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EPISTOLA
LA SINGOLARE
DEL PAPA BENEDETTO XV
AL SIGNOR CARDINALE
PIETRO GASPARRI
SEGRETARIO DI STATO
SULLA CONDIZIONE DI MISERIA
IN CUI VERSA L'AUSTRIA
 

Signor Cardinale,

La singolare e triste condizione in cui è venuta a trovarsi l’Austria, in seguito alle vicende della guerra e del Trattato di pace, ha ormai assunto tale gravità che Noi non possiamo rimanere più a lungo in silenzio.

Questa nobile ed illustre Nazione, che nel corso dei secoli tante benemerenze si è acquistata per la difesa della fede e della civiltà cristiana, ha perduto tutto il suo antico splendore, ed è ridotta a circa sei milioni di abitanti, di cui almeno un terzo nella sola città di Vienna. E mentre prima quella capitale era il centro di un vasto e fiorente Impero, dal quale le affluivano a dovizia risorse e prodotti di ogni genere, ora essa somiglia ad un capo tagliato dal corpo e si dibatte tra gli orrori della miseria e della disperazione. Cessato il commercio, paralizzate le industrie, deprezzata enormemente la moneta, non si vede come l’Austria possa trovare in se stessa i mezzi per esistere come Stato e per dare pane e lavoro alla sua popolazione. Le conseguenze di questa condizione di cose si ripercuotono in modo raccapricciante su tutte le classi sociali, specialmente su gli indigenti, sui malati e sui fanciulli, in favore dei quali abbiamo ripetutamente fatto appello alla carità dei buoni. Vero è che vari Governi, dinanzi a sì dolorosa constatazione impietositi, hanno promesso aiuti ed elargizioni al travagliato paese; ma anche se questi soccorsi venissero sollecitamente apprestati, non potrebbero riuscire efficaci, mancando all’Austria, come abbiamo accennato, elementi di vita propria.

Nel porre in rilievo tale tristissima situazione non intendiamo ricercare dove siano le responsabilità o le colpe. Noi lamentiamo soltanto, e la pubblica opinione lo afferma concordemente, che la condizione attuale dell’Austria è assolutamente intollerabile, come quella che toglie ad un’intera Nazione la possibilità di procurarsi i mezzi di sussistenza che il Creatore ha posto a disposizione di tutti gli uomini.

Nell’alzar la Nostra voce, Signor Cardinale, siamo certi di interpretare i sentimenti di umanità e fratellanza cristiana che albergano in ogni cuore ben nato, e che tutti i popoli civili, senza distinzione di vincitori, vinti o neutrali, hanno chiaramente manifestato dinanzi all’infelice sorte dell’Austria. Peraltro, non è Nostro divisamento di proporre una pratica soluzione della questione, poiché essendo questa di carattere eminentemente politico, spetta ai Governi di risolverla e segnatamente a quelli che apposero la firma al Trattato di pace. Noi, mossi dalla carità del Divin Maestro, che tutti abbraccia, particolarmente i sofferenti, Ci limitiamo ad invitare Lei, Signor Cardinale, a richiamare sul gravissimo argomento l’attenzione del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, specialmente di coloro che potranno più efficacemente agire, affinché si rendano interpreti presso i rispettivi Governi del Nostro desiderio, e questi, ispirandosi agli alti principii di umanità e di giustizia, avvisino ai mezzi per metterli praticamente in onore.

In questa viva fiducia impartiamo a Lei, Signor Cardinale, con effusione di paterna benevolenza l’Apostolica Benedizione.

Dal Vaticano, 24 gennaio 1921.

 

BENEDICTUS PP. XV

 

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