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Redemptoris missio
Ioannes Paulus PP. II
1990 12 07
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VII - La cooperazione all'attività missionaria

 

77. Membri della chiesa, in forza del battesimo tutti i cristiani sono corresponsabili dell'attività missionaria. La partecipazione delle comunità e dei singoli fedeli a questo diritto-dovere è chiamata «cooperazione missionaria». Tale cooperazione si radica e si vive innanzitutto nell'essere personalmente uniti a Cristo: solo se si è uniti a lui come il tralcio alle vite, (Gv 15,5) si possono produrre buoni frutti. La santità di vita permette a ogni cristiano di essere fecondo nella missione della chiesa: «Il sacro concilio invita tutti a un profondo rinnovamento interiore, affinché, avendo una viva coscienza della propria responsabilità in ordine alla diffusione del vangelo, prendano la loro parte nell'attività missionaria presso le genti». 166 La partecipazione alla missione universale, quindi, non si riduce ad alcune particolari attività, ma è il segno della maturità di fede e di una vita cristiana che porta frutti. Così il credente allarga i confini della sua carità, manifestando la sollecitudine per coloro che sono lontani, come per quelli che sono vicini: prega per le missioni e per le vocazioni missionarie, aiuta i missionari, ne segue l'attività con interesse e, quando ritornano, li accoglie con quella gioia con cui le prime comunità cristiane ascoltavano dagli apostoli le meraviglie che Dio aveva operato mediante la loro predicazione. (At 14,27)

 




166 CONC. ECUM. VAT. II, decreto sull'attività missionaria della chiesa Ad gentes, 35; cf. CIC, cann. 211.781.

 






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