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DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
A S.E. IL SIGNOR JUAN PABLO CAFIERO,
 AMBASCIATORE DI ARGENTINA PRESSO LA SANTA SEDE

Venerdì, 5 dicembre 2008

 

Signor Ambasciatore,

1. Questa cerimonia di inizio della sua alta responsabilità, nella quale lei, eccellenza, presenta le lettere che l'accreditano quale Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario della Repubblica Argentina presso la Santa Sede, rappresenta un momento particolarmente importante nel cammino delle relazioni bilaterali fra la Sede Apostolica e il suo nobile Paese, che confidiamo siano sempre più fluide e fruttuose.

Desidero contraccambiare con viva gratitudine le sue attente parole e i deferenti saluti che mi ha trasmesso a nome della dottoressa Cristina Fernández de Kirchner, presidente della Nazione Argentina, mentre accompagno con la mia preghiera ogni iniziativa che incoraggi la concordia, la giustizia e il conseguimento del bene comune in questa amata terra. Gli argentini sanno bene di occupare un posto di particolare rilievo nel cuore del Papa. Penso a essi e presento a Dio i loro progetti, le loro gioie e anche le loro preoccupazioni, affinché si schiudano per tutti orizzonti di prosperità, di un presente ricco di feconde realizzazioni e di un futuro luminoso e sereno.

2. Sono lieto, in modo particolare, di riceverla, eccellenza, come Ambasciatore di un Paese dalle profonde tradizioni cristiane che hanno seminato e coltivato usanze significative, plasmando in tal modo l'identità culturale e la religiosità di popoli che anelano a superarsi ogni giorno e a offrire alla comunità internazionale il meglio di sé, come hanno già dimostrato in diverse occasioni, dando prova della loro generosità e dei loro alti obiettivi. Questo prezioso patrimonio spirituale illumina e potenzia le aspirazioni fondamentali dell'uomo. Per questo è importante considerarlo, oltre che come un'eredità che bisogna conservare, anche come un tesoro dal quale si può continuamente trarre forza per affrontare il presente, offrendolo quale dono prezioso alle nuove generazioni.

3. Il messaggio evangelico si è radicato profondamente in questa nazione recando numerosi frutti, specialmente in illustri modelli di condotta che hanno arricchito gli altri con la testimonianza esemplare delle loro virtù umane e cristiane. Fra di essi, ricordo con piacere l'insigne figura di Ceferino Numuncurá, la cui beatificazione alla fine dello scorso anno è stata una gioia per tutto il popolo di Dio. Questo giovane mapuche, figlio spirituale di san Giovanni Bosco, è un segno splendido di come "Cristo, essendo realmente il Logos incarnato, "l'amore fino alla fine", non è estraneo a alcuna cultura né ad alcuna persona; al contrario, la risposta desiderata nel cuore delle culture è quella che dà a esse la loro identità ultima, unendo l'umanità e rispettando contemporaneamente la ricchezza della diversità, aprendo tutti alla crescita nella vera umanizzazione, nell'autentico progresso" (Discorso nella sessione inaugurale della v Conferenza generale dell'episcopato latinoamericano e dei Caraibi,  Aparecida,  13  maggio  2007, n. 1).

4. La Chiesa, nell'esercizio della missione che le è propria, cerca in ogni momento di promuovere la dignità della persona e di elevarla in modo integrale a beneficio di tutti. In questo contesto, la fede in Cristo ha dato impulso in Argentina a numerose iniziative benefiche e assistenziali, sia nelle diocesi sia attraverso istituti religiosi e associazioni laicali. La sollecitudine e l'attività ecclesiali, concentrandosi in particolare nel campo spirituale e morale, si sono irradiate anche, e con peculiare intensità, ad ambiti sanitari, culturali, educativi, lavorativi e di attenzione verso i bisognosi.

