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VISITA PASTORALE A BRESCIA

SANTA MESSA AL CAMPO MARTE

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Brescia, 26 settembre 1982

 

1. “La legge del Signore è perfetta, / rinfranca l’anima; / la testimonianza del Signore è verace, / rende saggio il semplice . . . / Il timore del Signore è puro, dura sempre; / i giudizi del Signore sono tutti fedeli e giusti” (Sal 18 [19], 8-10).

Paolo VI, figlio di questa terra e di questa diocesi, durante la sua vita ha reso testimonianza alla legge del Signore ed alla Sapienza di Dio. Esse hanno rafforzato la sua anima durante il suo pellegrinaggio terreno, iniziatosi a Concesio il 26 settembre 1897, cioè 85 anni fa, e concluso nella Sede di Pietro il 6 agosto 1978.

Oggi, visitando questa città e la Chiesa che è in Brescia, desidero ringraziare, insieme con voi, la santissima Trinità per averci dato Paolo VI. Desidero ringraziarla in questa diocesi, nella quale egli iniziò la vita terrena, e in questa Chiesa, per il cui ministero egli è diventato cristiano nel Sacramento dell’acqua e dello Spirito Santo.

Da tempo desideravo venire qui, così come mi era stato dato di visitare i luoghi natali di Giovanni Paolo I, e poi quelli di Giovanni XXIII in occasione del Centenario della sua nascita. Desideravo ardentemente di venire a questo nido dal quale la Divina Provvidenza ha chiamato Paolo VI, anche perché a questo Papa, che fu per me non soltanto un predecessore, ma un Padre nella Sede del Vescovo di Roma, mi unirono speciali vincoli. Trovandomi oggi qui, desidero manifestare la mia gioia in mezzo a voi e insieme con voi, che giustamente vi sentite legati in modo particolare al vostro grande Concittadino.

Ecco, Paolo VI ha amato la Legge del Signore e quella Sapienza, che fa l’uomo semplice e umile e, insieme, grande. Ecco, egli era, secondo le parole dell’odierna liturgia, l’uomo del timore del Signore: timore che “è puro e dura sempre”. “I giudizi del Signore.”, che “sono tutti fedeli e giusti”, si sono già compiuti su di lui. Vive già in Dio, nell’eternità divina, egli a cui è stato dato di prendere su di sé la testimonianza degli Apostoli e di compiere la grande missione, affidatagli dal Signore.

2. Brescia, patria di Paolo VI, è sede di rilevanti istituzioni culturali di ispirazione cattolica. Basti pensare alle case editrici che qui sono sorte ed alle pubblicazioni ed iniziative da esse promosse.

Consentite che mi rivolga proprio a questo ambiente culturale con le parole stesse del vostro venerato Concittadino: “La cultura – egli diceva – è maturazione umana, è crescita dall’interno, è acquisizione squisitamente spirituale; cultura è elevazione delle facoltà più nobili che Dio Creatore ha dato all’uomo, per farlo uomo, per farlo più uomo, per farlo simile a sé!” (Insegnamenti di Paolo VI, XIII [1975] 655). E in un’altra circostanza disse: “Chi più degli Apostoli del Dio incarnato ha contribuito, nel corso dei secoli, ad elevare i popoli, a rivelare ad essi, oltre alla grandezza di Dio, la loro propria dignità?” (Ivi., III [1965] 811).

Non sono che due brevi citazioni: ma come non ammirare in esse la luminosa chiarezza con cui Papa Paolo seppe vedere sia la funzione essenziale della cultura, sia l’apporto specifico che ad essa ha arrecato il Cristianesimo nel corso della storia?

Con queste parole di Paolo VI desidero perciò salutare, dopo 85 anni dalla nascita, la sua città, l’ambiente della cultura, a cui questo grande Papa dovette i primi anni della sua istruzione.

