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LETTERA APOSTOLICA
DI SUA SANTITÀ GIOVANNI PAOLO II
AI RELIGIOSI E ALLE RELIGIOSE DELL'AMERICA LATINA
IN OCCASIONE DEL
V CENTENARIO DELL'EVANGELIZZAZIONE
DEL NUOVO MONDO

 

Cari religiosi e religiose dell'America Latina,

INTRODUZIONE

1. Le vie del Vangelo in quest'ultimo decennio del secolo XX che sfocia nel terzo millennio del cristianesimo, passano per l'anno 1992, ormai così vicino, anno in cui si compie il quinto centenario dall'inizio dell'Evangelizzazione nel Nuovo Mondo.

La Chiesa dell'America Latina si sta preparando per la celebrazione di questo avvenimento con una novena di anni di preghiera, di riflessione e di iniziative apostoliche e culturali. Questa novena venne inaugurata da me nella città di Santo Domingo il 12 ottobre del 1984, dove, come Vescovo di Roma, consegnai ai rappresentanti degli Episcopati e del Popolo di Dio di ogni Paese latinoamericano la Croce del V Centenario.

La Croce, segno della nostra redenzione, vuole ricordare l'inizio dell'Evangelizzazione e il Battesimo dei vostri popoli. E' la Croce che venne piantata nelle vostre terre e che adesso vi invita a realizzare quel rinnovamento totale in Cristo, verso il quale deve camminare il Continente latinoamericano insieme a tutta la Chiesa e la famiglia umana.

Solo a partire dal Vangelo di Cristo crocifisso e risorto, si potrà raggiungere l'atteso rinnovamento dei cuori e delle strutture sociali. Per questo l'America Latina, come gli altri continenti, ha bisogno di una nuova evangelizzazione che si proietti sui suoi popoli e culture; un'evangelizzazione "nuova nel suo ardore, nei suoi metodi, nella sua espressione".

Con questo fine, le Chiese dell'America Latina, guidate dalle loro Conferenze Episcopali e con l'aiuto del CELAM, si preparano per la IV Conferenza Generale dell'Episcopato Latinoamericano. Questa avrà luogo, se Dio vorrà, a Santo Domingo, nel 1992. Con essa si desidera proseguire ed approfondire - secondo le ineluttabili esigenze pastorali del momento presente - gli orientamenti di Medellin (1968) e Puebla (1979), verso una rinnovata evangelizzazione del Continente, che penetri profondamente nel cuore delle persone e delle culture dei popoli.

2. In questo particolare contesto storico ed ecclesiale, indirizzo la presente lettera Apostolica a tutti ed a ciascuno dei religiosi e religiose che vivono e lavorano per la causa di Cristo e della sua Chiesa in America Latina. Voglio anche dirigermi -secondo la vocazione specifica e il carisma di ciascuno - ai membri degli istituti secolari e delle Società di Vita Apostolica, la cui presenza e azione sono molto preziose oggi in questo Continente.

Quest'opera di evangelizzazione è stata in gran parte frutto del vostro servizio missionario. Man mano che l'incontro con le persone che abitavano le nuove terre si andava realizzando, nel cuore dei religiosi si confermava l'urgenza di mettere in pratica le parole del Maestro: «Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Mt 28,19-20).

Questo è stato, in verità, l'imperativo che indusse tanti figli e figlie della Chiesa ad intraprendere il viaggio verso le terre del nuovo mondo, andando incontro a popoli e genti fino ad allora sconosciuti.

La vita delle persone consacrate, uomini e donne, è stata sempre una terra feconda dalla quale sgorga la vocazione missionaria. L'amore di Cristo li spinge (cfr. 2Cor 5,14). Sentono lo stesso ardore apostolico di Paolo. «Guai a me se non predicassi il Vangelo!» (1Cor 9,16). Per questo, mentre si aprono nuove prospettive di evangelizzazione, sorgono costantemente nella Chiesa, per impulso dello Spirito, le vocazioni missionarie.

3. Anche nei nostri giorni i religiosi e le religiose rappresentano una forza evangelizzatrice e apostolica primordiale nel Continente latinoamericano. «La presenza della vita consacrata rappresenta un enorme potenziale di persone e comunità, di carismi e istituzioni» senza il quale non si può comprendere l'azione capillare della Chiesa in tutte le latitudini, l'inserimento del Vangelo in tutte le circostanze umane, il fiorire delle opere di misericordia, lo sforzo per impregnare le culture, la difesa dei diritti umani e la promozione integrale delle persone, così come l'animazione e guida delle comunità cristiane, persino nei luoghi più remoti.

In questo modo, dunque, davanti all'imminente commemorazione del V Centenario della Evangelizzazione, ho sentito il desiderio di manifestarvi i miei sentimenti ed aneliti - come ho già fatto precedentemente con tutte le comunità di vita contemplativa - (Nuntius ad sanctimoniales Americae Latinae, V volvente saeculo ab Evangelio ibi nuntiato, die 12 dec. 1989: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XII, 2 (1989) 1501ss) - affinché i religiosi e le religiose rispondiate con le vostre migliori energie a Cristo e alla Chiesa in quest'ora di grazia e di grave responsabilità per il futuro.

Voglio ora riflettere con tutti voi sul «passato», sugli «obiettivi del presente e le sfide del futuro», con la certezza che la «vostra comunione con il successore di Pietro» favorirà l'accoglienza e la messa in pratica di questi orientamenti, per il rinnovamento della vostra vita consacrata e per un deciso impegno nell'azione evangelizzatrice.

In questo modo - strettamente vincolati ai vostri pastori - sarete servitori del Vangelo di Cristo e dei vostri fratelli, specialmente dei giovani e dei poveri dell'America Latina, i quali si aspettano da voi una luminosa testimonianza di vita evangelica, che è il «primo e fondamentale apostolato dei religiosi nella Chiesa».

I.

UNO SGUARDO AL PASSATO:
I RELIGIOSI NELLA COSIDDETTA "EVANGELIZZAZIONE FONDANTE" DEL NUOVO MONDO

L'inizio dell'evangelizzazione

4. Non è mia intenzione percorrere adesso la storia degli inizi dell'evangelizzazione del Continente, e nemmeno dare un giudizio sulle vicende accadute allora. La commemorazione del V Centenario è una occasione adatta per uno studio storico rigoroso, un giudizio equo ed un bilancio oggettivo di quell'impresa singolare, che deve essere vista nella prospettiva del suo tempo e con una chiara coscienza ecclesiale.

Voglio, comunque, ribadire il giudizio globalmente positivo sull'operato dei primi evangelizzatori che erano in gran parte membri di Ordini religiosi. Molti di loro hanno dovuto lavorare in circostanze difficili e, nella pratica, inventare nuovi metodi di evangelizzazione, proiettati verso popoli e genti di culture diverse.

Il processo evangelizzatore fu disuguale, sia nello spazio che nel tempo, nella sua intensità come nella sua profondità di penetrazione nei diversi settori della società latinoamericana. Infatti, quando determinati territori erano già quasi interamente cristianizzati, altri iniziavano appena la lenta marcia della costruzione della chiesa locale. Per di più, in alcune regioni per molto tempo non è stato facile delimitare la Chiesa già saldamente costituita dai territori di missione.

