![]() |
![]() |
|
|
PARTE PRIMA SEZIONE SECONDA: CAPITOLO TERZO ARTICOLO 11 988 Il Credo cristiano – professione della nostra fede in Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, e nella sua azione creatrice, salvifica e santificante – culmina nella proclamazione della risurrezione dei morti alla fine dei tempi, e nella vita eterna. 989 Noi fermamente crediamo e fermamente speriamo che, come Cristo è veramente risorto dai morti e vive per sempre, così pure i giusti, dopo la loro morte, vivranno per sempre con Cristo risorto, e che egli li risusciterà nell'ultimo giorno. 556 Come la sua, anche la nostra risurrezione sarà opera della Santissima Trinità:
990 Il termine « carne » designa l'uomo nella sua condizione di debolezza e di mortalità. 558 La « risurrezione della carne » significa che, dopo la morte, non ci sarà soltanto la vita dell'anima immortale, ma che anche i nostri « corpi mortali » (Rm 8,11) riprenderanno vita. 991 Credere nella risurrezione dei morti è stato un elemento essenziale della fede cristiana fin dalle sue origini. « Fiducia christianorum resurrectio mortuorum; illam credentes, sumus – La risurrezione dei morti è la fede dei cristiani: credendo in essa siamo tali »: 559
I. La risurrezione di Cristo e la nostra Rivelazione progressiva della risurrezione 992 La risurrezione dei morti è stata rivelata da Dio al suo popolo progressivamente. La speranza nella risurrezione corporea dei morti si è imposta come una conseguenza intrinseca della fede in un Dio Creatore di tutto intero l'uomo, anima e corpo. Il Creatore del cielo e della terra è anche colui che mantiene fedelmente la sua Alleanza con Abramo e con la sua discendenza. È in questa duplice prospettiva che comincerà ad esprimersi la fede nella risurrezione. Nelle loro prove i martiri Maccabei confessano:
993 I farisei 561 e molti contemporanei del Signore 562 speravano nella risurrezione. Gesù la insegna con fermezza. Ai sadducei che la negano risponde: « Non siete voi forse in errore dal momento che non conoscete le Scritture, né la potenza di Dio? » (Mc 12,24). La fede nella risurrezione riposa sulla fede in Dio che « non è un Dio dei morti, ma dei viventi! » (Mc 12,27). 994 Ma c'è di più. Gesù lega la fede nella risurrezione alla sua stessa persona: « Io sono la risurrezione e la vita » (Gv 11,25). Sarà lo stesso Gesù a risuscitare nell'ultimo giorno coloro che avranno creduto in lui 563 e che avranno mangiato il suo Corpo e bevuto il suo Sangue. 564 Egli fin d'ora ne dà un segno e una caparra facendo tornare in vita alcuni morti, 565 annunziando con ciò la sua stessa risurrezione, la quale però sarà di un altro ordine. Di tale avvenimento senza eguale parla come del segno di Giona, 566 del segno del Tempio: 567 annunzia la sua risurrezione al terzo giorno dopo essere stato messo a morte. 568 995 Essere testimone di Cristo è essere « testimone della sua risurrezione » (At 1,22), 569 aver « mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti » (At 10,41). La speranza cristiana nella risurrezione è contrassegnata dagli incontri con Cristo risorto. Noi risusciteremo come lui, con lui, per mezzo di lui. 996 Fin dagli inizi, la fede cristiana nella risurrezione ha incontrato incomprensioni ed opposizioni. 570 « In nessun altro argomento la fede cristiana incontra tanta opposizione come a proposito della risurrezione della carne ». 571 Si accetta abbastanza facilmente che, dopo la morte, la vita della persona umana continui in un modo spirituale. Ma come credere che questo corpo, la cui mortalità è tanto evidente, possa risorgere per la vita eterna? Come risuscitano i morti? 997 Che cosa significa « risuscitare »? Con la morte, separazione dell'anima e del corpo, il corpo dell'uomo cade nella corruzione, mentre la sua anima va incontro a Dio, pur restando in attesa di essere riunita al suo corpo glorificato. Dio nella sua onnipotenza restituirà definitivamente la vita incorruttibile ai nostri corpi riunendoli alle nostre anime, in forza della risurrezione di Gesù. 998 Chi risusciterà? Tutti gli uomini che sono morti: « Usciranno [dai sepolcri], quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna » (Gv 5,29). 572 999 Come? Cristo è risorto con il suo proprio corpo: « Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! » (Lc 24,39); ma egli non è ritornato ad una vita terrena. Allo stesso modo, in lui, « tutti risorgeranno coi corpi di cui ora sono rivestiti », 573 ma questo corpo sarà trasfigurato in corpo glorioso, 574 in « corpo spirituale » (1 Cor 15,44):
