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VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA DI
NOSTRA SIGNORA DEL SS SACRAMENTO E DEI SANTI MARTIRI CANADESI

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Roma, 2 novembre 1980

 

1. “Ti lodino, Signore, tutte le tue opere / e ti benedicano i tuoi fedeli. / Dicano la gloria del tuo regno / e parlino della tua potenza” (Sal 144 [145],10-11).

Con tali parole, prese dalla liturgia della domenica seguente alla solennità di tutti i santi, desidero venerare i santi martiri canadesi, patroni della vostra parrocchia. E al tempo stesso, mentre rendo venerazione a coloro che proteggono la vostra comunità dall’anno 1955, desidero salutare questa comunità nell’unione della Chiesa romana.

Infatti oggi vengo a voi come Vescovo di questa Chiesa per mettere in evidenza l’unione della vostra parrocchia con la Chiesa che è prima fra tutte, della quale i fondatori furono gli apostoli Pietro e Paolo, e il primo pastore fu Pietro, corifeo dei dodici apostoli.

2. Grande è la mia gioia nell’incontrarmi con voi, in questa magnifica chiesa, e proprio nel venticinquennio di vita della vostra parrocchia!

Desidero prima di tutto porgervi il mio saluto: è il saluto del vostro vescovo, che vi ama, vi segue, vi è sempre vicino con la sua preghiera e la sua ansia di padre, pastore ed amico. È il saluto cordiale e affettuoso che rivolgo al Cardinale Roy, Arcivescovo di Quebec, in Canada, titolare di questa chiesa, al Cardinale vicario e al Vescovo ausiliare monsignor Oscar Zanera, ringraziandoli per il loro lavoro assiduo e diligente; è il saluto ai rappresentanti dello Stato canadese; è il saluto che estendo al parroco e ai sacerdoti sacramentini, suoi collaboratori, i quali con cura costante e amorevole reggono la parrocchia, con l’unico assillo di formare di voi dei veri cristiani; è il saluto che desidero porgere anche al superiore generale della congregazione dei sacerdoti del santissimo Sacramento, padre Enrico Verhoeven, e a tutti i componenti della curia generalizia, che qui ha la sua sede.

Ma in modo speciale voglio salutare voi, fedeli, che insieme con la comunità dei fratelli saveriani, gli appartenenti al movimento dei focolarini e le suore di sette comunità religiose, formate il “Popolo di Dio” di questa Chiesa locale, testimone del Cristo risorto, pellegrinante tra le vicende della storia verso la Gerusalemme celeste! Ognuno di voi, bambini, giovani, adulti, anziani, malati, sofferenti, vicini e lontani, si senta in questo momento vicino al cuore del Papa! Sono venuto a farvi visita, una visita tanto desiderata, per dirvi che sono contento del vostro lavoro e del vostro impegno, per manifestare a voi e ai vostri sacerdoti il mio più vivo compiacimento.

La vostra parrocchia compie venticinque anni di vita e poiché la Chiesa venne eretta in gran parte con i fondi raccolti dai padri sacramentini in Canada, fu dedicata ai santi martiri canadesi e divenne perciò il tempio nazionale di questa nazione in Roma. Voi conoscete la drammatica e gloriosa vicenda di questi otto martiri gesuiti, che al seguito di san Giovanni Brebeuf partirono intrepidi dalla Francia e sbarcarono in quella grande nazione per catechizzare gli Uroni. La loro missione fu una dura e lunga “via crucis”, coronata da tante conversioni al Vangelo di Cristo. E soprattutto sapete come la loro testimonianza di amore si concluse col martirio. La loro fede coraggiosa e decisa è stata per voi di grande esempio in questo periodo; la loro intercessione è stata per questa parrocchia una grande forza spirituale. Infatti, quanto lavoro è stato compiuto in questi venticinque anni! Ringraziamo il Signore per l’abbondanza dei suoi doni e ringraziamo anche i santi martiri, che insieme alla Madonna, nostra Signora del santissimo Sacramento, vi hanno protetti e ispirati in tutte le vostre attività.