Con frequenza si battezzava senza aver prima impartito un'adeguata catechesi circa i misteri della nostra fede, cioè, senza la necessaria evangelizzazione.

Bisogna però notare che nella valorizzazione delle attività dei missionari d'allora non possiamo applicare i criteri e le norme pastorali attuali, che cinque secoli fa erano impensabili. D'altra parte, non si possono non considerare determinate limitazioni per così prendere consapevolezza del bisogno di continuare l'attività iniziata, giacché l'evangelizzazione è missione permanente della Chiesa in ogni tempo e luogo, fino a quando il Signore tornerà per instaurare definitivamente il suo regno.

Difensori dei diritti degli indigeni

5. E' vero che gli evangelizzatori hanno dovuto superare difficoltà di diverso ordine, dovute a fattori umani che ritardarono il loro lavoro apostolico e in alcune occasioni lo ostacolarono seriamente.

Molti dei missionari, infatti, ispirati dalla loro fedeltà al Vangelo, si sono visti obbligati ad «alzare la loro voce profetica contro gli eccessi dei colonizzatori» che cercavano il loro interesse calpestando i diritti delle persone che avrebbero dovuto rispettare ed amare come fratelli.

Quando nel 1979 sono venuto per la prima volta nella vostra terra latinoamericana, ho voluto rendere omaggio a questi araldi del Vangelo, a «quei religiosi che sono venuti ad annunciare Cristo Salvatore, a difendere la dignità degli indigeni, a proclamarne i diritti inviolabili, a favorirne la promozione integrale, ad insegnare la fratellanza come uomini e come figli dello stesso Signore e Padre Dio».

Tra questi «intrepidi lottatori per la giustizia, evangelizzatori della pace», come li definisce il documento di Puebla, si debbono ricordare Antonio di Montesino, Bartolomé de las Casas, Juan de Zumarraga, Toribio de Benavente «Motolinía», Vasco de Quiroga, Juan del Valle, Julián Garcés, José de Anchieta, Manuel da Nóbrega e tanti altri che, con un profondo senso ecclesiale, hanno difeso gli indigeni dai conquistatori, pagando anche col sacrificio della propria vita, come nel caso del Vescovo Antonio Valdivieso.

Ci furono poi altri religiosi che sostennero dalla Spagna il lavoro dei loro confratelli missionari. Tra loro ricordiamo Francisco de Vitoria e Domingo de Soto, che hanno saputo tracciare le linee maestre del diritto degli indigeni, aprendo la via al futuro diritto internazionale dei popoli.

Carità senza limiti

6. La più grande testimonianza dei primi missionari fu il loro amore eroico a Cristo, che li portò a donarsi senza limiti in favore dei loro fratelli indigeni. Cos'altro potevano andare a cercare quando lasciavano le loro famiglie, la loro patria intraprendevano un viaggio che d'ordinario era senza ritorno? La fede li spingeva a lanciarsi in una grande avventura; una fede simile a quella di Abramo, che rispose alla chiamata del Signore, lasciando la sua terra e la sua gente (cfr. Gen 12,1-4).

Nella consegna di questi religiosi alla predicazione e instaurazione del Regno di Cristo si riflette, come in un libro vivente, l'eco della confessione dell'Apostolo: «Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero..... Mi sono fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli. Mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno. Tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne partecipe con loro» (1Cor 9,19.22-23).

La Chiesa tra gli indigeni

7. Alcuni pionieri dell'evangelizzazione hanno voluto vivere sin dal primo momento tra gli indigeni, per imparare la loro lingua e adattarsi alle loro abitudini. Altri hanno promosso la formazione di catechisti e collaboratori che facevano loro da interpreti, mentre nel frattempo tentavano de capire la loro lingua, conoscere la loro storia e la loro cultura, come testimoniano i primi storici dell'evangelizzazione, tra cui Bernardino de Sahagún.

Grazie a questa loro convivenza con gli indigeni molti missionari sono diventati falegnami, costruttori di case e templi, maestri di scuola e apprendisti della cultura autoctona, oltre che promotori di un artigianato originale che presto sarebbe stato messo al servizio della fede e del culto cristiano. La chiesa rende grazie al Signore per aver suscitato tante vocazioni missionarie negli Ordini e Istituti religiosi, che furono i portatori della fede cristiana e di «un grande amore ai nativi».

Pur non assimilando molti degli aspetti della cultura che veniva loro imposta, gli indigeni si aprivano sinceramente al messaggio salvatore. Ciò si deve al fatto che tra le loro credenze e i loro costumi si trovava quelli che i Padri della Chiesa chiamano «i semi del Verbo», cioè i raggi della sua luce, presenti nella mente e nel cuore di quei popoli, in attesa di essere fecondati ed arricchiti con la predicazione della parola e l'effusione dello Spirito Santo.

I frutti della predicazione del Vangelo

8. Ciò favorì che un gran numero d'indigeni si convertissero al cristianesimo, mossi dalla grazia di Dio e dalla forza persuadente della Buona Novella. Fu così che il Vangelo impregnò la fede e la vita dei nativi in America Latina producendo genuini valori spirituali e umani. Nei miei viaggi apostolici, io stesso ho potuto constatare questi valori del cristianesimo latinoamericano.

Così, tra luci e ombre - più luci che ombre, se pensiamo ai frutti duraturi della fede e della vita cristiana nel Continente - la prima semina della parola di vita, nata da tante fatiche e sacrifici, evoca i sentimenti dell'Apostolo, che furono il motto di tanti missionari «Avremmo desiderato darvi non solo il Vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita» (1Ts 2,8). Molti di quei semi continuano ad essere fecondi nei valori religiosi della maggior parte del Continente della speranza, particolarmente la pietà popolare con cui vengono celebrati i misteri della nostra fede.

I frutti della prima evangelizzazione si sono rafforzati nel trascorrere dei secoli e sono caratteristici del cattolicesimo del popolo latinoamericano, che brilla anche per il suo profondo senso comunitario, il suo anelito di giustizia sociale, la sua fedeltà alla Chiesa, la sua profonda pietà mariana e il suo amore al Successore di Pietro.

Cinque secoli di presenza evangelizzatrice

9. L'evangelizzazione iniziale fu indirizzata anzitutto ai popoli indigeni che in alcuni luoghi avevano una cultura notevolmente sviluppata. In ogni modo, si trattava di realizzare una «inculturazione» del Vangelo. In seguito, man mano che aumentava il numero di immigrati venuti dall'Europa, l'opera evangelizzatrice dei missionari doveva essere sempre più rivolta ad una società mista, dalla quale prende origine l'attuale società latinoamericana con la sua ricca varietà di razze, tradizioni e costumi.

La cultura cristiana è rimasta impressa non soltanto nei sentimenti umani e nelle diverse devozioni della pietà popolare, ma anche nelle molteplici espressioni dell'arte sacra coloniale, nella quale si distinsero straordinari artisti indigeni, la maggior parte dei quali anonimi.