L’educazione nella scuola completò l’opera fondamentale compiuta, nella vita del giovane e del cristiano, dai genitori e dalla famiglia. Mi sia consentito di ricordare oggi anche loro, con la più profonda venerazione e gratitudine.

3. Brescia, terra di origine di Paolo VI, è una città del lavoro e dell’industria. Desidero che a quest’ambiente parli oggi lui stesso con le espressioni piene di fede e di ispirazione, con cui si rivolgeva nel 1964 agli operai ed ai dirigenti dell’ENEL di Brescia: “Potete comprendere . . . il significato di mutua edificazione e di aiuto, che ha il lavoro, come una comunione di volontà e di amore, che serve i fratelli, nella visione più ampia del servizio dovuto a Dio, e da lui ordinato per il bene di tutti. Nessuno è inutile in questo corpo sì ben organizzato, nessuno deve esimersi dalla sua responsabilità, che, unita a quella degli altri, offre un insostituibile apporto al comune progresso.

Tutti hanno qualcosa da dare, e qualcosa da ricevere, e tutti sono chiamati a donarsi, avvalorando le proprie risorse ed i propri talenti, e spendendoli bene. E per non perdere di vista il fine supremo, a cui Dio ci chiama, ecco il pensiero costante del cielo, che deve sorreggere e nobilitare ogni umana attività, e ispirare a propositi nobili e santi: è quello il destino umano, segnato dalla volontà di Dio” (Insegnamenti di Paolo VI, II [1964] 324).

Ecco, alcune espressioni di Paolo VI, del vostro grande Concittadino, con le quali egli questa sera si rivolge a voi con la voce del mio cuore e delle mie labbra.

4. Quanto profondamente Paolo VI era impegnato nei problemi del mondo contemporaneo, nei problemi della pace, della giustizia sociale!

Forse occorrerebbe rileggere qui, ancora una volta, gli ammonimenti dell’apostolo Giacomo, proposti dall’odierna liturgia: “Ora a voi ricchi: piangete e gridate per le sciagure che vi sovrastano! . . . Ecco, il salario da voi defraudato ai lavoratori che hanno mietuto le vostre terre grida; e le proteste dei mietitori sono giunte alle orecchie del Signore degli eserciti” (Gc 5, 1.4).

Sono parole scritte circa 2000 anni fa, ma il loro significato conserva sempre la propria penetrante eloquenza. In ogni epoca la Chiesa cerca, mediante la loro severa espressività, di rileggere e di annunziare il messaggio evangelico della giustizia, che è la condizione fondamentale dell’ordine sociale e della pace.

A questo proposito voi ricordate che Paolo VI, nella fondamentale enciclica Populorum Progressio, dopo aver ammonito che l’ostinarsi nelle ingiustizie sociali non avrebbe potuto che “suscitare il giudizio di Dio e la collera dei poveri, con conseguenze imprevedibili” (Paolo VI, Populorum Progressio, 49), osservava: “Le disuguaglianze economiche, sociali e culturali troppo grandi tra i popoli provocano tensioni e discordie, e mettono in pericolo la pace . . . Combattere la miseria e lottare contro l’ingiustizia, è promuovere, insieme con il miglioramento delle condizioni di vita, il progresso umano e spirituale di tutti, e dunque per il bene comune dell’umanità. La pace non si riduce ad un’assenza di guerra, frutto dell’equilibrio sempre precario delle forze. Essa si costruisce giorno per giorno, nel perseguimento di un ordine voluto da Dio, che comporta una giustizia più perfetta tra gli uomini” (Ivi. 76).

Attraverso il prisma di queste dichiarazioni ricordiamo oggi Paolo VI, il Papa dei nostri tempi, come continuatore del messaggio contenuto nella lettera dell’apostolo Giacomo e in tutto il Vangelo.

