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MESSA PER L'ORDINAZIONE EPISCOPALE 
DI MONSIGNOR VIRGILIO NOÈ

OMELIA DI GIOVANNI POALO II

6 marzo 1982 

 

“Questi è il mio Figlio diletto: ascoltatelo” (Mc 9,7).

1. Questa voce è discesa dalla nube luminosa, ed ha avvolto col suo forte suono gli apostoli.

Il Figlio diletto. Colui che è “irradiazione della gloria del Padre e impronta della sua sostanza, e sostiene tutto con la potenza della sua parola” (Eb 1,3), svela anche oggi davanti a noi, che l’adoriamo nella celebrazione dell’Eucaristia, la sua gloria e il suo splendore di Figlio unigenito del Padre. Egli è qui. Splendido della gloria che il Padre stesso gli ha dato, prima che il mondo fosse (cf. Gv 17,5); coronamento supremo della rivelazione di Dio all’umanità; chiave di volta dell’Antico Patto; in lui trovano compimento la Legge e i Profeti, e da lui prende inizio la Chiesa. Mosè ed Elia parlano con lui, a indicare la sua centralità in tutta la storia della salvezza; e gli apostoli assistono, sia pure sopraffatti dalla luce che li investe, perché nei secoli saranno loro i testimoni, autentici e autorizzati, della venuta del Figlio, che dovranno annunciare ai popoli.

“Questi è il mio Figlio diletto: ascoltatelo”.

Non prende anche noi, in quest’ora, la gioia, lo stupore, il timore, l’ammirazione che presero allora l’animo di Pietro, Giacomo e Giovanni? Il Figlio diletto è qui. Anche per noi. È dato per noi. Vive per noi. Viene a morire per noi. Viene a darci l’amore del Padre e, con esso, tutto il resto. “Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui?” (Rm 8,31). Dio ce l’ha dato, lo ha sacrificato per noi uomini, portando all’estremo compimento ciò che, solo in figura, e non fino all’immolazione, egli stesso aveva chiesto ad Abramo. “Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami... e offrilo in olocausto” (Gen 22,1): Dio non ha cuore di chiedere ad Abramo, fino alla fine, l’offerta del suo unico figlio. Ma per noi ha dato il suo Figlio, Cristo nostro fratello. E Gesù si offre: “dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine (Gv 13,1).

Da questa offerta, da questo dono reciproco dell’amore senza confini, senza paragoni del Padre e del Figlio per noi, è nata la Chiesa, è nata l’Eucaristia, è nato il Sacerdozio e il Sommo Sacerdozio, sono nati gli altri sacramenti, e ha fatto irruzione nel mondo la vita eterna.

“Questi è il mio Figlio diletto: ascoltatelo”.

2. Carissimi fratelli.

Stiamo per vivere insieme una nuova ordinazione episcopale. Per la preghiera e l’imposizione delle mani, fatta da me e dai confratelli nell’episcopato, lo Spirito Santo prenderà possesso, in modo unico e definitivo, della persona e dell’anima di “questo Eletto”. Ne farà un segno, un testimone, uno strumento per l’edificazione della sua santa Chiesa. “Vis corpus Christi, Ecclesiam eius, aedificare et in eius unitate... permanere?”, chiederò tra poco a “questo Eletto”. E su di lui invocherò la grazia di Dio Padre, pregandolo “ut... summum sacerdotium tibi exhibeat: affinché eserciti il sommo sacerdozio in modo irreprensibile davanti a te, ti serva notte e giorno, renda sempre il tuo volto a noi propizio, offra i doni della tua santa Chiesa” (Pontificale Romanum, “Orat: Consecr.”).