Nel lungo e non facile cammino della Chiesa in America Latina, segnato da significativi avvenimenti storici - non soltanto all'epoca della colonizzazione, ma anche durante il processo d'indipendenza e nei più recenti avvenimenti politici di questo secolo - gli Istituti religiosi hanno avuto un ruolo molto importante.

Essi hanno collaborato con la gerarchia locale nel consolidamento dell'evangelizzazione e nell'impianto delle strutture ecclesiali, nella promozione delle vocazioni autoctone e nella fioritura di nuovi carismi di vita consacrata, nati e radicati nella propria cultura per affrontare nuovi compiti apostolici.

Testimonianza di santità

10. In questo breve cenno storico non posso fare a meno di sottolineare un elemento chiave, frutto maturo dell'evangelizzazione, cioè la santità di molti figli e figlie della Chiesa latinoamericana. In questa si sono formati veri modelli di santità, che la guidano con il loro esempio e la sostengono con la loro intercessione. Molti di questi beati appartengono a diversi Istituti religiosi. Alcuni, provenienti soprattutto dalla Spagna, spesero la loro vita e il loro lavoro missionario in queste terre e con ragione possono essere annoverati tra i santi latinoamericani. Altri, la maggior parte, erano figli nativi del vostro popolo ed appartenevano ai più diversi strati sociali. Ve ne furono all'inizio dell'evangelizzazione, nei secoli successivi e perfino quasi ai nostri giorni; alcuni di loro sono stati anche fondatori di nuove famiglie religiose.

In questa mirabile schiera di santi e beati mi compiaccio nel ricordare, come esempio di vita consacrata, Pedro Calver, Francisco Solano, Luis Beltrán, Juan Macías, Rosa da Lima, Martín de Porres, Felipe de Jesús, Mariana de Jesús Paredes, Miguel Febres, Roque González e compagni martiri, Pedro de san José Betancurt, Ezequiel Moreno, Anna de los Angeles Monteagudo, Teresa de los Andes, Miguel Pr. Questi ed altri santi sono la più pregiata ricchezza del cristianesimo del Nuovo Mondo, modelli e stimolo per le future generazioni di religiosi e religiose che non possono dimenticare che sono chiamati a dare una testimonianza personale e comunitaria di santità nella Chiesa.

Impianto della gerarchia

11. Insieme al ricordo della prima evangelizzazione e dei suoi frutti abbondanti di vita cristiana, è il caso di mettere anche in risalto la significativa azione dei religiosi nell'impianto della gerarchia ecclesiastica. Infatti, è ormai saputo che per un certo periodo, la maggior parte dei Pastori delle prime sedi episcopali del continente, furono religiosi. Essi diedero, dunque un'apportazione decisiva alla fondazione delle comunità ecclesiali nel Nuovo Mondo.

Tra quei pastori possiamo ricordare Frate Pedro Suárez de Deza, che iniziò la costruzione della prima cattedrale del vostro Continente; i pionieri della gerarchia messicana Frate Juan de Zumárraga e Frate Julián Garcés, i quali ricevettero il titolo di «Protettori degli Indios»; Frate Jerónimo Loaysa, promotore dei primi sinodi di Lima, di grande importanza per l'impianto della Chiesa in America. Non bisogna dimenticare inoltre che tra quei primi Pastori vi sono state delle figure notevoli del clero secolare spagnolo, tra cui Santo Toribio de Mogrovejo, Arcivescovo di Lima, patrono dell'Episcopato Latinoamericano.

Guardando al passato dal presente

12. Questo rapido sguardo storico sulla vita ecclesiale d'America Latina suscita in me un sentimento di «viva gratitudine al Signore per il lavoro di tanti religiosi e religiose» che hanno piantato il seme del Vangelo di Cristo. Allo stesso tempo, desidero dirigere a tutti voi, cari religiosi e religiose latinoamericani, un cordiale «invito ad emulare la generosità e quella dei primi evangelizzatori».

Precisamente perché anche nel mezzo delle difficoltà dell'ora presente, l'America Latina rimane fedele alla fede cattolica nel cuore delle sue genti, la Chiesa intera fissa lo sguardo su di essa, come Continente della speranza. E poiché in molti luoghi i religiosi e le religiose hanno una presenza maggioritaria e qualificata tra gli agenti della pastorale che mantengono pulsante la vitalità delle comunità ecclesiali, «da loro dipende in gran misura la realizzazione di questa speranza della Chiesa».

II.

GLI OBIETTIVI DEL PRESENTE:
VITA CONSACRATA E COMUNIONE ECCLESIALE

Fedeltà al Concilio vaticano II

13. Lo Spirito Santo, che «con la forza del Vangelo ringiovanisce la Chiesa, la rinnova incessantemente e la conduce all'unione consumata col suo Sposo» (Lumen Gentium, 4), «ha preparato provvidenzialmente il popolo di Dio con gli insegnamenti del Concilio Vaticano II» ad affrontare in miglior modo la sua missione apostolica nel mondo odierno, alla fine del secondo millennio, in mezzo alle nuove ed esigenti situazioni che viviamo.

E' perciò necessario che tutti coloro che amano la verità rivelata e sentono l'urgenza della missione apostolica nel mondo attuale «volgano i loro sguardo verso il Magistero della Chiesa e, seguendo gli insegnamenti conciliari, facciano una lettura fedele delle esigenze del Vangelo di Cristo per il tempo presente, senza» lasciarsi disorientare da ideologie contrarie alla rivelazione.

Il Concilio Vaticano II - soprattutto nella Costituzione dogmatica «Lumen Gentium» - ha esposto la dottrina sulla Chiesa e ci ha invitato a contemplarla anche come Popolo di Dio che cammina verso la Gerusalemme Celeste (cfr. Lumen Gentium, 9).

Allo stesso tempo, ha messo in risalto la natura e la struttura gerarchica della Chiesa, come espressione della successione apostolica che si dà in essa, così come l'ha voluta il suo divino fondatore. (Ibid. cap. III)

Il Sacerdozio ministeriale, nel seno della costituzione gerarchica della Chiesa, porta a termine l'opera santificatrice, che si esprime anche mediante «un atteggiamento di servizio che ha il Cristo come modello supremo», e che contribuisce a mantenere la Chiesa intera nella comunione di fede, di culto e di vita. I Vescovi, come successori degli Apostoli, esercitano anche questo ministero per mezzo della comunione reciproca e della collegialità, sotto la potestà del Romano Pontefice, successore di Pietro, che ha ricevuto il primato direttamente da Cristo (cfr. Ibid. 22).

Senso Ecclesiale del Popolo di Dio

14. Il Popolo di Dio che vive in America Latina sente profondamente la comunione ecclesiale, l'obbedienza e l'amore ai suoi pastori, così come l'affetto filiale al Papa». Tutto questo spiega la sua fedeltà secolare alla fede ricevuta e anche la sua coscienza di essere parte attiva della Chiesa universale. Salda nelle sue credenze, ha resistito agli attacchi del laicismo e ha dato prove eroiche, persino col martirio di non pochi dei suoi figli.

