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VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA ROMANA
DI SANTA TERESA FUORI PORTA SALARIA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 24 gennaio 1982

 

1. “Il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo” (Mc 1,15).

La Parola Divina della liturgia odierna pone dinanzi a noi due principali temi da meditare.

Il primo di essi è la conversione; il secondo è la vocazione.

La conversione è proclamata dal profeta dell’Antico Testamento Giona, che Dio ha mandato ad una grande città, Ninive: “Ancora quaranta giorni, e Ninive sarà distrutta” (Gn 3,4) a causa dei suoi peccati.

Così per bocca del profeta parlava agli abitanti di Ninive il Signore, di cui dice il salmista che “la via giusta addita ai peccatori” (Sal 25 [24],8)

L’annunzio di Giona ottiene risultati: “si erano convertiti dalla loro condotta malvagia” (Gn 3,10) e il Signore, perciò, non invia il castigo preannunziato.

La conversione è proclamata anche da Gesù Cristo: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo” (Mc 1,15).

Nel primo e nel secondo caso la conversione significa allontanamento dal male, dal peccato.

Nel primo caso – il Libro di Giona – l’allontanamento dal male viene dettato dalla paura del castigo. Gesù Cristo, invece, invita alla conversione a motivo della vicinanza di Dio e del suo regno.

2. La conversione è un momento chiave nella vita interiore di ogni uomo, nella vita religioso-morale.

Essa ha carattere molteplice e si attua nei diversi periodi della vita. Noi parliamo di conversione, quando essa è una svolta fondamentale che decide del cambiamento della direzione della vita e della condotta. Ma vi sono anche delle conversioni quotidiane, che sono esternamente quasi inavvertibili e riguardano i problemi apparentemente piccoli, eppure importanti per lo sviluppo dell’anima umana.

Si parla anche della conversione prima e seconda e, qualche volta, anche di terza. La prima significa l’allontanarsi dai peccati gravi che ingombrano la vita soprannaturale. Le successive conversioni riguardano le tappe ulteriori sulla via dell’allontanamento dal male e dell’avvicinamento a Dio.

Questo è il primo tema che scopriamo nella parola della liturgia odierna. A questo tema bisogna anche riferire le parole del Salmo responsoriale:
“Ricordati, Signore, del tuo amore, / della tua fedeltà che è da sempre. / Non ricordare i peccati della mia giovinezza; / ricordati di me nella tua misericordia, / per la tua bontà, Signore” (Sal 25 [24],6-7).

La conversione rimane in uno stretto ed organico legame con la misericordia divina.

3. Il secondo tema – come ho detto – è la vocazione.

Circa la vocazione dell’uomo da parte di Dio parla anche la rima lettura: “Alzati, va’ a Ninive la grande città ed annunzia loro quanto ti dirò” (Gn 3,2).

Giona si alzò e andò...

La lettura del Vangelo secondo san Marco ricorda la chiamata dei primi apostoli. In ambedue i casi citati si tratta di due fratelli: prima di Simone (chiamato poi Pietro) e del suo fratello Andrea; poi di Giacomo, figlio di Zebedeo, e del suo fratello Giovanni. Cristo ha chiamato i primi due nei pressi del mare della Galilea, quando, essendo pescatori, “gettavano le reti in mare” (Mc 1,16). Ha detto loro: “Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini” (Mc 1,17). Gli altri li ha chiamati, quando presso lo stesso mare “sulla barca... riassettavano le reti” (Mc 1,19). Ed anche essi, “lasciato il loro padre Zebedeo sulla barca con i garzoni, lo seguirono” (Mc 1,20).

La vocazione significa, come si vede, la chiamata dell’uomo da parte di Dio. Dio chiama all’adempimento dei compiti che assegna all’uomo e, chiamandolo, gli ordina di avere fiducia che riuscirà ad assolvere il suo compito. Così fu proprio nel caso di Giona, che cercava addirittura di sfuggire alla chiamata di Dio, ritenendo che essa superasse le sue possibilità. I figli di Giona e di Zebedeo, che son chiamati presso il mare di Galilea, ben volentieri seguono Cristo. Si sa tuttavia che, sulla strada della loro vocazione apostolica, diverse prove aspettavano ciascuno di loro.
Al tema “vocazione” si riferiscono anche le parole del Salmo della liturgia odierna:
“Fammi conoscere, Signore, le tue vie, / insegnami i tuoi sentieri. / Guidami nella tua verità e istruiscimi, / perché sei tu il Dio della mia salvezza, / in te ho sempre sperato” (Sal 25 [24],4-5).

Appunto: la speranza. Se Dio pone davanti a noi i compiti, egli ci dà anche la grazia.

4. Questi due momenti – il momento della conversione e il momento della vocazione – hanno un’importanza determinante nella vita di ogni cristiano. Si può dire che in essi si sviluppi tutta l’economia salvifica di Dio a riguardo dell’uomo, e nell’ambito di questa divina economia l’uomo viene maturando dall’interno.

Questa maturazione presuppone l’allontanamento dal male, la rottura con il peccato, l’estirpamento delle brutte predisposizioni, la lotta a volte dura con le occasioni di peccato, il superamento delle passioni: tutto il grande lavoro interiore, grazie al quale l’uomo si allontana da tutto ciò che in lui si oppone a Dio e alla sua volontà, e si avvicina a quella santità, la cui pienezza è Dio stesso.

