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VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA ROMANA 
DI SANT'ANDREA DELLE FRATTE

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

 28 febbraio 1982

 

1. Con parole quanto mai concise, l’evangelista Marco allude a quel digiuno di Gesù di Nazaret, durato quaranta giorni, che ogni anno trova il suo riflesso nella liturgia di Quaresima:
“Lo Spirito lo spinse nel deserto e vi rimase quaranta giorni, tentato da satana; stava con le fiere e gli angeli lo servivano” (Mc 1,12).

Poi, dopo l’incarcerazione di Giovanni Battista, Gesù andò in Galilea e incominciò a insegnare.

Diceva: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo” (Mc 1,15).

Il digiuno di quaranta giorni di Gesù di Nazaret fu una introduzione all’annunzio del Vangelo del Regno di Dio. Egli ha tracciato nelle anime degli uomini la strada della fede, senza la quale il Vangelo del Regno rimane come un grano gettato su una terra sterile.

2. Questo inizio del Vangelo del Regno, che viene alla Chiesa attraverso il digiuno dei quaranta giorni, la liturgia odierna lo paragona all’arcobaleno, che fu un segno dell’alleanza di Dio con i discendenti di Noè dopo il diluvio.

All’arca di Noè viene anche paragonata nella prima lettera di san Pietro Apostolo la Chiesa, in cui Cristo – dopo aver riportato la vittoria sulla morte e sul peccato – compie continuamente l’opera della Redenzione.

Tuttavia l’arca di Noè fu uno spazio chiuso. L’opera di Cristo è illimitata nello spazio e nel tempo.

La Chiesa serve questa opera come segno e strumento.

Ecco Cristo:
– morto una volta per sempre per i peccati,
– il Giusto per gli ingiusti, per ricondurci a Dio.

Ecco Cristo:
– ucciso, è vero, nel corpo, ma chiamato alla vita con lo Spirito.

Ecco Cristo:
– seduto alla destra di Dio, perché è salito al cielo, ove gli sono stati sottoposti gli Angeli e le Potenze e le Dominazioni.

Quel Cristo, nello Spirito Santo,
“andò ad annunziare la salvezza anche agli spiriti che attendevano in prigione; essi avevano un tempo rifiutato di credere” (1Pt 3,19), proprio come nei giorni di Noè.

Lo stesso Cristo
nel battesimo ci salva, cioè ci redime “non per rimozione di sporcizia del corpo, ma per invocazione di salvezza rivolta a Dio da parte di una buona coscienza” (cf. 1Pt 3,21): ci salva e ci redime grazie alla sua risurrezione.

3. Così, dunque, la liturgia della Domenica odierna apre il digiuno della Quaresima, richiamandosi prima all’esempio di Cristo, e poi alla potenza redentrice di Cristo, operante nella Chiesa e in tutto il creato:
– alla sua potenza redentrice e santificatrice.

La Quaresima è la via che si apre davanti a noi. Per questa via desidera camminare la Chiesa intera durante i quaranta giorni.

4. E perciò prega oggi:
“Fammi conoscere, Signore, le tue vie, / insegnami i tuoi sentieri. / Guidami nella tua verità e istruiscimi, / perché sei tu il Dio della mia salvezza, / in te ho sempre sperato” (Sal 25 [24],4-5).

La Quaresima è la via della verità.

L’uomo deve ritrovarsi in tutta la propria verità davanti a Dio. Deve anche rileggere la verità degli insegnamenti divini, dei comandamenti divini, della volontà divina – deve confrontare con essi la propria coscienza.

Di qui passa la via della salvezza. Essa è la via della speranza.

5. Così, dunque, prega ancora la Chiesa:
“Ricordati, Signore, del tuo amore, / della tua fedeltà che è da sempre. / Ricordati di me nella tua misericordia / per la tua bontà, Signore” (Sal 25 [24],6-7).

La Quaresima è la via della verità, è il tempo del risveglio delle coscienze.

Soprattutto, essa è la via dell’Amore e della Misericordia. Soltanto mediante l’Amore la verità risveglia l’uomo alla vita. Soltanto l’Amore, che è Misericordia, accende la speranza.

Il digiuno della Quaresima è un grande grido dell’Amore. Un grido penetrante. Un grido definitivo.

È il grande tempo della misericordia.

Che tutti riconoscano questa via!

6. E perciò la Chiesa nella Liturgia odierna continua a pregare:
“Buono e retto è il Signore, / la via giusta addita ai peccatori; / guida gli umili secondo giustizia, / insegna ai poveri le sue vie” (Sal 25 [24],8-9).

La Chiesa prega per l’umiltà del cuore umano. Prega perché l’uomo, mediante l’umiltà, si trovi nella verità, perché si trovi nella verità interiore, perché in questo modo possa incontrarsi con l’Amore, che è più forte del peccato e della morte, più forte di ogni male, e perché si lasci guidare dalla Parola Divina:
“Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Mt 4,4).

7. Ecco il programma della Prima Domenica di Quaresima. Con tale programma vengo oggi come Vescovo di Roma alla vostra Comunità parrocchiale per visitarla.

So che la parrocchia di sant’Andrea delle Fratte è di antica origine. Il mio predecessore Papa Sisto V ne affidò la cura ai benemeriti Padri Minimi di san Francesco di Paola, e la costruzione di questa magnifica Chiesa durò per quasi tutto il secolo XVII. Mi piace qui ricordare due avvenimenti, che hanno felicemente contrassegnato la storia della Basilica: l’improvvisa conversione di Alfonso Ratisbonne nel secolo scorso, in seguito alla misteriosa apparizione della Vergine Immacolata, e la celebrazione della prima Messa del Beato Massimiliano Kolbe all’altare della Madonna miracolosa.

Questi fatti del passato pongono a tutti i parrocchiani di oggi l’esigenza di una vita cristiana sempre più impegnata e gioiosa. E di questo scopo so che sono investiti con dedizione tutti i Responsabili della parrocchia stessa, ai quali rivolgo il mio cordialissimo saluto: dal Cardinal Vicario al Vescovo di Zona Filippo Giannini, e in particolare dal Parroco ai suoi Collaboratori più diretti. In modo speciale, saluto i rappresentanti delle varie Famiglie religiose maschili e femminili qui operanti, i membri del Consiglio parrocchiale, i Catechisti e tutti gli appartenenti ai diversi movimenti cattolici.

Voglio ricordare poi i giovani, e tutti i lavoratori qui residenti, impiegati e professionisti, i malati e le persone anziane. A tutti va il mio più sentito incoraggiamento ed augurio, insieme all’assicurazione della mia preghiera, perché possiate scoprire sempre di nuovo la bellezza di essere cristiani e ne offriate una conseguente e luminosa testimonianza.

8. In questa Prima Domenica di Quaresima desidero ripetere le parole di san Pietro Apostolo, primo Vescovo della Chiesa di Roma:
Carissimi “Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio” (1Pt 3,18).

Amen.

 

© Copyright 1982 - Libreria Editrice Vaticana

 

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