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GIOVANNI PAOLO II

ANGELUS

Domenica, 16 luglio 1995

 

Carissimi Fratelli e Sorelle!

1. Vorrei proseguire anche oggi, in questa splendida località montana, il discorso che sto sviluppando da alcune settimane. Non si insisterà mai abbastanza sul fatto che la donna deve essere valorizzata in tutti gli ambiti della vita. E’ doveroso tuttavia riconoscere che, tra i doni e i compiti che le sono propri, emerge con particolare rilievo la sua vocazione alla maternità.

Con essa la donna assume quasi un ruolo "fondativo" nei confronti della società. E’ ruolo che ella condivide con il marito, ma è incontestabile che la natura ne ha attribuito a lei la parte maggiore. Scrivevo a tal proposito nella Mulieris dignitatem: "'L'essere genitori' - anche se appartiene ad ambedue - si realizza molto più nella donna, specialmente nel periodo prenatale. E’ la donna a "pagare" direttamente per questo comune generare, che letteralmente assorbe le energie del suo corpo e della sua anima. Bisogna, pertanto, che l'uomo sia pienamente consapevole di contrarre, in questo loro comune essere genitori, uno speciale debito verso la donna" (n. 18).

Dalla vocazione materna deriva il singolare rapporto della donna con la vita umana. Aprendosi alla maternità, ella sente sbocciare e crescere la vita nel suo grembo. E’ privilegio delle madri fare questa esperienza indicibile, ma tutte le donne, in qualche modo, ne hanno intuizione, predisposte come sono a tale mirabile dono.

2. La missione materna è anche fondamento di una particolare responsabilità. La madre è posta come custode della vita. A lei spetta di accoglierla con premura, favorendo quel primo dialogo dell'essere umano col mondo che si realizza proprio nella simbiosi col corpo materno. E’ qui che comincia la storia di ogni uomo. Ognuno di noi, risalendo questa storia, non può non arrivare a quell'attimo in cui ha cominciato ad esistere dentro il corpo materno, con un esclusivo e inconfondibile progetto di vita. Eravamo "nella" madre, ma senza confonderci con essa: bisognosi del suo corpo e del suo amore, ma pienamente autonomi nella nostra identità personale.

Al bimbo che cresce dentro di lei la donna è chiamata ad offrire il meglio di sé. E proprio facendosi "dono", essa conosce meglio se stessa e si realizza nella sua femminilità. Si direbbe che la fragilità della sua creatura solleciti le sue migliori risorse affettive e spirituali. E’ un vero scambio di doni! La riuscita di questo scambio è di inestimabile valore per il sereno sviluppo del bambino.

3. Maria, che oggi invochiamo sotto il titolo di Beata Vergine del Monte Carmelo, ha fatto pienamente questa esperienza, avendo avuto il compito di generare nel tempo il Figlio eterno di Dio. In Lei la vocazione materna raggiunse il vertice della sua dignità e delle sue potenzialità. Che la Vergine Santa aiuti le donne ad essere sempre più consapevoli della loro missione e spinga l'intera società ad esprimere alle madri ogni possibile forma di riconoscente e operosa vicinanza.

Il Papa ha poi aggiunto:

Le notizie e le immagini che provengono dalla Bosnia, ed in particolare da Srebrenica e da Zepa, testimoniano quanto l'Europa e l'umanità siano sprofondate ancor più nell'abisso dell'abiezione.

Nessuna causa, nessun progetto possono giustificare azioni e metodi così barbari: sono crimini contro l'umanità!

Come vorrei che la mia parola, il mio affetto e la mia preghiera giungessero fino a quei fratelli ed a quelle sorelle, rigettati sulla strada dell'esodo nella più estrema miseria!

Supplico tutti gli uomini di buona volontà di continuare senza stancarsi a soccorrere quelle martoriate popolazioni.

Ciò che si sta consumando sotto gli occhi del mondo intero costituisce una disfatta della civiltà. Questi delitti rimarranno come uno dei capitoli più tristi della storia dell'Europa.

Voglia Dio toccare i cuori ed illuminare gli spiriti smarriti!

Il Santo Padre ha così salutato i fedeli presenti e quanti erano collegati via radio e la televisione:

Rivolgo un cordiale saluto alle Autorità della Regione Autonoma Valle d'Aosta, al Sindaco di Introd, alle Forze dell'Ordine e a quanti offrono la loro collaborazione per assicurare al Papa serenità e sicurezza. A tutti esprimo la mia riconoscenza.

La Val d'Aosta è sempre bellissima! Sempre si torna volentieri tra i vostri monti! I prati, i boschi, i ruscelli, sono un patrimonio inestimabile, che il Creatore ha affidato all'uomo. Esso non costituisce solo un bene materiale, ma è anche, per così dire, un valore morale e spirituale, perché le bellezze del creato elevano a Dio, favorendo il raccoglimento e l'interiore gratitudine a Colui che ha disegnato e plasmato tutto questo. Siate sempre buoni amministratori di tale patrimonio, a vantaggio vostro e dei vostri figli, ed anche dei villeggianti e dei turisti.

La Diocesi di Aosta ha vissuto da pochi mesi l'avvicendamento tra due Pastori. Ad essi voglio rivolgere in questo momento un particolare saluto. A Monsignor Ovidio Lari, mentre confermo il mio apprezzamento per la testimonianza di fedeltà e di zelo pastorale, resa in tanti anni di ministero tra queste popolazioni, rinnovo l'espressione della mia gratitudine per la signorile cortesia con cui mi ha sempre accolto; e a Monsignor Giuseppe Anfossi, che ha da poco iniziato il suo servizio tra voi, porgo un fervido augurio di fecondo ministero episcopale, chiedendo allo Spirito Santo di volerlo ricolmare della carità di Cristo, Buon Pastore.

Uno speciale pensiero rivolgo poi a tutti i sacerdoti della diocesi, molti dei quali sono impegnati nella pastorale delle loro parrocchie. Anch'io, oggi, ho voluto essere un po' parroco della parrocchia di Les Combes dove stamattina ho celebrato la Santa Messa. E’ una chiesa parrocchiale che per molti mesi resta abbandonata, oggi, invece, si è riempita di parrocchiani. E’ stata una bella esperienza per me, che mi ha ricordato tante visite pastorali, non solo a Roma, ma anche prima. Roma è una città, prima, invece, facevo visite pastorali a piccole chiese e cappelle anche di montagna. Sono così potuto tornare un po' indietro, grazie a Dio. Ringrazio Monsignor Alberto che mi ha accompagnato e la comunità che mi ha accolto bene.

Alla fine desidero manifestare il mio apprezzamento e la mia riconoscenza ai figli di Don Bosco e ai loro collaboratori che sin dal mio primo soggiorno in questa valle mi hanno sempre accolto con grande cordialità e disponibilità. Segno della presenza dei Salesiani sono questi bambini, che si comportano come bambini. E’ loro dovere essere così. Speriamo che Don Bosco sia contento del loro comportamento.

Grazie a tutti. Dio benedica la Val d'Aosta, benedica Roma, benedica tutto il mondo, specialmente i Paesi martoriati come la Bosnia ed Erzegovina, i Balcani, la ex Jugoslavia che abbiamo appena ricordato.

Prima dell'incontro ho sentito i canti. Pensavo fossero canti valdostani, invece erano svizzeri di Sion. Grazie ai Benedettini per la loro visita.

 

© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana

 

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