1. La nostra preghiera dell’“Angelus Domini”, momento di
intensa comunione di spirito tra me e voi che mi ascoltate, vuole anche oggi
trovare alimento dalla Parola di Dio. Ringraziamo Dio perché “ci dona il
privilegio di chiamarlo Padre” (I Preghiera). Anche l’Antico Testamento
contiene la rivelazione della paternità divina, ma è Gesù che ci ha
espressamente insegnato ad invocare il “Padre nostro”, perché in Gesù
stesso diventiamo veramente figli di Dio.
2. Dio stesso ha manifestato Gesù come suo Figlio, “l’Eletto”
(Lc 9,35), sia nel Battesimo, sia nella Trasfigurazione, che abbiamo celebrato
nella liturgia del 6 agosto. Sul Tabor, come già al Giordano, è risonata la
voce del Padre: “Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono
compiaciuto. Ascoltatelo” (Mt 17,5). Quando si è incarnato nel seno di Maria
Vergine, il Figlio di Dio si è fatto nostro fratello, e noi tutti, in Lui,
siamo divenuti “figli nel Figlio”; e perciò Dio ha infuso in noi “uno
spirito di figli adottivi” (cf. Rm 8,15).
E questa grande verità chiede a noi la coerente risposta: la
risposta della fede.
3. Carissimi. Come ho già ricordato domenica scorsa, tre anni
fa, proprio nel giorno della Trasfigurazione, tornava a Dio la grande anima del
mio predecessore Paolo VI. Come non ringraziare ora il Signore per averlo dato
alla sua Chiesa proprio come il Maestro della Fede? Egli ci ha ripetuto che Dio
è Padre; che Gesù Cristo è il Figlio di Dio, Salvatore e Redentore; che lo
Spirito Santo “è Signore e dà la vita”. Paolo VI ci ha confermato nella
fede durante l’intero suo pontificato, e ce l’ha inculcata soprattutto nell’“Anno
della Fede”, culminato con la solenne, intrepida, ardente proclamazione del
“Credo del Popolo di Dio”. Accogliamo da lui questa eredità come il suo
estremo, eloquente testamento spirituale.
Che anche la nostra odierna recita dell’Angelus sia un forte
atto di fede in Cristo, Figlio di Dio; fede che affidiamo alle mani di Maria.
“Virgo Fidelis”!
Dopo la recita dell'Angelus
Ai fedeli di lingua italiana
Rivolgo un affettuoso saluto a tutti i pellegrini e gruppi
particolari, convenuti in Piazza san Pietro o qui presso il Policlinico “Gemelli”,
invocando dal Signore per essi e per le loro famiglie ogni desiderato bene.
Con speciale effusione rivolgo il mio pensiero vivo e
beneaugurante ai giovani della sesta Tendopoli Mariana, riuniti presso il
Santuario del Divino Amore, assicurando la mia spirituale presenza, il mio
incoraggiamento a sempre più coerente testimonianza cristiana, e l’apostolica
benedizione.
Ai fedeli polacchi
Mi rivolgo, infine, nella mia lingua materna ai pellegrini
giunti dalla Polonia e a tutti i miei connazionali. Vi auguro che sulla soglia
della Sede apostolica possiate attingere quella forza della fede che da un
millennio unisce intere generazioni di polacchi. Insieme a voi penso sempre alle
questioni della nostra Patria. Prego, come ho già detto domenica scorsa,
perché l’annata sia feconda e felice il raccolto. E – se così si può dire
– condivido con tutti la sincera preoccupazione perché a nessuno, nel nostro
Paese, venga a mancare il pane e tutto ciò che è indispensabilmente necessario
per vivere. Che Dio benedica la nostra Patria, la quale incessantemente affido
alle materne mani di Maria, Madre della Chiesa e Regina della Polonia.
Sia lodato Gesù Cristo.
© Copyright 1981 - Libreria Editrice Vaticana