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VIII GIORNO DEI NOVENDIALI IN SUFFRAGIO
DEL ROMANO PONTEFICE DEFUNTO

GIOVANNI PAOLO II

OMELIA DI S.E. MONS. SILVANO NESTI

Basilica Vaticana
Venerd́, 15 aprile 2005

 

1. "In verità in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore produce molto frutto" (Gv 12, 24)

Signori Cardinali, Eccellenze, cari Confratelli nel sacerdozio, fratelli e sorelle tutti, qui raccolti in preghiera in questa Liturgia Eucaristica.

Le parole del Santo Vangelo che sono state proclamate ben si addicono alla memoria del nostro Santo Padre Giovanni Paolo II; egli ora riposa con le sue spoglie mortali nelle cripte vaticane, come un chicco di grano nell'attesa della risurrezione finale. Egli vive in Cristo, "Alfa ed Omega, Principio e Fine" (cfr Ap 21, 6), centro del cosmo e della storia.

Ma noi stessi siamo, fin d'ora, anche testimoni attoniti e gioiosi dei molteplici frutti, ormai visibili, della sua vita, del suo magistero, dell'esempio del suo pio transito, accompagnato dalla preghiera della Chiesa, dalla corale presenza dei giovani, dalla commossa partecipazione dei popoli della terra.

2. Proseguendo nell'antica consuetudine di celebrare per nove giorni consecutivi la Santa Eucaristia in suffragio del Romano Pontefice defunto; questa sera siamo presso la Tomba del Principe degli Apostoli, come Membri degli Istituti di vita consacrata e delle Società di vita apostolica, per esprimere ancora una volta la nostra profonda gratitudine a Dio Benedetto per aver dato alla sua Chiesa, per lunghi anni, la guida forte e sicura del nostro amatissimo Santo Padre Giovanni Paolo II, che nel suo ministero petrino ha sempre riservato un posto privilegiato per coloro che, in risposta alla chiamata del Signore, si impegnano a seguire Cristo povero, obbediente e casto con la professione dei consigli evangelici.

3. È con una certa nostalgia, ricca di speranza cristiana, che sento riecheggiare da questo Altare le parole che il Santo Padre, ogni anno il 2 febbraio, nella festa della Presentazione del Signore, da Lui voluta come Giornata della Vita consacrata, ci ha rivolto per aiutarci tutti a rinnovare i propositi e ravvivare i sentimenti che hanno ispirato la nostra donazione al Signore.

Nel suo lungo, ricco, articolato magistero egli ci ha preceduto sempre con l'esempio, ci ha parlato con il cuore di un Padre, con la sapienza di un testimone; fino alla fine, quando sempre con un amore più grande, come Gesù ha chiesto a Pietro, egli ci ha lasciato la viva testimonianza di come si deve vivere per Cristo e per la sua Chiesa, con una donazione totale, fino all'ultimo respiro.

4. "Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede!" (2 Tm 4, 7). Mi piace pensare che questi versetti abbiano accompagnato gli ultimi giorni dell'amato Santo Padre, al termine di una battaglia coraggiosa per la verità del Vangelo, di una molteplice corsa di pellegrino evangelico per annunziare Cristo a tutti, di una vita vissuta in una esistenza luminosa per confermare i fratelli e le sorelle nella fede. E ora lo pensiamo nel momento di ricevere la corona di giustizia, insieme anche a tutti coloro che nella loro vita hanno atteso con le lampade accese e con amore la manifestazione del Signore (cfr 2 Tm 4, 8).

È questa la logica del Vangelo, la consolante certezza che noi, consacrati nel battesimo e con la professione dei consigli evangelici, abbiamo perso in questo mondo la nostra vita, per conservarla nella vita vera, quella eterna, dove ci precedono con Cristo, Maria Santissima e con Lei, "pellegrina della fede" e nostra "madre spirituale", come l'ha chiamata nella sua bella Enciclica mariana Redemptoris Mater, tutti i santi, tra i quali amiamo ora pensare anche il caro Santo Padre Giovanni Paolo II.

5. Fin dai primi giorni del suo ministero petrino, l'amato Pastore non ha mancato di manifestare il suo amore e la sua stima per la vita consacrata, nella bellezza e la molteplicità dei suoi carismi spirituali ed apostolici. Ha sempre manifestato una predilezione per questo dono di Cristo alla sua Chiesa, confermando con la sua Apostolica Autorità quanto il Concilio Vaticano II aveva affermato, che cioè la vita consacrata è dono prezioso e necessario per il presente e per il futuro del Popolo di Dio, perché appartiene intimamente alla sua vita, alla sua santità, alla sua missione (cfr Lumen gentium n. 44).

Per questo volle che una Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi, celebrata nel 1994 fosse dedicata allo studio della vita consacrata e della sua missione nella Chiesa nel mondo. L'Esortazione Apostolica Vita consecrata, che ha illustrato e sviluppato le conclusioni dei Padri sinodali, resta la pietra miliare, la "magna carta" e, in qualche modo, il suo testamento per la vita e la missione delle persone consacrate; un documento che è tutto intriso dell'ispirazione trinitaria, della spiritualità di comunione e della cordiale apertura al molteplice servizio dell'amore, che sono state le linee maestre del suo magistero e del suo ministero.

Sì, il Papa ha amato tanto i consacrati e le consacrate. Con Santa Teresa la Grande ha ripetuto anch'Egli a se stesso e a tutti:  "Che sarebbe del mondo se non vi fossero i religiosi?". La Chiesa e la società hanno bisogno di persone capaci di dedicarsi totalmente a Dio nella "sovrabbondanza di gratuità" per spargere il profumo dell'unguento prezioso, versato ai piedi di Cristo, come puro atto di amore (cfr Vita consecrata nn. 104-105).

