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SANTA MESSA PER LA XV GIORNATA MONDIALE DELLA PACE

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Solennità di Maria Santissima Madre di Dio
Basilica di San Pietro, 1° gennaio 1982

 

“La Pace, dono di Dio affidato agli uomini”.

1. Oggi entriamo in un Anno Nuovo: l’Anno del Signore 1982.

In questo primo giorno del nuovo anno sentiamo rivolto a noi, ancora una volta, il messaggio del Natale in tutta la sua semplicità e profondità. Esso ci parla con la testimonianza dei Pastori di Betlemme, i quali – dopo aver visto il Bambino con Maria e Giuseppe – riferirono ciò che era stato detto loro (cf. Lc 2,17). E così divennero i primi messaggeri dell’Evento e del Mistero, che, grazie a loro, ha iniziato a diffondersi irradiandosi tra la gente.

Soprattutto, però, la Chiesa entra nel nuovo anno celebrando la Divina Maternità di Maria, Vergine di Nazaret, la quale mediante il suo “fiat” è diventata, per opera dello Spirito Santo, la Madre del Verbo Eterno, la “Theotokos”.

La nascita terrena di Dio, il Natale, si collega strettamente con la Divina Maternità di Maria. La nascita dell’uomo si collega strettamente con la maternità. L’uomo viene concepito nel seno della madre e nasce dal suo seno. Quando venne la pienezza del tempo e Dio, Eterno Padre, mandò il suo Figlio, lo mandò anche come “nato da donna” (Gal 4,4).

L’Anno Nuovo dà inizio, per così dire, a una nuova “pienezza del tempo”. E proprio questa pienezza, che da oggi incominciamo ad esprimere con la cifra “1982”, emerge dal mistero del Natale.

Insieme con la nascita terrena di Dio è venuto agli uomini il messaggio della pace. Esso ha caratterizzato l’evento di Betlemme con un particolare grido: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama” (Lc 2,14).

2. “Gli uomini che egli ama...”.

La Liturgia dell’odierna solennità indica che l’uomo ha il suo inizio in Dio; non soltanto nel tempo, non soltanto nel seno della madre, ma in Dio stesso.

Oggi festeggiamo la Maternità di Maria, fissando gli occhi sulla paternità di Dio, sul suo eterno disegno paterno.

“Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna... perché ricevessimo l’adozione a figli. E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre!” (Gal 4,4-6).

Così noi siamo figli mediante il Figlio.

La nostra origine è nel Padre per mezzo del Figlio.

La figliolanza d’adozione divina è in noi per opera dello Spirito Santo, che è lo Spirito del Figlio.

Proprio questo Spirito ci permette di pensare a Dio come “Padre” e di parlare a Dio come “Padre”.

Quanti uomini nel mondo si esprimono così!

E se alcuni non lo dicono espressamente, tuttavia, almeno con qualche movimento del pensiero, a volte inaspettato, si rivolgono a Dio proprio così: “Padre”.

E quanto abbondantemente è “mandato nei cuori” lo Spirito del Figlio!

Così dunque, festeggiamo oggi l’anno nuovo, fissando gli occhi sulla paternità di Dio, sul suo eterno disegno paterno.

Se contemporaneamente celebriamo questo giorno anche come Giornata mondiale di preghiera per la pace, lo facciamo proprio in considerazione del Padre.

È infatti in considerazione del Padre che siamo chiamati alla Pace. Bisogna che il primo giorno di ogni anno ce lo ricordi, e rinnovi così in tutta la famiglia umana il desiderio della pace.

Siamo chiamati alla pace con tutta la verità della nascita terrena di Dio.

L’avvenimento di Betlemme è stato legato, una volta per sempre, col messaggio: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini”.

3. Il messaggio di questa Giornata Mondiale della Pace sviluppa la verità che fu cantata sulla mangiatoia di Betlemme.

“La pace, dono di Dio affidato agli uomini”, il che vuol dire: La Pace – dono di Dio – dipende dalla buona volontà degli uomini!

In un mondo, in cui gravi minacce continuano a pesare sulla pace malgrado gli sforzi di tante persone per far prevalere una mentalità di pace, l’uomo deve sempre interrogarsi sul senso e sulle condizioni della propria esistenza, sia personale che comunitaria, al fine di creare questa pace, la quale “risulta dal dinamismo delle volontà libere, guidate dalla ragione verso il bene comune da raggiungere nella verità, nella giustizia e nell’amore” (Giovanni Paolo II, Nuntius ob diem ad Pacem fovendam dicatum, 4, die 8 dec. 1981: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, IV, 2 [1981] 1185).

Questo ordine razionale e morale che è la pace non può venire che da Dio come dal suo fondamento, da Dio che dona la creazione all’umanità per metterla al servizio di tutti; da Dio, che è il garante di tutti i diritti umani fondamentali; da Dio, infine, che illumina i cuori e fortifica la volontà.

Dio non rifiuta la sua pace: egli la offre agli uomini, la affida agli uomini.

Ma come si è ancora lontani, in molte situazioni, dalla realizzazione completa di questo dono di Dio! L’assenza di pace in diverse parti del mondo impone ancora maggiormente la convinzione che la pace è prima di tutto un dono di Dio e pertanto essa deve essere sempre implorata dalla misericordia divina, con una preghiera incessante e fiduciosa, universale ed unanime.

Rivelando nella notte di Betlemme la paternità di Dio nei confronti degli uomini, il Figlio di Maria rivelò il dono della pace nella sua stessa sorgente. Con la testimonianza di tutta la vita e con la parola del Vangelo, egli ha insegnato che gli uomini devono fare di questo dono il bene del loro cuore e il bene della loro storia terrena: “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio”(Mt 5,9).

