1. Oggi desidero, innanzitutto, esprimere la mia gratitudine a
Dio per la “via”, per la quale mi ha condotto, nella seconda metà dello
scorso mese di febbraio, fino in Estremo Oriente. Questa via ha avuto due
principali tappe: le Filippine e il Giappone, con alcune importanti fermate
lungo il percorso: Karachi in Pakistan, l’isola di Guam nel Pacifico, ed
Anchorage in Alaska. Lo scopo principale del mio pellegrinaggio pastorale è
stata la beatificazione dei Martiri giapponesi di Nagasaki, dei quali uno è
Lorenzo Ruiz, nato a Manila nel XVII secolo: egli è il primo figlio della
Chiesa nelle Filippine elevato agli altari.
Intorno a questo avvenimento principale si è sviluppato un
ampio programma pastorale, i cui particolari sarebbe troppo difficile
puntualizzare nell’ambito di questo breve discorso in occasione dell’“Angelus
Domini”. Converrà farne oggetto di riflessione in altro momento. Oggi
desidero soltanto rendere grazie alla Divina Provvidenza e anche alla
benevolenza umana, che mi è stata dimostrata in molteplici modi. Il mio
pensiero va non soltanto ai miei fratelli Cardinali, Vescovi e alle diverse
personalità ecclesiastiche e religiose, ma anche alle più alte Autorità dei
rispettivi Paesi e ancora ai responsabili delle amministrazioni locali ed alle
molte persone direttamente legate allo svolgimento di questo viaggio. Dio le
ricompensi!
2. In modo particolare si è inscritto nella mia memoria un
fatto sintomatico per il significato religioso del viaggio. I cattolici nelle
Filippine hanno da secoli una speciale venerazione per il “Bambino Santissimo”,
“el Sacro Niño”. La venerazione più grande Egli la riceve a Cebu, che è
la prima culla della evangelizzazione nelle Filippine, ma le manifestazioni di
questo culto si ritrovano dappertutto: nelle chiese e nelle case, nelle
famiglie. Questo particolare ha acquistato per me un’eloquenza simbolica, che
è duplice. In questa sua Chiesa, sviluppatasi nel corso dei secoli sul
territorio del vastissimo continente asiatico, in Estremo Oriente, “Cristo”
è ancora quasi un “piccolo”, come un Bambino” che aspetta il tempo
necessario per crescere. La Chiesa in Asia, nell’Estremo Oriente, è veramente
il “piccolo gregge” del Vangelo. Nello stesso tempo ricordiamo tuttavia che
cosa dice il Vangelo circa quel Bambino che – dopo la minaccia di morte da
parte di Erode e dopo gli anni dell’esilio in Egitto – nel silenzio della
casa nazaretana è cresciuto in sapienza, età e grazia davanti a Dio ed agli
uomini.
I nostri fratelli e sorelle delle Filippine hanno amato ed amano
in modo particolare Cristo-Bambino: “el Sacro Niño”. Essi sono l’unico
popolo in maggioranza cattolico negli enormi territori dell’Estremo Oriente.
Con quale metro la Provvidenza Divina, nei suoi imperscrutabili disegni, vuol
misurare la crescita di questo Bambino nella sapienza dei popoli dell’Estremo
Oriente negli anni e nelle generazioni che si susseguono, e infine nella
misteriosa storia dello sviluppo della Grazia divina, mediante la quale cresce
il Regno di Dio nel cuore di ogni uomo e nella storia dell’umanità?
Dopo il ritorno dal mio primo pellegrinaggio in Estremo Oriente
desidero ancor di più pregare per questo insieme con voi qui riuniti, non meno
che insieme con tutta la Chiesa!
Dopo la recita dell'Angelus
Ad un gruppo di seminaristi bresciani
E’ presente a questo incontro mariano un gruppo di Seminaristi
liceali della diocesi di Brescia.
Carissimi giovani aspiranti al sacerdozio, mi compiaccio per il
vostro spirituale attaccamento alla persona del Papa e vi esorto ad alimentare
la vostra vita interiore mediante la meditazione assidua delle verità della
Fede e, soprattutto, nel colloquio intimo col Signore Gesù, Sommo Sacerdote,
che vi ha chiamati a seguirlo da vicino.
La Vergine SS.ma fulgida stella del vostro futuro sacerdozio, vi
ottenga di corrispondere degnamente e pienamente a questa vostra straordinaria e
meravigliosa chiamata.
© Copyright 1981 - Libreria Editrice Vaticana