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MESSA PER LA CANONIZZAZIONE DEL 
BEATO CRISPINO DA VITERBO

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Basilica di San Pietro, 20 giugno 1982

 

Carissimi fratelli e sorelle.

1. È questo un giorno solenne per noi, invitati a contemplare la gloria celeste e la gioia indefettibile di Crispino da Viterbo, annoverato dalla Chiesa tra il numero dei Santi, tra coloro che hanno raggiunto, dopo il pellegrinaggio terreno, la visione beatifica del Dio vivente, Padre, Figlio e Spirito Santo, offrendoci incoraggiante conferma dell’affermazione paolina: “Le sofferenze del tempo presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi” (Rm 8,18).

Giorno di letizia soprattutto per i religiosi dell’Ordine Francescano dei Frati Minori Cappuccini, i quali, mentre si rallegrano per l’onore tributato a questo confratello, che ha avuto fame e sete della giustizia e ne è stato saziato (cf. Mt 5,6), elevano il loro ringraziamento all’Onnipotente per la misericordiosa bontà, con cui ha voluto loro donare un nuovo confessore della fede, che, in quest’anno celebrativo dell’ottavo centenario della nascita di san Francesco si aggiunge agli altri santi della grande Famiglia dei Cappuccini.

Nel dichiarare santo Crispino da Viterbo, decretando che egli sia devotamente venerato come tale, ad onore della santissima Trinità e ad incremento della vita cristiana (cf. Formula Canonizationis), la Chiesa ci assicura che l’umile religioso ha combattuto la buona battaglia, ha conservato la fede, ha perseverato nella carità, conseguendo la corona di giustizia preparatagli dal Signore (cf. 2Tm 4,7-8). Veramente fra’ Crispino, durante la vita terrena, stette davanti al Signore, al suo servizio, ed il Signore è ora per sempre la sua eredità felice (cf. Dt 10,8-9).

Per seguire Cristo Gesù, egli ha rinnegato se stesso, cioè gli ideali puramente umani, ed ha assunto la propria croce, la tribolazione quotidiana, i limiti personali ed altrui, solo preoccupato di imitare il Maestro divino, salvando così in senso perfetto e definitivo la propria vita (cf. Mt 16,23-25). “Qual vantaggio infatti avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima?” (Mt 16,26). L’interrogativo evangelico, letto or ora, ci interpella e ci invita a fissare lo sguardo su quella mèta felice, che è già possesso del nostro santo e che anche a noi è riservata con assoluta certezza, nella misura in cui sapremo rinnegare noi stessi e seguire il Signore, portando il peso della nostra giornata di operai laboriosi.

Salga, in questo momento, la nostra gratitudine commossa verso Dio, autore della Grazia, che ha condotto il suo servo fedele Crispino alla più alta perfezione evangelica, implorando al tempo stesso, per sua intercessione, di “praticare incessantemente la vera virtù, alla quale è promessa la pace beata del cielo” (Oratio diei).

2. Ed ora vogliamo riflettere in modo particolare sul messaggio di santità di fra’ Crispino da Viterbo.

Era il periodo dell’assolutismo di Stato, di lotte politiche, di nuove ideologie filosofiche, di inquietudini religiose (si pensi al Giansenismo), di progressivo allontanamento dai contenuti essenziali del Cristianesimo. L’umanità nel suo doloroso travaglio storico, alla ricerca incessante di più alti traguardi di progresso e di benessere, è ricorrentemente tentata di falsa autonomia, di rifiuto delle categorie evangeliche, per cui ha bisogno imprescindibile di santi, cioè di modelli che esprimano concretamente, dal vivo, la realtà della Trascendenza, il valore della Rivelazione e della Redenzione operata da Cristo.

Questa appunto, nell’autosufficiente secolo dei lumi, in cui egli visse, fu la missione di san Crispino da Viterbo, umile frate cappuccino, cuoco, infermiere, ortolano, e poi per quasi quarant’anni questuante in Orvieto, a servizio del suo convento. Ancora una volta, per misericordia divina, le parole profetiche di Gesù trovarono in quest’umile santo realizzazione eloquente: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascoste queste cose ai sapienti ed agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te” (Mt 11,25-26). Dio compie meraviglie mediante l’opera degli umili, degli incolti e dei poveri, perché si riconosca che ogni incremento salvifico, anche terreno, corrisponde ad un disegno del suo amore.