L'urgente chiamata alla nuova evangelizzazione del Continente ha come obiettivo che la fede si approfondisca e si incarni ogni volta di più nelle coscienze e nella vita sociale. Per questo è necessario che i religiosi e le religiose mantengano incolume la loro fedeltà piena agli insegnamenti del Concilio Vaticano II ed esprimano con coerenza la loro comunione coi Pastori, come testimonianza di una perfetta sintonia ecclesiale per l'edificazione del Popolo di Dio.

Dimensione ecclesiale della vita consacrata

15. E' proprio questo stesso concilio che ha voluto inquadrare nel mistero della Chiesa «la vocazione e la missione degli Istituti religiosi, cosi come l'identità di ciascuna delle persone consacrate chiamate alla santità».

La teologia della vita religiosa, esposta nella costituzione dogmatica «Lumen Gentium» e nel decreto «Perfectae Caritatis», così come in altri numerosi documenti del magistero postconciliare, ha trovato un'accoglienza favorevole in America Latina, che si è manifestata anche in realizzazioni creative. Lo stesso documento di Puebla è divenuto eco delle tendenze positive della vita consacrata in America Latina all'interno della missione della Chiesa, soprattutto nella prospettiva di comunione e partecipazione nell'evangelizzazione (cfr. Puebla, 721-776). Sfortunatamente, non sono mancate a questo riguardo deviazioni e atteggiamenti troppo radicali e unilaterali che hanno intaccato in alcune occasioni il «sensus Ecclesiae».

Non è mia intenzione ribadire qui esplicitamente gli insegnamenti del Magistero della Chiesa circa la vita consacrata proposti dal Concilio Vaticano II nei documenti che abbiamo appena citato. Questi insegnamenti conciliari sono stati, durante gli ultimi venticinque anni, ampiamente sviluppati dai miei predecessori in numerose allocuzioni, messaggi e in alcuni documenti di speciale importanza, come l'Esortazione Apostolica del Papa Paolo VI «Evangelica Testificatio», del 29 di Giugno 1971 (AAS 63 [1971] 497ss). Per quanto mi riguarda, nell'anno Santo della Redenzione ho indirizzato a tutti i religiosi e religiose del mondo la Esortazione Apostolica «Redemptoris Donum» (Redemptionis Donum: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, VII, I (1984) 788ss).

A questo riguardo, anche la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e Società di Vita Apostolica ha pubblicato una recente Istruzione intitolata: Orientamenti sulla formazione negli Istituti Religiosi. Sia questo documento che gli altri citati prima offrono indicazioni molto precise per la formazione personale e comunitaria dei religiosi e delle religiose che, per la loro consacrazione, sono pienamente impegnati nella Chiesa e nel compito permanente dell'evangelizzazione in America Latina. Negli stessi documenti si delineano «l'identità e l'autenticità della vita consacrata e la sua dimensione ecclesiale». A questo voglio riferirmi pensando particolarmente al vostro compito come araldi del Vangelo.

Sequela di Cristo e Consacrazione religiosa

16. L'identità e autenticità della vita consacrata si caratterizza per la sequela di Cristo e la consacrazione a Lui mediante la professione dei consigli evangelici di castità, povertà e obbedienza. Con essi si esprime la totale dedizione al Signore e l'identificazione con Lui nella sua consegna al Padre e ai fratelli. La sequela di Cristo mediante la vita consacrata suppone una particolare docilità all'azione dello Spirito Santo, senza la quale la fedeltà alla propria vocazione rimarrebbe vuota di contenuto.

Gesù Cristo, crocifisso e risorto, signore della vita e della storia, deve essere un ideale vivente; in sua compagnia si cammina; della sua presenza interiore si gioisce; della sua missione salvifica si partecipa. La sua persona e il suo mistero sono l'annuncio e la testimonianza essenziale del vostro apostolato. Non possono esistere solitudini quando Egli riempie il cuore e la vita. Non devono esistere dubbi circa la propria identità e missione quando si annuncia, si comunica e si incarna il suo mistero e la sua presenza tra gli uomini.

Tutti i religiosi e religiose devono rinnovare continuamente questa unione con Cristo, mediante l'ascolto della sua parola, la celebrazione del suo mistero pasquale nei sacramenti - specialmente quelli della riconciliazione e dell'Eucarestia - e poi con la preghiera assidua. Soltanto così potrete essere autentici evangelizzatori, capaci di soddisfare i bisogni spirituali del Popolo di Dio, con un cuore compassionevole dal quale sgorgano gli stessi sentimenti del Cristo.

Mistero Pasquale e consigli evangelici

17. Infatti, i consigli evangelici hanno una profonda dimensione pasquale, giacché suppongono un'identificazione con Cristo, con la sua morte e la sua risurrezione. Per questo si devono vivere con la stessa attitudine di Cristo, il quale «spogliò se stesso (kenosis) facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce» (cfr. Fil 2,5-8). Ma allo stesso tempo ci fanno partecipare della gioia della nuova vita alla quale siamo stati chiamati, per fare in tutto la volontà salvifica del Padre. La professione dei consigli evangelici vi costituisce, dunque, testimoni della Risurrezione del Signore e della forza trasformatrice del suo Spirito di Pentecoste.

La consegna totale delle persone consacrate implica, come in Gesù di Nazareth, «un'intima relazione fra i tre consigli evangelici», in maniera tale che la crescita e la maturità nell'esercizio di uno di loro, rende gli altri più fecondi. Parimenti,La mancanza di fedeltà ad uno di essi mette in pericolo la solidità e l'autenticità degli altri.

In verità, non è autenticamente povero, secondo il modello e la misura di Cristo, chi non vive pienamente la castità e l'obbedienza; e non può dirsi puro di cuore chi non pratica la povertà e vive con gioia la volontaria obbedienza; così come non è obbediente al disegno del Padre e alle esigenze del Regno chi non abbraccia, con cuore puro e indiviso, il distacco dalle cose terrene.

Con la donazione totale della propria vita per amore a Dio, i religiosi e le religiose sono testimoni eloquenti del primato e perennità del messaggio evangelico, che sottopone a giudizio gli idoli di questo mondo: il potere, le ricchezze, il piacere. In questa forma, manifestano in loro stessi la maturità che si raggiunge con il dono della propria libertà messa al servizio esclusivo di Dio e dei fratelli.

Voglio ricordarvi, a questo riguardo, quello che ho scritto nell'Enciclica «Redemptor Hominis», pensando proprio alle persone consacrate: «Umanità matura significa pieno uso del dono della libertà; che abbiamo ottenuto dal Creatore, nel momento in cui Egli ha chiamato all'esistenza l'uomo fatto a Sua immagine e somiglianza. Questo dono trova la sua piena realizzazione nella consegna senza riserve di tutta la persona umana concreta, in spirito d'amore sponsale a Cristo, a tutti coloro che Egli invia, uomini o donne, e che si sono consacrati totalmente a Lui secondo i consigli evangelici (Redemptor Hominis, 21).

Vera libertà e autentica liberazione

18. Di questa umanità matura dei religiosi e delle religiose ha bisogno oggi il Continente latinoamericano «per annunciare Gesù Cristo con la parola e con la vita» e per poter così costruire una umanità secondo lo spirito delle beatitudini.