Con le sue opere, la comunità cattolica intende unicamente rendere una testimonianza di carità e proiettare sulle coscienze la luce del Vangelo, affinché l'uomo raggiunga una pienezza di vita che si riveli in una degna condotta individuale e in una convivenza responsabile e armoniosa, di reciproca comprensione e perdono. Bisogna segnalare a tale riguardo l'importanza che ha l'evitare quegli atteggiamenti che deteriorano la fraternità e la mutua comprensione, dando vigore, al contrario, a quanto favorisce il senso di responsabilità civile per il bene di tutta la società.
In questa prospettiva, la Chiesa, senza voler divenire un soggetto politico, aspira, con l'indipendenza della sua autorità morale, a cooperare in modo leale e aperto con tutti i responsabili dell'ordine temporale nel nobile disegno di instaurare una civiltà di giustizia, di pace, di riconciliazione e di solidarietà, e di quelle altre norme che non si potranno mai abolire né lasciare alla mercé di consensi di parte, poiché sono incise nel cuore umano e rispondono alla verità. In tal senso, la presenza di Dio sia nella coscienza di ogni uomo sia nell'ambito pubblico, è un sostegno saldo per il rispetto dei diritti fondamentali della persona e l'edificazione di una società fondata su di essi. Desidero per questo formulare i miei migliori auspici affinché il dialogo e la collaborazione fra le autorità argentine e l'episcopato di questa nazione si rafforzino per il bene comune di tutta la popolazione.

5. Il XXI secolo sta mostrando in modo sempre più nitido la necessità di forgiare la vita personale, familiare e sociale secondo questi valori irrinunciabili che nobilitano la persona e tutta la comunità. Fra di essi, bisogna sottolineare il sostegno alla famiglia basata sul matrimonio fra un uomo e una donna, l'orientamento da parte di una morale le cui note principali sono inscritte nel più intimo dell'animo umano, lo spirito di sacrificio e la solidarietà generosa, che si manifesti specialmente quando le circostanze sono particolarmente avverse, la difesa della vita umana dal suo concepimento fino al suo termine naturale, lo sradicamento della povertà, l'onestà, la lotta contro la corruzione, l'adozione di misure per assistere i genitori nel loro diritto inalienabile di educare i figli nelle proprie convinzioni etiche e religiose, come pure la promozione dei giovani, affinché siano uomini e donne di pace e di riconciliazione.

6. In tal senso, proprio oggi, alla presenza di una delegazione di questa Sede Apostolica, s'incontreranno i presidenti di Argentina e Cile per commemorare il trentesimo anniversario della mediazione compiuta dal mio venerato predecessore, Papa Giovanni Paolo II, nella soluzione della controversia nata fra le due nazioni circa la definizione dei loro confini nella zona australe del continente. Il monumento che verrà costruito nella località di Monte Aymond sarà una testimonianza eloquente e servirà a rafforzare ancora di più i vincoli di fratellanza e la volontà di intesa fra i due Paesi, i quali, grazie agli sforzi dei loro governanti e istituzioni, come pure ai loro comuni ideali culturali, sociali e religiosi, seppero abbandonare la via dello scontro per dimostrare che, con il dialogo e la grandezza di cuore, si può raggiungere una pace degna, stabile e salda, come è proprio di popoli civilizzati e saggi.

7. Al termine di questo incontro, formulo i miei voti migliori per lei, eccellenza, la sua famiglia e il personale di questa missione diplomatica e le esprimo la disponibilità e il sostegno dei miei collaboratori in tutto ciò che può contribuire al buon svolgimento del suo lavoro come Ambasciatore. Le chiedo di farsi portatore dinanzi a tutti i suoi connazionali, e in particolare dinanzi al signor presidente della Repubblica Argentina e il suo Governo, del saluto cordiale del Papa, e supplico il Signore, per materna intercessione di Nuestra Señora de Luján, di colmare di copiosi doni tutti i figli e le figlie di questo amato Paese, ai quali imparto con piacere la Benedizione Apostolica.

 

© Copyright 2008 - Libreria Editrice Vaticana

 

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