan e vennero in Egitto; Giacobbe cioè e con lui tutti i suoi
discendenti;
7 i suoi figli e i nipoti, le sue figlie e le nipoti, tutti i suoi discendenti
egli condusse con sé in Egitto.
8 Questi sono i nomi dei figli d'Israele che entrarono in Egitto: Giacobbe e i
suoi figli, il primogenito di Giacobbe, Ruben.
9 I figli di Ruben: Enoch, Pallu, Chezron e Carmi.
10 I figli di Simeone: Iemuel, Iamin, Oad, Iachin, Socar e Saul, figlio della
Cananea.
11 I figli di Levi: Gherson, Keat e Merari.
12 I figli di Giuda: Er, Onan, Sela, Perez e Zerach; ma Er e Onan morirono nel
paese di Canaan. Furono figli di Perez: Chezron e Amul.
13 I figli di Issacar: Tola, Puva, Giobbe e Simron.
14 I figli di Zàbulon: Sered, Elon e Iacleel.
15 Questi sono i figli che Lia partorì a Giacobbe in Paddan-Aram insieme con
la figlia Dina; tutti i suoi figli e le sue figlie erano trentatrè persone.
16 I figli di Gad: Zifion, Agghi, Suni, Esbon, Eri, Arodi e Areli.
17 I figli di Aser: Imma, Isva, Isvi, Beria e la loro sorella Serach. I figli
di Beria: Eber e Malchiel.
18 Questi sono i figli di Zilpa, che Làbano aveva dato alla figlia Lia; essa
li partorì a Giacobbe: sono sedici persone.
19 I figli di Rachele, moglie di Giacobbe: Giuseppe e Beniamino.
20 A Giuseppe nacquero in Egitto Efraim e Manasse, che gli partorì Asenat,
figlia di Potifera, sacerdote di On.
21 I figli di Beniamino: Bela, Becher e Asbel, Ghera, Naaman, Echi, Ros,
Muppim, Uppim e Arde.
22 Questi sono i figli che Rachele partorì a Giacobbe; in tutto sono
quattordici persone.
23 I figli di Dan: Usim.
24 I figli di Nèftali: Iacseel, Guni, Ieser e Sillem.
25 Questi sono i figli di Bila, che Làbano diede alla figlia Rachele, ed essa
li partorì a Giacobbe; in tutto sette persone.
26 Tutte le persone che entrarono con Giacobbe in Egitto, uscite dai suoi
fianchi, senza le mogli dei figli di Giacobbe, sono sessantasei.
27 I figli che nacquero a Giuseppe in Egitto sono due persone. Tutte le
persone della famiglia di Giacobbe, che entrarono in Egitto, sono settanta.
28 Ora egli aveva mandato Giuda avanti a sé da Giuseppe, perché questi desse
istruzioni in Gosen prima del suo arrivo. Poi arrivarono al paese di Gosen.
29 Allora Giuseppe fece attaccare il suo carro e salì in Gosen incontro a
Israele, suo padre. Appena se lo vide davanti, gli si gettò al collo e pianse
a lungo stretto al suo collo.
30 Israele disse a Giuseppe: «Posso anche morire, questa volta, dopo aver
visto la tua faccia, perché sei ancora vivo».
31 Allora Giuseppe disse ai fratelli e alla famiglia del padre: «Vado ad
informare il faraone e a dirgli: I miei fratelli e la famiglia di mio padre,
che erano nel paese di Canaan, sono venuti da me.
32 Ora questi uomini sono pastori di greggi, si occupano di bestiame, e hanno
condotto i loro greggi, i loro armenti e tutti i loro averi.
33 Quando dunque il faraone vi chiamerà e vi domanderà: Qual è il vostro
mestiere?,
34 voi risponderete: Gente dedita al bestiame sono stati i tuoi servi, dalla
nostra fanciullezza fino ad ora, noi e i nostri padri. Questo perché possiate
risiedere nel paese di Gosen». Perché tutti i pastori di greggi sono un
abominio per gli Egiziani.
Capitolo 47
1 Giuseppe andò ad informare il faraone dicendogli: «Mio
padre e i miei fratelli con i loro greggi e armenti e con tutti i loro averi
sono venuti dal paese di Canaan; eccoli nel paese di Gosen».
2 Intanto prese cinque uomini dal gruppo dei suoi fratelli e li presentò al
faraone.
3 Il faraone disse ai suoi fratelli: «Qual è il vostro mestiere?». Essi
risposero al faraone: «Pastori di greggi sono i tuoi servi, noi e i nostri
padri».
