Carissimi giovani! Carissimi fratelli e sorelle!
1. Che cosa vi ha attirato in questo luogo che, otto secoli fa,
fu spettatore della mistica identificazione tra il Cristo crocifisso e il suo
straordinario imitatore, Francesco di Assisi?
Ad attirarvi è stata la figura carismatica del Poverello.
Passano i secoli, e il Santo di Assisi ci parla come se vivesse oggi. Il
movimento spirituale da lui scaturito è come una primavera di giovinezza che
puntualmente fiorisce ad ogni generazione.
Eppure, nello stile di vita di quest'uomo del Duecento c'è
qualche tratto così originale, che potrebbe farcelo apparire inimitabile e
lontano. Nonostante questo, o forse anche per questo, egli continua ad avere un
incredibile fascino.
La realtà è che il nostro tempo, ondeggiante tra conquiste e
sconfitte, combattuto tra speranza e disperazione, cerca la via di una nuova
autenticità. San Francesco offre con tutta evidenza, l'immagine di un uomo
autentico, di un uomo riuscito, che ha saputo raggiungere la pace con Dio, con
se stesso, con gli altri, con il cosmo.
2. Ma qual è la radice profonda di questa personalità, il vero
segreto del suo fascino?
Non v'è dubbio: è la scelta di Cristo. Dal colloquio del
giovane Francesco col Crocifisso di S. Damiano fino all'identificazione col
Cristo crocifisso, plasticamente espressa nelle Stimmate che riceve qui a La
Verna, c'è tutto il suo cammino di conversione. Egli stesso, nel suo
Testamento, rievoca il momento di "svolta" della sua vita.
Vale la pena di riascoltare la prosa semplice e toccante della
sua narrazione: "Il Signore concesse a me, frate Francesco, d'incominciare
così a fare penitenza, poiché, essendo io nei peccati, mi sembrava cosa troppo
amara vedere i lebbrosi; e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con
essi misericordia. E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu
cambiato in dolcezza di anima e di corpo" (Testamento, FF 110).
Ecco: il Cristo, ascoltato a S. Damiano, abbracciato nel
fratello lebbroso, è la nuova luce di Francesco.
E' forse una rinuncia alla vita? Al contrario, egli diventa ora
più capace di gustarla e di cantarla. Il suo "cantico delle
creature", sgorgato in un'ora di atroci sofferenze, sarà non soltanto una
meravigliosa preghiera, ma anche un inno alla vita, alla gioia, al mondo visto
nella luce di Dio.
Carissimi giovani, amate la vita! Amatela con la profondità e
la passione di Francesco di Assisi. Amatela nella bellezza della natura, nella
gioia dell'amicizia, nelle conquiste della scienza, nella lotta generosa per la
costruzione di un mondo migliore.
Non sciupatela in gioie effimere, in avventure senza ritorno, in
un conformismo vuoto. Guardate in alto! Puntate all'eterno!
3. Sulla via della gioia vera, a cui il vostro cuore anela, vi
guidi Maria, Madre di Gesù, Madre di Francesco e di tutti i Santi. Maria,
costantemente invocata dalle popolazioni di questa regione ricca di santuari e
cappelle a Lei dedicati. Mi piace ricordare, in particolare, l'antico e
suggestivo Santuario di Santa Maria del Sasso, che si trova a pochi chilometri
da qui e che rappresenta un importante punto di riferimento per la devozione
mariana dell'intero Casentino.
Ai Padri Domenicani, custodi di quel sacro tempio, alle
Religiose Claustrali dello stesso Ordine, che costituiscono all'ombra del
Santuario una silenziosa ed orante presenza come pure a tutti i devoti della
Vergine là venerata sotto il titolo di "Madonna del Sasso" e di
"Madonna del Buio", giunga il mio cordiale saluto ed una speciale
benedizione.
Maria, "in tenebris Lux", illumini le menti e le
coscienze degli uomini con la luce della verità e dell'amore. Illumini
specialmente voi, cari giovani, che come Francesco invocate fiduciosi la
Vergine, Madre della Chiesa e modello della sua perenne giovinezza.
