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SOLENNITÀ
DEL SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO
OMELIA DI SUA SANTITÀ GIOVANNI
PAOLO II
Basilica di San Giovanni in
Laterano
Domenica, 17 giugno 1979
Dilettissimi Fratelli e Sorelle!
1. Siano oggi brevi le mie parole. Parli invece a noi la festa stessa,
l’Eucaristia stessa nella pienezza della sua espressione liturgica.
Ecco, stiamo per celebrare sul sagrato della Basilica di San Giovanni in
Laterano, della cattedra del Vescovo di Roma, il Santissimo Sacrificio, per
procedere poi, alla fine, in processione, alla Basilica di Santa Maria Maggiore
sull’Esquilino.
In questo modo vogliamo mettere insieme, in un solo atto liturgico, il culto del
Sacrificio e il culto dell’adorazione, così come lo esigono da noi la
solennità odierna e la tradizione secolare della Chiesa.
2. Desideriamo annunziare all’Urbe e all’Orbe l’Eucaristia, cioè la
Gratitudine. Questo Sacramento è il segno della gratitudine di tutto il creato
per la visita del Creatore. Questo Sacramento è il segno della gratitudine
dell’uomo perché il Creatore è diventato creatura; perché Dio è diventato
Uomo, perché “ha preso il corpo umano dalla Genitrice Vergine Immacolata”,
per elevare di nuovo noi uomini al Padre; per fare di noi i figli di Dio.
Desideriamo quindi annunziare e cantare con la bocca, e ancora di più
confessare col nostro cuore umano, la gratitudine per il Sacramento del Corpo e
del Sangue di Dio, con il quale egli nutre le nostre anime e rinnova i nostri
cuori umani.
3. Desideriamo poi annunziare all’Urbe e all’Orbe l’Eucaristia come il segno
di alleanza, che Dio ha concluso irreversibilmente con l’uomo mediante il
Corpo e il Sangue del suo Figlio.
Questo Corpo è stato esposto alla passione e alla morte. Ha condiviso la sorte
terrestre dell’uomo dopo il peccato originale. Questo Sangue è stato versato
per sigillare la nuova alleanza di Dio con l’uomo: l’alleanza di grazia e di
amore, l’alleanza di santità e di verità. Noi siamo partecipi di questa
alleanza ancora più che il Popolo di Dio dell’antica Legge. Oggi vogliamo
quindi dare una testimonianza davanti a tutti gli uomini.
Eppure per tutti gli uomini Dio si è fatto uomo. Per tutti Cristo è morto e
risorto. Tutti, infine, sono stati chiamati al banchetto dell’eternità. E qui
sulla terra il Dio Signore invita ognuno dicendo: “Prendete e mangiate...
Prendete e bevete!... per non fermarvi sulla strada!”.
4. Infine desideriamo all’Urbe e all’Orbe annunziare l’Eucaristia come segno
dell’adorazione dovuta a Dio solo. Quanto ammirabile è il nostro Dio! Colui
che nessun intelletto è in grado di abbracciare e di adorare a misura della sua
santità. Colui che nessun cuore è in grado di amare a misura del suo
amore.
Quanto è mirabile quando vuole che lo abbracciamo, lo amiamo e lo adoriamo,
secondo la dimensione umana della nostra fede, sotto le specie dei Pane e del
Vino!
5. Accetta, Cristo Eucaristico, questa espressione dell’adorazione e
dell’amore, che la Chiesa ti rende mediante il ministero del Vescovo di Roma,
successore di Pietro. Sii adorato per la memoria di tutti i miei Predecessori,
che ti hanno adorato dinanzi agli occhi dell’Urbe e dell’Orbe.
Alla fine della liturgia odierna, ti riceva, dalle nostre mani sul sagrato del
suo tempio, la tua Madre Santissima che a te eterno Figlio del Padre, ha dato il
corpo umano: “Ave, verum corpus, / natum ex Maria Virgine. / Vere passum
immolatum / in cruce nobis praegustatum / mortis in examine!” (Salve, o vero
Capo, nato dalla Vergine Maria, che veramente hai patito e sei stato immolato
sulla Croce per l’umanità; sii da noi pregustato quando giungerà la prova
della morte!).
Amen.
© Copyright 1979 - Libreria Editrice Vaticana
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