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SANTA MESSA AL PONTIFICIO COLLEGIO PIO-BRASILIANO
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Domenica, 17 gennaio 1982
Miei cari fratelli e sorelle.
Sia lodato nostro Signore Gesù Cristo!
1. Sono pagine di alto tenore spirituale e di profondo significato pratico
quelle che, in questa celebrazione eucaristica, si offrono alla nostra
meditazione.
La prima è tratta dall’Antico Testamento. Nel cuore della notte Dio pronuncia
con insistenza il nome di un giovane nel Tempio. La profondità della notte è
immagine di tranquillità e di serenità: Samuele dorme presso l’Arca del
Signore e il profeta lo invita a continuare a dormire. Un’immagine anche di
ingratitudine nei confronti della Verità: “Samuele non aveva riconosciuto che
era il Signore” – commenta il sacro cronista – “né che gli sarebbe
stata rivelata la parola del Signore”.
Tuttavia, nel cuore della notte, il Signore non cessa di chiamarlo – Samuele,
Samuele! – finché, istruito da Heli, il giovane risponde: “Parla, Signore,
il tuo servo ti ascolta!”.
La seconda pagina è tratta dal Vangelo di san Giovanni. Alla voce del Battista
che indica l’Agnello di Dio, Andrea ed un altro discepolo intraprendono la “sequela
Christi”: “Dove abiti?”. “Vieni e vedi”, risponde Gesù. “E rimasero
con lui”. Rimarranno fino alla fine, come rimarrà Pietro, attirato dal
fratello Andrea, come rimarranno tutti gli altri.
Come a prolungamento delle due prime pagine, eccone una terza, di san Paolo, che
dice a tutti coloro che hanno risposto alla chiamata del Signore: “Tu non
appartieni a te stesso! Il tuo corpo, il tuo essere è per la gloria di Dio!
Giacché sei unito al Signore formi un solo spirito con lui!”. E aggiunge: “Fuggi
la prostituzione”, cioè, ogni tradimento, ogni infedeltà, ogni idolatria.
2. Così, dunque, in questo inizio del “tempo ordinario”, la Liturgia pone
davanti ai nostri occhi e davanti alla nostra coscienza il tema della chiamata
del Signore. Bello e significativo, liturgicamente è questo “tempo ordinario”:
poiché nessun mistero cristiano speciale o particolare, nessuna festa lo
distingue, esso è, alla luce del mistero di Cristo, la celebrazione della
nostra vita comune, di quella quotidiana, a volte opaca e irrilevante, ma
luminosa perché portatrice della presenza e della grazia del Signore. Parlando
della vocazione in questo inizio del “tempo ordinario” – o “tempus per
annum” del Messale – la Liturgia ci dice che, giorno dopo giorno nella
nostra esistenza, portiamo con noi una chiamata di Dio che dà significato alla
nostra vita. E per noi qui riuniti il Signore ha riservato una chiamata speciale:
la vocazione a servirlo, servendo la Chiesa e il prossimo, nel ministero
sacerdotale.
È per voi questo messaggio, carissimi religiosi della Compagnia di Gesù,
incaricati della direzione e della animazione di questo Collegio. Incaricati da
Dio di assistere la vocazione dei seminaristi e dei sacerdoti qui presenti, a
loro voi ripetete, con la parola e con una testimonianza di vita, le parole di
Heli a Samuele: “Se ti chiama, dì: "Parla Signore, il tuo servo ti
ascolta"”, o la parola del Precursore: “Ecco l’Agnello di Dio”.
È per voi questo messaggio, cari sacerdoti delle varie diocesi brasiliane, che
risiedete in questa Casa per un periodo di perfezionamento a Roma.
È per voi, giovani seminaristi, qui inviati dai vostri Vescovi perché compiate
i vostri studi filosofici e teologici e soprattutto una seria ed accurata
preparazione al sacerdozio.
Per voi, religiose del Divino Amore, che, nella fedeltà alla vostra vocazione
religiosa, prestate il vostro delicato servizio per il migliore andamento e l’instaurazione
di un clima familiare nel Collegio.
È per voi questo messaggio ed io sono felice di proclamarlo in questa visita
che da molto tempo desideravo farvi, quasi un prolungamento, in questa parte di
Brasile che è in Roma, di quella indimenticabile visita che ho avuto la gioia
di compiere nel vostro paese. Varie circostanze hanno ritardato la mia venuta
qui; ma questo ritardo ha ancor più acuito il desiderio ed ha reso ancor più
intenso il piacere di essere oggi qui con voi.