La storia di questi cinquecento anni attesta la fedeltà di tanti religiosi e religiose che hanno contribuito a mantenere vivo ed arricchire il patrimonio della prima evangelizzazione. Bisogna non dimenticare che tutti coloro che si sono consacrati al servizio del Cristo mediante i consigli evangelici e con lo spirito delle beatitudini contribuiscono efficacemente all'opera evangelizzatrice, sostenendo la predicazione della parola con la forza della propria testimonianza.

E' importante, dunque, che questa testimonianza non si deformi sotto l'influsso di interpretazioni riduttive del vangelo, le quali potrebbero danneggiare il genuino contenuto del suo messaggio e della stessa vita consacrata, con il rischio che "il sale diventi insipido e perda il suo sapore", pericolo sul quale Gesù ci ha già messo in guardia (cfr. Mt 5,13).

Negli ultimi anni, di fronte a certe tendenze che presentavano una particolare ermeneutica della rivelazione, con gravi ripercussioni sulla vita e sulla missione della Chiesa, e sulla stessa vita religiosa, come è il caso di alcune teologie della liberazione - la Congregazione per la Dottrina della Fede ha emesso due documenti, «Libertatis Nuntius» (1984) e «Libertatis Conscientia» (1986), per stabilire le linee maestre del pensiero della Chiesa sulla vera libertà e l'autentica liberazione secondo il Vangelo.

Queste due Istruzioni non soltanto sono valide in sé stesse, ma si presentano anche come veramente profetiche giacché hanno contribuito a smascherare «fallaci utopie ideologiche e servilismi politici che sono in totale disaccordo con la dottrina e la missione del Cristo e della sua Chiesa».

La parola del Signore, che ci chiama alla piena libertà dei figli di Dio, ci continua a spingere verso la fedeltà: «Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi fara liberi» (Gv 8,31-32) Solo Gesù Cristo libera. Solo nel suo amore, sperimentato e trasmesso si trova l'autentica liberazione.

L'opzione preferenziale per i poveri

19. In questo contesto è necessario sottolineare un'altra volta «il giusto significato dell'opzione preferenziale, non esclusiva né escludente, in favore dei poveri», opzione particolarmente connaturale a tutti coloro che vivono i consigli evangelici della povertà e che sono chiamati ad amare, ad accogliere e a servire i poveri «con le viscere di Cristo» (cfr. Perfectae Caritatis, 13).

Come il documento di Puebla faceva già notare, l'opzione preferenziale per i poveri è stato un fattore molto importante nella vita religiosa latinoamericana durante gli ultimi tempi (cfr. Puebla, 733-735). Sono molti i religiosi e le religiose che vivono questa opzione preferenziale con un autentico spirito evangelico, fortemente motivati dalle parole del Signore e in coerenza con lo spirito dei loro propri Istituti. Infatti, i religiosi e le religiose sono presenti nei quartieri emarginati, tra gli indigeni, insieme agli anziani e i malati, nelle innumerevoli situazioni di miseria che l'America Latina vive e soffre, quali sono le nuove povertà che affliggono soprattutto i giovani, dall'alcolismo alla droga. Per mezzo dei religiosi la Chiesa si fa serva dei fratelli più bisognosi, nel cui volto addolorato riconosce i tratti sofferenti del Cristo, il Signore, che ci interpella e ci convoca al giudizio definitivo, quando saremo giudicati sull'amore (cfr. San Giovanni della Croce, Dichos de luz y amor, 57).

Virtù teologali e vita consacrata

20. Certamente si sono presentati dei casi in cui un'interpretazione erronea del problema dei poveri in chiave marxista «ha portato ad un falso concetto e ad una prassi anomala dell'opzione per i poveri e del voto di povertà», il quale divenne vuoto di significato per il mancato riferimento alla povertà di Cristo e disgiunto dalla sua misura che è la vita teologale. La vita consacrata dunque, dev'essere saldamente ancorata alle virtù teologali, affinché la fede non ceda al miraggio delle ideologie, la speranza non si confonda con le utopie, la carità universale, che giunge al limite estremo dell'amore per i nemici, non soccomba davanti alla tentazione della violenza.

Non sono mancati i casi in cui questa opzione ha portato ad una politicizzazione della vita consacrata, non esente da opzioni violente e di partito, con la strumentalizzazione di persone e istituzioni per fini del tutto estranei alla missione della Chiesa.

E' necessario perciò ricordare quanto detto nell'Istruzione «Libertatis Conscientia»: «L'opzione preferenziale per i poveri, lungi dall'essere un segno di particolarismo o di settarismo, manifesta l'universalità dell'essere e della missione della Chiesa. Tale opzione non è esclusiva. Questa è la ragione per cui la Chiesa non può esprimerla nelle categorie sociologiche e ideologiche riduttive, che farebbero di questa preferenza una opzione di parte e di natura conflittuale».

Il sale non deve perdere il suo sapore! La vita religiosa non può non essere testimonianza vivente del «Regno dei cieli» promesso ai poveri! «Se il sale diventa insipido - avverte Gesù - con che cosa lo si potrà rendere salato? Non serve ad altro che ad essere gettato via» (Mt 5,13).

A volte può accadere che il Popolo di Dio non sempre trovi nelle persone consacrate l'appoggio desiderato, forse perché esse non rispecchiano abbastanza nelle loro vite il forte senso di Dio che dovrebbero trasmettere.

Tali situazioni possono essere occasione per cui molte persone povere e semplici, - come sfortunatamente sta accadendo - si convertano in facile presa delle sette, nelle quali cercano un senso religioso della vita che forse non trovano in coloro che dovrebbero offrirlo a piene mani.

Promozione della solidarietà sociale

21. Tutta questa problematica, invece di frenare l'impegno per la giustizia e la libertà, indica che la Chiesa dell'America Latina, con la decisa collaborazione dei religiosi, deve sforzarsi di comprendere e realizzare in maniera giusta l'opzione preferenziale per i poveri».

La «situazione socioeconomica di alcune nazioni latinoamericane» costituisce un «motivo di profonda preoccupazione». La Chiesa, pienamente consapevole di questa realtà, vuol illuminare col Vangelo e la dottrina sociale cattolica la coscienza dei cittadini. Essa stessa, che con la sua azione evangelizzatrice favorisce la promozione integrale delle persone, si dirige ai laici, ed in maniera speciale a coloro che occupano le diverse cariche pubbliche, affinché siano promotori di un'autentica giustizia sociale. A questo riguardo, la Chiesa ha messo in atto molte istituzioni a favore dei più bisognosi, creando in esse un clima di affettuosa accoglienza e aprendo ai poveri la strada verso la speranza cristiana.

Per far fronte alle tante carenze che affliggono ampi settori della popolazione, i Pastori della Chiesa in America Latina contano con l'inestimabile collaborazione di tanti religiosi e religiose che svolgete il vostro apostolato in ambienti tanto diversi. Per la vostra presenza tra la gente siete responsabili dell'animazione di molte comunità ecclesiali, e sopratutto della «formazione religiosa e morale dei laici», specialmente della «educazione cristiana della gioventù» tramite la scuola e la catechesi.

