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GIOVANNI PAOLO II

ANGELUS

Domenica, 9 marzo 1986

 

1. Oggi è la quarta domenica di Quaresima. La Chiesa ci fa meditare nella liturgia la parabola del figlio prodigo. Nella seconda Lettera ai Corinzi leggiamo anche le seguenti parole dell’Apostolo: “È stato Dio infatti a riconciliare a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione. Noi fungiamo quindi da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio” (2 Cor 5, 19-20). Via via che la Quaresima procede, l’insistenza della Chiesa diventa sempre più fervida: “riconciliatevi con Dio”.

2. La Chiesa ha ricevuto da Dio “la parola della riconciliazione” e il sacramento della riconciliazione. Il sacramento della Penitenza fu istituito da Cristo quando disse: “Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi” (Gv 20, 22-23). Egli ha dato questo potere agli apostoli nel cenacolo, dopo la risurrezione, con riferimento alla sua morte di croce. Il sacramento della Penitenza racchiude in sé la potenza salvifica della croce di Cristo e della risurrezione.

3. Cristo dice: “a chi rimetterete i peccati saranno rimessi . . .”. Leggiamo in relazione a ciò nell’esortazione apostolica Reconciliatio et Paenitentia (8 n. 31): “Il sacramento della Penitenza . . . è una specie di azione giudiziaria; ma questa si svolge presso un tribunale di misericordia, più che di stretta e rigorosa giustizia . . . il peccatore vi svela i suoi peccati e la sua condizione di creatura soggetta al peccato; si impegna a rinunciare e a combattere il peccato; accetta la pena (penitenza sacramentale) che il confessore gli impone e ne riceve l’assoluzione”. (Reconciliatio et Paenitentia,31, II) L’azione del sacramento della Penitenza - prosegue poi l’esortazione - ha pure un carattere “terapeutico o medicinale”.

4. Nell’enciclica Redemptor Hominis (n. 20) leggiamo: “Negli ultimi anni è stato fatto molto per mettere in evidenza - in conformità, del resto, alla più antica tradizione della Chiesa - l’aspetto comunitario della penitenza, e soprattutto del sacramento della Penitenza . . . Non possiamo però dimenticare che la conversione è un atto interiore di una profondità particolare, in cui l’uomo non può essere sostituito dagli altri, non può farsi “rimpiazzare” dalla comunità . . . La Chiesa quindi, osservando la pratica della confessione individuale . . . difende il diritto particolare dell’anima umana. È il diritto a un più personale incontro dell’uomo con Cristo . . . che dice, per mezzo del ministro del sacramento della Riconciliazione: “Ti sono rimessi i tuoi peccati” (Mc 2, 5); “Va’, e d’ora in poi non peccare più (Gv 8, 11)” (Ioannis Pauli PP. II Redemptor Hominis, 20).

5. Insieme con Maria, che sta sotto la croce, con la Madre della grazia divina, invochiamo per noi tutti nella Quaresima la grazia della buona confessione. Chiediamo per i confessori che siano pieni di amore, di umiltà in quanto ministri del sacramento della Penitenza, e chiediamo per i penitenti la gioia della rinascita spirituale.  

Dopo la preghiera:

Desidero ora ricordare gli incontri che ho avuto nello scorso anno con i vescovi delle Conferenze Episcopali del Pakistan e del Bangladesh, in visita “ad limina”. In ambedue le nazioni, i cattolici sono una infima minoranza, ma godono di grande prestigio sia per la loro attiva presenza in campo educativo e assistenziale, sia anche a motivo delle buone relazioni che essi sanno intrattenere con i fratelli di altre religioni, soprattutto con i musulmani che formano la grande maggioranza. Nel manifestare oggi il mio vivo ringraziamento a quei due cari episcopati per la loro visita, testimonianza di comunione ecclesiale, voglio invitare tutti alla preghiera per i nostri fratelli del Pakistan e del Bangladesh.

Vorrei ora invitare tutti i presenti a unirsi alla mia preghiera per la liberazione del signor Alessandro Fantazzini, un giovane di Anzola dell’Emilia, come pure del dottor Antonio Curia, di Reggio Calabria. Facendo eco all’indicibile angoscia dei familiari, rivolgo un pressante appello ai rapitori, perché non soffochino la voce della coscienza e facciano spazio nel loro cuore a quel senso di umanità che non possono aver smarrito. Il mio pensiero si volge, nello stesso tempo, a tutti coloro, e non sono pochi, che ancora si trovano nelle mani dei sequestratori. Unitamente ai loro cari, così provati dalla sofferenza, supplico il Signore perché ognuno possa presto essere restituito all’affetto della famiglia e perché cessi finalmente questa piaga, che tanto affligge la nostra società.


Giovanni Paolo II rivolge, durante il consueto appello domenicale dell’Angelus, un pensiero a tutti coloro che si trovano nelle mani dei sequestratori ed un pressante appello ai rapitori perchè non soffochino la voce della coscienza. Queste le parole del Papa.  

Vorrei ora invitare tutti i presenti ad unirsi alla mia preghiera per la liberazione del signor Alessandro Fantazzini, un giovane di Anzola dell’Emilia, come pure del Dott. Antonio Curia, di Reggio Calabria.

Facendo eco all’indicibile angoscia dei familiari, rivolgo un presente appello ai rapitori, perché non soffochino la voce della coscienza e facciano spazio nel loro cuore a quel senso di umanità che non possono aver smarrito.

Il mio pensiero si volge, nello stesso tempo, a tutti coloro, e non sono pochi, che ancora si trovano nelle mani dei sequestratori. Unitamente ai loro cari, così provati dalla sofferenza, supplico il Signore perché ognuno possa presto essere restituito all’affetto della famiglia e perché cessi finalmente questa piaga, che tanto affligge la nostra società.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

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