3. È stato per un servizio ai giovani brasiliani chiamati da Dio – come
Samuele della prima lettura e Andrea e Simone del Vangelo – che l’Episcopato
brasiliano, quasi cinquant’anni fa, nell’aprile del 1934, ha aperto le porte
di questa Casa, costruita a prezzo di sacrifici e rinunce, edificata con amore e
speranza. I busti degli eminentissimi Cardinali Sebastiano Leme da Silveira
Cintra, allora Arcivescovo di Rio de Janeiro, e Benedetto Aloisi-Masella, allora
Nunzio apostolico in Brasile, posti all’entrata del Collegio, vogliono essere
un omaggio ai due principali ideatori e realizzatori di questa grande opera. Ma
essi evocano anche molte altre persone che, nel silenzio e nel nascondimento,
come pietre poste alle fondamenta, sono entrati nella costruzione di questo
Collegio. Ricordando queste figure e ricordando quanti, in questi quasi cinquant’anni
sono passati per questa Casa, come membri della Direzione o come alunni, viene
naturale interrogarsi sulle finalità ed il significato di questo Collegio. La
risposta a questo interrogativo dipende molto dalla vera efficacia del Collegio
nell’ora attuale. Una semplice riflessione, che desidero condividere con voi,
condurrà a questa risposta.
4. Imponente per il numero dei suoi fedeli, significativa per la sua vitalità,
influente per l’autorità morale di cui gode e, nel medesimo tempo, sofferente
di gravi problemi attuali, alcuni di ambito generale, altri tipici della sua
situazione, la Chiesa in Brasile ha urgente bisogno di sacerdoti ben formati.
Posso confidarvi che questa è stata una delle impressioni più vive e sentite
che ho tratto dalla mia visita in Brasile. Certamente in Brasile numerosi laici,
con esemplare disponibilità e ammirabile senso ecclesiale, partecipano alla
missione della Chiesa ad ogni livello; ma l’esperienza mostra che tale
partecipazione laicale, lungi dal dispensarla, esige ancor più la presenza
qualificata dei sacerdoti, con il carisma loro proprio.
Né è difficile da comprendere che quanto meno numerosi saranno questi
sacerdoti (come purtroppo è il caso del Brasile) migliore deve essere la loro
formazione. Ma non esito ad aggiungere: nella misura in cui si verifica una
rinascita vocazionale, di minore o maggiore proporzione in un paese, la
formazione dei futuri sacerdoti si rivela altrettanto urgente come condizione
indispensabile della validità, durata ed efficacia di tale rinascita. In altre
parole, la gioiosa speranza di avere domani più sacerdoti vale quanto la
certezza di avere sacerdoti ben formati.
5. I sacerdoti di cui il Brasile ha bisogno devono essere anzitutto buoni e
devoti Pastori. La gente buona e semplice, erede di una fede semplice ma
profondamente radicata, così come le fasce istruite della popolazione, le guide
e i “costruttori di una società pluralista”, gli adulti come le generazioni
emergenti hanno bisogno di Pastori rivestiti di qualità che li rendano
realmente adatti ad essere autentici ministri di Gesù Cristo:
– pastori vicini al loro popolo per semplicità, comprensione ed apertura;
– pastori prudenti, coraggiosi, dotati di “sapientia cordis” per indicare
il cammino della vita soprattutto nei momenti difficili;
– pastori che siano veri ministri, fedeli al Magistero ed educatori del Popolo
di Dio nella fede, annunciatori della Parola di Dio, perché non si compia ciò
che dice il libro di Samuele: “In quei giorni la Parola di Dio diventerà
rara...”.
– pastori capaci di creare comunione riunendo i dispersi, riconciliando i
distanti, costruendo con amore e pazienza la comunità;
– pastori che siano maestri di preghiera;
– pastori di vita santa: di fede solida e contagiante, di carità irradiantesi,
di preghiera permanente, di purezza, bontà e mansuetudine, di coraggio aperto
per essere a fianco soprattutto dei più poveri e bisognosi, senza escludere
nessuno dalla propria sollecitudine di padri e pastori;
– pastori convinti della propria missione, gioiosi nella propria vocazione,
che trovano la loro realizzazione nel ministero di cui sono investiti per grazia
e predilezione del Signore.