4 Poi dissero al faraone: «Siamo venuti per soggiornare come forestieri nel
paese perché non c'è più pascolo per il gregge dei tuoi servi; infatti è
grave la carestia nel paese di Canaan. E ora lascia che i tuoi servi risiedano
nel paese di Gosen!».
5 Allora il faraone disse a Giuseppe: «Tuo padre e i tuoi fratelli sono
dunque venuti da te.
6 Ebbene, il paese d'Egitto è a tua disposizione: fà risiedere tuo padre e i
tuoi fratelli nella parte migliore del paese. Risiedano pure nel paese di
Gosen. Se tu sai che vi sono tra di loro uomini capaci, costituiscili sopra i
miei averi in qualità di sovrintendenti al bestiame».
7 Poi Giuseppe introdusse Giacobbe, suo padre, e lo presentò al faraone e
Giacobbe benedisse il faraone.
8 Il faraone domandò a Giacobbe: «Quanti anni hai?».
9 Giacobbe rispose al faraone: «Centotrenta di vita errabonda, pochi e tristi
sono stati gli anni della mia vita e non hanno raggiunto il numero degli anni
dei miei padri, al tempo della loro vita nomade».
10 Poi Giacobbe benedisse il faraone e si allontanò dal faraone.
11 Giuseppe fece risiedere suo padre e i suoi fratelli e diede loro una
proprietà nel paese d'Egitto, nella parte migliore del paese, nel territorio
di Ramses, come aveva comandato il faraone.
12 Giuseppe diede il sostentamento al padre, ai fratelli e a tutta la famiglia
di suo padre, fornendo pane secondo il numero dei bambini.
13 Ora non c'era pane in tutto il paese, perché la carestia era molto grave:
il paese d'Egitto e il paese di Canaan languivano per la carestia.
14 Giuseppe raccolse tutto il denaro che si trovava nel paese d'Egitto e nel
paese di Canaan in cambio del grano che essi acquistavano; Giuseppe consegnò
questo denaro alla casa del faraone.
15 Quando fu esaurito il denaro del paese di Egitto e del paese di Canaan,
tutti gli Egiziani vennero da Giuseppe a dire: «Dacci il pane! Perché
dovremmo morire sotto i tuoi occhi? Infatti non c'è più denaro».
16 Rispose Giuseppe: «Cedetemi il vostro bestiame e io vi darò pane in
cambio del vostro bestiame, se non c'è più denaro».
17 Allora condussero a Giuseppe il loro bestiame e Giuseppe diede loro il pane
in cambio dei cavalli e delle pecore, dei buoi e degli asini; così in
quell'anno li nutrì di pane in cambio di tutto il loro bestiame.
18 Passato quell'anno, vennero a lui l'anno dopo e gli dissero: «Non
nascondiamo al mio signore che si è esaurito il denaro e anche il possesso
del bestiame è passato al mio signore, non rimane più a disposizione del mio
signore se non il nostro corpo e il nostro terreno.
19 Perché dovremmo perire sotto i tuoi occhi, noi e la nostra terra? Acquista
noi e la nostra terra in cambio di pane e diventeremo servi del faraone noi
con la nostra terra; ma dacci di che seminare, così che possiamo vivere e non
morire e il suolo non diventi un deserto!».
20 Allora Giuseppe acquistò per il faraone tutto il terreno dell'Egitto,
perché gli Egiziani vendettero ciascuno il proprio campo, tanto infieriva su
di loro la carestia. Così la terra divenne proprietà del faraone.
21 Quanto al popolo, egli lo fece passare nelle città da un capo all'altro
della frontiera egiziana.
22 Soltanto il terreno dei sacerdoti egli non acquistò, perché i sacerdoti
avevano un'assegnazione fissa da parte del faraone e si nutrivano
dell'assegnazione che il faraone passava loro; per questo non vendettero il
loro terreno.
23 Poi Giuseppe disse al popolo: «Vedete, io ho acquistato oggi per il
faraone voi e il vostro terreno. Eccovi il seme: seminate il terreno.
24 Ma quando vi sarà il raccolto, voi ne darete un quinto al faraone e
quattro parti saranno vostre, per la semina dei campi, per il nutrimento
vostro e di quelli di casa vostra e per il nutrimento dei vostri bambini».
25 Gli risposero: «Ci hai salvato la vita! Ci sia solo concesso di trovar
grazia agli occhi del mio signore e saremo servi del faraone!».
26 Così Giuseppe fece di questo una legge che vige fino ad oggi sui terreni
d'Egitto, per la quale si deve dare la quinta parte al faraone. Soltanto i
terreni dei sacerdoti non divennero del faraone.