3. Il frammento del Vangelo di san Luca, che la liturgia propone da meditare nella trentunesima domenica durante l’anno, ricorda l’episodio che ebbe luogo, mentre Gesù stava attraversando la città di Gerico. Fu un avvenimento talmente significativo, che sebbene ormai conosciuto a memoria, bisogna ancora una volta meditare con attenzione sui suoi singoli elementi.

Zaccheo era non solo un pubblicano (così come lo era stato Levi - poi apostolo Matteo), ma un “capo dei pubblicani” ed era molto “ricco”. Quando Gesù passava vicino alla sua casa, Zaccheo, a tutti i costi “cercava di vedere... Gesù” (Lc 19,3), e a questo scopo - essendo piccolo di statura - quel giorno salì su di un albero (l’evangelista dice “su un sicomoro”), “per poterlo vedere” (Lc 19,4).

Cristo in questo modo vide Zaccheo e si rivolse a lui con le parole che ci danno tanto da pensare. Infatti Cristo non solo fece capire di averlo visto (lui - capo dei pubblicani, quindi uomo di una certa posizione) sull’albero, ma di più, dichiarò dinanzi a tutti di voler “fermarsi a casa sua” (cf. Lc 19,5). Il che suscitò gioia in Zaccheo, e nello stesso tempo mormorazione tra coloro ai quali tali manifestazioni dei rapporti del maestro di Nazaret con “i pubblicani e peccatori” evidentemente non piacevano.

4. Questa è la prima parte della pericope, che merita una riflessione. Occorre soprattutto fermarsi sull’affermazione che Zaccheo “cercava di vedere... Gesù” (Lc 19,5). È una frase molto importante che dobbiamo riferire a ciascuno di noi qui presenti - anzi, indirettamente ad ogni uomo. Voglio io “vedere Cristo”? Faccio tutto per “poterlo vedere”? Questo problema, dopo duemila anni, è attuale come allora quando Gesù attraversava le città e i villaggi della sua terra. È il problema attuale per ognuno di noi personalmente: voglio? voglio veramente? O, forse, piuttosto evito l’incontro con lui? Preferisco di non vederlo e preferisco che egli non mi veda (almeno al mio modo di pensare e di sentire)? E se già lo vedo in qualche modo, allora preferisco vederlo da lontano non avvicinandomi troppo, non spingendomi davanti ai suoi occhi per non scorgere troppo, per non dover accettare tutta la verità che è in lui, che proviene da lui - da Cristo?

Questa è una dimensione del problema, che nascondono in sé le parole dell’odierno Vangelo su Zaccheo.

Ma c’è ancora un’altra dimensione sociale. Essa ha molte cerchie, ma io voglio mettere questa dimensione nella cerchia concreta della vostra parrocchia. Infatti la parrocchia, e cioè una viva comunità cristiana, esiste perché Gesù Cristo sia costantemente visto sulle vie dei singoli uomini, delle persone, delle famiglie, degli ambienti, della società. E questa vostra parrocchia, dedicata ai martiri canadesi, fa di tutto perché il più grande numero di uomini “voglia vedere Cristo Gesù”?

Così come Zaccheo? E poi: che cosa potrebbe fare di più a questo scopo?

5. Soffermiamoci su queste domande. Anzi, completiamole con le parole della preghiera, che troviamo nella seconda lettura della messa, tratta dalla lettera di san Paolo ai Tessalonicesi: Fratelli “...preghiamo di continuo per voi, perché il nostro Dio vi renda degni della sua chiamata e porti a compimento, con la sua potenza, ogni vostra volontà di bene e l’opera della vostra fede; perché sia glorificato il nome del Signore nostro Gesù in voi e voi in lui, secondo la grazia del nostro Dio e del Signore Gesù Cristo” (2Ts 1,11-12). Cioè - parlando col linguaggio dell’odierno brano evangelico - preghiamo, perché voi cerchiate di vedere Cristo (cf. Lc 19,3), perché gli andiate incontro, come Zaccheo... e che, se siete piccoli di statura, saliate, per tale motivo, su un albero.