La pace – dono di Dio – dipende sulla terra dalla buona volontà degli uomini. Gli uomini di “buona volontà” sono simultaneamente uomini che egli, Dio, ama.

4. Scrive l’Apostolo: “Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio; e se figlio, sei anche erede per volontà di Dio” (Gal 4,6-7).

Nel profondo del cuore umano si svolge una grande lotta: il “figlio” combatte con lo “schiavo”.

Questa lotta si svolge contemporaneamente nella storia dell’uomo sulla terra.

L’uomo può diventare “schiavo” in diversi modi. Può essere “schiavo” quando si restringe la sua libertà, quando lo si priva degli oggettivi diritti umani: ma egli può anche diventare schiavo per un abuso della libertà che gli è propria.

L’uomo contemporaneo è minacciato da una “schiavitù” derivante dai prodotti del suo proprio pensiero e dalla sua volontà, prodotti che possono servire all’umanità, ma possono anche essere rivolti contro l’uomo.

Proprio “in questo”, come ho scritto nell’enciclica Redemptor Hominis, “sembra consistere l’atto principale del dramma dell’esistenza umana contemporanea... L’uomo, pertanto, vive sempre più nella paura. Egli teme che i suoi prodotti, naturalmente non tutti e non nella maggior parte, ma alcuni e proprio quelli che contengono una speciale porzione della sua genialità e della sua iniziativa, possono essere rivolti in modo radicale contro lui stesso” (Giovanni Paolo II, Redemptor Hominis, 15).

È quanto accadrebbe, in particolare, nell’ipotesi di un conflitto nucleare. Come, infatti, risulta dal documento preparato dalla Pontificia Accademia delle Scienze e presentato da apposite Delegazioni, che ho inviato a quattro Capi di Stato ed al Presidente dell’Assemblea delle Nazioni Unite, “ogni guerra nucleare spargerebbe inevitabilmente, la malattia e la sofferenza in proporzioni e su scala gigantesche e senza che sia possibile un intervento medico efficace”. A parte, infatti, la distruzione massiccia di vite umane, “le sofferenze della popolazione sopravvissuta sarebbero senza confronto. Le comunicazioni, l’approvvigionamento alimentare e di acqua sarebbero completamente interrotti. Non si potrebbe, nei primi giorni, avventurarsi fuori dagli edifici per recare soccorsi, senza rischi di radiazioni mortali. La disgregazione sociale dopo un simile attacco sarebbe inimmaginabile...

L’esposizione a dosi massicce di radiazioni diminuirebbe la resistenza ai batteri ed ai virus, e potrebbe in conseguenza aprire la via ad infezioni diffuse. Le radiazioni agirebbero inoltre su numerosi feti comportando lesioni cerebrali irreversibili e deficienze mentali. Sarebbe inoltre considerevolmente aumentata l’incidenza di numerosi tipi di cancro nei sopravvissuti. Deteriorazioni genetiche verrebbero trasmesse alle generazioni successive nell’ipotesi che ve ne fossero.

Un esame obiettivo della situazione sanitaria che si avrebbe dopo una guerra nucleare conduce ad una sola conclusione: la prevenzione è il nostro unico scampo”.

Nel primo giorno dell’Anno Nuovo noi preghiamo che in questa lotta del “figlio” con lo “schiavo” – lotta che attraversa i cuori e la storia dell’uomo – vinca il “figlio”.

Al tempo stesso, rivolgiamo lo sguardo al personaggio che, dopo otto secoli, continua a splendere all’orizzonte di quest’anno con la sua piena luce: san Francesco d’Assisi.

Egli dice, con la testimonianza della sua vita, a tutti gli uomini del nostro tempo: “Non sei più schiavo, ma figlio; e se figlio, sei erede per volontà di Dio” (Gal 4,7).

Egli ci invita inoltre a pregare per la pace anche con l’orazione da lui composta: Signore, fa’ di noi degli artefici di pace; là dove domina l’odio, che noi annunciamo l’amore; là dove ferisce l’offesa, che noi offriamo il perdono, là dove infierisce la discordia, che noi costruiamo la pace.

5. Così, dunque, alla soglia del Nuovo Anno meditiamo, ancora una volta, sull’avvenimento di Betlemme, sul mistero della Nascita terrena di Dio e preghiamo per la pace, dono del Padre, che egli ha affidato a ogni uomo e a tutti.

Nel centro stesso di questa nostra preghiera per la pace in terra ritroviamo la Madre. Ritroviamo Maria, che serbava e meditava nel suo cuore tutte queste cose, collegate con la Nascita terrena di Dio (cf. Lc 2,51).

La Madre: vigile testimone del mistero dell’Incarnazione.

La Madre: testimone della Nascita di Dio in un essere umano.

La Madre: testimone dell’elevazione dell’uomo in questa Nascita.

La Madre: testimone di tutte le sofferenze e gioie umane, delle umane speranze e minacce: Madre della Pace!

Prima a Betlemme, poi a Nazaret, poi sul Calvario, poi nel Cenacolo della Pentecoste, e poi in tanti luoghi della terra.

Ella serba e medita tutte queste cose nel suo cuore: basta passare in rassegna col pensiero i suoi santuari, da Guadalupe a Lourdes, a Fatima, fino a Jasna Góra nella mia terra natale e tanti altri: Ella è sempre la Madre: Madre di Dio e degli uomini.

Ella alimenta sempre la pace, dono di Dio affidato agli uomini.

Ebbene, in questo primo giorno dell’Anno Nuovo desidero ancora una volta legare la grande causa della pace sulla terra con la Maternità di Maria, Madre di Dio e degli uomini.

 

© Copyright 1982 - Libreria Editrice Vaticana

 

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