Preghiera nella Cappella delle Stimmate
O San Francesco, stigmatizzato de La Verna,
il mondo ha
nostalgia di te quale icona di Gesù crocifisso.
Ha bisogno del tuo cuore
aperto verso Dio e verso l'uomo,
dei tuoi piedi scalzi e feriti, delle tue
mani trafitte e imploranti.
Ha nostalgia della tua debole voce,
ma forte
della potenza del Vangelo.
Aiuta, Francesco, gli uomini d'oggi
a
riconoscere il male del peccato
e a cercarne la purificazione nella
penitenza.
Aiutali a liberarsi dalle stesse strutture di peccato,
che
opprimono l'odierna società.
Ravviva nella coscienza dei governanti
l'urgenza della pace nelle Nazioni e tra i Popoli.
Trasfondi nei giovani la
tua freschezza di vita,
capace di contrastare le insidie delle molteplici
culture di morte.
Agli offesi da ogni genere di cattiveria
comunica,
Francesco, la tua gioia di saper perdonare.
A tutti i crocifissi dalla
sofferenza, dalla fame e dalla guerra
riapri le porte della speranza.
Amen
Dolore e indignazione per il barbaro assassinio di Don
Giuseppe Puglisi, perpetrato a Palermo, sono espressi da Giovanni Paolo II al
termine dell'«Angelus Domini» recitato questa mattina nel Santuario della Verna.
In questo luogo di pace e di preghiera non posso non esprimere
il dolore con il quale ho appreso ieri mattina la notizia dell'uccisione di un
sacerdote di Palermo, don Giuseppe Puglisi.
Elevo la mia voce per deplorare che un sacerdote impegnato
nell'annunciare il Vangelo e nell'aiutare i fratelli a vivere onestamente, ad
amare Dio ed il prossimo, sia stato barbaramente eliminato.
Mentre imploro da Dio il premio eterno per questo generoso
ministro di Cristo, invito i responsabili di questo delitto a ravvedersi e a
convertirsi.
Che il sangue innocente di questo sacerdote porti pace nella
cara Sicilia. Auspico altresì di cuore che il messaggio che ci viene da San
Francesco aiuti tutti a tornare a Dio ed a vivere coerentemente nell'onestà, nel
rispetto della vita, nella fratellanza e nella pace.
l saluto ai giovani dopo la recita dell'Angelus - La Verna
Carissimi,
Sono riconoscente a San Francesco per questo incontro. Dopo il
grande incontro a Denver con la gioventù di tutto il mondo, dopo l'incontro nei
Paesi baltici, fisicamente a Kaunas, in Lituania, con i giovani, oggi incontro
voi, figli di questa terra benedetta da Dio con la missione evangelica di San
Francesco. E vi auguro questa pace, questa pace che lui ha trovato in Cristo
perchè Cristo è la nostra pace. Auguro - a voi, a tutti i giovani d'Italia,
del mondo - che Cristo sia la nostra pace, che l'avvenire delle generazioni, dei
popoli, del mondo provenga da questa pace che è Cristo; Cristo crocifisso e
risorto; umanamente calpestato; umanamente perseguitato e condannato. La pace in
questa dimensione non è stata data a lui, ma attraverso questa gravissima
ingiustizia della storia dell'umanità Egli ci ha preparato la pace nel senso più
profondo, più autentico, più assoluto.
Perchè la pace con Dio, la pace tra Dio e l'umanità, è la
sorgente di ogni pace che si deve costruire in questo mondo. Non si può
costruire nulla senza fondamenta, senza questa sorgente della vita in pace,
perchè la pace è frutto della giustizia, frutto dell'amore. Bisogna cercare
queste radici - giustizia, amore, verità - per poi raccogliere i frutti, cioè
la pace. Questo vi auguro di cuore. Potrei dire che vi auguro, a voi giovani, a
voi tutti fratelli e sorelle di questo paese splendido, meraviglioso, a tutti
nel mondo, auguro questo attraverso il cuore di San Francesco poverello. Sia
lodato Gesù Cristo.
© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana