“Utinam hodie vocem Domini audiatis; / nolite obdurare corda
vestra”!
“Ascoltate oggi la sua voce: Non indurite il cuore”! (Sal
95,8).
1. Con queste parole del Salmo la Chiesa inizia la sua
quotidiana preghiera nel corso della Quaresima. Esse contengono una fervida
preghiera per l’efficacia della parola di Dio nei cuori umani. Se in ogni
tempo questa preghiera è attuale e necessaria, proprio nel corso di questi
quaranta giorni è raccomandato particolarmente che venga ascoltata da tutti la
voce del Dio Vivente. È una voce penetrante, se si considera come Dio parli
durante la Quaresima non soltanto con la ricchezza eccezionale della sua Parola
nella liturgia e nella vita della Chiesa, ma soprattutto con l’eloquenza
pasquale della passione e della morte del proprio Figlio; parla con la sua Croce
e con il suo sacrificio.
Ciò è, in certo senso, l’ultimo argomento nel dialogo con l’uomo
che dura da secoli; il dialogo con la sua mente e con il suo cuore, con la sua
coscienza e con la sua condotta.
“Che altro avrei dovuto fare e non ho fatto?”, sembra
domandare ogni anno, in questi giorni, il Padre che “ha tanto amato il mondo
da dare il suo Figlio unigenito” (Gv 3,16), e sembra domandare il Figlio
stesso, obbediente al Padre fino alla morte e alla morte di croce (cf. Fil 2,8).
2. “Non indurite il cuore”!
Il cuore vuol dire l’uomo nella sua stessa interiorità
spirituale, nello stesso, per così dire, centro della sua somiglianza con Dio.
L’uomo interiore. L’uomo della coscienza. La nostra preghiera, durante la
Quaresima, mira al risveglio delle coscienze, alla loro sensibilizzazione nei
confronti della voce di Dio. “Non indurite il cuore”, dice il salmista.
Infatti la necrosi delle coscienze, la loro indifferenza nei confronti del bene
e del male, la loro deviazione sono una grande minaccia per l’uomo.
Indirettamente, sono anche una minaccia per la società, perché, in ultima
analisi, dalla coscienza umana dipende il livello della moralità della
società.
E così, la nostra preghiera quaresimale per la sensibilità
delle coscienze ha un significato molteplice.
L’uomo che ha il cuore indurito e la coscienza degenerata,
anche se può godere la pienezza delle forze e delle capacità fisiche, è un
malato spirituale, e bisogna far di tutto per fargli ritornare la salute dell’anima.
Che la preghiera della Chiesa durante la Quaresima porti i suoi
frutti. Chiedendo a tutti gli uomini di buona volontà di aderire a questa
preghiera, lo chiedo particolarmente a coloro che soffrono”. Essi sono tanti
nel mondo. Una settimana fa abbiamo ricordato i quattrocento milioni di persone,
che chiamiamo con il nome di “handicappati”. Cari fratelli e sorelle, voi
che soffrite, che siete fisicamente svantaggiati, aiutate con la preghiera e col
sacrificio delle vostre sofferenze, della vostra dura sorte, quelli che sono
malati nell’anima. A volte essi non lo sanno, non si rendono conto di quanto
sia inferma la loro anima immortale. Hanno addormentato la loro coscienza e
indurito il loro cuore. Aiutateli a svegliarsi! Aiutate a far pervenire ad essi
la voce del Dio Vivente, la voce che parla nella Quaresima con il sacrificio
della Croce di Cristo!
3. In questi giorni della Quaresima la Chiesa suole pregare
Cristo per le vocazioni sacerdotali e religiose. Che questa preghiera s’intensifichi,
particolarmente in quelle regioni, dove si sente la mancanza di sacerdoti, e di
religiosi e di religiose e di seminaristi.
Il Padrone della messe vuole mandare operai nella sua messe (cf.
Mt 9,38). Bisogna soltanto supplicarlo; non trascurare quel servizio
fondamentale che è la preghiera: servizio della fiducia della Chiesa nei
confronti del suo Sposo e Pastore delle anime.
Dopo la recita dell'Angelus
Devo ancora ricordare a tutti che il mese di marzo è legato specialmente alla
memoria e alla festa di San Giuseppe che celebreremo giovedì prossimo.
Raccomando per questo giorno, giovedì 19 marzo, la mia visita pastorale nella
diocesi di Terni. Sono stato invitato dal Vescovo e dai lavoratori per celebrare
la festa di un santo lavoratore, san Giuseppe. Raccomando questa visita e questo
mio ministero pastorale alla preghiera dei romani che devono essere comprensivi
se il Papa qualche volta va fuori Roma per compiere il suo servizio pastorale
per gli altri.
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