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SANTA MESSA NELLA SOLENNITÀ
DELL'ASCENSIONE OMELIA
DI GIOVANNI PAOLO II Grotta
di Lourdes, 20 maggio 1982
1. “Il Signore fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio” (Mc 16,19).
In queste parole del Vangelo secondo Marco si compendia il mistero che
ricordiamo oggi, festa dell’Ascensione di nostro Signore Gesù Cristo. Ed io
sono contento di celebrare con voi questa Liturgia, cari fratelli e sorelle, in
unione di fede e di intenti, di rinnovata adesione al Signore e alla sua Chiesa.
La solennità odierna ci invita, innanzitutto, a meditare sulla portata del
mistero che celebriamo.
Cosa significa che Gesù è asceso al cielo? Non sono le categorie spaziali che
ci permettono di capire adeguatamente questo evento, che solo alla fede
dischiude il suo senso e la sua fecondità.
“Sedette alla destra di Dio”: ecco il significato primo dell’Ascensione. E
anche se l’espressione è immaginosa, poiché Dio non ha né destra né
sinistra, essa racchiude un importate messaggio cristologico: Gesù risorto è
entrato pienamente, anche con la sua umanità, a far parte della gloria divina
e, anzi, a prendere parte all’attività salvifica di Dio stesso. L’abbiamo
sentito nella seconda lettura: “Lo fece sedere alla sua destra nei cieli, al
di sopra di ogni principato e autorità, di ogni potenza e dominazione” (Ef
1,20-21). Il cristiano ormai non ha altro capo all’infuori di Gesù Cristo.
“Tutto infatti ha sottomesso ai suoi piedi” (Ef 1,22). Cristo non è solo il
nostro capo, ma anche il “Pantocrator”, colui che esercita la sua signoria
su tutte le cose. Queste affermazioni hanno una portata molto concreta per la
nostra vita. Nessuno di noi deve più affidarsi a chi non è Cristo, poiché
ciò che è al di fuori di lui gli è soltanto inferiore.
Siamo invitati, pertanto, a contemplare la grandezza e la bellezza del nostro
unico Signore, e a fare nostra la preghiera della lettera agli Efesini, che
abbiamo sentito leggere: “Possa Dio illuminare gli occhi della nostra mente
per farvi comprendere... quale è la straordinaria grandezza della sua potenza
verso di noi credenti secondo l’efficacia della sua forza, che egli manifestò
in Cristo” (Ef 1,18-20).
Si sente, in queste parole, la traboccante esultanza del cristiano che sa, o
almeno intuisce, e adora la profondità del mistero pasquale e l’inesauribile
ricchezza delle sue virtualità salvifiche nei nostri riguardi. La festa
odierna, dunque, ci riconduce ai fondamenti stessi della nostra fede.
2. Ma c’è anche un altro aspetto essenziale, proprio della solennità dell’Ascensione,
che viene espresso sia nella prima lettura sia nel Vangelo. “Mi sarete
testimoni... fino agli estremi confini della terra” (At 1,8); “Andate in
tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura” (Mc 16,15). C’è un
dovere di testimonianza, che promana direttamente dalla nostra fede. Non si può
celebrare l’esaltazione di Gesù Signore e poi condurre una vita disimpegnata,
ignorando la sua suprema consegna. L’Ascensione ci ricorda che la sottrazione
di Gesù all’esperienza sensibile dei suoi discepoli ha anche lo scopo di
lasciare il campo a questi, i quali ormai continuano nella storia la sua
missione e proseguono lo zelo pastorale e la dedizione missionaria di lui, anche
se ciò avviene insieme a molte debolezze. Non per nulla, secondo il racconto
degli Atti degli Apostoli, segue a breve distanza la Pentecoste con il dono
dello Spirito Santo, che dà il via alla storia missionaria della Chiesa.
Oggi, pertanto, siamo anche invitati a rinnovare i nostri impegni di apostolato,
mettendo nelle mani del Signore i nostri propositi. Ciò facendo, dobbiamo
mantenere viva la certezza che la sua Ascensione al cielo non è stata una
partenza, ma soltanto la trasformazione di una presenza che non viene meno.
Cristo è tra noi ancor oggi; egli è con noi. “Io sono con voi tutti i giorni
fino alla fine del mondo” (Mt 28,20). Solo di qui deriva la nostra forza, ma
anche la nostra costanza e la nostra gioia.
3. Cari fratelli e sorelle, volgiamo in preghiera queste riflessioni, mentre la
santa Messa prosegue.
Rinnoviamo la nostra fede cristiana e il nostro slancio apostolico. E ci aiuti l’intercessione
materna di Maria, cui facciamo appello in occasione della celebrazione di questa
Liturgia alla Grotta della beata Vergine di Lourdes. Essa, che con ogni
probabilità fu presente all’evento raccontato dagli Atti degli Apostoli (cf.
At 1,9.14), ci ispiri i pensieri opportuni in questo momento e le richieste più
gradite al Signore. Amen.
© Copyright 1982
- Libreria Editrice Vaticana
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