27 Gli Israeliti intanto si stabilirono nel paese d'Egitto, nel territorio di
Gosen, ebbero proprietà e furono fecondi e divennero molto numerosi.
28 Giacobbe visse nel paese d'Egitto diciassette anni e gli anni della sua
vita furono centoquarantasette.
29 Quando fu vicino il tempo della sua morte, Israele chiamò il figlio
Giuseppe e gli disse: «Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, metti la mano
sotto la mia coscia e usa con me bontà e fedeltà: non seppellirmi in Egitto!
30 Quando io mi sarò coricato con i miei padri, portami via dall'Egitto e
seppelliscimi nel loro sepolcro». Rispose: «Io agirò come hai detto».
31 Riprese: «Giuramelo!». E glielo giurò; allora Israele si prostrò sul
capezzale del letto.
Capitolo 48
1 Dopo queste cose, fu riferito a Giuseppe: «Ecco, tuo padre
è malato!». Allora egli condusse con sé i due figli Manasse ed Efraim.
2 Fu riferita la cosa a Giacobbe: «Ecco, tuo figlio Giuseppe è venuto da
te». Allora Israele raccolse le forze e si mise a sedere sul letto.
3 Giacobbe disse a Giuseppe: «Dio onnipotente mi apparve a Luz, nel paese di
Canaan, e mi benedisse
4 dicendomi: Ecco, io ti rendo fecondo: ti moltiplicherò e ti farò diventare
un insieme di popoli e darò questo paese alla tua discendenza dopo di te in
possesso perenne.
5 Ora i due figli che ti sono nati nel paese d'Egitto prima del mio arrivo
presso di te in Egitto, sono miei: Efraim e Manasse saranno miei come Ruben e
Simeone.
6 Invece i figli che tu avrai generati dopo di essi, saranno tuoi: saranno
chiamati con il nome dei loro fratelli nella loro eredità.
7 Quanto a me, mentre giungevo da Paddan, Rachele, tua madre, mi morì nel
paese di Canaan durante il viaggio, quando mancava un tratto di cammino per
arrivare a Efrata, e l'ho sepolta là lungo la strada di Efrata, cioè
Betlemme».
8 Poi Israele vide i figli di Giuseppe e disse: «Chi sono questi?».
9 Giuseppe disse al padre: «Sono i figli che Dio mi ha dati qui». Riprese:
«Portameli perché io li benedica!».
10 Ora gli occhi di Israele erano offuscati dalla vecchiaia: non poteva più
distinguere. Giuseppe li avvicinò a lui, che li baciò e li abbracciò.
11 Israele disse a Giuseppe: «Io non pensavo più di vedere la tua faccia ed
ecco, Dio mi ha concesso di vedere anche la tua prole!».
12 Allora Giuseppe li ritirò dalle sue ginocchia e si prostrò con la faccia
a terra.
13 Poi li prese tutti e due, Efraim con la sua destra, alla sinistra di
Israele, e Manasse con la sua sinistra, alla destra di Israele, e li avvicinò
a lui.
14 Ma Israele stese la mano destra e la pose sul capo di Efraim, che pure era
il più giovane, e la sua sinistra sul capo di Manasse, incrociando le
braccia, benché Manasse fosse il primogenito.
15 E così benedisse Giuseppe: i miei padri Abramo e Isacco, il Dio che è
stato il mio pastore da quando esisto fino ad oggi,
16 l'angelo che mi ha liberato da ogni male, benedica questi giovinetti! Sia
ricordato in essi il mio nome e il nome dei miei padri Abramo e Isacco e si
moltiplichino in gran numero in mezzo alla terra!».
17 Giuseppe notò che il padre aveva posato la destra sul capo di Efraim e
ciò gli spiacque. Prese dunque la mano del padre per toglierla dal capo di
Efraim e porla sul capo di Manasse.
18 Disse al padre: «Non così, padre mio: è questo il primogenito, posa la
destra sul suo capo!».
19 Ma il padre ricusò e disse: «Lo so, figlio mio, lo so: anch'egli
diventerà un popolo, anch'egli sarà grande, ma il suo fratello minore sarà
più grande di lui e la sua discendenza diventerà una moltitudine di
nazioni».
20 E li benedisse in quel giorno: per benedire, dicendo: Dio ti renda come
Efraim e come Manasse!».
21 Poi Israele disse a Giuseppe: «Ecco, io sto per morire, ma Dio sarà con
voi e vi farà tornare al paese dei vostri padri.