6. Ora, per formare o perfezionare tali pastori, è sorto a tempo debito questo
Collegio. Possiamo ringraziare il Signore al vedere quanti sacerdoti qui si sono
preparati per rendere un servizio esemplare a Gesù Cristo e alla sua Chiesa che
è in Brasile: cito con piacere tra i molti altri, i cinquanta Vescovi
brasiliani che sono passati di qui, uno dei quali, primo nella lista degli
alunni fondatori, appartiene oggi al Sacro Collegio dei Cardinali: il Signor Don
Agnelo Rossi. La mia visita desidera essere uno stimolo al Collegio perché
continui ad essere fedele ai suoi obiettivi.
La Chiesa in Brasile, il popolo cattolico in Brasile, avrà ragione di sperare
se vi sarà qui un ambiente adeguato per un numero sempre crescente di
seminaristi che si preparano al sacerdozio e per gruppi di sacerdoti che
conseguano quell’aggiornamento indispensabile ad un migliore esercizio del
proprio ministero. Né vi è qui alcuno che non percepisca quali debbano essere
le caratteristiche di questo ambiente.
Regni qui una vita comunitaria semplice e fraterna, fondata su di una carità
stimolante e confortante.
Sia visibile la serietà e la responsabilità nello studio e nel lavoro: molti
in Brasile tengono gli occhi volti verso questa Casa e accettano sacrifici di
ogni tipo per mantenerla perché sperano molto da essa.
Si abbia qui un perfetto clima di studio e, nelle ore disponibili, di zelante
attività pastorale: molte comunità cristiane di Roma sono grate per la
presenza di sacerdoti venuti da altri paesi e che offrono ad una valida azione
pastorale ore che rischierebbero di perdersi nell’ozio.
E, soprattutto, si faccia qui esperienza di vera vita e di formazione spirituale.
Voi sacerdoti e futuri sacerdoti che siete qui, siete certamente venuti per
progredire nelle scienze, soprattutto in quelle ecclesiastiche; ma la vostra
presenza qui deve avere come scopo una reale crescita in uno spirito di
preghiera, in un contatto personale con il Signore.
7. Non oso aggiungere nient’altro. Esiste certamente in questa nostra Roma –
lo si percepisce sensibilmente – una grazia speciale. Grazia della imperitura
presenza degli apostoli Pietro e Paolo.
Grazia della testimonianza di tanti martiri, che continua ad effondersi
misteriosamente nell’anima di Roma. Grazia della cattolicità della Chiesa,
tradotta in tanti modi nell’unità con il successore di Pietro. Grazia della
perpetuità. Sarà per voi un arricchimento lasciarvi assorbire, durante il
periodo dei vostri studi, da questa grazia di Roma.
Se così sarà, ogni anno la Chiesa che è in Brasile riceverà da questo
Collegio ministri di Cristo, che si saranno avvantaggiati dei loro studi romani
per approfondire ed irrobustire la propria vocazione e volgersi con accresciuta
disponibilità di servizio nei vari ambiti che potranno aprirsi al vostro
ministero.
8. Concludo ritornando alla Parola di Dio che ci viene offerta quest’oggi.
Celebrando con voi questa Eucaristia, penso, ancora una volta, a quel tempio in
cui riposava il giovane Samuele, ed a quella spiaggia della Galilea evocata da
san Giovanni. Nell’uno e nell’altro caso la voce di Dio convoca, pronuncia
forte i nostri nomi di figli suoi, che egli desidera chiamare ad opere che solo
egli conosce. Questo deve essere il luogo in cui con coscienza più lucida e
profonda, chi si sente chiamare risponda: “Parla, Signore, il tuo servo ti
ascolta” o, dopo aver chiesto, “dove abiti?”, si metta silenziosamente
alla sequela di un Maestro molto amato.
Il Signore ci conceda che queste ore vissute insieme siano per me e per voi,
fratelli, una profonda esperienza spirituale di comunione con lui e tra di noi.
E che tale esperienza ci sia utile per vivere meglio la nostra vocazione.
Ed ora, celebrando questo mistero eucaristico, domandiamo al Signore e
impegniamoci a fare tutto il possibile perché il vostro Collegio – o il nostro
Collegio, poiché è Pontificio – fedele alle sue origini, rimanga sempre ciò
che deve essere: casa di formazione di autentici apostoli di Gesù Cristo per l’amato
Brasile.
© Copyright 1982
- Libreria Editrice Vaticana
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