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EPISTOLA
INTER EGREGIAS
DEL PAPA BENEDETTO XV
AI REVERENDI PADRI L’ARCIVESCOVO DI LIMA
E AGLI ALTRI VESCOVI DELLA REGIONE PERUVIANA,
NELLA QUALE RACCOMANDA LA COSTRUZIONE DI SEMINARI
  

Venerabili Fratelli,
salute e Apostolica Benedizione.

Tra gli insigni meriti del popolo peruviano è soprattutto degno di lode il fatto che abbia conservato santa ed integra in ogni tempo la religione cattolica. Non appena gli spagnoli navigarono verso le terre del Perù, a codeste spiagge approdò una numerosa schiera di sacerdoti di diversi Ordini religiosi, in prevalenza domenicani, sotto l’insegna di Cristo Salvatore, a seguito dell’esortazione e con la preghiera del Romano Pontefice. Nei tempi successivi, grazie al loro assiduo e faticoso impegno, non solo la fede fu sempre conservata integraa ed accresciuta tra i cattolici, ma furono anche felicemente introdotti i dogmi cattolici tra i pagani. Che Dio stesso abbia voluto accompagnare con un dono particolare questa costanza nel conservare la purezza della vera fede, lo si evince dal fatto che il Perù, primo fra tutte le altre regioni d’America, fiorì per merito e splendore di santità, e che la Chiesa venera numerosi suoi figli elevati in cielo agli onori dei beati. Tra questi eccellono Rosa, patrona della vostra gente, primo fiore dell’America Meridionale, e Turibio, Primate di Lima, l’ardente zelo e la fecondissima operosità del quale diedero mirabile impulso a diffondere fra voi la fede cattolica e una cattolica condotta di vita.

In verità, ciò che leggiamo predetto da Cristo Signore nel Vangelo, si verifica di solito e ovunque: infatti Dio semina nel proprio campo il buon seme, ma poi sopraggiunge il nemico e sparge la zizzania in mezzo al frumento. Constatiamo, con animo profondamente afflitto, che ciò accade anche presso di voi, Venerabili Fratelli. Sappiamo infatti che in gran numero gli acattolici si sono diffusi in terra peruviana e che ivi, con molta astuzia e con molte sovvenzioni, e non del tutto invano, hanno cercato e cercano di inculcare i loro errori nelle menti dei cattolici e di allontanare i loro animi dalla Chiesa cattolica. Perseguono tale fine nelle scuole e attraverso le cariche civili; con la diffusione di giornali e libri tra gli adulti e soprattutto tra gli adolescenti e, in particolare con la elargizione di danaro ai poveri. Con questi e con altri espedienti del genere cercano di attirare a sé non solo i singoli individui, ma anche le famiglie e le comunità, in modo da spargere più facilmente e diffusamente ovunque il veleno dei loro errori. Occorre dunque dolersi e preoccuparsi per codesto grave pericolo che insidia le anime cattoliche, Venerabili Fratelli, e tuttavia è del pari da vedere se quanto è scritto nel Vangelo sia accaduto o accada talvolta anche costì; infatti il nemico sparse zizzania « mentre gli uomini dormivano »(1). Su questa materia lasciamo il giudizio a voi che conoscete le condizioni del vostro clero; cioè se il danno che la fede ha subito presso di voi ad opera degli eterodossi sia o meno da attribuire alla negligenza e alla pigrizia dei sacerdoti. Certo le labbra dei sacerdoti debbono difendere il sapere, e non unicamente per se stessi ma per insegnare la verità al popolo di Dio; dove infatti si estingue il lume della verità o è occultato dalle tenebre, esiste il sospetto che i sacerdoti difettino della prescritta dottrina o che, dimentichi del loro dovere, trascurino di condividerla con i fedeli. Dunque, Venerabili Fratelli, a voi rivolgiamo le Nostre esortazioni, sospinti dall’amore per il vostro Perù. È vostro compito, anzitutto, vedere e vigilare in modo che non sia recato danno al gregge a voi affidato. In proposito avete un esempio nel buon pastore Cristo Gesù, che dedicò l’anima sua alle sue pecore. Ma se desiderate un esempio più prossimo alla debolezza umana, è presente in voi il vostro beato Turidio il quale offrì luminosi esempi di vigilanza pastorale e di zelo. « Bramoso del martirio, egli sostenne con estrema pazienza innumerevoli contestazioni, sia da parte di coloro che sono estranei alla fede, sia da parte di coloro che la praticano per la libertà della Chiesa »(2). E affinché la fede fosse intimamente radicata negli animi dei fedeli, né facilmente vacillasse « in ogni giorno festivo, in Chiesa, o in una casa ospitale e anche nei piccoli villaggi sermoneggiava in presenza di Dio e insegnava alla plebe il catechismo »(3). Seguendo questi insegnamenti del vostro santissimo Patrono, sollecitate con costanza e vigore i vostri sacerdoti perché non vengano meno al loro dovere ma porgano aiuto a voi, con ogni energia, sia trasmettendo con fedeltà e diligenza la sacra catechesi secondo le prescrizioni del nuovo Codice, sia diffondendo con efficacia l’opera « Praeservationis fidei », sia istituendo e favorendo ovunque le pie associazioni denominate della Dottrina cristiana, e infine ricorrendo a tutti gli altri sussidi che sono stati convenientemente escogitati per preservare e fortificare la fede.

Vigilate, Venerabili Fratelli, e vigilino i vostri sacerdoti, in quanto tutti, secondo il proprio incarico e grado, dovrete rendere conto delle anime a ciascuno affidate. Poiché conosciamo il vostro zelo e la vostra volontà fortemente incline verso di Noi, Ci arride la speranza che accoglierete con tutto il cuore le Nostre esortazioni per applicarle; inoltre il clero, sollecitato dalle vostre parole e dal vostro esempio, non lesini né impegno né lavoro in modo che la particolare gloria del Perù, cioè la professione della fede cattolica, non riceva alcun ulteriore danno. In questa impresa non dubitiamo affatto che i sacerdoti Regolari vi daranno una mano soccorrevole, emulando lo zelo e i meriti dei loro predecessori.

Poiché è del massimo interesse una ottima preparazione del clero, non vogliamo passare sotto silenzio i Seminari: da essi infatti ci si deve aspettare un’ampia schiera di operai che voi potrete inviare a mietere la messe del Signore; operai che, dimentichi di se stessi, si dedichino totalmente al bene delle anime e alla difesa della fede. Perciò chiediamo con viva insistenza che con la massima alacrità, e rimossa ogni difficoltà, procuriate di eseguire quei suggerimenti di cui vi abbiamo fatto partecipi, tramite il Nostro Nunzio, circa la costruzione dei Seminari e il loro corretto governo.

E affinché tutto ciò si compia secondo i voti, a voi Venerabili Fratelli, al vostro clero e ai popoli vostri impartiamo con grande affetto l’Apostolica Benedizione, come testimonianza della Nostra paterna benevolenza e come auspicio delle grazie divine.

Dato a Roma, presso San Pietro, il primo gennaio 1919.

BENEDICTUS PP. XV


(1) Matth., XIII, 25.

(2) In Lectione Breviarii, in festo S. Turibii, 27 aprilis.

(3) Ibid.    

 

Copyright © Libreria Editrice Vaticana

  

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