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EPISTOLA 
ACCEPIMUS VOS
DEL PAPA BENEDETTO XV
AL R.P.D. BERNARDO HERRERA RESTREPO,
ARCIVESCOVO DI BOGOTÀ,
E AGLI ALTRI ARCIVESCOVI E VESCOVI
DELLA COLOMBIA,
SU ALCUNI PRINCIPI FONDAMENTALI
AI QUALI ISPIRARSI DURANTE LA LORO
IMMINENTE RIUNIONE IN CONCILIO.
 

Venerabili Fratelli,
salute e Apostolica Benedizione.

Abbiamo appreso che tra breve voi vi riunirete in concilio per trattare le comuni questioni delle vostre Chiese; e per quanto il vostro zelo non presenti motivo di esortazione alcuna, tuttavia non Ci sembra di aver appagato la carità e la sollecitudine Nostra se non vi rivolgessimo quei suggerimenti che confidiamo possano essere di incoraggiamento per voi e di non lieve utilità per le vostre diocesi. Non si tratta certo di novità; ma poiché si affrontano questioni essenzialmente connesse allo sviluppo del cattolicesimo, abbiamo ritenuto opportuno ricordarle e raccomandarle a voi. Ci riferiamo anzitutto a ciò che, a Nostro parere, il vostro zelo richiede in primo luogo: ossia il progetto dei Seminari provinciali. Sapete certamente, Venerabili Fratelli, quali copiosi frutti abbiano prodotto altrove i seminari in numerose diocesi. Perché dunque la Chiesa di Colombia non dovrebbe affrontare le stesse esperienze, sorretta da non minore speranza? Come vedete, i tempi in cui viviamo sono tali da esigere che il clero non si dedichi santamente soltanto all’adempimento del sacro ministero, ma insegnando, medicando e sanando deve combattere tutte le forme di corruzione che i nemici del cattolicesimo concepiscono e rinnovano ogni giorno. Senonché ciascuno di voi non disporrà sollecitamente di molti sacerdoti siffatti se anche da parte vostra non saranno destinati alla loro formazione più numerosi collegi di chierici, nei quali l’insegnamento più fecondo e corretto dei maestri preannunci la speranza di alunni che non solo saranno più pronti a combattere le battaglie del Signore ma saranno altresì idonei ad educare gli altri. Perciò chiediamo che i vostri pensieri e le vostre azioni siano indirizzati con sommo zelo — così come nelle altre questioni — a quanto più agevolmente conduce ad un fecondo ministero episcopale.

Inoltre non sarà fuori luogo raccomandarvi di predisporre quegli istituti che nel loro complesso promuovono l’azione sociale cristiana. Sappiamo che anche presso di voi i tempi reclamano ciò, e lo reclamano intensamente. Infatti il nemico, se ancora non è sceso in campo aperto, tuttavia addestra le sue schiere, tanto più audacemente pronto a combattere quanto più impreparati troverà i cattolici. Noi vorremmo dunque vivamente che anche in questo campo di enorme vastità la vostra carità si eserciti con impegno e prudenza, e non tolleri in nessun modo che i figli della luce siano meno accorti dei figli delle tenebre. Ma nel procedere occorre seguire la retta via. Non basta infatti che sacerdoti o laici dediti all’azione cattolica accostino e adunino le folle; ma che le alimentino profondamente delle verità della fede cattolica in modo che ciascuno sappia quale sia il proprio compito e il proprio dovere, e agisca di conseguenza. Per riassumere il tutto in una sola parola: Cristo deve rinascere in ciascun credente, prima ancora che ciascuno sia in grado di combattere per Cristo. Inoltre, se sembrerà che i tempi chiedano nuove opere, non sarà difficile ottenerle da coloro che una santa educazione avrà reso docili alla parola e avrà preparato egregiamente alla buona battaglia della fede.

È ben noto che i giornali cattolici sono un sussidio del tutto adeguato ai tempi. Tutti sanno per esperienza che tali pagine, facilmente accessibili a molti, sono quanto mai efficaci al fine di seminare il buon seme, di confutare gli errori, di esortare e stimolare gli indolenti; non si deve permettere in nessun caso che di quelle pagine edificanti siano privi i buoni, mentre i disonesti ne fanno un abuso distruttivo. Invero, occorre vigilare perché tali armi siano impugnate da coloro che sono capaci e decisi ad usarle correttamente; da coloro che abbondano di dottrina e che non trascurano gli specifici doveri di chi sa di combattere per una santissima causa.

Per quanto riguarda la politica, ciò che i cattolici devono seguire e devono evitare appare chiaro in documenti molto importanti emanati in proposito dai Nostri Predecessori. Non risparmiate alcuno sforzo perché ad essi in ogni tempo sia reso da voi il dovuto onore; esortate anzitutto i fedeli, e tra i primi gli uomini del clero, perché lo spirito di parte e le cause di inutili contese non dissipino preziose energie e non dividano gli animi, dato che la guerra presente o imminente esige che sia uno e concorde il pensiero di tutti i cattolici, una e concorde la volontà e l’azione.

Ecco, Venerabili Fratelli, le questioni che per Nostro desiderio dovreste affrontare nel prossimo concilio per il bene comune delle vostre Chiese; siamo talmente certi che voi tutti, con zelo e volontà, vi impegnerete in tali questioni, che ci asteniamo da ogni esortazione.

Frattanto, come testimonianza della Nostra benevolenza e come auspicio dei doni divini, a voi tutti, Venerabili Fratelli, al Clero e al popolo affidato a ciascuno di voi, impartiamo con grande amore nel Signore l’Apostolica Benedizione.

Dato a Roma, presso San Pietro, il giorno 1° agosto 1916, nel secondo anno del Nostro Pontificato.

BENEDICTUS PP. XV

 

Copyright © Libreria Editrice Vaticana

   

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