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VEGLIA PASQUALE

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Basilica di San Pietro, 10 aprile 1982

 

 1. Al centro del giorno, che si è appena concluso, c’è un sepolcro. Il sepolcro di Cristo. Era, questo, il giorno del Sabato Santo. La Vigilia della Pasqua.

Al centro del Venerdì Santo è posta la Croce di Cristo.

Al centro del Sabato Santo – la tomba di Cristo.

Questa tomba hanno davanti agli occhi le tre donne: Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo, e Salome, quando all’alba del giorno successivo, “il giorno dopo il sabato”, si recano sul posto della sepoltura di Cristo ancora prima del sorgere del sole.

La loro principale preoccupazione si esprime in queste parole: “Chi ci rotolerà via il masso dall’ingresso del sepolcro?” (Mc 16,3).

Il sepolcro: il luogo dove è sepolto Cristo, Colui il cui corpo vogliono imbalsamare per proteggerlo tempestivamente dall’azione distruttiva della morte.

Ed ecco, il sepolcro è vuoto.

Le donne vedono che la pietra è stata rotolata via – ed entrano nel sepolcro...

All’alba del giorno dopo il sabato muta radicalmente l’orizzonte dei pensieri e dei sentimenti di tutti coloro che videro la croce di Cristo, la sua morte e la sua sepoltura. Di coloro che videro il sepolcro col masso rotolato davanti.

Al centro della notte seguente e al sorgere del giorno dopo il sabato si pone la tomba vuota.

Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e Salome sono a tutta prima spaventate: “... erano piene di timore e di spavento” (Mc 16,8). Erano piene di timore e di spavento, nonostante ciò che avevano sentito dalle labbra del giovane che avevano trovato nel sepolcro, vestito di una veste bianca. Nonostante – o forse a causa di questo.

Il giovane aveva detto loro: “È risorto, non è qui... vi precede in Galilea” (Mc 16,6s).

Esse però non seppero ripetere questa notizia. “E non dissero niente a nessuno, perché avevano paura” (Mc 16,8)

Ed ecco la prima immagine che la liturgia della vigilia di Pasqua, al suo termine, delinea davanti a noi.

2. La seconda immagine proviene da san Paolo.

A cominciare dal giorno successivo – il giorno dopo il sabato – i discepoli di Cristo si sono familiarizzati con questa nuova realtà: il sepolcro vuoto.

Hanno cominciato a chiamarla per nome.

Pian piano hanno anche compreso che nella risurrezione del Signore trovava il suo compimento tutto ciò che egli aveva fatto e ciò che aveva insegnato.

Paolo apostolo nella lettera ai Romani, dunque verso l’anno 57, cioè 25 anni dopo gli eventi di Pasqua – scrive:
“... siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte... siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova” (Rm 6,4).

Per loro dunque: per la prima generazione apostolica dei confessori di Cristo – e anche per noi:
al centro della veglia pasquale c’è prima “l’uomo vecchio”, l’uomo del peccato, che deve morire insieme con Cristo, deve essere insieme con lui sepolto – perché nella morte redentrice di Cristo muoia il peccato – e perché all’alba della Domenica di Pasqua nasca “l’uomo nuovo”. L’uomo che torna nuovamente in vita mediante il Cristo.

Ecco l’analogia apostolica “del sepolcro vuoto”.

“Il sepolcro vuoto” significa non solo la risurrezione di Cristo. Esso significa una nuova vita – la vita nella Grazia. Esso significa “l’uomo nuovo”.

Così dunque abbiamo prima, al centro del Venerdì Santo, la Croce. E Paolo scrive: “Il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con lui perché... non fossimo più schiavi del peccato. Infatti chi è morto, è ormai libero dal peccato” (Rm 6,6s).

In seguito, al centro del Sabato Santo, si pone il sepolcro. E Paolo scrive: “Siamo stati completamente uniti a lui con una morte simile alla sua” (Rm 6,5).

Il Sabato Santo è la vigilia della Domenica di Pasqua. All’alba della domenica che sta per venire, le donne trovano il sepolcro vuoto. L’Apostolo scrive (e queste parole sono come un risonante grido di fede e di speranza):
“Cristo risuscitato dal morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui” (Rm 6,9). Vogliate capire che siete “morti al peccato, ma viventi per Dio in Cristo Gesù” (Rm 6,11).

Ecco la seconda immagine della liturgia della Veglia.

3. Accogliamo il silenzio delle donne spaventate alla vista del sepolcro vuoto, all’albeggiare del giorno dopo il sabato.

Ed accogliamo questo grido dell’Apostolo dalla lettera ai Romani.

Accoglietelo specialmente voi, cari fratelli e sorelle, che durante questa notte della Veglia ricevete da Cristo la nuova vita nel sacramento del Battesimo.

Accogliamola tutti noi, ai quali questa vita è stata data. L’accolgano tutti coloro in cui essa è stata rinnovata mediante il sacramento della Penitenza.

Cristo è divenuto in noi tutti la testata d’angolo della nuova costruzione.

4. Così dunque, mentre tutto è ancora velato dalla notte di Pasqua, alziamo i nostri cuori verso la Nuova Vita:
“Ecco l’opera del Signore: / una meraviglia ai nostri occhi” (Sal 117 [118],23).

Ed insieme col Salmista ringraziamo:
“Celebrate il Signore, perché è buono: / perché eterna è la sua misericordia. / Dica Israele che egli è buono: / eterna è la sua misericordia. /... la destra del Signore si è alzata, / la destra del Signore ha fatto meraviglie” (Sal 117 [118],1-2.16).

Questa notte della Veglia proclama il compimento del mistero pasquale:
al centro del Venerdì Santo si trova la Croce – al centro del Sabato Santo – il sepolcro di Cristo – all’alba della notte della vigilia – si svela la potenza della destra del Signore.

Il sepolcro vuoto testimonia la risurrezione di Cristo: saremo a lui uniti “... anche con la risurrezione” (Rm 6,5).

Voi, cari Neofiti, noi tutti, cari fratelli e sorelle, partecipando a questa Eucaristia, rinnoviamo in noi questa certezza di fede, confessata dalle labbra del Salmista: “Non morirò, resterò in vita / e annunzierò le opere del Signore” (Sal 117 [118],17).

 

© Copyright 1982 - Libreria Editrice Vaticana

 

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