Tutti dovete suscitare un retto senso della giustizia sociale, ispirati all'amore fraterno, base indispensabile affinché ogni Paese, nell'ambito del bene comune, cresca continuamente nella pace e nell'armonia, e raggiunga così uno sviluppo culturale ed economico accessibile a tutti. In questa maniera, il Continente della speranza andrà configurandosi come una vera comunità di nazioni sorelle.

Rafforzare i vincoli della comunione ecclesiale

22. Il Concilio Vaticano II ha messo in rilievo il profondo senso ecclesiale della vita consacrata, che deve manifestarsi «una sincera comunione e collaborazione con i pastori della Chiesa».

La storia della prima evangelizzazione illustra abbondantemente l'apporto offerto dai religiosi nell'impiantazione e consolidamento della gerarchia ecclesiastica nel Continente latinoamericano. Anche oggi sono numerosi i vescovi di quella Chiesa, che sono stati scelti tra i religiosi per questo ministero pastorale.

I rapporti tra Vescovi e religiosi sono, in genere, soddisfacenti. Si potrebbe dire che hanno ricevuto un impulso favorevole con gli orientamenti della Santa Sede e grazie alla buona intesa tra gli organismi di comunione e di collaborazione stabiliti tra le diocesi e gli Istituti religiosi. Non sono mancati però, in determinate situazioni, alcune incomprensioni e forti contrasti che non rispondono ad una vera ecclesiologia di comunione e disturbano la pace e la concordia influendo negativamente sul compito evangelizzatore della Chiesa.

Il fatto che gli Istituti religiosi godano della giusta autonomia di vita, di cui parla il codice di diritto canonico (Codex Iurix Canonici, 586), non dev'essere pretesto per una attività apostolica al margine della gerarchia o che ignori i loro orientamenti pastorali. Rivendicare, da parte dei religiosi e delle loro istituzioni, una specie di parallelismo tradotto in una pastorale o in un magistero paralleli, sarebbe andare contro la natura stessa della Chiesa e della vita consacrata. Sarebbe anche errato pensare che i religiosi, per la loro vocazione ecclesiale, sarebbero investiti da una funzione profetica della quale sarebbero privi i Pastori della Chiesa, contrapponendo così il carisma della vita consacrata all'Istituzione gerarchica, e il profetismo dei religiosi alla missione dei vescovi o allo stesso carattere profetico della vocazione laicale.

Queste tendenze o atteggiamenti non trovano giustificazione possibile in una retta ecclesiologia della vita religiosa. Sono invece in chiara contraddizione con la natura stessa della vita consacrata, che è vita di comunione e di unità. Non rispondono neanche allo spirito dei Fondatori che hanno avuto sempre come criterio sicuro «sentire Ecclesiam» e «sentire cum Ecclesia», attuando in perfetta comunione con i loro pastori, né s'inquadrano in una retta concezione della missione apostolica dei religiosi, che non può essere altra che la costruzione e estensione del Regno in una prospettiva di unità ecclesiale.

Coesione affettiva tra Vescovi e religiosi

23. Il fomentare una salda e organica coesione affettiva tra i religiosi ed i Vescovi è di primaria importanza in una ecclesiologia di comunione che si ispiri alla dottrina conciliare (cfr. Mutua Relationes; cfr. Orientaciones sobre la formación en los institutos religiosos, 94-97). Infatti l'autonomia dei religiosi cui abbiamo accennato ha come fondamento l'obbedienza degli stessi al Sommo Pontefice e alla Santa Sede, e come finalità una maggiore e più generosa collaborazione nella sollecitudine per il bene di tutte le Chiese. Inoltre, tale autonomia suppone in ogni caso la dovuta sottomissione ai Vescovi in campo pastorale (cfr. Christus Dominus, 35).

Ora, la collaborazione dei religiosi nella sollecitudine per tutte le Chiese non può esercitarsi senza la comunione organica con il ministero pastorale dei Vescovi e il rispetto delle loro disposizioni in ciò che concerne il culto divino, l'evangelizzazione e la catechesi, secondo quanto il diritto canonico prescrive.

E' chiaro, dunque, che le iniziative pastorali dei religiosi e dei loro organismi di coordinamento a livello diocesano, nazionale o internazionale devono esprimere senza ambiguità né reticenze una perfetta comunione con i Pastori della Chiesa nelle loro rispettive istanze, giacché i Vescovi sono «dottori autentici e testimoni della verità divina e cattolica» e per questo corrisponde a loro vegliare con responsabilità sui religiosi «in ciò che riguarda l'insegnamento della dottrina della fede, sia nei centri che ne coltivano lo studio, sia nell'utilizzazione dei mezzi per trasmetterla» quali sono le pubblicazioni e le stesse case editrici (cfr. Orientaciones sobre la formación en los institutos religiosos, 96).

Quanto più grande sia l'influsso che possono avere i religiosi nella diffusione della dottrina, tanto più responsabili essi devono essere nella trasmissione integrale della verità e nella comunione con la gerarchia, evitando ogni possibile disorientamento nei fedeli o deformazione del messaggio rivelato.

Deve esserci dunque l'impegno di tutti per evitare qualsiasi rottura tra i Vescovi e i religiosi, che potrebbe provocare un grave danno a tutta l'opera evangelizzatrice. Per questo chiedo agli uni e agli altri che «si stringano di più i vincoli di comunione e si fomentino, con i mezzi opportuni, la conoscenza reciproca, l'apprezzamento sincero e la testimonianza di unità; che i Vescovi sappiano valorizzare e promuovere, come è dovuto, il dono immenso della vita consacrata, con tutta la sua varietà di carismi, senza dimenticare che essi devono essere anche promotori della fedeltà alla vocazione religiosa secondo lo spirito di ogni Istituto (cfr. Ibid). Parimenti, chiedo ai religiosi ed alle religiose che si sforzino di mantenere viva la comunione e la collaborazione con i Vescovi, così come il necessario rispetto della loro autorità pastorale.

Questo spirito di rinnovata comunione tra i Vescovi e i religiosi in America Latina sarà uno dei temi di studio e riflessione della IV Conferenza Generale dell'Episcopato Latinoamericano, in preparazione per il 1992. Questo si rende necessario sia per l'elevato numero di religiosi e religiose che vivono nel Continente, sia per l'indispensabile presenza dei loro carismi, istituzioni e nuove vocazioni, necessarie per l'opera evangelizzatrice. «Senza l'apporto generosa della vita consacrata non potrà realizzarsi il grande compito della rinnovata semina del Vangelo».

III.

LE SFIDE DEL FUTURO:
I RELIGIOSI DELLA NUOVA EVANGELIZZAZIONE

Al servizio del Regno

24. La celebrazione del V Centenario dell'inizio dell'evangelizzazione dell'America ci spinge in maniera particolare ad una nuova proclamazione del messaggio salvatore del Cristo agli uomini e donne del nostro tempo.