In quanto custode dell’eredità apostolica, questo Papa si metteva con costanza dalla parte di ogni bene, di ogni “bicchiere di acqua” dato al prossimo (cf. Mt 10, 42) e si metteva anche contro ciascuno di quegli scandali, di cui parla il Vangelo dell’odierna domenica, e che sono tanto numerosi nella nostra epoca.

5. Egli era il Pastore del Popolo di Dio, come Mosè – di cui parla oggi la liturgia domenicale –, e similmente esprimeva il fervido augurio, che troviamo nelle parole di Mosè: “Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore dare loro il suo Spirito!” (Nm 11, 29).

Infatti, durante il pontificato di Paolo VI ha sviluppato e compiuto la sua attività il Concilio Vaticano II, che alle basi del suo insegnamento ha messo la verità sulla partecipazione dell’intero Popolo di Dio alla missione profetica, sacerdotale e regale di Cristo, la verità cioè sulla vocazione e sull’apostolato di tutti i cristiani.

E Paolo VI, come il Concilio, ha visto la Chiesa a misura dell’universale dialogo della salvezza, in cui è presente Cristo, è presente e sembra pronunziare le parole, che abbiamo ascoltato dal brano evangelico di oggi: “Chi non è contro di noi, è per noi” (Mc 9, 40).

Oggi, dinanzi a voi, concittadini di Paolo VI, ho voluto riferirmi, almeno brevemente, al suo intero servizio pastorale, mediante il quale egli volle essere costantemente presente su quelle vie di Cristo, Buon Pastore, che passano attraverso tutta la nostra contemporaneità, attraverso gli spiriti, i cuori e le coscienze degli uomini della seconda metà del XX secolo.

6. Così dunque, adesso, alla fine, desidero che parli, ancora una volta, quel grande vostro concittadino con le parole che pronunziò all’indirizzo della sua città natale, nel 1977, dopo aver ricordato alcune eminenti figure bresciane a cui le giovani generazioni potevano guardare per attingere ispirazione ideale al loro impegno: “Le fondamenta di Brescia poggiano sulla fede in Dio: questa era la convinzione dei Padri. Lo resti anche dei loro discendenti attuali e di quelli che verranno. Dio è un fondamento che regge. Su di lui si può costruire, guardando con fiducia al futuro . . . Che il Signore protegga sempre questa Città (Brescia) a noi tanto cara, affinché i suoi abitanti possano vivere in operosa concordia e progredire continuamente nella pacifica ricerca del giusto benessere, sostenuti e guidati dai principi imperituri del Vangelo” (Insegnamenti di Paolo VI, XV [1977] 1184).

Dio ti conservi, Brescia. E tu, osserva sempre la sua legge. Sii sempre fedele a Cristo e alla Chiesa.
Con intensità di sentimenti saluto voi tutti: con deferenza saluto le Autorità della Provincia e della città; con affetto saluto il Pastore di questa diocesi ed i Vescovi della Lombardia, il Clero, i religiosi e le religiose; gli uomini della cultura e del lavoro; i giovani, gli anziani ed i malati. Saluto tutta Brescia, nella sua ricchezza umana e cristiana, stringendo in un unico abbraccio tanto i nativi di questa terra quanto gli immigrati: tra questi, uno speciale pensiero rivolgo ai miei connazionali, dei quali un gruppo partecipa a questo incontro.

7. La tua parola, Signore, è verità, / consacraci nella verità (cf. Gv 17, 17). Accettate, cari fratelli e sorelle, questo servizio della Parola che ho desiderato compiere nei vostri riguardi, vivificando il ricordo del Papa Paolo VI, vostro Concittadino.

Sia benedetta la Parola di Dio, che si è espressa nel suo ministero sacerdotale, episcopale e papale.

Sia benedetto Dio: Padre, Figlio e Spirito Santo. Lo ringraziamo per il dono di un uomo, che egli ha fatto a sua immagine e somiglianza, e che ha costituito Pastore della Chiesa, secondo il suo Cuore!


© Copyright 1982 - Libreria Editrice Vaticana

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