1000 Il « modo con cui avviene la risurrezione » supera le possibilità della nostra immaginazione e del nostro intelletto; è accessibile solo nella fede. Ma la nostra partecipazione all'Eucaristia ci fa già pregustare la trasfigurazione del nostro corpo per opera di Cristo:
1001 Quando? Definitivamente « nell'ultimo giorno » (Gv 6,39-40.44.54; 11,24); « alla fine del mondo ». 576 Infatti, la risurrezione dei morti è intimamente associata alla parusia di Cristo:
Risuscitati con Cristo 1002 Se è vero che Cristo ci risusciterà « nell'ultimo giorno », è anche vero che, per un certo aspetto, siamo già risuscitati con Cristo. Infatti, grazie allo Spirito Santo, la vita cristiana, fin d'ora su questa terra, è una partecipazione alla morte e alla risurrezione di Cristo:
1003 I credenti, uniti a Cristo mediante il Battesimo, partecipano già realmente alla vita celeste di Cristo risorto, 577 ma questa vita rimane « nascosta con Cristo in Dio » (Col 3,3). « Con lui, [Dio] ci ha anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, in Cristo Gesù » (Ef 2,6). Nutriti del suo Corpo nell'Eucaristia, apparteniamo già al corpo di Cristo. Quando risusciteremo nell'ultimo giorno « allora » saremo anche noi « manifestati con lui nella gloria » (Col 3,4). 1004 Nell'attesa di quel giorno, il corpo e l'anima del credente già partecipano alla dignità di essere « in Cristo »; di qui l'esigenza di rispetto verso il proprio corpo, ma anche verso quello degli altri, particolarmente quando soffre:
1005 Per risuscitare con Cristo, bisogna morire con Cristo, bisogna « andare in esilio dal corpo e abitare presso il Signore » (2 Cor 5,8). In questo « essere sciolto » 578 che è la morte, l'anima viene separata dal corpo. Essa sarà riunita al suo corpo il giorno della risurrezione dei morti. 579 La morte 1006 « In faccia alla morte l'enigma della condizione umana diventa sommo ». 580 Per un verso la morte corporale è naturale, ma per la fede essa in realtà è « salario del peccato » (Rm 6,23). 581 E per coloro che muoiono nella grazia di Cristo, è una partecipazione alla morte del Signore, per poter partecipare anche alla sua risurrezione. 582 1007 La morte è il termine della vita terrena. Le nostre vite sono misurate dal tempo, nel corso del quale noi cambiamo, invecchiamo e, come per tutti gli esseri viventi della terra, la morte appare come la fine normale della vita. Questo aspetto della morte comporta un'urgenza per le nostre vite: infatti il far memoria della nostra mortalità serve anche a ricordarci che abbiamo soltanto un tempo limitato per realizzare la nostra esistenza.
1008 La morte è conseguenza del peccato. Interprete autentico delle affermazioni della Sacra Scrittura 583 e della Tradizione, il Magistero della Chiesa insegna che la morte è entrata nel mondo a causa del peccato dell'uomo. 584 Sebbene l'uomo possedesse una natura mortale, Dio lo destinava a non morire. La morte fu dunque contraria ai disegni di Dio Creatore ed essa entrò nel mondo come conseguenza del peccato. 585 « La morte corporale, dalla quale l'uomo sarebbe stato esentato se non avesse peccato », 586 è pertanto « l'ultimo nemico » (1 Cor 15,26) dell'uomo a dover essere vinto. 1009 La morte è trasformata da Cristo. Anche Gesù, il Figlio di Dio, ha subìto la morte, propria della condizione umana. Ma, malgrado la sua angoscia di fronte ad essa, 587 egli la assunse in un atto di totale e libera sottomissione alla volontà del Padre suo. L'obbedienza di Gesù ha trasformato la maledizione della morte in benedizione. 588 Il senso della morte cristiana 1010 Grazie a Cristo, la morte cristiana ha un significato positivo. « Per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno » (Fil 1,21). « Certa è questa parola: se moriamo con lui, vivremo anche con lui » (2 Tm 2,11). Qui sta la novità essenziale della morte cristiana: mediante il Battesimo, il cristiano è già sacramentalmente « morto con Cristo », per vivere di una vita nuova; e se noi moriamo nella grazia di Cristo, la morte fisica consuma questo « morire con Cristo » e compie così la nostra incorporazione a lui nel suo atto redentore:
1011 Nella morte, Dio chiama a sé l'uomo. Per questo il cristiano può provare nei riguardi della morte un desiderio simile a quello di san Paolo: « il desiderio di essere sciolto dal corpo per essere con Cristo » (Fil 1,23); e può trasformare la sua propria morte in un atto di obbedienza e di amore verso il Padre, sull'esempio di Cristo: 591
