1. Desidero oggi, cari fratelli e sorelle, insieme con voi qui
riuniti per la preghiera domenicale dell’Angelus, ringraziare la Provvidenza
divina per i cinquant’anni di esistenza e di attività della Radio Vaticana.
Tale gratitudine l’abbiamo già manifestata giovedì scorso,
durante una solenne celebrazione eucaristica, nel giorno commemorativo del primo
radiomessaggio pontificio, rivolto al mondo dal mio predecessore Pio XI,
precisamente il 12 febbraio 1931. Oggi dobbiamo ancora elevare il nostro animo
riconoscente al Signore, che ha permesso all’uomo, mediante le grandi scoperte
della sua intelligenza, di farsi messaggero, a raggio universale, della Buona
Novella di salvezza: “Il Signore ha manifestato la sua salvezza, agli occhi
dei popoli ha rivelato la sua giustizia” (Sal 98,2).
I moderni mezzi di comunicazione, infatti, che hanno la funzione
fondamentale di alimentare e di approfondire la comprensione, l’intesa e la
solidarietà tra i popoli, sono particolarmente a servizio della parola di Dio e
della evangelizzazione, proprio perché devono operare in vista della vera
promozione dell’uomo.
La Radio Vaticana, poi, svolge il prezioso ed irrinunciabile
compito di diffondere l’insegnamento e la voce stessa del Vicario di Cristo,
permettendogli di “estendere la sua conversazione al mondo intero”, come
già si esprimeva Pio XI.
Consapevole di tale singolare impegno della Radio Vaticana,
desidero ringraziare quanti vi operano con sollecitudine e competenza, ed in
modo particolare i padri della Compagnia di Gesù, al cui zelo sacerdotale, ed
alla cui specifica competenza è stata affidata la Radio stessa, fin dalla
fondazione.
2. Domani mattina inizierò il mio viaggio apostolico in Estremo
Oriente, che mi porterà attraverso il Pakistan, prima nelle Filippine, poi nell’isola
di Guam nel Pacifico, quindi in Giappone, ed infine in Alaska. Mi dirigo là
sulle orme di santi e di beati martiri, sia di quelli che hanno già ottenuto la
gloria degli altari, sia di quelli che eleverò a tale onore in occasione della
mia visita, sia infine di quelli, numerosi e forse sconosciuti, che, come i
primi e gli altri, hanno gettato, con la testimonianza del sangue, i fondamenti
per la costruzione della Chiesa in diversi paesi dell’Asia e dell’Estremo
Oriente.
Sorvolando la vasta regione che è intorno al Golfo Persico il
mio pensiero si rivolgerà anche al drammatico, prolungato confronto armato che
da mesi è in atto tra l’Iraq e l’Iran. Più volte ho invocato la pace per
quei popoli, incoraggiando i tentativi promossi da varie istanze internazionali.
Vorrei rivolgere ancora una volta un caldo invito alle Autorità
responsabili delle due nazioni perché trovino con coraggio e chiaroveggenza,
senza ulteriore indugio, la via di una tregua che, ponendo fine alle distruzioni
e al quotidiano accrescersi di vittime, faccia schiudere le speranze di una
intesa equa ed onorevole.
Pregate per me per questa intenzione ed, inoltre, implorate da
Dio abbondanti frutti per questo viaggio apostolico, di cui avverto
profondamente il grande significato ecclesiale.
Invoco con voi, con particolare fervore, la Madonna, che i
Filippini venerano da quattrocento anni sotto il titolo di “Vergine della pace
e del buon viaggio”; una sua immagine benedetta dal Papa Giovanni XXIII, è
esposta alla devozione nel Pontificio Collegio Filippino in Roma. Che Essa
assista il mio viaggio, e lo renda fecondo di bontà e di pace.
3. Desidero poi ricordare l’incontro che ho avuto poco tempo
fa con i Vescovi della Thailandia, venuti a Roma per la “visita ad limina”.
Rinnovo il mio cordiale saluto a loro e a tutti i fedeli di quella nazione, che
è uno dei paesi che sorvolerò domani nel mio viaggio verso l’Estremo
Oriente.
Esprimo a quei Presuli vivo apprezzamento per avermi portato la
voce di quella piccola comunità ecclesiale (circa duecentomila fedeli) che,
grazie al clima di tolleranza religiosa, convive pacificamente con la grande
comunità buddista, a cui appartiene la maggioranza della popolazione.
La Chiesa tailandese conta oggi dieci diocesi. L’opera di
evangelizzazione è attiva, e grande speranza viene riposta nelle vocazioni
sacerdotali e religiose, che sono numerose e promettenti. Le istituzioni
cattoliche, soprattutto quelle educative e sociali, godono di rispetto e di
prestigio, e mi auguro che continuino a dare un valido apporto allo sviluppo
umano e spirituale della Nazione.
Ultimamente la presenza della carità cristiana si è fatta
ancora più tangibile ed operante nella premurosa accoglienza di profughi,
affluiti in gran numero in quella regione.
Vi esorto ad unirvi con me nella preghiera, perché, mediante l’intercessione
della Vergine santa, Madre della Chiesa, il Signore dia felice compimento alle
speranze ed alle attese per una sempre maggiore prosperità di quel nobile
popolo.
Dopo la recita dell'Angelus
Ai rappresentanti della comunità filippina di Roma
Sono molto felice di rivolgere uno speciale saluto ai filippini
presenti oggi in piazza san Pietro.
Domani, con l’aiuto di Dio, partirò alla volta del vostro
Paese. Vi chiedo di pregare affinché il mio viaggio sia di beneficio spirituale
per le Filippine e per gli altri paesi che visiterò, dal momento che esso ha lo
scopo di approfondire la fede dei membri alla Chiesa cattolica e di far
progredire la causa della pace nel mondo. Pregate Dio affinché benedica il mio
viaggio, per l’intercessione della Madre di Gesù, che voi invocate sotto il
titolo di “Vergine della pace e del buon viaggio”.
Giovanni Paolo II in Estremo Oriente
I am very happy to give a special greeting to the Filipinos
present in Saint Peter’s Square today.
Tomorrow, with God’s help, I shall leave for your country.
Please pray that my journey will be of spiritual benefit for the Philippines and
for the other nations that I am to visit, for it is intended to deepen the faith
and commitment of the members of the Catholic Church and to advance the cause of
peace in the world. Ask God to bless my journey, through the intercession of the
Mother of Jesus, whom you invoke under the title of Our Lady of Peace and Good
Voyage.
© Copyright 1981 - Libreria Editrice Vaticana