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DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI Sala Clementina
Signor Ambasciatore, Accolgo con piacere Vostra Eccellenza in Vaticano per la presentazione delle Lettere che l'accreditano come ambasciatore straordinario e plenipotenziario della Repubblica del Kazakhstan presso la Santa Sede e la ringrazio vivamente per avermi trasmesso il gentile messaggio di Sua Eccellenza il signor Nursultan Nazarbayev, presidente della Repubblica. Le sarò grato se vorrà trasmettergli a sua volta i miei migliori auguri per la sua persona, come anche per i responsabili della vita civile e religiosa e per tutto il popolo kazako. Il Kazakhstan occupa una posizione geografica che lo pone in contatto con grandi insiemi geopolitici: l'Europa, la Russia, la Cina e i paesi di maggioranza musulmana. La sua popolazione diversificata comprende popoli di lingue e tradizioni culturali molto differenti. Questi due elementi, uniti alle ricchezze naturali che il vostro Paese possiede, sono un dono di Dio che occorre gestire bene. Questo dono offre grandi possibilità e apre prospettive che possono interessare il futuro dell'uomo e contribuire all'affermazione della sua dignità. Il suo presidente ha voluto fare della vostra terra un luogo d'incontro e di dialogo, una sorta di laboratorio in cui si cerca di vivere una coabitazione rispettosa della diversità culturale e religiosa, uno spazio che potrebbe dimostrare agli altri popoli e nazioni che è possibile per gli uomini vivere degnamente, nella pace, nel rispetto della credenza e della particolarità di ciascuno. Non incoraggerò mai abbastanza tutte le iniziative prese sia all'interno sia all'esterno dei vostri confini a favore del dialogo tra le persone, tra le culture e tra le religioni. Il mondo ha sete di pace e Dio desidera che esso cresca e si sviluppi nell'armonia. In tal senso, saluto tutti i cammini coraggiosi e le aperture di dialogo intrapresi dal suo Paese, che porteranno frutto nel Paese stesso e consolideranno la stabilità regionale. Lei sa, signor ambasciatore, il ruolo positivo che le religioni possono svolgere nella società rispettandosi reciprocamente e collaborando insieme per obiettivi comuni. Certamente compete allo stato garantire la piena libertà religiosa, ma gli compete anche di imparare a rispettare l'ambito religioso evitando di interferire in materia di fede e nella coscienza dei cittadini. Per tutti gli stati è grande la tentazione di lasciare nel vago la definizione degli ambiti politici e religiosi, rischiando in tal modo di non riconoscere ciò che non è di sua competenza. Ogni stato, pertanto, è chiamato a rimanere vigile al fine di scongiurare gli effetti negativi dell'interferenza nell'ambito religioso e del suo utilizzo abusivo, come pure a rispettare la sfera religiosa individuale, che chiede solo di potersi esprimere in modo semplice e libero senza intralci. Sono in molti a osservare con attenzione il Kazakhstan e il suo modo nuovo di gestire i rapporti tra il religioso e lo statale per imparare da esso. È un'opportunità unica offerta al vostro Paese, che occorre cogliere nella maniera migliore e non lasciarla sfuggire. La Santa Sede appoggia tutte le iniziative e le attività in favore della pace e dell'amicizia tra le nazioni, poiché favoriscono il rispetto reciproco e la crescita dell'uomo. La natura umana, che Dio ha voluto santa e nobile, non è esente da sfide e il cuore dell'uomo è intaccato dal suo egoismo e dalla sua menzogna, nonché dalla mancanza di attrazione per la solidarietà e la compassione. Le diverse tradizioni religiose, che coabitano nella sua nazione, sapranno proporre orientamenti positivi per contribuire positivamente alla sua costruzione e al suo sviluppo. Esse non mancheranno di aiutare i loro fedeli a conformarsi alla volontà di Dio e a lavorare per il bene comune. La solidarietà è essenziale nei rapporti internazionali e interstatali. Il suo Paese, che l'Altissimo ha abbondantemente dotato di ricchezze umane e naturali, saprà trovare delle vie per farne beneficiare i suoi cittadini e le nazioni che, meno ben provviste, hanno ancora bisogno di diversi aiuti. La giusta ripartizione dei beni diventa un imperativo non soltanto perché favorisce la stabilità politica, nazionale e internazionale, ma perché risponde alla volontà divina di creare gli uomini come fratelli gli uni degli altri. La comunità cattolica, che lei, signor ambasciatore, vorrà salutare a nome mio, è presente nel vostro Paese da molto tempo e ha attraversato molte vicissitudini storiche. Essa è rimasta fedele grazie all'abnegazione dei suoi sacerdoti, dei religiosi e delle religiose e grazie alla fiamma della fede che è rimasta accesa nel segreto del cuore dei fedeli (cfr. visita ad limina dei vescovi dell'Asia centrale, 2 ottobre 2008). I cattolici kazaki desiderano vivere sinceramente la loro fede e poter continuare a praticarla con serenità per il loro perfezionamento personale, certo, ma anche per l'arricchimento spirituale del suo Paese attraverso l'apporto religioso a loro proprio. La comunità cattolica partecipa con la sua presenza, la sua preghiera e le sue opere alla stabilità e alla concordia religiosa di tutta la nobile società kazaka. L'Accordo tra la Santa Sede e la Repubblica del Kazakhstan, firmato ed entrato in vigore ormai dieci anni fa, garantisce i diritti e i doveri dei cattolici nel suo Paese e i diritti e gli obblighi del suo stato nei loro confronti. Come epigrafe del suo discorso, lei, Eccellenza, ha definito esemplari i nostri rapporti bilaterali poiché - così ha detto - sono basati sulla "piena comprensione reciproca e sulla fiducia". Ha fatto bene a sottolinearlo e mi complimento volentieri con lei. Dio benedica questa fiducia reciproca e la rafforzi ogni giorno di più! Nel momento in cui lei inaugura la sua alta missione, signor Ambasciatore, certo che troverà sempre un'accoglienza attenta presso i miei collaboratori, le offro i miei migliori voti per il suo felice compimento e perché proseguano e si sviluppino rapporti armoniosi tra la Santa Sede e la Repubblica del Kazakhstan. Sulla Vostra Eccellenza, la sua famiglia e tutto il personale dell'ambasciata, come anche sul presidente della Repubblica, gli altri responsabili e tutti gli abitanti della sua nazione invoco l'abbondanza delle Benedizioni divine.
© Copyright 2008 - Libreria Editrice Vaticana
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