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EPISTOLA
DIUTURNI LUCTUOSISSIMIQUE
DEL PAPA BENEDETTO XV
AI VESCOVI DELLA GERMANIA
AFFINCHÉ SI ADOPERINO PER AIUTARE
LA POPOLAZIONE AFFAMATA
Venerabili Fratelli,
salute e Apostolica Benedizione.
È giunto
finalmente il giorno che ha segnato per la vostra nazione la fine della lunga e
luttuosa guerra. Con la firma del trattato di pace è stato finalmente rimosso
quel blocco marittimo che specialmente costà fece tante vittime fra coloro che
non parteciparono alla guerra. Pertanto, Venerabili Fratelli, Noi che con
paterno animo abbiamo abbracciato i belligeranti di ambo le parti e abbiamo
tentato tutti i mezzi per estinguere un così grande incendio o per lenirne le
conseguenze, rendiamo a Dio onnipotente speciali grazie, insieme con voi e con
tutta la vostra nazione.
Ora deve essere vostro pensiero far sì che quanto prima
vengano riparati gl’immensi danni prodotti dalla guerra, e appunto poiché a tale
scopo nulla può giovare quanto l’opera della Chiesa Cattolica, congiunta
all’aiuto della grazia divina, abbiamo pensato d’indirizzarvi questa lettera.
In
primo luogo, perché non avvengano in Germania pubblici sconvolgimenti che
porterebbero al vostro paese ed alla stessa Europa quella rovina che sovrasta
altre nazioni, occorre compiere ogni sforzo affinché alla popolazione non
manchino i viveri necessari. A tal fine, Venerabili Fratelli, per mezzo dei
parroci e degli altri ecclesiastici che sono in più stretto contatto col popolo,
raccomandate vivamente ai fedeli delle campagne che non ricusino di fornire agli
abitanti delle città che soffrono la fame, quel tanto di cibarie di cui possono
privarsi. Ciò è assolutamente imposto, in così gravi ristrettezze, dalla legge
della carità che — se abbraccia tutti, perfino i nemici — vuole che noi amiamo
in modo speciale coloro che hanno con noi comune il vincolo della patria.
Nutriamo inoltre fiducia che quanti appartengono a nazioni civili e
particolarmente cattoliche, si apprestino a soccorrere codeste popolazioni che
sappiamo ridotte all’estremo; e ciò facciamo, non tanto per i pericoli che
incombono sulla società, quanto perché membri della stessa umana famiglia e per
impulso di cristiana carità. Infatti dobbiamo tutti rammentare quanto insegna
l’apostolo San Giovanni: « Chi avrà dei beni di questo mondo, e vedrà il suo
fratello in necessità e chiuderà il suo cuore alla compassione, come mai
la carità di Dio può rimanere in lui? Figlioli miei, non amiamo a parole e con
la lingua, ma con le opere e con la verità » (Epist. 1, III, 17-18).
In secondo
luogo, Venerabili Fratelli, ciascuno di voi deve interporre tutta l’autorità del
sacro ufficio allo scopo di risanare le piaghe spirituali che la guerra ha
inflitto o inasprito alla vostra nazione. È necessario soprattutto eliminare
ogni sentimento di odio, sia verso gli stranieri coi quali si fu in guerra, sia
verso i concittadini appartenenti ad altro partito, e sostituire all’odio quella
fraterna carità, che è di Gesù Cristo, e che non conobbe né barriere, né
confini, né lotte di classe. E qui ripetiamo il voto che esprimemmo recentemente
nel sacro Concistoro, cioè che « gli uomini e i popoli tornino ad abbracciarsi
nella carità cristiana, perché se questa viene a mancare ogni trattato di pace
sarà inutile ».
Siamo sicuri, Venerabili Fratelli, che voi, come buoni pastori e
ministri di pace e di carità, metterete in questo impegno tutta la vostra
solerzia e diligenza, e non cesserete di propiziare Iddio con le preghiere
assieme al vostro clero e al vostro popolo.
Per quanto Ci riguarda, non vi
mancherà il Nostro concorso in questo delicatissimo frangente della vostra
patria, poiché il Nostro cuore di padre si porta spontaneamente con maggiore
pietà, sull’esempio del Nostro Redentore, amantissimo degli uomini, che
compassionando le gravi sofferenze della moltitudine uscì in quelle memorabili
parole: «Ho pietà della folla ».
Frattanto, quale auspicio dei doni celesti e a
testimonianza della Nostra particolare benevolenza, a voi, Venerabili Fratelli,
e a tutti coloro che sono affidati alle vostre cure impartiamo di cuore
l’Apostolica Benedizione.
Dato a Roma, presso San Pietro, il 15 luglio 1919, nel quinto anno del Nostro
Pontificato.
BENEDICTUS PP. XV
Copyright © Libreria
Editrice Vaticana
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