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SANTA MESSA CONCELEBRATA CON I VESCOVI D'EUROPA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Cappella Sistina, 8 ottobre 1982

 

Cari fratelli!

1. C’è un testo del Vangelo di san Giovanni, che conosciamo bene e che ci è molto caro, in cui Cristo parla di se stesso come del Buon Pastore.

Nell’odierna liturgia, invece, noi parliamo al Buon Pastore con le parole, pure ben note, del Salmo: “Il Signore è il mio pastore: / non manco di nulla; / su pascoli erbosi mi fa riposare, / ad acque tranquille mi conduce. / Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, / per amore del suo nome. / Se dovessi camminare in una valle oscura, / non temerei alcun male, perché tu sei con me” (Sal 22 [23],1-4).

Che cosa è stato questo simposio dei Vescovi dell’Europa, se non una preghiera al Buon Pastore, espressa con le parole del Salmo dell’odierna liturgia? Una preghiera di molti pastori all’Unico Pastore, Unico ed Eterno!

Mediante questo simposio-preghiera voi, cari fratelli, desideravate, prima di tutto, svelare la Figura del Buon Pastore, che si china con sollecitudine sul continente europeo ed esce ad incontrare gli uomini e i popoli, dai quali ci ha chiamati. Egli esce anche ad incontrare l’epoca, il tempo nel quale ci ha chiamati, perché come Vescovi abbiamo parte alla sua sollecitudine di Pastore, alla sua missione.

In questo giorno, in cui termina il vostro comune lavoro, desidero che la coscienza della presenza di Cristo, del suo amore di Pastore e della sua cura, sia il frutto principale del Simposio, perché partiate di qui verso le diverse direzioni nuovamente pieni di tale coscienza, nuovamente da essa vivificati.

“Se dovessi camminare in una valle oscura, / non temerei alcun male...”.

2. E perciò ritorniamo in questa odierna Eucaristia di commiato alle sponde del lago di Genezaret.

Là, dove la folla faceva ressa intorno a Gesù per ascoltare la Parola di Dio, egli salì su una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra (cf. Lc 5,2-3).

E proprio allora si è formata la meravigliosa analogia tra l’ascolto della Parola di Dio e il lavoro dei pescatori.

I pescatori vivono della pesca. Quando gettano le reti ed esse tornano vuote alle loro mani, i pescatori sono tristi. Forse perfino rassegnati. Non risuona forse dalla barca di Simone un tono di tristezza e perfino di rassegnazione, quando egli dice: “Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla” (Lc 5,5)? Così risponde all’incoraggiamento di Cristo: “Prendi il largo e calate le reti” (Lc 5,4).

Forse, cari fratelli, il vostro Simposio europeo è stato anche un momento dell’invito di Cristo, il quale è risuonato normalmente alle orecchie dei pescatori e può risuonare anche alle orecchie dei Vescovi, che sono i successori dei pescatori di Galilea. Che cosa è più normale per un pescatore che calare le reti? Che cosa è più normale per un Vescovo che annunziare il Vangelo, cercare le anime e guidare la nave della Chiesa?

Ci chiediamo quindi oggi: abbiamo risposto all’invito del Maestro: “Prendi il largo”? Abbiamo cercato di guardare, durante questi giorni, i problemi della nostra missione in Europa secondo la giusta misura? Abbiamo cercato di abbracciarli nell’intera “larghezza” del Vangelo di Dio e, insieme, della realtà umana?

3. “Sulla tua parola getterò le reti” (Lc 5,5).

L’Autore della lettera agli Efesini, il “prigioniero del Signore”, esorta i suoi destinatari a comportarsi “in maniera degna della vocazione ricevuta”, con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandosi a vicenda con amore (cf. Ef 4,1-2). Poiché sono stati chiamati alla speranza, a una sola speranza, quella che è data loro dalla vocazione (cf. Ef 4,4).

Il momento vissuto sul lago di Genezaret, quando Cristo ordina ai pescatori di calare le reti, non è forse appunto una tale chiamata alla speranza? A quell’unica speranza, che è data dalla vocazione?

E la vocazione dei pescatori è di trar fuori dall’acqua profonda i pesci per l’utilità degli uomini.

Tuttavia l’invito di Cristo in quel momento comporta in sé tutta l’analogia esistente tra il lavoro dei pescatori e l’annunzio del Vangelo.

Quando i pescatori prenderanno una quantità di pesci, così che le reti si romperanno, – quando Simone, al vedere il miracolo, cade in ginocchio davanti a Cristo, gridando che non è degno, egli peccatore, di ospitarlo nella sua barca – allora Cristo porterà a termine l’analogia espressa in questo segno mirabile e dirà a Simone: “Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini” (Lc 5,10).

Bisogna, cari fratelli, che anche noi Vescovi del continente europeo viviamo ancora una volta, in tutta la pienezza, quell’analogia di Galilea. Bisogna che di nuovo sentiamo il “non temere”, perché forse siamo scoraggiati e rassegnati. Bisogna che anche noi di nuovo ritroviamo questo appello alla speranza – all’“unica speranza” che ci dà la nostra vocazione. E bisogna che noi caliamo instancabilmente le reti, ripetendo così come Simone: “Sulla tua parola getterò le reti” (Lc 5,5).

L’Eterno Pastore delle anime umane è il Signore di ogni pesca.

4. Vi siete riuniti qui a Roma, voi, Vescovi di diversi paesi dell’Europa, per rianimare la speranza, “alla quale siete stati chiamati”. A ciascuno di noi, tuttavia, “è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo” (Ef 4,7).

Lavorando sulle vostre Comunità – da quella quotidiana della propria diocesi a quella più ampia della Conferenza Episcopale Nazionale – desiderate ancora in altro modo mettere mano alla “costruzione del Corpo di Cristo”. Lo Spirito Santo vi ha costituiti “pastori e maestri, per rendere idonei i fratelli a compiere il ministero” (Ef 4,12), il cui “scopo” è la costruzione di questo Corpo.

Questo corpo “è unico” così come c’è “un solo Spirito” (Ef 4,4), e come c’è pure “un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo” (Ef 4,5) e soprattutto “un solo Dio Padre di tutti, che è (ed opera) al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti” (Ef 4,5-6).

Il frutto del Simposio – attraverso tutte le differenziazioni che decidono della ricchezza delle Nazioni e delle Chiese, attraverso divisioni che sono un’eredità difficile del passato, attraverso, ripeto, differenziazioni e divisioni, di non essenziale importanza, che vengono dagli uomini – sia soprattutto questo: scoprire l’unità! Questa unità che è per gli uomini, e viene da Dio!

L’unità del Popolo di Dio: grande, universale e quindi pan-europea. Da questa unità, che viene da Dio, bisogna sempre iniziare, e bisogna anche vederla alla fine. Sì, vederla come scopo.

Gesù Cristo, Buon Pastore, è con noi su tutte le vie che conducono dal Divino Inizio all’unità del Corpo redento.

5. “Per evangelica dicta”.

Siano cancellate le nostre colpe mediante le parole del Vangelo.

Ci aiutino le parole del Vangelo a sentire il gusto dei problemi di Dio e leggere la profondità dei misteri.

La parola del Vangelo ci permetta di ritrovare la speranza della nostra vocazione.

   

 

© Copyright 1982 - Libreria Editrice Vaticana

 

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