E Paolo continua a sviluppare la sua preghiera, chiedendo ai destinatari della sua lettera di non lasciarsi troppo facilmente confondere e turbare, da pretese ispirazioni... (cf. 2Ts 2,2). Da quali “ispirazioni”? Forse semplicemente dalle “ispirazioni di questo mondo”. Diciamolo nel linguaggio odierno: da una ondata di secolarizzazione e di indifferenza riguardo ai maggiori valori divini e umani. Poi dice Paolo: “né da parole”. Infatti non mancano oggi le parole che hanno di mira il “confondere” o il “turbare” i cristiani.

6. Zaccheo non si è lasciato confondere né turbare. Non si è spaventato che l’accoglienza di Cristo nella propria casa potesse minacciare, per esempio, la sua carriera professionale o render difficili alcune azioni, connesse con la sua attività di capo dei pubblicani. Egli accoglie Cristo nella sua casa e dice: “Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto” (Lc 19,8).

A questo punto diventa chiaro che non soltanto Zaccheo “ha visto Cristo”, ma contemporaneamente, Cristo ne ha scrutato il cuore e la coscienza; lo ha radiografato fino in fondo. Ed ecco, si compie ciò che costituisce il frutto proprio del “vedere” Cristo, dell’incontro con lui nella piena verità: si compie l’apertura del cuore, si compie la conversione. Si compie l’opera della salvezza. Lo manifesta Gesù stesso quando dice: “Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch’egli è figlio di Abramo: il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto” (Lc 19,9-10). Ed è questa una delle più belle espressioni del Vangelo.

Queste ultime parole hanno un’importanza particolare. Esse svelano l’universalismo della missione salvifica di Cristo. Della missione che permane nella Chiesa. Senza queste parole sarebbe difficile comprendere l’insegnamento del Vaticano II e in particolare sarebbe difficile comprendere la costituzione dogmatica sulla Chiesa “Lumen Gentium”.

7. Anche la vostra parrocchia deve cercare di accogliere sempre più Gesù tra i suoi membri, deve sempre più migliorare, sia nello spirito e nella formazione, sia nelle varie attività.

Molti sono i gruppi organizzati: l’Azione Cattolica, le comunità neocatecumenali, l’aggregazione del santissimo Sacramento, l’apostolato della preghiera, la compagnia di san Vincenzo, la “legio Mariae”, il gruppo “famiglia” e il movimento “terza età”. Mentre vi esprimo il mio plauso sincero, vi esorto pure ad essere sempre più fervorosi e ad allargare le vostre fila, affinché molti altri possano respirare questa atmosfera di intensa spiritualità. La vostra parrocchia mi pare caratterizzata da due particolari attività: la catechesi ordinata e metodica e l’adorazione al Santissimo. Mi fa piacere sapere che oltre cento catechisti, qui preparati, prestano la loro opera in Roma, in Italia e anche all’estero; e che ogni giorno, durante ben sei ore, si tiene la pubblica adorazione, che si protrae talvolta anche di notte. Continuate in questo magnifico cammino di fede, di amore, di testimonianza!

Allargate la catechesi specialmente agli adulti, sia in parrocchia per i vari gruppi organizzati e per i vari ceti di persone, sia nei palazzi e nei rioni. Pregate anche per le vocazioni sacerdotali e la loro perseveranza. Che la vostra parrocchia “veda” sempre più Cristo, e faccia incontrare Cristo a raggio sempre più vasto!

8. Oggi ascoltiamo con una particolare emozione le parole del Vangelo di san Giovanni: “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Gv 3,16).
Pensiamo ai martiri canadesi, pensiamo a tutti i santi la cui solennità abbiamo celebrato ieri. Al tempo stesso ricordiamo i nostri defunti, dei quali oggi si fa la commemorazione in tutta la Chiesa.

Sentiamoci uniti ad essi, che già “vedono” il Signore a faccia a faccia, o attendono nella misteriosa purificazione di raggiungere il suo volto. Aiutiamoli col nostro suffragio, col nostro ricordo affettuoso e pio. Preghiamo per essi, con fiducia, questo Dio che ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio perché ciascuno che crede in lui abbia la vita eterna.

Rinnoviamo in noi la fede e la speranza della vita eterna: poiché “il Figlio dell’uomo... è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto” (Lc 19,10).

 

© Copyright 1980 - Libreria Editrice Vaticana

 

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