La conversione è, quindi, un movimento bipolare: l’uomo si distacca dal male per orientarsi verso Dio. E proprio per questo sulla strada della conversione si trova la vocazione. Infatti, nella misura in cui l’uomo si rivolge verso Dio, egli trova quel compito che Dio gli assegna nella vita. Ciò si può esprimere ancor meglio: man mano che l’uomo si rivolge verso Dio, scopre che la sua vita è un compito assegnatogli da Dio. E l’assunzione di questo compito significa una prova di amore verso Dio e verso gli uomini. Così l’uomo “diventa” in modo nuovo quel che “è”.

Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni, essendo pescatori sul mare della Galilea, sono diventati in modo nuovo pescatori: “pescatori di uomini” (Mc 1,17).

5. Vengo oggi nella vostra parrocchia, dedicata a santa Teresa di Gesù, grande figura di mistica, la cui vita è stata caratterizzata da una profonda intimità con Dio e insieme da un grande amore ai fratelli. Così compio la prima visita pastorale nell’Anno del Signore 1982, come Vescovo di Roma.

Gioisco perché oggi posso essere qui, e tutti desidero salutare cordialmente.

Saluto, innanzitutto, il signor Cardinale Vicario, il Nunzio Apostolico in Italia Monsignor Carboni ed il Vescovo Ausiliare di zona, Alessandro Plotti. Ad essi associo il Parroco ed i suoi diretti coadiutori, appartenenti all’illustre Ordine Carmelitano con il Superiore Generale, i quali portano in modo zelante la responsabilità di guidare questa cara porzione della diocesi di Roma. Il loro benemerito ministero è affiancato da alcun gruppi laicali, che sono lieto di salutare con pari affetto: tra di essi menziono in particolare i Catechisti, e poi l’Azione Cattolica, la Fraternità carmelitana, il gruppo dei Giovani Sposi, e tutti gli altri. Il mio saluto va anche a tutti i membri di questa cara parrocchia, senza distinzioni: agli impiegati, agli operai, ai commercianti, alle casalinghe, alle persone anziane, a quanti soffrono, e soprattutto ai giovani, che occupano sempre un posto speciale nel mio cuore.

Desidero abbracciare col mio cordiale saluto tutti, sia voi qui riuniti, sia pure quelli che non hanno potuto essere presenti, pensando a ciascuno proprio alla luce di questi due principali temi della liturgia odierna.

Penso, infatti, che ognuno si trova in un momento di conversione, che è noto soltanto a lui e a Dio stesso. Qualcuno, forse, è ancora molto lontano da Dio a motivo dei suoi peccati? O, forse, è il “mondo” che gli offusca la visione di Dio?... Forse, in lui ancora non si fa vedere la prima conversione?... Poi penso anche che ciascuno ha qui una vocazione, anche se forse qualcuno non è consapevole di averla. Non sa che tutto ciò che riempie la sua vita, se è lecito in se stesso, può essere, anzi è precisamente il compito assegnatogli da Dio.

Io saluto, dunque, ciascuno di voi come invitato dalla potenza della divina misericordia alla conversione e come chiamato: chiamato ad essere padre o madre, figlio o figlia, insegnante, medico o studente, lavoratore manuale o scienziato... A ciascuno Cristo in qualche modo dice: “Seguimi”.

E chiedo ancora: che cosa pensare della vostra parrocchia?

So che essa è inserita in un settore tipicamente urbano, dove cresce il numero degli anziani e decresce quello delle natalità per il mutamento di residenze in uffici; eppure sono numerose le Scuole pubbliche per la popolazione giovanile. È importante che la parrocchia diventi sempre più un centro di aggregazione umana e cristiana, cioè realizzi una piena dimensione comunitaria, in cui ciascuno ritrovi se stesso veramente a misura d’uomo. Ed occorre essere coscienti che solo il Vangelo, conosciuto e vissuto, può condurre ad un simile traguardo. Pertanto, alla luce di tutto ciò, desidero dire sulla vostra parrocchia, dedicata a santa Teresa, prima di tutto questo:
Essa è la comunità del Popolo di Dio che, nella più ampia comunità della Chiesa, che è in Roma, costituisce quasi un particolare spazio, in cui Dio continuamente chiama gli uomini alla conversione: “Il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo”. E contemporaneamente, operando nella stessa comunità con la sua grazia, Dio aiuta gli uomini a scoprire che la loro vita è una vocazione. Egli li aiuta a trovare questa vocazione ed a realizzarla. Mediante ciò la vita di ciascuno assume il suo pieno significato. Ha il pieno senso.

Alla vostra parrocchia auguro con tutto il cuore che sia proprio una tale comunità. Sia essa un tale spazio spirituale, in cui opera la grazia di Dio e si trasformano i cuori umani.

6. Nella seconda lettura della liturgia odierna parla san Paolo con parole che possono qualche volta sorprendere:.
“Vi dico, fratelli: il tempo ormai si è fatto breve; d’ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l’avessero; coloro che piangono, come se non piangessero e quelli che godono come se non godessero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano del mondo, come se non ne usassero appieno: perché passa la scena di questo mondo” (1Cor 7,29-31).

Sì! Passa.

È già passato l’anno 1981, ed è iniziato l’anno 1982.

Passa la scena del mondo.

Soltanto Dio non passa! E perciò ha un valore stabile la vita, in quanto ci allontaneremo dal male e ci avvicineremo a lui stesso, sulla strada della conversione. Ed ha un valore stabile la vita, in quanto assumiamo i compiti che egli ci assegna e li assolviamo.

Che l’anno nuovo ci permetta di proseguire sulla strada della conversione e della vocazione!


© Copyright 1982 - Libreria Editrice Vaticana

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