22 Quanto a me, io do a te, più che ai tuoi fratelli, un dorso di monte, che
io ho conquistato dalle mani degli Amorrei con la spada e l'arco».
Capitolo 49
1 Quindi Giacobbe chiamò i figli e disse: «Radunatevi,
perché io vi annunzi quello che vi accadrà nei tempi futuri.
2 Radunatevi e ascoltate, figli di Giacobbe, ascoltate Israele, vostro padre!
3 Ruben, tu sei il mio primogenito, il mio vigore e la primizia della mia
virilità, esuberante in fierezza ed esuberante in forza!
4 Bollente come l'acqua, tu non avrai preminenza, perché hai invaso il talamo
di tuo padre e hai violato il mio giaciglio su cui eri salito.
5 Simeone e Levi sono fratelli, strumenti di violenza sono i loro coltelli.
6 Nel loro conciliabolo non entri l'anima mia, al loro convegno non si unisca
il mio cuore. Perché con ira hanno ucciso gli uomini e con passione hanno
storpiato i tori.
7 Maledetta la loro ira, perché violenta, e la loro collera, perché crudele!
Io li dividerò in Giacobbe e li disperderò in Israele.
8 Giuda, te loderanno i tuoi fratelli; la tua mano sarà sulla nuca dei tuoi
nemici; davanti a te si prostreranno i figli di tuo padre.
9 Un giovane leone è Giuda: dalla preda, figlio mio, sei tornato; si è
sdraiato, si è accovacciato come un leone e come una leonessa; chi oserà
farlo alzare?
10 Non sarà tolto lo scettro da Giuda nè il bastone del comando tra i suoi
piedi, finché verrà colui al quale esso appartiene e a cui è dovuta
l'obbedienza dei popoli.
11 Egli lega alla vite il suo asinello e a scelta vite il figlio della sua
asina, lava nel vino la veste e nel sangue dell'uva il manto;
12 lucidi ha gli occhi per il vino e bianchi i denti per il latte.
13 Zàbulon abiterà lungo il lido del mare e sarà l'approdo delle navi, con
il fianco rivolto a Sidòne.
14 Issacar è un asino robusto, accovacciato tra un doppio recinto.
15 Ha visto che il luogo di riposo era bello, che il paese era ameno; ha
piegato il dorso a portar la soma ed è stato ridotto ai lavori forzati.
16 Dan giudicherà il suo popolo come ogni altra tribù d'Israele.
17 Sia Dan un serpente sulla strada, una vipera cornuta sul sentiero, che
morde i garretti del cavallo e il cavaliere cade all'indietro.
18 Io spero nella tua salvezza, Signore!
19 Gad, assalito da un'orda, ne attacca la retroguardia.
20 Aser, il suo pane è pingue: egli fornisce delizie da re.
21 Nèftali è una cerva slanciata che dà bei cerbiatti.
22 Germoglio di ceppo fecondo è Giuseppe; germoglio di ceppo fecondo presso
una fonte, i cui rami si stendono sul muro.
23 Lo hanno esasperato e colpito, lo hanno perseguitato i tiratori di frecce.
24 Ma è rimasto intatto il suo arco e le sue braccia si muovon veloci per le
mani del Potente di Giacobbe, per il nome del Pastore, Pietra d'Israele.
25 Per il Dio di tuo padre - egli ti aiuti! e per il Dio onnipotente - egli ti
benedica! Con benedizioni del cielo dall'alto, benedizioni dell'abisso nel
profondo, benedizioni delle mammelle e del grembo.
26 Le benedizioni di tuo padre sono superiori alle benedizioni dei monti
antichi, alle attrattive dei colli eterni. Vengano sul capo di Giuseppe e
sulla testa del principe tra i suoi fratelli!
27 Beniamino è un lupo che sbrana: al mattino divora la preda e alla sera
spartisce il bottino.
28 Tutti questi formano le dodici tribù d'Israele, questo è ciò che disse
loro il loro padre, quando li ha benedetti; ognuno egli benedisse con una
benedizione particolare.
29 Poi diede loro quest'ordine: «Io sto per essere riunito ai miei antenati:
seppellitemi presso i miei padri nella caverna che è nel campo di Efron
l'Hittita,
30 nella caverna che si trova nel campo di Macpela di fronte a Mamre, nel
paese di Canaan, quella che Abramo acquistò con il campo di Efron l'Hittita
come proprietà sepolcrale.
31 Là seppellirono Abramo e Sara sua moglie, là seppellirono Isacco e
Rebecca sua moglie e là seppellii Lia.
