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GIOVANNI PAOLO II

ANGELUS

Domenica, 1° aprile 1990

 

Carissimi fratelli e sorelle!

1. In occasione della festa di Pasqua, i cristiani sono soliti accostarsi al sacramento della Penitenza, per ricevere dal sacerdote il perdono delle loro colpe. Per volontà di Cristo, infatti, il sacerdote è il ministro della riconciliazione.

Com'è noto, il Salvatore risorto conferì espressamente ai suoi discepoli, col dono dello Spirito Santo, il potere di rimettere i peccati: "Ricevete lo Spirito Santo - disse -. A chi rimetterete i peccati, saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi". Questo potere divino è stato affidato a degli uomini, affinché coloro che confessano i loro peccati possano ricevere, mediante un segno sensibile, la certezza del perdono. Questo sacramento appare come una meravigliosa invenzione della bontà divina; esso è fonte di pace e di gioia.

2. Conscio del disegno amorevole di Dio, san Paolo si considerava incaricato del "ministero della riconciliazione" ed esortava i cristiani di Corinto: "Lasciatevi riconciliare con Dio". Egli sapeva, infatti, di essere l'ambasciatore di Cristo, più particolarmente l'ambasciatore del desiderio divino di perdonare, che si è rivelato pienamente nel sacrificio della croce, quando Dio ci ha riconciliato con se stesso per mezzo di Cristo (2 Cor 5, 18-20).

Il sacerdote ha ereditato dagli apostoli il nobile compito di riconciliare gli uomini con Dio nel nome di Cristo. Come san Paolo, anch'egli, in qualità di ambasciatore di Cristo, esorta i cristiani a riconciliarsi con Dio, mediante il sacramento che ha lo scopo di concedere il perdono. Confido che, soprattutto in questo periodo, i cristiani, in tutta la Chiesa, sappiano avvalersi di questo sacramento, così da ricevere, insieme al perdono, un nuovo slancio verso la santità.

3. Il prossimo Sinodo nelle sue riflessioni sulla formazione sacerdotale non mancherà di prendere in considerazione la preparazione dei futuri ministri di questo sacramento tanto importante nella vita della Chiesa. Prepararsi, nel caso, significa, prima di tutto, sviluppare in se stessi il senso del peccato, la consapevolezza cioè dell'offesa che l'uomo fa a Dio quando disubbidisce alla sua legge. Nel mondo di oggi il senso del peccato appare frequentemente oscurato. Il futuro sacerdote deve approfondire in se stesso la consapevolezza del grave male che il peccato comporta.

Inoltre, il candidato al sacerdozio cercherà di assimilare sempre meglio i sentimenti di Cristo, che adottò un atteggiamento di grande benevolenza verso coloro che commettevano il male, al punto da essere chiamato l'amico dei peccatori. Anch'egli dovrà imparare a coltivare una profonda "simpatia" per coloro che sbagliano, nel costante desiderio di procurare loro la salvezza.

Vogliamo oggi pregare la Vergine tutta pura e misericordiosa, perché il Sinodo possa favorire, per mezzo della formazione sacerdotale, l'esercizio del ministero della riconciliazione.

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana

 

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