Negli incontri avuti con Lui, assieme al Prefetto della Congregazione, in questi anni del mio servizio al Dicastero per la Vita consacrata, ho sempre avuto chiara la percezione che il Papa seguisse da vicino le vicende dei religiosi e delle religiose, dei carismi antichi e nuovi, e delle varie forme di vita consacrata, informandosi con dovizia di particolari, chiedendo spiegazioni, proponendo soluzioni, e soprattutto pregando e chiedendo preghiere per il suo ministero di Supremo Pastore! Non possiamo nasconderci che ha voluto dalla vita consacrata una fedeltà totale a Cristo e alla Chiesa, per poter essere una testimonianza forte, visibile e credibile della presenza del Vangelo di Cristo nel mondo di oggi.

In più occasioni, con fermezza, ci ha invitato a non scoraggiarci, a testimoniare con la vita che abbiamo scelto Gesù, a vivere il voto di povertà con amore e gioia, perché le nostre sorelle e i nostri fratelli capiscano che l'unico "tesoro" è Dio con il suo amore salvifico; a vivere quella castità fedele e limpida che "annuncia", nel silenzio del suo dono quotidiano, la misericordia e la tenerezza del Padre e grida al mondo che c'è un "amore più grande" che riempie il cuore e la vita, perché fa spazio al fratello; a testimoniare un'obbedienza responsabile e piena di disponibilità a Dio attraverso le persone che Egli mette sul nostro cammino, per mostrare con la nostra vita che la vera libertà sta nell'entrare decisamente nella via segnata e benedetta dall'obbedienza, la via di morte e risurrezione che Gesù ci ha indicato con il Suo esempio (cfr Giovanni Paolo II, Disc. all'UISG 3 Maggio 2001).

6. Come espressione e frutto della sua costante intuizione creativa che ha seminato di "realtà nuove" la Chiesa del nostro tempo, ha voluto che anche nella Città del Vaticano fossero presenti due forme di vita consacrata che rappresentano, fra le altre, due espressioni esemplari e visibilmente totalitarie di amore e di servizio a Cristo:  la casa "Dono di Maria" aperta ai bisogni dei più poveri, secondo il carisma della Beata Teresa di Calcutta, e il monastero "Mater Ecclesiae", destinato ad essere dimora aperta alla presenza di diversi carismi di vita contemplativa. Ci ha lasciato in questo modo come segno visibile, anche entro le mura vaticane, un perenne ricordo, una testimonianza viva per tutti della sua stima per tutte le persone consacrate, che offrono al mondo il volto della Chiesa Sposa che manifesta il Cristo, Servo dei poveri e Adoratore del Padre.

La sua paternità veramente universale, immagine viva dell'amore del Padre celeste, è stata sentita da tutti. Chi di voi, care sorelle e cari fratelli consacrati, ha dimenticato la carezza, che questo Papa amava fare spesso alle persone? La carezza fatta con amore paterno! Chi di voi può dimenticare il segno della croce fatto sulla fronte da questo amato Papa? oppure il bacio del padre? Non lo dimenticheremo mai! Non dimenticheremo mai, non solo le sue preziose parole di ogni genere, ma soprattutto questi piccoli gesti d'amore di un padre. Essi rimangono sempre incisi nei nostri cuori. E proprio adesso ci danno la forza di proseguire andando avanti con coraggio, come Lui stesso amava dire:  coraggio! Grazie Padre Santo per ogni tuo gesto d'amore, perché l'amore non muore!

Quante Congregazioni religiose, Società di Vita apostolica, Istituti secolari, in occasione dei loro Capitoli generali hanno potuto incontrarlo, ricevendo sempre la sua parola autorevole e illuminata, l'incoraggiamento necessario per continuare nel solco della fedeltà al carisma dell'Istituto, alla propria Regola di vita, al proprio servizio missionario, per essere sicuri di percorrere il cammino di santità nella Volontà del Signore! Nei frequenti viaggi, che hanno caratterizzato, come mai in passato nella storia della Chiesa, il suo grande pontificato, il Papa ha sempre voluto incontrare i Religiosi e le Religiose, recandosi anche di persona, in segno di rispetto della clausura, nei monasteri presenti nel territorio delle diocesi visitate. Sì, in segno di rispetto e stima per quella clausura tanto da Lui amata, affinché fosse preservata da ogni eventuale diversa interpretazione. E quante famiglie religiose saranno sempre grate al Papa per la beatificazione e canonizzazione dei loro Fondatori e Fondatrici o di altri membri dei loro Istituti!

7. Grazie, Padre Santo, per quanto hai fatto e testimoniato per la vita consacrata. Grazie per la tua parola di incoraggiamento che ora è sostenuta dalla tua intercessione celeste:  "Voi non avete solo una gloriosa storia da ricordare e da raccontare, ma una grande storia da costruire! Guardate al futuro nel quale lo Spirito vi proietta per fare con voi ancora cose grandi" (Vita consecrata n. 110).

Al Tuo arrivo in Paradiso insieme a Cristo Signore, del quale sei stato degnissimo Vicario, e alla Santa Vergine, il Tutto della Tua vita, sei stato certamente accolto dai Santi Fondatori e Fondatrici e da una eletta schiera di Santi Religiosi e Religiose, Monache, Monaci, Vergini consacrate, Eremiti, Laici e Laiche consacrati nel mondo, che insieme a Te cantano in eterno la misericordia del Signore! Dona a noi tutti, Padre Santo, la forza di essere il riflesso della luce di Cristo in questo nuovo millennio, per portare al nostro mondo tormentato l'annuncio della Risurrezione del Signore e la profonda gioia di vivere già da questa terra la beatitudine della Sua sequela. Amen.

       

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