«La Chiesa - come segnalavo nell'Esortazione Apostolica post-sinodale "Chistifideles Laici" - deve dare oggi un gran passo in avanti nella sua evangelizzazione; deve entrare in una nuova tappa storica della sua dimensione missionaria» (Christifideles Laici, 35). Nello stesso documento, guardando specialmente all'America Latina scrivevo: «In altre regioni o nazioni si conservano ancora molto vive le tradizioni di pietà e religiosità popolare cristiana; ma questo patrimonio morale e spirituale corre il rischio di venir disperso sotto l'impatto di molteplici processi, tra i quali risaltano la secolarizzazione e la diffusione delle sette. Soltanto una nuova evangelizzazione può assicurare la crescita di una fede limpida e profonda, capace di fare di queste tradizioni una forza autentica di libertà. Certamente urge rifare dappertutto il tessuto cristiano della società umana. Pero la condizione è che si rifaccia la cristiana... delle stesse comunità ecclesiali che vivono in questi paesi o nazioni» (Ibid. 34).

I religiosi, che furono i primi evangelizzatori - e hanno contribuito in maniera rilevante a mantenere viva la fede nel Continente -, non possono mancare alla convocazione ecclesiale della nuova evangelizzazione. I diversi carismi della vita consacrata rendono vivo il messaggio di Gesù, presente e attuale in ogni tempo e luogo, anche tramite le parole e la testimonianza dei Fondatori, che hanno espresso, nel corso della storia della Chiesa, la ricchezza sublime del mistero e ministero di Cristo, il quale sia che fosse «dedito alla contemplazione sul monte, o all'annuncio del Regno di Dio alle moltitudini, o a guarire i malati ed a convertire i peccatori alla buona strada, oppure a benedire i bambini ed a fare del bene a tutti, era sempre obbediente alla volontà del Padre che l'aveva inviato». (Lumen Gentium, 46).

Per questo la Chiesa spera dai religiosi e dalle religiose un impulso costante e deciso all'opera della nuova evangelizzazione» dal momento che sono chiamati, ciascuno secondo il loro carisma, a diffondere in tutto il mondo la buona novella di Cristo» (cfr. Perfectae Caritatis, 25). L'urgenza di una nuova evangelizzazione in America Latina, che vivifichi le sue radici cattoliche, la sua religiosità popolare, le sue tradizioni e culture, esige che i religiosi, oggi come ieri - e in stretta comunione con i loro pastori - continuino ad essere all'avanguardia stessa della predicazione dando sempre testimonianza del Vangelo della salvezza.

A questo riguardo vorrei offrirvi alcuni orientamenti in più, che vi possano servire da incoraggiamento e stimolo nella vostra vita consacrata al servizio del Regno.

Da una profonda esperienza di Dio

25. Una delle note che hanno caratterizzato la vita consacrata in America Latina negli ultimi decenni è stata la ricerca di un'autentica esperienza di Dio, che è «come un nuovo nome della contemplazione», a partire della meditazione della parola, la preghiera personale e comunitaria, la scoperta della presenza e dell'azione divina nella vita, condividendo allo stesso tempo questa esperienza con tutto il Popolo di Dio. Il documento di Puebla si faceva eco di questa ricerca segnalando che «ci sono certi segni che esprimono un desiderio d'interiorizzazione e di approfondimento nella vita della fede mentre si comprova che senza il contatto col Signore, non si dà un'evangelizzazione convincente e perseverante» (Puebla, 726).

Non poche volte, come molti di voi possono confermare, la fede semplice e sentita del popolo vi ha evangelizzato e vi ha fatto prendere consapevolezza del bisogno della preghiera e della profonda esperienza di Dio. Per questo, la meditazione personale e comunitaria della parola di vita sarà sempre un solco profondo che suscita un impulso evangelizzatore a imitazione di Gesù, la cui attività apostolica era unita a quel dialogo con il Padre da cui fluivano i suoi insegnamenti di vita eterna.

Evangelizzare partendo da una profonda esperienza di Dio, cercando comunitariamente la luce e il discernimento per affrontare i problemi della vita quotidiana, sarà garanzia di una efficace e trasparente predicazione del Vangelo agli uomini e alle donne del nostro tempo; sarà autentico annuncio e testimonianza della parola di vita accolta con fede e sperimentata nella comunione ecclesiale (cfr. 1Gv 1,1-3).

Con lo spirito dei Fondatori

26. Amati religiosi e religiose: come hanno fatto nel loro tempo, anche anche oggi i vostri fondatori metterebbero al servizio di Cristo le loro migliori energie apostoliche, il loro profondo senso ecclesiale, la creatività delle loro iniziative pastorali, il loro amore ai poveri da cui sono sorte tante opere ecclesiali.

La stessa generosità e abnegazione che hanno spinto i vostri Fondatori devono muovere anche voi, loro figli spirituali, a mantenere vivi i loro carismi che, con la stessa forza dello Spirito che li ha suscitati, continuano ad arricchirsi e adattarsi, senza perdere il loro carattere genuino, per mettersi al servizio della Chiesa e portare alla pienezza l'impianto del suo Regno.

L'America Latina, nel corso di questi cinque secoli, è stata certamente crogiuolo di molti carismi di vita consacrata, nati in altri luoghi, ma incarnati e consolidati in queste terre. Allo stesso tempo è stata anche culla di nuovi Istituti religiosi che rispondono all'esperienza spirituale dei loro figli e ai bisogni apostolici del Continente.

Tutta questa ricchezza di energie e carismi con cui Dio ha benedetto questo Continente deve orientarsi convenientemente affinché incida su di un'azione pastorale sempre più incarnata. A questo riguardo, la partecipazione spirituale e apostolica di tutti i consacrati, tramite gli organismi comuni di servizio e coordinamento, è senza dubbio molto importante per ottenere una maggiore efficacia nella nuova evangelizzazione. Da qui la loro responsabilità di agire sempre in comunione con la gerarchia secondo le norme e direttive della Santa Sede.

In stretta collaborazione con i sacerdoti e i laici

27. La nuova evangelizzazione esige anche una stretta cooperazione dei religiosi con i sacerdoti diocesani che con dedizione e generosità svolgono il loro lavoro pastorale come provvidi collaboratori dei Vescovi. Dovreste ugualmente collaborare con i laici, con le loro associazioni e movimenti, alcuni dei quali hanno oggi una grande vitalità.

Infatti, voi religiosi dovreste dare esempio di una rinnovata comunione spirituale con gli altri agenti della pastorale, promuovendo una collaborazione apostolica che rispetti e consolidi le responsabilità di ogni vocazione nella Chiesa. «La forza della evangelizzazione radica nella testimonianza di unità di tutti i discepoli del Cristo» (cfr. Gv 17,21-23); per questo, sacerdoti, religiosi e laici debbono aiutarsi reciprocamente nel loro cammino spirituale e pastorale dando esempio di autentica fratellanza cristiana (cfr. Christifideles Laici, 61).

Evangelizzazione della cultura

28. La sfida della nuova evangelizzazione esige che il messaggio salvatore incida nel cuore degli uomini e nelle strutture della vita sociale. E' proprio questo che ho voluto mettere in risalto nella mia allocuzione all'assemblea Plenaria della Pontificia Commissione per l'America Latina (cfr. Eiusdem Allocutio ad eos qui plenario coetui Pontificae Comisionis pro America Latina interfuerunt coram admisos, 5 die 7 dec. 1989; Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XII, 2 [1989] 1459s).