32 La proprietà del campo e della caverna che si trova in esso proveniva
dagli Hittiti.
33 Quando Giacobbe ebbe finito di dare questo ordine ai figli, ritrasse i
piedi nel letto e spirò e fu riunito ai suoi antenati.
Capitolo 50
1 Allora Giuseppe si gettò sulla faccia di suo padre, pianse
su di lui e lo baciò.
2 Poi Giuseppe ordinò ai suoi medici di imbalsamare suo padre. I medici
imbalsamarono Israele
3 e vi impiegarono quaranta giorni, perché tanti ne occorrono per
l'imbalsamazione. Gli Egiziani lo piansero settanta giorni.
4 Passati i giorni del lutto, Giuseppe parlò alla casa del faraone: «Se ho
trovato grazia ai vostri occhi, vogliate riferire agli orecchi del faraone
queste parole:
5 Mio padre mi ha fatto giurare: Ecco, io sto per morire: tu devi seppellirmi
nel sepolcro che mi sono scavato nel paese di Canaan. Ora, possa io andare a
seppellire mio padre e tornare».
6 Il faraone rispose: «Và e seppellisci tuo padre com'egli ti ha fatto
giurare».
7 Allora Giuseppe andò a seppellire suo padre e con lui andarono tutti i
ministri del faraone, gli anziani della sua casa, tutti gli anziani del paese
d'Egitto,
8 tutta la casa di Giuseppe e i suoi fratelli e la casa di suo padre. Soltanto
i loro bambini e i loro greggi e i loro armenti essi lasciarono nel paese di
Gosen.
9 Andarono con lui anche i carri da guerra e la cavalleria, così da formare
una carovana imponente.
10 Quando arrivarono all'Aia di Atad, che è al di là del Giordano, fecero un
lamento molto grande e solenne ed egli celebrò per suo padre un lutto di
sette giorni.
11 I Cananei che abitavano il paese videro il lutto alla Aia di Atad e
dissero: «E' un lutto grave questo per gli Egiziani». Per questo la si
chiamò Abel-Mizraim, che si trova al di là del Giordano.
12 Poi i suoi figli fecero per lui così come aveva loro comandato.
13 I suoi figli lo portarono nel paese di Canaan e lo seppellirono nella
caverna del campo di Macpela, quel campo che Abramo aveva acquistato, come
proprietà sepolcrale, da Efron l'Hittita, e che si trova di fronte a Mamre.
14 Dopo aver sepolto suo padre, Giuseppe tornò in Egitto insieme con i suoi
fratelli e con quanti erano andati con lui a seppellire suo padre.
15 Ma i fratelli di Giuseppe cominciarono ad aver paura, dato che il loro
padre era morto, e dissero: «Chissà se Giuseppe non ci tratterà da nemici e
non ci renderà tutto il male che noi gli abbiamo fatto?».
16 Allora mandarono a dire a Giuseppe: «Tuo padre prima di morire ha dato
quest'ordine:
17 Direte a Giuseppe: Perdona il delitto dei tuoi fratelli e il loro peccato,
perché ti hanno fatto del male! Perdona dunque il delitto dei servi del Dio
di tuo padre!». Giuseppe pianse quando gli si parlò così.
18 E i suoi fratelli andarono e si gettarono a terra davanti a lui e dissero:
«Eccoci tuoi schiavi!».
19 Ma Giuseppe disse loro: «Non temete. Sono io forse al posto di Dio?
20 Se voi avevate pensato del male contro di me, Dio ha pensato di farlo
servire a un bene, per compiere quello che oggi si avvera: far vivere un
popolo numeroso.
21 Dunque non temete, io provvederò al sostentamento per voi e per i vostri
bambini». Così li consolò e fece loro coraggio.
22 Ora Giuseppe con la famiglia di suo padre abitò in Egitto; Giuseppe visse
centodieci anni.
23 Così Giuseppe vide i figli di Efraim fino alla terza generazione e anche i
figli di Machir, figlio di Manasse, nacquero sulle ginocchia di Giuseppe.
24 Poi Giuseppe disse ai fratelli: «Io sto per morire, ma Dio verrà certo a
visitarvi e vi farà uscire da questo paese verso il paese ch'egli ha promesso
con giuramento ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe».
25 Giuseppe fece giurare ai figli di Israele così: «Dio verrà certo a
visitarvi e allora voi porterete via di qui le mie ossa».
26 Poi Giuseppe morì all'età di centodieci anni; lo imbalsamarono e fu posto
in un sarcofago in Egitto.
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