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GIOVANNI PAOLO II

ANGELUS

Domenica, 20 agosto 1995

 

Carissimi Fratelli e Sorelle!

1. Tra i grandi mutamenti sociali del nostro tempo v'è, senza dubbio, il ruolo crescente che le donne svolgono, anche con mansioni direttive, nell'ambito dell'economia e del lavoro. Si tratta di un processo che va cambiando il volto alla società, ed è legittimo sperare che, progressivamente, riesca a mutare quello della stessa economia, portandovi un nuovo afflato di umanità e sottraendola alla ricorrente tentazione dell'arido efficientismo, scandito solo dalle regole del profitto. Come infatti non vedere che molti problemi, oggi emergenti, esigono uno speciale ricorso al genio femminile per essere adeguatamente affrontati? Penso, tra gli altri, a quelli dell'educazione, del tempo libero, della qualità della vita, delle migrazioni, dei servizi sociali, degli anziani, della droga, della sanità, dell'ecologia. "Per tutti questi campi, una maggiore presenza sociale della donna si rivelerà preziosa", spingendo a "riformulare i sistemi a tutto vantaggio dei processi di umanizzazione che delineano la «civiltà dell'amore»" (Lettera alle donne, 4).

2. E’ chiaro tuttavia che la valorizzazione delle donne, nei congegni spesso affannosi ed aspri delle attività economiche, non può non tener conto della loro indole e delle loro esigenze peculiari. Occorre soprattutto rispettare il diritto e il dovere della donna-madre a svolgere i suoi compiti specifici nella famiglia, senza essere costretta dal bisogno ad un lavoro aggiuntivo. Quale reale guadagno avrebbe la società - persino sul piano economico - se un'improvvida politica del lavoro dovesse pregiudicare la tenuta e le funzioni della famiglia?

La tutela di questo bene fondamentale non può, tuttavia, costituire un alibi rispetto al principio di pari opportunità degli uomini e delle donne anche nel lavoro extra-familiare. Si tratta di individuare soluzioni flessibili ed equilibrate, capaci di armonizzare le diverse esigenze. In realtà - come scrivevo nella recente Lettera alle donne - "molto resta ancora da fare perché l'essere donna e madre non comporti una discriminazione. E’ urgente ottenere dappertutto l'effettiva uguaglianza dei diritti della persona e dunque parità di salario rispetto a parità di lavoro, tutela della lavoratrice-madre, giuste progressioni nella carriera, uguaglianza fra i coniugi nel diritto di famiglia, il riconoscimento di tutto quanto è legato ai diritti e ai doveri del cittadino in regime democratico" (n. 4).

3. Carissimi Fratelli e Sorelle, affidiamo all'intercessione della Vergine Santa questa grande sfida della nostra epoca! La sua casa, a Nazaret, era un ambiente di lavoro. Maria, come ogni buona casalinga, era impegnata nei servizi domestici, mentre Giuseppe, affiancato da Gesù, svolgeva il lavoro di carpentiere. Guardino all'operosa e santa famiglia di Nazaret le donne lavoratrici, e la società sappia trovare le forme adeguate per la loro piena valorizzazione.

Dopo aver impartito la Benedizione Apostolica, Giovanni Paolo II ha rivolto particolari espressioni di saluto ai pellegrini di lingua francese, inglese, tedesca, spagnola e polacca. Quindi ha rivolto queste parole ai fedeli di lingua italiana:

Rivolgo ora un saluto cordiale ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, ai fedeli della parrocchia San Giovanni Battista in San Gionanni La Punta (Catania), ai Soci dell'Associazione Donatori di sangue da Zané (Vicenza), al gruppo proveniente dalla Corea per l'incontro promosso dalle Missionarie dell'Immacolata "Padre Kolbe", come pure alle ragazze del Corso di orientamento delle Suore Marianiste. Accolgo con affetto i bambini della Regione di Chernobyl, ospiti della parrocchia della Trasfigurazione in Succivo (Caserta). Grazie, carissimi, per la vostra visita.

A tutti auguro di trascorrere serenamente questo tempo estivo di riposo fisico e spirituale. Vi accompagnino l'amore e la pace di Cristo Signore e la protezione dell'Assunta.

 

© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana

 

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