1012 La visione cristiana della morte 595 è espressa in modo impareggiabile nella liturgia della Chiesa:
1013 La morte è la fine del pellegrinaggio terreno dell'uomo, è la fine del tempo della grazia e della misericordia che Dio gli offre per realizzare la sua vita terrena secondo il disegno divino e per decidere il suo destino ultimo. Quando è « finito l'unico corso della nostra vita terrena », 597 noi non ritorneremo più a vivere altre vite terrene. « È stabilito per gli uomini che muoiano una sola volta » (Eb 9,27). Non c'è « reincarnazione » dopo la morte. 1014 La Chiesa ci incoraggia a prepararci all'ora della nostra morte (« Dalla morte improvvisa, liberaci, Signore »: antiche Litanie dei santi), a chiedere alla Madre di Dio di intercedere per noi « nell'ora della nostra morte » (« Ave Maria ») e ad affidarci a san Giuseppe, patrono della buona morte:
1015 « La carne è il cardine della salvezza ». 600 Noi crediamo in Dio che è il Creatore della carne; crediamo nel Verbo fatto carne per riscattare la carne; crediamo nella risurrezione della carne, compimento della creazione e della redenzione della carne. 1016 Con la morte l'anima viene separata dal corpo, ma nella risurrezione Dio tornerà a dare la vita incorruttibile al nostro corpo trasformato, riunendolo alla nostra anima. Come Cristo è risorto e vive per sempre, così tutti noi risusciteremo nell'ultimo giorno. 1017 « Crediamo [...] nella vera risurrezione della carne che abbiamo ora ». 601 Mentre, tuttavia, si semina nella tomba un corpo corruttibile, risuscita un corpo incorruttibile, 602 un « corpo spirituale » (1 Cor 15,44). 1018 In conseguenza del peccato originale, l'uomo deve subire « la morte corporale, dalla quale sarebbe stato esentato se non avesse peccato ». 603 1019 Gesù, il Figlio di Dio, ha liberamente subìto la morte per noi in una sottomissione totale e libera alla volontà di Dio, suo Padre. Con la sua morte ha vinto la morte, aprendo così a tutti gli uomini la possibilità della salvezza. (556) Cf Gv 6,39-40. (557) Cf 1 Ts 4,14; 1 Cor 6,14; 2 Cor 4,14; Fil 3,10-11. (558) Cf Gn 6,3; Sal 56,5; Is 40,6. (559) Tertulliano, De resurrectione mortuorum, 1, 1: CCL 2, 921 (PL 2, 841). (560) Cf 2 Mac 7,29; Dn 12,1-13. (561) Cf At 23,6. (562) Cf Gv 11,24. (563) Cf Gv 5,24-25; 6,40. (564) Cf Gv 6,54. (565) Cf Mc 5,21-43; Lc 7,11-17; Gv 11. (566) Cf Mt 12,39. (567) Cf Gv 2,19-22. (568) Cf Mc 10,34. (569) Cf At 4,33. (570) Cf At 17,32; 1 Cor 15,12-13. (571) Sant'Agostino, Enarratio in Psalmum, 88, 2, 5: CCL 39, 1237 (PL 37, 1134). (572) Cf Dn 12,2. (573) Concilio Lateranense IV, Cap. 1, De fide catholica: DS 801. (574) Cf Fil 3,21. (575) Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses, 4, 18, 5: SC 100, 610-612 (PG 7, 1028-1029). (576) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 48: AAS 57 (1965) 54. (577) Cf Fil 3,20. (578) Cf Fil 1,23. (579) Cf Paolo VI, Credo del popolo di Dio, 28: AAS 60 (1968) 444. (580) Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 18: AAS 58 (1966) 1038. (581) Cf Gn 2,17. (582) Cf Rm 6,3-9; Fil 3,10-11. (583) Cf Gn 2,17; 3,3.19; Sap 1,13; Rm 5,12; 6,23. (584) Cf Concilio di Trento, Sess. 5a, Decretum de peccato originali, canone 1: DS 1511. (585) Cf Sap 2,23-24. (586) Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 18: AAS 58 (1966) 1038. (587) Cf Mc 14,33-34; Eb 5,7-8. (588) Cf Rm 5,19-21. (589) ... (590) Sant'Ignazio di Antiochia, Epistula ad Romanos, 6, 1-2: SC 10bis, 114 (Funk 1, 258-260). (591) Cf Lc 23,46. (592) Sant'Ignazio di Antiochia, Epistula ad Romanos, 7, 2: SC 10bis, 116 (Funk 1, 260). (593) Santa Teresa di Gesù, Poesía, 7: Biblioteca Mística Carmelitana, v. 6 (Burgos 1919) p. 86. (594) Santa Teresa di Gesù Bambino, Lettere (9 giugno 1897): Opere complete (Libreria Editrice Vaticana 1997) p. 584. (595) Cf 1 Ts 4,13-14. (596) Prefazio dei defunti I: Messale Romano (Libreria Editrice Vaticana 1993) p. 377. (597) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 48: AAS 57 (1965) 54. (598) De imitatione Christi, 1, 23, 5-8: ed. T. Lupo (Città del Vaticano 1982) p. 70. (599) San Francesco d'Assisi, Cantico delle creature: Dal codice 338 della Biblioteca del Sacro Convento di Assisi. (600) Tertulliano, De resurrectione mortuorum, 8, 2: CCL 2, 931 (PL 2, 852). (601) Concilio di Lione II, Professione di fede di Michele Paleologo: DS 854. (602) Cf 1 Cor 15,42. (603) Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 18: AAS 58 (1966) 1038.
|
|