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EPISTOLA 
CUM DE FIDELIBUS
DEL PAPA BENEDETTO XV
AL CARDINALE DESIDERATO MERCIER,
ARCIVESCOVO DI MALINES
SUGLI EFFETTI PROVOCATI DALLA GUERRA
SUL POPOLO BELGA

 

Al Cardinale Desiderato Mercier,
Arcivescovo di Malines.

Diletto Figlio Nostro, salute e Apostolica Benedizione.

Poiché abbiamo paterna sollecitudine per tutti i fedeli affidati alla Nostra cura dalla Divina Provvidenza, e pertanto abbiamo in comune con essi sia la lieta, sia l’avversa fortuna, era inevitabile che fossimo afflitti da profonda angoscia nel constatare come la nazione dei Belgi, tanto a Noi diletta, fosse ridotta a una lacrimevole condizione da un’atroce e devastante guerra. Infatti abbiamo visto lo stesso Re dei Belgi, la sua augusta famiglia, coloro che reggono lo Stato, i notabili, i vescovi, i sacerdoti e il popolo tutto patire sciagure tali da muovere a compassione chi abbia animo incline alla pietà, e prima di tutto il Nostro, ardente di particolare amore paterno. A Noi infatti, afflitti dal dolore e dal lutto, nulla appare più tardivo che vedere finalmente la conclusione di tanti tristissimi eventi. E che Dio misericordioso affretti quel momento!

Frattanto anche Noi cerchiamo, secondo le Nostre forze, di lenire tali immani sciagure. Perciò assai Ci compiacemmo e rivolgemmo pubbliche grazie al diletto figlio Nostro Cardinale De Hartmann, Arcivescovo di Colonia, per aver ottenuto che tra i prigionieri detenuti in Germania, sia francesi sia belgi, tutti i preti riconosciuti come tali ricevessero lo stesso trattamento degli ufficiali. Per quanto riguarda il Belgio, Ci è stato riferito nei giorni scorsi che i fedeli di quella nazione, tra tante sconvolgenti vicende, non hanno cessato di rivolgere a Noi sguardi e animi devoti e che, per quanto oppressi dalle sventure, essi si sono proposti, per alleviare le difficoltà della Sede Apostolica, di raccogliere l’Obolo di San Pietro, come già negli anni precedenti, anche in queste terribili circostanze. Tale singolare testimonianza di pietà e di amore verso di Noi è veramente degna della Nostra ammirazione e la accogliamo con pari benevolenza e gratitudine. Ma, considerando le gravi e dolorose condizioni in cui si trovano i Nostri diletti figli, non possiamo in nessun modo accettare di assecondare il loro proposito, per quanto nobilissimo: perciò, se qualche obolo fu raccolto, vogliamo sia impiegato per aiutare il popolo Belga, tanto degno di compassione quanto insigne per nobiltà e religione.

In queste avversità e tra le afflizioni che opprimono codesti Nostri figli a Noi cari, possa recar sollievo al loro animo la certezza che « non si è accorciata la mano del Signore nel momento di recare salvezza né si è attutito il Suo orecchio al punto che non li ascolti ». Nella speranza del divino aiuto, li rianimi il significato dei prossimi giorni in cui celebreremo il Natale del Signore e onoreremo la pace che Dio annunciò agli uomini per mezzo dei suoi Angeli. Conforti e rinfranchi l’animo loro, afflitto e gemente, la testimonianza del Nostro paterno affetto, con il quale supplichiamo vivamente Iddio perché abbia pietà di tutta la nazione Belga e perché con propizia volontà effonda su di essa ogni bene in gran copia. Di tali beni sia auspice la benedizione apostolica che a tutti e a ciascuno, e a te per primo, diletto Figlio Nostro, impartiamo con grande amore nel nome del Signore.

Dato a Roma, presso San Pietro, nel giorno consacrato a Maria Nostra Signora, immune dal peccato, nell’anno 1914, primo del Nostro Pontificato.

BENEDICTUS PP. XV

 

Copyright © Libreria Editrice Vaticana

     

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