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VISITA ALLA CHIESA DI SANT'ANTONIO DEI PORTOGHESI

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

22 maggio 1979

 

Signor Cardinale Patriarca e Venerabili Fratelli nell’Episcopato,
Eccellentissimi Signori, Amatissimi figli e figlie del “fedelissimo” Portogallo. 

La grazia del Signore Gesù sia con tutti voi! 

Colgo l’occasione per salutarvi cordialmente, con stima e gratitudine per la gioia di questo incontro. E attraverso voi, attraverso voi Fratelli Vescovi e Signori Ambasciatori, amati in forma tutta speciale, saluto il caro Popolo portoghese. 

L’amore di Cristo ci ha riuniti qui per lodare e ringraziare Dio. Il motivo di tutto ciò è un appello, e la relativa risposta, di otto secoli fa. L’appello fatto dal mio Predecessore Alessandro III, nella Bolla “Manifestis Probatum”, al vostro primo Re, Dom Alfonso Henriques, si dirigeva al Portogallo. E diceva: “Sottomesso e votato alla Santa Chiesa Romana, esercitandoti... nell’allargamento dei confini della fede cristiana, (che) la Sede apostolica possa gioire (sempre) per un così devoto e glorioso figlio, e possa riposare nel tuo amore” (Alessandro III, Manifestis Probatum, 23 maggio 1179, Lisbona, Torre do Tombo, Cx. das Bulas, m. 16 doc. 20). E la risposta l’ha data il Portogallo, lungo il corso della sua storia. 

In questa significativa data, qui nella chiesa di Sant’Antonio dei Portoghesi in Roma, molto vicino alla Tomba di San Pietro, tra i motivi di gioia comune per i nostri inni di lode a Dio – come ha sottolineato nel suo discorso il Signor Cardinale Patriarca – prevalgono i buoni rapporti tra il Portogallo e la Sede apostolica che ci hanno permesso di percorrere in unità questi otto secoli di storia. 

Ciò che ha caratterizzato questa strada percorsa insieme potrebbe forse essere così sintetizzato: fedeltà alla Chiesa, Madre e Maestra dei popoli, da parte del Portogallo, fin dal tempo in cui il suo primo Re, attraverso la lettera “Claves Regni”, ha offerto alla Chiesa Romana la terra portoghese (cf. Dom Alfonso Henriques, Claves Regni, Lettera a Papa Lucio II, 13 dicembre 1143); e buona volontà, da parte della Santa Sede, che si è espressa nella concessione al Portogallo del titolo di “fedelissimo”, titolo concesso ai sovrani portoghesi (cf. Benedetto XIV, Charissime in Christo, al Re di Portogallo Dom Giovanni V, 17 dicembre 1748: “Bullarium Romanum”, Venetiis 1778, t. III, p. 1). 

In questa eletta rappresentanza, che oggi è venuta qui a pregare con il Papa, vedo l’eredità e l’identità del Portogallo cristiano, con antica e rinnovata fedeltà, con le aspirazioni del passato e del presente. Sono noti a Dio e presenti nel mio cuore, in questo momento, richiami rispettosi e giusti ricordi di persone e di fatti che, nella vostra patria, hanno segnato profondamente la vita della Chiesa, una e unica, che è sempre e in ogni luogo sollecita nel rispondere alla vocazione dell’uomo in Cristo (cf. Giovanni Paolo II, Redemptor Hominis, 18). 

In questa nostra liturgia di ringraziamento al Signore, vorrei ricordare solo tre coordinate della traiettoria di fedeltà a Dio e alla Chiesa, nella vita cristiana e nella pietà del diletto Popolo portoghese, che sono altrettanti motivi di gioia nel Signore, e di stimolo per il futuro. Queste coordinate sono: 

– Cristo, Redentore e Salvatore che non a caso è raffigurato, con un simbolo significativo, nella patria bandiera, e la sua croce era il segno particolare che identificava le sue caravelle che nel Cinquecento si lanciarono nella gloriosa avventura, anche per causa di “cristaos atrevimentos” (rischi sopportati per la causa del cristianesimo; n.d.t.) (De Camões-Luís, Lusíadas, Canto VII, 14); 

– la Santissima Vergine, Madre di Dio e Madre della Chiesa, Signora nostra, come vi piace chiamarla, che, nella “Casa Lusitana” e nella “Terra di Santa Maria” ad un certo momento cominciò ad essere chiamata non più “Signora” ma “Regina del Portogallo” (cf. Atto di proclamazione di nostra Signora dell’Immacolata Concezione a Patrona del Portogallo da parte delle Cortes di Lisbona nel 1646: riferito da Oliveira P. Miguel, Historia Eclesiastica de Portugal, Lisbona 1958, pp. 333ss.); 

– l’esperienza viva di quella dimensione essenziale della Chiesa che è, per sua natura, missionaria (cf. Ad Gentes, 1): l’opera di evangelizzazione che è stata realizzata costituisce una delle più autentiche glorie religiose del Portogallo (cf. Pio XII Saeculo exeunte octavo, 13 giugno 1940). 

Alla luce del passato il gradito incontro di oggi – il Portogallo di oggi e l’oggi della Chiesa nella vostra patria con il Successore di Pietro – è un proposito di continuità nella linea della vostra fedeltà. Dio voglia che tutti i portoghesi, nella ricerca del bene comune – secondo Dio, legge suprema di tutta la società – si impegnino nel coltivare i valori spirituali, in un clima sociale di moralità, di giustizia, pace ed amore fraterno! 

Sì, amati portoghesi: coltivate la dignità della persona, conservate lo spirito buono della famiglia e rispettate la vita e il Signore della vita e il Signore della storia; nel vivere e nel dare testimonianza della vostra scelta per Cristo, continuate ad ascoltare il vostro poeta epico e “molto fate nella Santa Cristianità” (De Camões-Luís, Lusíadas, Canto VII, 3). 

Attraverso voi, qui presenti, benedico la vostra terra e il vostro popolo – persone, famiglie e comunità, con i vostri responsabili, ricordando anche i vostri emigranti e, con affetto tutto speciale, i miei Fratelli Vescovi. Il Papa vi ama, tutti, e ripone in voi la sua fiducia! 

E concentrando la mente e il cuore in Cristo, “dal quale procedono tutte le cose e per cui sono tutte le cose” (Eb 2,10), in questa Eucaristia, per l’intercessione della nostra Signora e di tutti i Santi della vostra terra, continuiamo nella nostra lode, nel ringraziamento e nella preghiera a Dio Padre, per il Portogallo, uniti nello Spirito Santo. Amen! 

        

 

© Copyright 1979 - Libreria Editrice Vaticana

 

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