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SOLENNITÀ DEI SANTI APOSTOLI PIETRO E PAOLO

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Basilica di San Pietro, 29 giugno 1982

 

 1. “Benedirò il Signore in ogni tempo, / sulla mia bocca sempre la sua lode” (Sal 33 [34],1).

Con questo versetto del Salmo desidero salutare tutti i partecipanti all’Eucaristia, che celebriamo nella nostra Basilica romana nel giorno della solennità dei santi apostoli Pietro e Paolo.

Saluto te, illustre Metropolita Melitone che, come ogni anno, ci porti qui il bacio di pace del nostro fratello Dimitrios I, Arcivescovo di Costantinopoli e Patriarca Ecumenico. Saluto tutti gli Ospiti e Pellegrini.

Saluto voi, illustri Cardinali della Chiesa Romana; voi, Arcivescovi e Vescovi. Voi, sacerdoti, religiose e religiosi.

Saluto voi, Romani.

“O Roma felix, quae tantorum principum / es purpurata pretioso sanguine...”.

O Roma! Ascolta, ecco, già da oltre diciannove secoli risuona qui il comune canto: cantano insieme Pietro di Galilea e Paolo di Tarso, Principi degli Apostoli. Ciascuno ripete le parole del Salmo: “Benedirò il Signore in ogni tempo, / sulla mia bocca sempre la sua lode”.

Riprendiamo, insieme con loro, questo canto di lode e di ringraziamento, nel giorno in cui lo canta tutta la Chiesa.

2. Meditiamo ancora una volta sulle grandi opere che il Padre celeste ha compiuto nei suoi Apostoli.

Nei pressi di Cesarea di Filippo Pietro sente dalle labbra di Gesù le parole: “Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli” (Mt 16,17).

Pietro sente queste parole molto tempo prima di venire a Roma. Esse parlano di ciò che ha compiuto in lui il Padre celeste. Il Padre celeste gli ha permesso di professare il mistero di Cristo, Figlio dell’uomo: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt 16,16).

Gesù chiede, risponde Pietro. Egli risponde a nome di tutti – Cristo, infatti, aveva chiesto: “Voi chi dite che io sia?” (Mt 16,15) – e risponde Pietro, lui solo. Gesù accetta la risposta ed elogia il dono di Dio, dono invisibile, maturato nelle parole di Pietro; nella professione di Pietro. Cristo elogia la fede nella quale, come su una roccia, si costruisce la Chiesa. E chiama Pietro la pietra.

Benediciamo oggi Dio per la roccia della fede, che egli pose nel cuore semplice del pescatore di Galilea!

Ecco: La sua anima si gloria nel Signore, / ascoltino gli umili e si rallegrino (cf. Sal 33 [34],2).

3. Questo fu ancora molto tempo prima dell’arrivo a Roma, ma già più vicino nel tempo.

Oggi rileggiamo dagli “Atti degli Apostoli” gli avvenimenti di una notte, così come abbiamo riletto gli avvenimenti di Cesarea, descritti nel Vangelo di Matteo. Pietro doveva ricordare sempre quella notte, così come aveva ricordato il giorno trascorso nei pressi di Cesarea di Filippo.

Quella notte Pietro non si era ancora accorto che era realtà ciò che gli stava succedendo per opera dell’angelo: Credeva... di avere una visione (cf. At 12,9).

Infatti, era stato imprigionato da Erode e consegnato in custodia a quattro picchetti di quattro soldati ciascuno, e dopo la Pasqua doveva essere consegnato alla morte.

Solo quando, guidato dall’angelo, ebbe oltrepassato la prima e la seconda; quando si aprì davanti a loro la porta di ferro che conduceva in città; quando uscirono e percorsero una strada, Pietro, rientrato in sé, disse: “Ora sono veramente certo che il Signore ha mandato il suo angelo e mi ha strappato dalla mano di Erode e da tutto ciò che si attendeva il popolo dei Giudei” (At 12,11).

Benediciamo oggi Dio perché ha salvato la vita di Pietro a Gerusalemme: “Ho cercato il Signore e mi ha risposto / e da ogni timore mi ha liberato” (Sal 33 (34),5).

Benediciamo oggi Dio, perché a Gerusalemme ha liberato Pietro dal timore mortale e gli ha permesso di venire a Roma, affinché qui fondasse la Chiesa.

4. Ringraziamo oggi Dio per tutto ciò che ha fatto nei suoi apostoli, Pietro e Paolo, durante tutto il corso della loro vita: mediante tutte le fatiche del loro servizio nel mondo e a Roma.

“Il Signore... mi è stato vicino e mi ha dato la forza, perché per mio mezzo si compisse la proclamazione del messaggio e potessero sentirlo tutti i gentili”: ecco come scrive l’apostolo Paolo a Timoteo (2Tm 4,17).

5. Ringraziamo oggi Dio per la vittoria definitiva che gli apostoli Pietro e Paolo riportarono qui, a Roma. Ai tempi di Nerone.

Ecco, essi hanno impresso su questa città e su questa Chiesa il sigillo del proprio sangue. Il segno del loro martirio. La testimonianza della loro morte.

“Il mio sangue sta per essere sparso in libagione ed è giunto il momento di sciogliere le vele. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno” (2Tm 4,6-8).

Ringraziamo oggi Dio per “quel giorno”. Tale giorno si rinnova ogni anno, nella liturgia della Chiesa romana, il 29 giugno, cioè oggi.

Ringraziamo Dio: “A lui la gloria nei secoli dei secoli” (2Tm 4,18).

6. Esprimo la mia gratitudine a tutti voi, che avete preso parte a questo rendimento di grazie della Chiesa romana;
– e a te, illustre Metropolita Melitone;
– e a voi tutti, Ospiti e Pellegrini;
– e a voi, illustri Cardinali della santa Chiesa Romana;
– a voi, Arcivescovi e Vescovi;
– a voi, sacerdoti, religiose e religiosi;
– a voi, Romani. A tutti.

O Roma felix!

 

© Copyright 1982 - Libreria Editrice Vaticana

 

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