Questa offerta, questo servizio, questo sommo sacerdozio continua e ripresenta nella Chiesa l’offerta e il servizio di Cristo Sommo ed Eterno Sacerdote: ne prolunga il ministero di santità e di grazia, con la celebrazione dei Divini Misteri, con la predicazione del Vangelo, con la trasmissione dello Spirito Santo. Questo Eletto sarà chiamato d’ora innanzi anche lui a camminare più da presso a Cristo, Liturgo, Maestro e Re, per la santificazione degli uomini. Sarà chiamato ad una più intima comunione con la Parola di Dio per trasmetterla agli altri. Sarà posto sul suo capo il libro delle Scritture; e come commenta profondamente lo Pseudo-Dionigi, ripreso poi da san Tommaso, ciò si fa per i Vescovi “in quanto essi manifestano in modo unico e dottrinale tutto ciò che Dio ha detto, fatto e svelato, ogni detto e azione santa... Infatti il Vescovo imitatore di Dio... non solo è illuminato nella scienza vera tramandata da Dio... ma anche la tramanda lui stesso agli altri” (cf. De Ecclesiastica Hierarchia, V, III, 7: PL 3, 513; S. Tommaso, Summa Theologiae, II-IIae, 184, 5).

La luce che dal Tabor illumina la Chiesa continua a irradiarsi gerarchicamente, per divino mandato e ministero, anzitutto attraverso l’opera dei Vescovi. Siamo dunque anche noi immersi stasera nella nube luminosa, anche noi con gli apostoli vediamo misticamente la gloria di Cristo, anche noi udiamo la voce del Padre. E la raccogliamo proclamando al mondo, come gli apostoli, come i loro successori nei secoli, che solo Gesù è il Salvatore, solo Gesù è il Redentore dell’uomo, solo lui è il Figlio di Dio.

“Questi è il mio Figlio diletto: ascoltatelo”.

3. A questa ininterrotta catena di voci, che proclamano nel tempo la salvezza di Cristo, d’ora in poi sarà associato anche lei, Monsignor Virgillio Noè. Lei sta per partecipare della stessa unzione di Cristo, Liturgo, Profeta e Re: lei pure, come tutti i confratelli nell’episcopato, riceverà il Vangelo per “predicare la parola di Dio con molta pazienza e dottrina”; riceverà l’anello per “custodire la Chiesa, sposa di Dio, nella santità e con fede intemerata”; riceverà il pastorale, “simbolo del ministero di pastore, per avere cura di tutto il gregge” (cf. Pontificale Romanum).

Le affido trepidante e commosso questi simboli della nuova dignità e potestà, di cui sarà ornato nella Chiesa di Dio. E come non pensare, in questo momento, che lei mi è stato al fianco nel corso di innumerevoli sacre Liturgie, qui in san Pietro, e a Roma e fuori Roma, come custode fedele e attento dei riti pontificali, fin dall’inizio del mio servizio alla Chiesa? Così lo è stato al fianco di Paolo VI, che l’ha chiamata, e del compianto Giovanni Paolo I. E ora le affido questi simboli non solo con la persuasione che Ella porta degnamente a questo atto la sua ben nota sensibilità liturgica; ma anche perché Ella deve compiere nella Chiesa un servizio del tutto particolare, per la dignità, per la cura, per l’avvaloramento continuo del Culto Divino, nella Sacra Congregazione che ha come suo titolo di onore e suo merito di lavoro “i Sacramenti e il Culto Divino”.

È lo splendore stesso del culto dovuto all’unico ed eterno Sacerdote, che Ella deve promuovere e diffondere: è la bellezza della Sposa immacolata di Cristo, che Ella deve far rifulgere, insieme con tutta la compagine del Dicastero in tutte le sue componenti e in tutti i suoi gradi, aiutandomi in tal modo in quello che reputo uno dei compiti più nobili e più sacri del mio ministero pontificale.

Nell’adempimento del quotidiano dovere non abbia altro davanti che la gloria del Figlio diletto di Dio. E se ci tremano le forze, se ci batte il cuore il pensiero di tanta responsabilità, affidata alle nostre umili forze, non abbiamo timore. Andiamo avanti, sempre. Lavoriamo, sacrifichiamoci.

Il Signore è con noi.

“Sì, io sono il tuo servo, Signore, / io sono tuo servo, figlio della tua ancella;... / a te offrirò sacrifici di lode / e invocherò il nome del Signore. / Adempirò i miei voti al Signore / davanti a tutto il suo popolo / negli atri della casa del Signore” (“Psalmus Responsorius”, Sal 115).

Sì, venerabile fratello; sì, venerati fratelli e figli: non abbiamo timore. Il Signore è con noi. Rimaniamo con lui: “a te offrirò sacrifici di lode – e invocherò il nome del Signore”.
Amen.

 

© Copyright 1982 - Libreria Editrice Vaticana

 

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