|
GIOVANNI PAOLO II
ANGELUS
Domenica, 20 dicembre 1992
Carissimi Fratelli e Sorelle!
1. Mancano ormai pochi giorni alla celebrazione del Natale del Signore e
vogliamo viverli mettendoci sulle orme di Maria e facendo nostri, per quanto è
possibile, i sentimenti che la animarono nella trepida attesa della nascita di
Gesù.
L’evangelista Luca narra che la Vergine Santa e lo sposo suo Giuseppe si
mossero dalla Galilea verso la Giudea, per raggiungere Betlemme, la città di
Davide, per ossequio ad un decreto dell’imperatore romano che ordinava un
censimento generale dell’Impero.
Ma chi poteva accorgersi di loro? Appartenevano a quella sterminata schiera
di poveri, cui la vita a malapena riserva un angolo per vivere, e che non
lasciano traccia nelle cronache. Difatti non trovarono posto in nessun luogo,
eppure portavano il “segreto” del mondo.
Possiamo intuire quali fossero i sentimenti di Maria, totalmente abbandonata
nelle mani del Signore. Ella è la donna credente: nella profondità della sua
obbedienza interiore matura la pienezza del tempo (Gal 4, 4).
2. Radicata com’è nella fede, la Madre del Verbo fatto uomo incarna la
grande speranza del mondo. In lei confluisce non soltanto l’attesa
messianica di Israele, ma l’anelito di salvezza dell’intera umanità. Nel suo
spirito echeggia il grido di dolore di coloro che, in ogni epoca storica, si
sentono sopraffatti dalle difficoltà della vita: gli affamati e i bisognosi, gli
ammalati e le vittime dell’odio e della guerra, i senza casa e lavoro e quanti
vivono nella solitudine e nell’emarginazione, chi si sente schiacciato dalla
violenza e dall’ingiustizia, o respinto dalla diffidenza e dall’indifferenza,
gli sfiduciati e i delusi.
È per gli uomini di ogni razza e cultura, assetati di amore, di fraternità,
di pace, che Maria si prepara a dare alla luce il frutto divino del suo grembo.
Per quanto oscuro possa sembrare l’orizzonte, c’è un’alba che sale. Il gemito
dell’umanità, come ricorda San Paolo, somiglia alle “doglie del parto” (cf.
Rm 8, 22): nella nascita del Figlio di Dio, tutto rinasce, tutto è chiamato
a vita nuova.
3. Cari Fratelli e Sorelle, prepariamoci al Natale con la fede e la speranza
di Maria. Lasciamoci toccare il cuore dallo stesso amore che vibra nella sua
adesione al disegno divino. Natale è tempo di rinnovamento e di fraternità:
guardiamoci intorno, guardiamo lontano. L’uomo che soffre, dovunque si trovi, ci
appartiene. È lì il presepe al quale dobbiamo recarci con operosa solidarietà,
per incontrare davvero il Redentore che nasce nel mondo. Camminiamo pertanto
verso la Notte Santa con Maria, la Madre dell’Amore. Con lei attendiamo il
compiersi del mistero della salvezza.
Ad alcune Comunità Neocatecumenali
Saluto alcune Comunità neocatecumenali di Roma e di Orvieto, in
pellegrinaggio alle tombe degli Apostoli e alla santa Casa di Loreto. Auguro che
la riscoperta del Battesimo susciti in tutti un rinnovato impegno di
testimonianza della fede, sotto la guida dei Pastori in comunione col Successore
di Pietro e con la materna assistenza di Maria Santissima.
© Copyright 1992 - Libreria
Editrice Vaticana |