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DISCORSO DI SUA SANTITÀ
BENEDETTO XVI AI MEMBRI DELLA COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE
Giovedì, 1 dicembre 2005
Reverendissimo Presidente,
Illustri Professori,
cari Collaboratori!
Sono lieto di accogliervi in questo incontro familiare che
risveglia in me il ricordo di una collaborazione prolungata e profonda con non
pochi di voi. Desidero innanzitutto esprimere un grazie sentito per le parole di
omaggio rivoltemi dall’Arcivescovo Mons. Levada, che partecipa per la prima
volta in qualità di Presidente ad una sessione della Commissione Teologica
Internazionale. A lui porgo il mio augurio orante affinché la luce e la forza
dello Spirito l’accompagnino nell’adempimento del compito che gli è stato
affidato.
Con la Sessione Plenaria che in questi giorni si sta svolgendo,
proseguono i lavori del settimo "quinquennio" della Commissione, iniziati l’anno
scorso, quando ancora ne ero Presidente. Colgo volentieri l’occasione per
incoraggiare ciascuno di voi a procedere nella riflessione sui temi scelti per
lo studio nei prossimi anni. Il compianto Papa Giovanni Paolo II, nel ricevere i
Membri il 7 ottobre dell’anno scorso, aveva rilevato la grande importanza di due
temi che sono attualmente oggetto di studio: quello della sorte dei bambini
morti senza battesimo nel contesto della volontà salvifica universale di Dio,
della mediazione unica di Gesù Cristo e della sacramentalità della Chiesa, e
quello della legge morale naturale. Quest’ultimo argomento è di speciale
rilevanza per comprendere il fondamento dei diritti radicati nella natura della
persona e, come tali, derivanti dalla volontà stessa di Dio creatore. Anteriori
a qualsiasi legge positiva degli Stati, essi sono universali, inviolabili e
inalienabili, e da tutti quindi devono essere riconosciuti come tali,
specialmente dalle autorità civili, chiamate a promuoverne e garantirne il
rispetto. Sebbene nella cultura odierna il concetto di "natura umana" sembri
essersi smarrito, rimane il fatto che i diritti umani non sono comprensibili
senza presupporre che l’uomo, nel suo stesso essere, sia portatore di valori e
di norme da riscoprire e riaffermare, e non da inventare o imporre in modo
soggettivo e arbitrario. In questo punto il dialogo col mondo laico è di grande
importanza: deve apparire con evidenza, che la negazione di un fondamento
ontologico dei valori essenziali della vita umana finisce inevitabilmente nel
positivismo e fa dipendere il diritto dalle correnti di pensiero dominanti in
una società, pervertendo così il diritto in uno strumento del potere invece di
subordinare il potere al diritto.
Non di minore importanza è il terzo tema, determinato nel corso
della Sessione Plenaria dell’anno passato, cioè lo statuto e il metodo della
teologia cattolica. La teologia non può nascere se non dall’obbedienza all’impulso
della verità e dell’amore che desidera conoscere sempre meglio colui che ama, in
questo caso Dio stesso, la cui bontà abbiamo riconosciuto nell’atto di fede (cfr
Donum veritatis, n. 7). Conosciamo Dio perché egli, nella sua infinita
bontà, si è fatto conoscere, soprattutto nel suo Figlio Unigenito che si è fatto
uomo per noi, è morto ed è risorto per la nostra salvezza.
La rivelazione di Cristo è di conseguenza il principio normativo
fondamentale per la teologia. Essa si esercita sempre nella Chiesa e per la
Chiesa, nella fedeltà alla Tradizione apostolica. Il lavoro del teologo deve,
pertanto, svolgersi in comunione con il Magistero vivo della Chiesa e sotto la
sua autorità. Considerare la teologia un affare privato del teologo significa
misconoscerne la stessa natura. Soltanto all’interno della comunità ecclesiale,
nella comunione con i legittimi Pastori della Chiesa, ha senso il lavoro
teologico che richiede evidentemente la competenza scientifica, ma anche, e non
meno, lo spirito di fede e l’umiltà di chi sa che il Dio vivo e vero, oggetto
della sua riflessione, oltrepassa infinitamente le capacità umane. Soltanto con
la preghiera e la contemplazione si può acquisire il senso di Dio e la docilità
all’azione dello Spirito Santo, che renderanno la ricerca teologica feconda per
il bene di tutta la Chiesa. Qui si potrebbe obiettare: ma una teologia così
definita è ancora scienza, e in conformità con la nostra ragione? Sì –
razionalità, scientificità è pensare nella comunione della Chiesa non solo non
si escludono, ma vanno insieme. Lo Spirito Santo introduce la Chiesa nella
pienezza della verità (cfr Gv 16,13), la Chiesa è in servizio della verità e la
sua guida è educazione alla verità.
Auspicando che le vostre giornate di studio siano animate dalla
comunione fraterna nella ricerca della Verità che la Chiesa vuole annunciare a
tutti gli uomini, supplico Maria Santissima, Sede della Sapienza, affinché guidi
i vostri passi nella gioia e nella speranza cristiana. Con questi sentimenti,
mentre rinnovo a voi tutti l’espressione della mia stima e della mia fiducia, vi
imparto di cuore la Benedizione Apostolica.
© Copyright 2005 - Libreria
Editrice Vaticana
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