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EPISTOLA
AL TREMENDO CONFLITTO
DEL PAPA
BENEDETTO XV
AL CARDINALE PRESBITERO BASILIO POMPILI,
VICARIO GENERALE DI ROMA,
PER ESORTARE I CATTOLICI
AD EFFETTUARE ELEMOSINE A FAVORE
DEGLI ORFANI DI GUERRA
Signor Cardinale, al tremendo conflitto, che lacera l’Europa,
Noi, come Pastore
universale delle anime, non potevamo, senza venir meno ai sacri
doveri impostiCi
dalla sublime missione di pace e di amore da Dio affidataCi,
restare indifferenti
od assistere silenziosi. E perciò, sin dagli inizi del Nostro
Pontificato, coll’angoscia che Ci suscitava nel cuore un così atroce
spettacolo, Noi Ci adoperammo
ripetute volte, con le Nostre esortazioni e coi Nostri consigli,
per indurre
le Nazioni contendenti a deporre le armi, componendo i propri
dissidi nel modo
richiesto dalla umana dignità, mediante una intesa amichevole.
GettandoCi, per
così dire, in mezzo ai popoli belligeranti, come un padre in
mezzo ai propri figli
in lotta, li abbiamo scongiurati in nome di quel Dio, il quale è
giustizia e carità
infinita, a rinunziare al proposito di mutua distruzione, ad
esporre una buona
volta con chiarezza, in modo diretto o indiretto, i desideri di
ciascuna parte, ed a
tener conto, nella misura del giusto e del possibile, delle
aspirazioni dei popoli,
accettando, ove occorra, in favore dell’equità e del bene comune
del gran consorzio delle Nazioni, i doverosi e necessari sacrifici di amor
proprio e d’interessi
particolari. Questa era ed è l’unica via per risolvere il
mostruoso conflitto secondo
le norme della giustizia, e giungere ad una pace non
profittevole ad una sola
delle parti, ma a tutte, e quindi giusta e duratura.
Purtroppo la Nostra voce paterna non venne finora ascoltata e la
guerra con
tutti i suoi orrori continua furiosa. Ciò nonostante, Noi,
signor Cardinale, non
possiamo, non dobbiamo tacere. Non è lecito al padre, i cui
figli sono in fiera
contesa, cessare dall’ammonirli, sol perché essi resistono alle
sue preghiere, alle
lagrime sue. Ed Ella sa, d’altra parte, che, se il Nostro
ripetuto grido di pace non
ha raggiunto l’effetto desiderato, ha avuto però un’eco profonda
ed è disceso come
un balsamo nel cuore dei popoli belligeranti, anzi dei popoli
del mondo intero,
e vi ha suscitato un vivo, acuto desiderio di vedere risolto
quanto prima il
sanguinoso conflitto. Non Ci è, quindi, possibile astenerCi dal
levare ancora
una volta la Nostra voce contro questa guerra, la quale Ci
appare come il suicidio
dell’Europa civile: non dobbiamo trascurare di suggerire o di
additare, quando
le circostanze Ce lo consentano, qualsiasi mezzo, che possa
giovare al raggiungimento
del fine bramato.
Propizia occasione Ce ne porgono ora, signor Cardinale, alcune
pie Signore,
le quali Ci hanno manifestato l’intenzione di stringersi,
nell’imminenza della Sacra
Quaresima, in unione spirituale di preghiera e di
mortificazione, affine di
impetrare più facilmente dalla infinita misericordia di Dio la
cessazione dell’immane
flagello. A Noi, che l’assidua orazione e la cristiana penitenza
abbiamo
spesso inculcate, come unico conforto allo strazio del Nostro e
di ogni cuore
umano per questa orribile lotta fratricida, e come mezzo
efficacissimo per impetrare
dal Signore la sospirata pace, non poteva non riuscire accettissimo un tale
proposito. Lo abbiamo, quindi, benedetto con tutta l’effusione
del paterno Nostro
animo, e vogliamo ora pubblicamente lodarlo, desiderando che
tutti i fedeli
lo facciano proprio. Noi confidiamo adunque che, non solo in
Roma, ma in tutta
l’Italia e negli altri paesi belligeranti, le famiglie
cattoliche si raccolgano, specialmente
nei prossimi giorni dalla Chiesa consacrati alla penitenza,
lungi dagli
spettacoli e divertimenti mondani, in una più fervorosa ed
assidua preghiera e
nella pratica della cristiana mortificazione, la quale rende più
accette al Signore
le suppliche dei suoi figli, ed apparisce poi, nelle presenti
circostanze, oltremodo
opportuna e rispondente al cordoglio di ogni animo bennato.
Speciale esortazione
Noi facciamo a quante sono madri, spose, figlie, sorelle dei
combattenti, che,
nell’animo tenero e gentile, più vivamente di qualsiasi altra
persona, sentono e
misurano l’immensa sciagura dell’attuale spaventevole guerra,
affinché coll’esempio
e col dolce potere da loro esercitato nel focolare domestico,
inducano tutti i
membri delle loro famiglie ad innalzare a Dio, in « questo
tempo accettevole » in
« questi giorni di salute », una continua e più fervida
prece, ed a presentare al Suo
Trono Divino una offerta di volontari sacrifici, che ne plachino
la giustissima
ira. Ci sarebbe, anzi, ben caro che le medesime famiglie
cattoliche di tutte le nazioni
combattenti attendessero a tali opere di pietà in particolar
modo nel giorno
sacro alla commemorazione del sublime sacrificio dell’Uomo-Dio,
il Quale
volle col dolore redimere ed affratellare tutti i figli di
Adamo, chiedendo a Lui,
in quelle ore rese eternamente memorabili dalla sua infinita
carità, — per l’intercessione
dell’addolorata, ma invitta Madre Sua, Regina dei Martiri, — la
grazia
di sopportare con fortezza e rassegnazione cristiana l’angoscia
e le perdite dolorosissime
cagionate dalla guerra, e supplicandolo di porre fine ad una
prova così
lunga e terribile.
E poiché anche con le elemosine si redimono i peccati e si placa
la giustizia
di Dio, Noi desidereremmo che ciascuna famiglia offrisse,
proporzionatamente
ai propri averi, l’obolo della carità, da erogarsi a favore dei
poveri e degli infelici,
tanto cari a Gesù Redentore, ed in modo speciale a sollievo dei
miseri figli di coloro
che son morti in questa orribile guerra.
Nella speranza, infine, che a tali opere di cristiana pietà
vorranno associarsi — spinte da un tenero sentimento di umana compassione e, più
fortemente ancora, dalla sovrannaturale carità, che deve unire i figli del
medesimo Padre celeste, — anche le famiglie dei paesi neutrali, Noi impartiamo
di cuore a Lei, signor Cardinale, ed alle suddette donne e famiglie cattoliche
la Benedizione Apostolica.
Dal Vaticano, 4 marzo 1916.
BENEDICTUS PP. XV
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