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PELLEGRINAGGIO
APOSTOLICO IN SLOVACCHIA
GIOVANNI PAOLO II
ANGELUS
Košice (Slovacchia)
- Domenica, 2 luglio 1995
Carissimi Fratelli e Sorelle!
1. Al termine della Liturgia di canonizzazione dei santi Martiri di Kosice
vogliamo innalzare la nostra lode al Signore per le “grandi cose” (cf. Lc
1, 49) che ha compiuto in loro, manifestando in uomini deboli e fragili la forza
vittoriosa della sua grazia. Si è attuata in loro la parola di Cristo: “Quando
verrà il Consolatore che io vi manderò dal Padre, egli mi renderà testimonianza;
e anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin da
principio” (Gv 15, 26-27).
Gli Apostoli resero questa testimonianza a Gesù con la parola, con l’esempio
e col sangue. Dopo di loro innumerevoli altre persone nel corso dei secoli hanno
attuato nella vita questa parola di Cristo giungendo fino all’estremo
sacrificio. Di tale nobile schiera fanno parte anche i santi Martiri di Kosice.
Con il loro esempio e la loro intercessione essi incoraggiano anche i credenti
della presente generazione a non indietreggiare di fronte alle difficoltà che la
coerente adesione alle esigenze della fede comporta.
2. In questo momento di gioia e di comunione ecclesiale, il mio cordiale
saluto va a tutti voi, carissimi Fratelli e Sorelle della Slovacchia, che oggi
esultate per il dono di questi tre nuovi Santi. Insieme con voi, desidero
salutare anche tutti coloro che dalle Nazioni vicine, in particolare dalle terre
di origine dei tre Martiri, sono venuti qui, a Kosice, per rendere onore a
questi coraggiosi testimoni di Cristo.
Un cordiale benvenuto rivolgo alla delegazione dell’Ungheria, qui giunta
sotto la guida del Signor Gabor Fodor, ministro della Pubblica Istruzione,
nonché a voi tutti, cari pellegrini ungheresi, che pure avete partecipato alla
canonizzazione dei sacerdoti e martiri di Kosice: Marco da Krizevci, Stefano
Pongrácz e Melchiorre Grodziecki. Attraverso di voi saluto ugualmente di cuore
tutti gli ungheresi della Slovacchia, esortandoli a trarre esempio dal loro
connazionale Stefano Pongrácz nell’offrire a Cristo la coraggiosa testimonianza
di una vita ispirata ai valori del Vangelo. Per l’intercessione dei tre santi
martiri il Signore corrobori la vostra fede e vi accompagni con la sua
benedizione.
Cordialmente saluto i membri della delegazione croata giunti insieme con i
pellegrini dalla Croazia, per la canonizzazione dei tre martiri da Kosice, tra i
quali c’è il vostro compatriota Marco da Krizevci, che subì il martirio perché
non volle rinnegare la fede cattolica e la fedeltà al Vescovo di Roma. In tale
modo san Marco rappresenta un simbolo della travagliata storia della vostra
Nazione e dell’eroica fedeltà del popolo croato al Papa e alla Santa Sede.
L’esempio di San Marco sia a tutti voi un invito a conoscere in modo appropriato
la dottrina cattolica, a divenire testimoni di Gesù Cristo e annunciatori del
Suo messaggio, e ad ulteriormente rafforzare i vincoli di unità con la Sede
Apostolica.
Saluti cordiali alla Delegazione venuta dalla Romania per la Canonizzazione
dei Santi Martiri di Kosice. Rivolgo il mio pensiero a quella Nazione,
augurandole ogni bene.
Saluto molto cordialmente anche i pellegrini giunti dalla Polonia per
l’odierna canonizzazione dei tre Martiri di Kosice, tra i quali c’è S.
Melchiorre Grodziecki, originario di Grodziec – un villaggio situato tra Bielsko
e Cieszyn. Saluto il qui presente Cardinale Primate Józef Glemp, il Cardinale
Metropolita di Cracovia, gli Arcivescovi e i Vescovi, il Vescovo Tadeusz Rakoczy
insieme ad un folto gruppo di pellegrini della Diocesi di Bielsko-Żywiec,
dalla quale proveniva San Melchiorre. Saluto anche la Delegazione del Governo
della Repubblica di Polonia. Saluto la Pontificia Accademia Teologica di
Cracovia.
Il santo Melchiorre Grodziecki, come fedele figlio di S. Ignazio di Loyola,
offrì a Cristo “tutta la sua libertà... la volontà... tutto quello che aveva e
possedeva”. Questo amore non temette la minaccia delle torture, del martirio e
perfino della morte.
Possa l’esempio di questo Santo sacerdote martire e dei suoi compagni S.
Stefano Pongrácz e S. Marco da Krizevci incoraggiare tutti a rendere una
coraggiosa testimonianza a Cristo ed al suo Vangelo, senza alcun compromesso con
lo spirito di questo mondo.
Saluto cordialmente i numerosi Cardinali, Arcivescovi e Vescovi, provenienti
da vari Paesi, che hanno preso parte a questa solenne Concelebrazione. Con
particolare sentimento saluto il Preposito Generale della Compagnia di Gesù e
tutti i Gesuiti presenti. Rivolgo un pensiero affettuoso anche ai molti ex
alunni del Collegio germanico-ungarico. Alla schiera delle luminose figure di
santi della Compagnia fondata da Sant’Ignazio, oggi sono stati aggiunti due
nuovi martiri, che hanno dato testimonianza a Cristo in questa terra e in questa
città di Kosice.
3. L’esempio dei Martiri oggi canonizzati ci invita anche ad una sincera
devozione verso la Madre di Dio. Essi si segnalarono per un profondo legame di
amore verso la Madonna. Ella, che sotto la Croce fu silenziosa testimone della
morte redentrice di Gesù e partecipò spiritualmente alle sue sofferenze,
interceda per tutti noi, rendendoci coraggiosi apostoli del Vangelo e araldi
della Verità in ogni situazione.
La Vergine Addolorata, Patrona della Slovacchia, sia accanto a ciascuno con
la sua materna protezione, come fu vicina nel momento della prova suprema ai
santi Marco, Stefano e Melchiorre.
Regina degli Apostoli e dei Martiri, prega per noi!
© Copyright 1995 - Libreria Editrice
Vaticana
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