3. Il primo aspetto di santità che desidero rilevare in san Crispino è quello della letizia. La sua affabilità era nota a tutti gli Orvietani ed a quanti lo avvicinavano, e la pace di Dio che sorpassa ogni intelligenza custodiva il suo cuore ed i suoi pensieri (cf. Fil 4,5-7). Letizia francescana la sua, sostenuta da un carattere ricco di comunicativa ed aperto alla poesia, ma soprattutto derivante da un grande amore verso il Signore e da una fiducia invitta nella sua Provvidenza. “Chi ama Dio con purità di cuore – soleva dire – vive felice e poi contento muore”.

4. Un secondo atteggiamento esemplare è certamente quello della sua eroica disponibilità verso i confratelli, come pure verso i poveri ed i bisognosi di ogni categoria. A questo proposito, infatti, si deve dire che l’impegno principale di fra’ Crispino, mentre umilmente questuava i mezzi di sussistenza per la sua famiglia conventuale, fu quello di donare a tutti aiuto spirituale e materiale, divenendo espressione vivente di carità. Ha veramente dell’incredibile l’opera da lui svolta in campo religioso ed assistenziale, per la pace, la giustizia e la vera prosperità. Nessuno sfugge alla sua attenzione, alle sue premure, al suo buon cuore, ed egli va incontro a tutti attingendo alle più perspicaci risorse ed anche ad interventi, che si presentano nella cornice dello straordinario.

5. Altro particolare impegno della sua vita santa fu quello di svolgere una catechesi itinerante. Egli era un “laico dotto”, che coltivava con i mezzi a sua disposizione la conoscenza della Dottrina Cristiana, non tralasciando, al tempo stesso, di istruire gli altri nella stessa verità. Il tempo della questua era il tempo della evangelizzazione.

Incoraggiava alla fede ed alla pratica religiosa con un linguaggio semplice, popolarmente gustoso, fatto di massime ed aforismi. La sua saggia catechesi divenne ben presto nota ed attirò personaggi dell’ambiente ecclesiastico e civile, ansiosi di avvalersi del suo consiglio. Ecco, ad esempio, una sua illuminante e profonda sintesi della vita cristiana: “La potenza di Dio ci crea, la sapienza ci governa, la misericordia ci salva”. Le massime traboccavano dal suo cuore, sollecito di offrire col pane, che sostenta il corpo, il cibo che non perisce: la luce della fede, il coraggio della speranza, il fuoco dell’amore.

6. Infine, desidero sottolineare la sua tenera ed insieme vigorosa devozione a Maria santissima, che egli chiamava la “mia Signora Madre” e sotto la cui protezione condusse la sua vita di cristiano e di religioso. All’intercessione della Madre di Dio fra’ Crispino affidò suppliche ed affanni umani incontrati lungo la strada del suo questuare, e quando veniva sollecitato a pregare per gravi casi e situazioni soleva dire: “Lasciami parlare un poco con la mia Signora Madre e poi ritorna”. Risposta semplice, ma totalmente intrisa di sapienza cristiana, che dimostrava totale confidenza nella sollecitudine materna di Maria.

7. La vita nascosta, umile ed ubbidiente di san Crispino, ricca di opere di carità e di saggezza ispiratrice, reca un messaggio per l’umanità di oggi, che come quella della prima metà del ‘700 attende il passaggio confortante dei santi. Egli, autentico figlio di Francesco d’Assisi, offre alla nostra generazione, spesso inebriata dai suoi successi, una lezione di umile e fiduciosa adesione a Dio ed ai suoi disegni di salvezza; di amore alla povertà ed ai poveri; di ubbidienza alla Chiesa; di affidamento a Maria, segno grandioso di misericordia divina anche nell’oscuro cielo del nostro tempo, secondo il messaggio incoraggiante scaturito dal suo Cuore Immacolato per la presente generazione.

Eleviamo la nostra preghiera al nostro Santo che ha raggiunto la gioia definitiva del cielo dove non esiste “né morte, né lutto, né affanno, perché le cose di prima sono passate” (Ap 21,4).

O san Crispino, allontana da noi la tentazione delle cose caduche ed insufficienti, insegnaci a comprendere il vero valore del nostro pellegrinaggio terreno, infondici il necessario coraggio per compiere sempre tra gioie e dolori, tra fatiche e speranze, la volontà dell’Altissimo.

Intercedi per la Chiesa e per l’umanità intera, bisognosa di amore, di giustizia e di pace.

Amen! Alleluia!

 

© Copyright 1982 - Libreria Editrice Vaticana

 

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