E' noto che gli Ordini e le Congregazioni religiose sono sempre stati promotori della cultura, sin dagli inizi stessi della predicazione del messaggio di Cristo nel Continente; lo sono anche per la varietà dei loro carismi, per le loro opere apostoliche, per la loro presenza nella società latinoamericana. Infatti, i religiosi esercitano la loro attività in tutti i campi dell'insegnamento, dalla scuola elementare e media fino alla professionale e universitaria; lo stesso vale per la catechesi, a partire da quella dei fanciulli fino a quella per gli adulti, cercando di formare i laici per l'apostolato; si trovano nel cuore delle grandi metropoli, nei quartieri emarginati, tra gli indigeni, di cui studiano la cultura e difendono i diritti.

Sono sicuro che i religiosi e le religiose in America Latina saprete essere all'avanguardia di questa nuova responsabilità evangelizzatrice che dovrà comprendere, con la forza del messaggio salvifico, tutta la ricchezza culturale dei popoli e delle etnie del Continente in una solidale e speranzosa civiltà dell'amore. Contribuite pertanto a forgiare una cultura che sia sempre aperta ai valori della vita, all'originalità del messaggio evangelico, alla solidarietà tra le persone; una cultura della pace e dell'unità che Cristo ha chiesto al Padre per tutti coloro che credono in Lui.

Per questo, i religiosi, nella misura in cui sarete fedeli al vostro carisma, troverete la forza della creatività apostolica che vi guiderà nella predicazione e inculturazione del Vangelo. Ho piena fiducia che, con il vostro generoso apporto, si raggiungerà la desiderata trasformazione culturale e sociale di questo Continente.

Infatti, la storia della prima evangelizzazione dell'America Latina è per tutti una chiamata ineluttabile a perseverare nel lavoro intrapreso e, allo stesso tempo, costituisce un motivo di viva speranza cristiana.

Evangelizzazione senza frontiere

29. Prima di finire con queste riflessioni sulla nuova evangelizzazione di questo Continente, desidero riferirmi a una sfida che già sta producendo certa inquietudine apostolica tra molti di voi: la necessità e la disponibilità per evangelizzare oltre le vostre frontiere.

Sin dall'arrivo stesso del Vangelo, l'America Latina ha accolto con generosa ospitalità tanti religiosi e religiose provenienti da altre nazioni, i quali hanno fatto di queste terre la loro patria spirituale e adottiva. Molti di loro si sono identificati totalmente con le vostre chiese e i vostri popoli, dando prova della dimensione universale della vocazione religiosa. Alcuni di loro - voglio ricordarlo -, così come altri religiosi e religiose nativi, hanno sigillato col il proprio sangue la loro fedeltà al Vangelo e la loro consegna ai più poveri, difendendo i loro diritti o accompagnandoli nel loro cammino. Per tutti loro rendo grazie a Dio Padre che suscita continuamente nuove vocazioni alla sequela di Cristo. Nutro dunque la salda speranza che, per portare a termine i compiti della nuova evangelizzazione, l'America Latina saprà accogliere, con uguale senso di ospitalità ecclesiale, tutti coloro che si sentono chiamati a lavorare in questa porzione della vigna del Signore.

D'altro canto, c'è un bisogno insopprimibile di tutti gli Istituti di promuovere, con «maggiore generosità che in altre epoche - se è il caso -», una pastorale vocazionale e un'adeguata formazione dei candidati alla vita consacrata, che renda possibile che l'America Latina possa disporre, in numero e qualità, di quei nuovi evangelizzatori di cui ha bisogno per il suo futuro.

Inoltre, è giunta l'ora in cui voi, uomini e donne consacrati dell'America Latina, «vi facciate sempre più presenti nelle altre Chiese del mondo, con un dinamismo senza frontiere, e che offriate generosamente, "pur nella vostra povertà", un aiuto alla missione della Chiesa in altre Nazioni» che sono anche loro bisognose di una prima o di una nuova evangelizzazione. Questa reciprocità, prova del dinamismo cristiano e missionario delle Chiese in cui lavorate, sarà anche manifestazione della maturità di un Continente che, «evangelizzato cinque secoli fa, vuole essere a sua volta un Continente evangelizzatore all'interno della Chiesa universale.

CONCLUSIONE

30. Carissimi fratelli e sorelle, concludendo questa Lettera che ho voluto indirizzare a voi in occasione dell'imminente celebrazione del V Centenario dell'evangelizzazione d'America, voglio rendere grazie al Signore per tutto il bene che durante questi cinque secoli ha realizzato per opera delle Famiglie religiose nella società e nella Chiesa peregrinante in quel Continente.

Ringrazio anche tutti e ciascuno di voi, religiosi e religiose, e ciascuna delle vostre comunità, così come i membri degli Istituti secolari e delle Società di vita apostolica, per la vostra dedizione e il vostro apostolato al servizio di Cristo, della Chiesa e della società.

Il Papa, insieme a tutto l'episcopato e il Popolo di Dio in America Latina, «nutre la viva speranza» che il vostro ministero nell'opera della nuova evangelizzazione, secondo le esigenze del presente e del futuro, sarà ugualmente fruttuoso e benedetto da Dio.

Desidero ardentemente che la celebrazione di questo V Centenario sia un'occasione propizia «perché si rinnovi l'autentico ideale della vita religiosa» fecondato anche con numerose e genuine vocazioni, poiché anche in America Latina: «La messe è molta ma gli operai sono pochi» (Mt 9,37). Preghiamo dunque insieme, il padrone della messe perché mandi operai alla sua messe» (Mt 9,38).

31. Affido a Nostra Signora di Guadalupe, «prima evangelizzatrice dell'America Latina» (Allocutio in aeronavium portu mexicopolis, 4, die 6 maii 1990: vide supra, p. 1123) gli aneliti e le speranze che vi ho confidato in questa Lettera. Essa è realmente la «Stella dell'evangelizzazione», «l'evangelizzatrice del vostro popolo». La sua presenza materna ha dato un decisivo impulso alla predicazione del messaggio di Cristo e alla fratellanza delle nazioni latinoamericane e dei loro abitanti. La devozione a Maria è stata sempre garanzia di fedeltà alla fede cattolica durante questi cinque secoli. «Che Ella continui a guidare i vostri passi e fecondare i vostri sforzi a favore dell'evangelizzazione».

Per tutti i religiosi e le religiose Maria è l'immagine più viva e la realizzazione più perfetta della sequela e della consacrazione al Signore: Vergine povera e obbediente, scelta da Dio, dedita interamente alla missione del suo Figlio. In lei, Madre della Chiesa, rifulgono anche tutti i carismi della vita religiosa.

Che la Vergine del «Magnificat», «nel cui cantico risuona la sua fedeltà a Dio e la sua solidarietà con le speranze del suo popolo», vi mantenga fedeli alla vostra consacrazione e vi faccia generosi cooperatori di Cristo e della sua Chiesa nella nuova evangelizzazione.

A voi tutti, cari religiosi e religiose, impartisco con affetto la mia benedizione apostolica.

Dato a Roma, presso San Pietro, il 29 Giugno, nella solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, dell'anno 1990, Decimosecondo del mio Pontificato.

 

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