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DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
A SUA ECCELLENZA IL SIGNOR NASER MUHAMED YOUSSEF AL BELOOSHI,
PRIMO AMBASCIATORE DEL BAHREIN
PRESSO LA SANTA SEDE

Sala Clementina
Giovedì, 18 dicembre 2008

 

Signor Ambasciatore,

È con grande gioia che l'accolgo in Vaticano mentre presenta le lettere che l'accreditano come primo Ambasciatore straordinario e plenipotenziario del Regno del Bahrein presso la Santa Sede. La ringrazio per le cortesi parole che mi ha rivolto e anche per i saluti e l'invito che mi ha trasmesso da parte di Sua Maestà il Re Hamad Bin Isa Al-Khalifa. Desidero in cambio assicurarlo dei miei voti migliori per la sua persona, come pure per gli abitanti del Regno, perché tutti vivano nella pace e nella prosperità.

La visita che Sua Maestà il Re mi ha reso a Castel Gandolfo lo scorso luglio, e anche la sua designazione, Eccellenza, come primo Ambasciatore del Regno di Bahrein, sono il segno delle buone relazioni che il suo Paese desidera intrattenere con la Santa Sede. Me ne rallegro vivamente e auspico che si possano approfondire ulteriormente.

I cambiamenti che il Regno ha conosciuto nel corso degli ultimi anni mostrano la preoccupazione costante di progredire verso l'instaurazione di una società aperta al mondo e di relazioni sempre più fraterne con le altre nazioni, restando comunque fedele ai suoi valori tradizionali legittimi. La partecipazione di molti agli orientamenti e alla gestione della vita del Paese non può che contribuire a mantenere l'unità e la solidarietà fra le diverse componenti,  e  anche  a  favorire  il  bene comune.

Desidero rendere omaggio all'impegno del suo Paese che, come lei ha sottolineato, signor Ambasciatore, è di promuovere una politica di pace e di dialogo. Il Regno del Bahrein ha in effetti una lunga tradizione di tolleranza e di accoglienza, ospitando in particolare numerosi lavoratori stranieri, che partecipano allo sviluppo del Paese. Lontani dalla loro nazione d'origine e dalle loro famiglie, il che non può che rendere la loro vita più difficile, possano sentirsi a casa propria nel vostro Paese, grazie alla benevola accoglienza riservata loro!

Fra i lavoratori stranieri molti sono di religione cattolica. Desidero ringraziare qui le autorità del Regno per l'accoglienza che ricevono e anche per la possibilità che viene data loro di praticare il proprio culto. Sono lieto di ricordare che la chiesa eretta nel 1939 su un terreno offerto dall'Emiro di quell'epoca è stata la prima chiesa costruita nei paesi del Golfo. Tuttavia, tutti sono oggi consapevoli che, con l'aumento del numero dei cattolici, sarebbe auspicabile che potessero disporre di altri luoghi di culto.

Il rispetto della libertà religiosa, che figura fra i diritti garantiti dalla costituzione del suo Paese, è di un'importanza primordiale, poiché riguarda ciò che di più profondo e di più sacro vi è nell'uomo:  il suo rapporto con Dio. La religione dà la risposta alla domanda del vero senso dell'esistenza nell'ambito personale e sociale. La libertà religiosa, che permette a ognuno di vivere il suo credo da solo o con gli altri, in privato o in pubblico, comporta anche la possibilità per la persona di cambiare religione se la sua coscienza lo richiede. Del resto, durante il Concilio Vaticano ii, la Chiesa cattolica ha voluto sottolineare solennemente l'obbligo per l'uomo di seguire la propria coscienza in ogni circostanza e il fatto che nessuno può essere costretto ad agire contro di essa (cfr. Dichiarazione sulla libertà religiosa, Dignitatis humanae, n. 3).

Il suo Paese si preoccupa anche di instaurare un autentico dialogo fra le culture e fra i membri delle religioni. È in effetti indispensabile che vi sia una comprensione sempre più sincera fra le persone e fra i gruppi umani e religiosi al fine di stabilire relazioni sempre più fraterne. Ciò inizia con un ascolto rispettoso gli uni degli altri, basato sulla stima reciproca. Pur riconoscendo le divergenze che ci separano, cristiani e musulmani, e anche le posizioni diverse che abbiamo su vari punti, è importante che nel mondo di oggi possiamo collaborare per difendere e promuovere i valori fondamentali della vita e della famiglia che permettono all'uomo di vivere nella fedeltà al Dio unico e alla società di instaurarsi nella pace e nella solidarietà.

Per mezzo di lei, signor Ambasciatore, desidero anche salutare molto cordialmente la comunità cattolica del suo Paese, e anche il suo Vicariato apostolico. Chiedo a Dio di sostenerli nella loro fede e di aiutarli a essere testimoni autentici della speranza che li fa vivere. Nel Regno del Bahrein, come in tutti i paesi, i cattolici cercano di contribuire al bene della società. Così la Sacred Hearth School, diretta dalle religiose carmelitane, che offre un insegnamento di alto livello qualitativo ai giovani, senza distinzioni di origine o di religione, è da molti anni un segno eloquente di tale impegno.

In questa prospettiva, auspico che la Chiesa locale e le sue istituzioni offrano sempre più il loro contributo per il bene della società, in dialogo fiducioso e in collaborazione efficace con le autorità del Paese.
Signor ambasciatore, mentre inizia la sua missione presso la Santa Sede, le formulo i miei voti cordiali di successo e l'assicuro della disponibilità dei miei collaboratori presso i quali troverà sempre comprensione e sostegno per il suo felice compimento.

Sulla sua persona, sulla sua famiglia, sui suoi collaboratori e anche su tutti gli abitanti del Bahrein e i loro dirigenti, invoco di tutto cuore l'abbondanza delle Benedizioni dell'Altissimo.

 

© Copyright 2008 - Libreria Editrice Vaticana

 

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