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SANTA MESSA DEL CRISMA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Giovedì Santo 
Basilica di San Pietro, 8 aprile 1982

 

 

 1. “Oggi si è adempiuta questa Scrittura...” (Lc 4,21).

Questo “Oggi” del Vangelo si riferisce a quel giorno, a Nazaret, quando Gesù si rivelò, per la prima volta, come il Messia, come l’Unto e il Mandato dal Padre.

Allora gli fu dato il rotolo del profeta Isaia e lesse le parole: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; / per questo mi ha consacrato con l’unzione, / e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio...” (Lc 4,18; cf. Is 61,1).

Proprio quell’“oggi” nazaretano significava allora l’inizio della missione pubblica di Gesù di Nazaret; significava l’inizio del Vangelo. L’inizio “di tutto quello che Gesù fece e insegnò” (At 1,1) in mezzo al popolo della Galilea, Giudea e Samaria.

Ora questa missione pubblica s’avvicina alla fine.

Nella liturgia mattutina del Giovedì Santo la Chiesa ripete le parole di Nazaret, non soltanto per ricordare quell’“oggi” di allora, ma per introdurci nell’“oggi” attuale.

2. Ecco, oggi si compiono fino alla fine le parole della Scrittura. Oggi inizia quel “triduo” che è, in un certo senso, un solo Giorno: Giorno-Mistero, Giorno-Pasqua.

In questo Giorno, Cristo è al termine della sua via terrena. È all’apice della sua potenza messianica.

In questo giorno, nel Cenacolo, nascerà dalla pienezza di questa potenza, la Chiesa. Infatti, la Chiesa si costruisce mediante l’Eucaristia. Nelle ore serali del Giovedì Santo rinnoveremo l’Ultima Cena, durante la quale Cristo ha lasciato agli Apostoli il sacrificio del suo Corpo e del suo Sangue; ha lasciato l’Eucaristia.

Trasmettendo questo suo unico e inesauribile Sacrificio, egli “ha fatto di noi un regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre” (Ap 1,6). Ha fatto di noi la Chiesa.

I sacerdoti sono coloro che offrono il Sacrificio, e in esso si rivela e si attua il Regno di Dio sulla terra.

I sacerdoti ricevono l’unzione.

Nel Giovedì Santo la Chiesa benedice, ogni anno, gli Oli liturgici, mediante i quali essa predica il nuovo “anno di grazia del Signore” (Lc 4,19; cf. Is 61,2).

Ecco, infatti, nella santa unzione liturgica otteniamo la partecipazione a questa unica, eterna unzione dell’Unto e alla missione del Mandato.

Vengono unte le teste e le mani degli uomini, e lo si fa durante la celebrazione dei santi sacramenti della Chiesa. Vengono anche unti gli oggetti e i luoghi dedicati a Dio.

L’unzione significa la potenza dello Spirito, data in pienezza al Messia del Signore. L’unzione significa la grazia: la bellezza e lo splendore della partecipazione alla potenza dello Spirito.

L’unzione significa il legame vivificante con il Messia, con Cristo Unto e Mandato dal Padre.

3. Cari Fratelli!

Noi tutti siamo “unti” in modo particolare e siamo “mandati” mediante il sacramento del sacerdozio.

Tra quelli che Cristo ha fatto e continua sempre a fare “un regno di sacerdoti”, noi siamo sacerdoti in modo particolare, sacramentale.

Tutti abbiamo anche attinto in modo particolare alla pienezza di questa potenza messianica che si era rivelata nell’“oggi” del Giovedì Santo di Cristo.

Questo “oggi” è il nostro Giorno. È la nostra Festa. Siamo nati insieme all’Eucaristia, siamo quindi nati insieme alla Chiesa nel Cenacolo dell’Ultima Cena.

Istituendo il Sacrificio, dal quale si costruisce costantemente la Chiesa, Cristo insieme ha benedetto i sacerdoti, ministri del suo Sacrificio.

Egli ha detto: “Fate questo... in memoria di me” (1Cor 11,25). E noi lo facciamo. Lo facciamo tutti, noi qui riuniti e tutti i sacerdoti nella Chiesa intera, con i quali l’odierno giorno ci unisce in una profonda fratellanza sacramentale.

4. Oh! quanto dobbiamo a “Colui che ci ama” (Ap 1,5); a Colui che per primo ci ha amati e invitati, chiamati e preparati nel suo Spirito, e infine unti, mediante il servizio della Chiesa.

“Io sono l’Alfa e l’Omega, dice il Signore Dio, Colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente!” (Ap 1,8).

Per questo Dio, che è il Principio e la Fine di tutte le cose, noi siamo sacerdoti. Tra il Principio e la Fine è il tempo di tutte le creature. Tra l’Alfa e l’Omega è il mondo che passa. In questo tempo che passa, in questo mondo entra Cristo: l’Unto e il Mandato. Cristo unico, eterno sacerdote.

E noi da lui e in lui.

Mediante l’Eucaristia. Mediante il Sacrificio che egli ha affidato alle nostre mani, alla nostra bocca e al nostro cuore.

Da lui e in lui siamo per Dio.

Da lui e in lui siamo anche per gli uomini, perché siamo scelti fra gli uomini (cf. Eb 5,1).

Siamo sacerdoti mediante tutto il nostro servizio. Mediante la consacrazione del nostro essere umano: da lui, in lui e con lui.

5. Oggi ci conviene cantare il canto di gratitudine insieme col salmista: “Ho trovato Davide, mio servo, dice il Signore, / con il mio santo olio l’ho consacrato; / la mia mano è il suo sostegno, / il mio braccio è la sua forza” (Sal 88 [89],21-22).

Bisogna che cantiamo il canto di gratitudine al Signore perché ci ha trovati, come Davide, perché ci ha unti, perché ci guida e ci fortifica.

“La mia fedeltà e la mia grazia saranno con lui / e nel mio nome si innalzerà la sua potenza. / Egli mi invocherà: tu sei mio padre, / mio Dio e roccia della mia salvezza” (Sal 88 [89],25.27).

Quanto è buono Dio, Padre e Roccia della nostra salvezza! Che tutti gli manteniamo la fedeltà!

Che il mistero del Giovedì Santo rinnovi la nostra alleanza sacerdotale con Dio, la Roccia della nostra salvezza!

 

 

© Copyright 1982 - Libreria Editrice Vaticana

 

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