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VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA ROMANA 
DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE ALLA CERVELLETTA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 7 marzo 1982

 

1. La liturgia della Domenica seconda di Quaresima è, in un certo senso, la liturgia dei tre monti.

Sul primo ascoltiamo, come riferisce il Libro della Genesi, le parole rivolte da Dio ad Abramo: “Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, va’ nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò” (Gen 22,2).

La prova di Abramo.

“Dio mise alla prova Abramo” (Gen 22,1).

Questa fu la prova della sua fede.

Nel luogo indicato, Abramo costruì l’altare, collocò su di esso la legna e sulla legna depose il suo figlio Isacco: il figlio unigenito. Il figlio della promessa. Il figlio della speranza.

Abramo fu pronto ad offrirlo in olocausto a Dio, a spargere il suo sangue e bruciare il suo corpo sul rogo.

Nel momento decisivo ricevette il divieto da Dio: “Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli alcun male! ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio” (Gen 22,12).

Nel vicino cespuglio Abramo trovò un ariete e lo offrì sull’altare preparato. La prova della fede si compì. La grande prova. La pesante prova. Adeguata alla grande promessa. Dio rinnovò la sua promessa dinanzi ad Abramo, dopo averlo sottoposto alla prova: “renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare” (Gen 22,17).

La discendenza non tanto secondo la carne quanto secondo lo spirito. I discendenti di Abramo nella fede sono, in un certo senso, i seguaci delle tre grandi religioni monoteistiche del mondo: il giudaismo, il cristianesimo, l’islam. “Saranno benedette per la tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce” (Gen 22,18).

I discendenti della fede di Abramo credono che Dio ha la potenza di provare l’uomo. Ha il diritto all’offerta dal suo spirito.

2. La liturgia della Domenica seconda di Quaresima ci conduce su un altro monte, in Galilea. Oltre la pianura di Galilea si eleva, maestosamente, il monte Tabor: il monte della Trasfigurazione, secondo la tradizione cristiana.

Su questo monte Gesù di Nazaret, che è venuto tra i discendenti di Abramo come il Messia mandato da Dio, fu trasformato miracolosamente dinanzi agli occhi dei suoi Apostoli: Pietro, Giacomo e Giovanni. Agli occhi degli Apostoli, ha manifestato se stesso trasfigurato nella gloria e, insieme con lui, Mosè ed Elia. Al miracolo della visione si è aggiunto il miracolo dell’udito. Essi udirono la voce, che uscì dalla nube: “Questi è il Figlio mio prediletto: ascoltatelo” (Mc 9,7); le stesse parole che già aveva udito Giovanni il Battista nei pressi del Giordano, in occasione della prima venuta di Gesù Cristo, dopo il suo battesimo.

La teofania del monte Tabor ha un carattere pasquale. Preannunzia la gloria di Cristo Risorto. Nello stesso tempo, essa prepara gli Apostoli alla morte dell’Agnello di Dio. Alla Teofania del Golgota.

3. Sul monte Golgota, il terzo monte, ci conduce Paolo apostolo con le parole della lettera ai Romani. La Teofania del Golgota è indicata dalle seguenti parole: “Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi” (Rm 8,31-32).

Sappiamo che il Padre ha dato il suo Figlio sul Golgota; sappiamo che proprio così si chiamava quella collina, fuori le mura di Gerusalemme, sulla quale Dio “non ha risparmiato il proprio Figlio” (Rm 8,32).

E mediante ciò, ha dimostrato “fino alla fine” di “essere con noi”; “come non ci donerà ogni cosa insieme con lui?”, si chiede l’Apostolo (Rm 8,32).

Questo Dio, che non permise ad Abramo di sacrificare nella morte il suo figlio Isacco, non ha risparmiato il proprio Figlio.

Non ha confermato per questo, fino alla fine, la nostra elezione?

“Chi accuserà gli eletti di Dio?”, si chiede l’Apostolo (Rm 8,33).

Lui stesso ha preso nelle sue mani la causa della giustificazione dell’uomo... “Dio giustifica” (Rm 8,33). E se è così, chi può condannare l’uomo? (cf. Rm 8,34).

Una simile sentenza potrebbe emettere soltanto Cristo, che sul Golgota ha conosciuto il peso dei peccati degli uomini.

Ma sul Golgota Gesù Cristo subì la morte per noi “anzi – scrive l’Apostolo – ... è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi” (Rm 8,34).

4. La liturgia dell’odierna domenica ci invita a salire sopra un monte, il luogo della teofania dell’antica e della nuova alleanza. Su questi monti siamo invitati, conformemente allo spirito della Quaresima, a meditare sulle grandi opere di Dio (cf. At 2,11): i misteri della nostra redenzione, della nostra giustificazione in Cristo.

Su questi monti ci conviene imparare questi misteri, assimilarli con il cuore e con l’anima, plasmare il nostro spirito, trasformarlo secondo l’aspetto che Cristo gli dà.

L’odierna domenica di Quaresima ci insegna che siamo chiamati a una grande trasformazione spirituale.

Dobbiamo partecipare alla Trasfigurazione di Cristo, così come i suoi discepoli sul Monte Tabor.

Dobbiamo prepararci alla santa Pasqua.

Il maestro di questo atteggiamento, mediante il quale Cristo scende nel nostro cuore, compiendo una trasformazione e la conversione, è Abramo: il Padre di tutti i credenti.

5. Infatti sembrano echeggiare nel nostro cuore le parole del Salmista: “Ho creduto anche quando dicevo: / Sono troppo infelice” (Sal 115 [116],10).

Non era forse lui così infelice mentre andava verso il monte indicato da Dio, per sacrificare il proprio figlio? Non è stata soltanto la fede che gli permise allora di ripetere:
“Preziosa agli occhi del Signore / è la morte dei suoi fedeli” (Sal 115 [116],15)?

Da Abramo la famiglia umana ha iniziato ad imparare la fede, che si manifesta nell’interiore tteggiamento dello spirito umano: si manifesta nel sacrificio del cuore.

Gesù Cristo è il Maestro definitivo e perfetto di un tale atteggiamento: “consummator fidei nostrae” (cf. Eb 12,2)!

6. Il frutto della liturgia della seconda Domenica di Quaresima deve essere la prontezza ad offrire i sacrifici spirituali, nei quali si manifesta la nostra fede. Lo chiediamo con le parole del Salmo:
“Sì, io sono il tuo servo, Signore, / io sono tuo servo, figlio della tua ancella; / hai spezzato le mie catene. / A te offrirò sacrifici di lode / e invocherò il nome del Signore. / Adempirò i miei voti al Signore / davanti a tutto il suo popolo” (Sal 115 [116],16-18).

7. In tale spirito vi siete riuniti oggi con il vostro Vescovo voi, parrocchiani della parrocchia dell’“Immacolata Concezione alla Cervelletta” di Tor Sapienza, fondata come è noto dal mio predecessore, san Pio X, nel 1911.

Nel manifestarvi la mia gioia sincera per essere qui in mezzo a voi, in questa Domenica di Quaresima, sento il desiderio di rivolgere un particolare saluto, anzitutto, agli zelanti religiosi della Congregazione della Missione di san Vincenzo de’ Paoli, che dal 1950 dedicano le loro energie e la loro sollecitudine per la vostra cura pastorale. Saluto, pertanto, l’attuale parroco, Don Riccardo Martorelli; Don Dante Petrini, che per undici anni ha svolto fra di voi l’ufficio di parroco; e gli altri confratelli che con generoso impegno collaborano per la crescita spirituale di tutta la vostra comunità parrocchiale.

Saluto tutti i ventimila fedeli della parrocchia: i padri, le madri, i giovani, le giovani, i bambini, le persone anziane, gli ammalati.

Un pensiero va anche alle Suore di nostra Signora della Neve, che danno un prezioso contributo nella catechesi sacramentale e nell’assistenza agli infermi.

Uno speciale sentimento di apprezzamento desidero esprimere ai vari Gruppi di Laici, inseriti responsabilmente nelle diverse iniziative parrocchiali: il Consiglio Pastorale, i Catechisti della Prima Comunione, della Cresima e dell’Oratorio; i Giovani del “Dopo Cresima”; la “Legio Mariae”; le Comunità Neocatecumenali; le Zelatrici.

Auspico che si maturi in voi sempre più il senso della ecclesialità, cresca il desiderio della unione e della collaborazione tra le varie componenti della parrocchia, in un continuo approfondimento della fede e in una sempre più rinnovata adesione alla persona ed al messaggio di Gesù, centro della nostra vita.

8. Così dunque, cari fratelli e sorelle, parrocchiani dell’“Immacolata Madre di Cristo”, insieme con voi oggi ho fatto la visita al monte della fede di Abramo, al monte della Trasfigurazione in Galilea e al colle del Golgota.

Seguendo lo spirito della liturgia della Quaresima abbiamo conosciuto la grandezza della nostra Redenzione e della Giustificazione nel Sacrificio di Cristo.

Che nello stesso spirito maturi la nostra fede: mediante le opere di tutte le ore, mediante le prove della vita quotidiana, e a volte mediante le grandi prove e esperienze, nella quali lo spirito umano viene provato come l’oro col fuoco.

A noi, redenti e giustificati nel Sangue di Cristo nessuna prova né esperienza chiudono la prospettiva della vita.

La svelano ancor più profondamente in Dio.

Impariamo questa prospettiva, offrendo i sacrifici spirituali di tutto ciò di cui si compone la nostra vita.

Che la partecipazione all’Eucaristia ci unisca – ogni volta, e oggi particolarmente – in questa comunità, alla quale il Padre rivela e dà il proprio Figlio:
“Questi è il Figlio mio prediletto, ascoltatelo” (Mc 9,7).

Amen.

 

© Copyright 1982 - Libreria Editrice Vaticana

 

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