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SANTA MESSA PER L'INAUGURAZIONE DELL'ANNO ACCADEMICO
NEGLI ISTITUTI ECCLESIASTICI DI STUDI SUPERIORI DI ROMA
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Basilica di San Pietro, 19 ottobre 1982
1. “Voi siete il sale della terra...” (Mt 5,13). “Voi
siete la luce del mondo” (Mt 5,14). Con queste parole vi saluta, Professori e
Studenti degli Atenei ecclesiastici romani, la liturgia odierna.
Con queste parole inauguriamo il nuovo anno accademico.
Desideriamo che ciò che costituirà il lavoro scientifico ed
educativo di quest’anno abbia inizio nella liturgia eucaristica; che si
sviluppi nello spirito dell’Eucaristia.
Celebrando il santissimo Sacrificio, vi saluto alle soglie di
questa Chiesa apostolica che è in Roma.
Dandovi il benvenuto, anch’io vi saluto, mentre accolgo il
saluto da voi, come amati fratelli e figli nella comunione della vocazione di
Cristo.
2. Nel Vangelo d’oggi Cristo dice: “Voi siete”: “Voi
siete il sale della terra...”, “Voi siete la luce del mondo...”. Nello
stesso tempo, tuttavia, sentiamo che egli desidera dire “voi dovete essere”:
dovete essere e dovete diventare il sale della terra e la luce del mondo.
Le parole del Vangelo di oggi affermano ed esprimono, al tempo
stesso, un dovere.
Dunque: chi siete, o chi dovete diventare?
Il Maestro si serve di una metafora: il sale e la luce.
Il sale serve perché il cibo abbia il giusto sapore. La luce
serve “perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa” (Mt 5,15).
La metafora esprime soprattutto questo: “chi” dovete essere
e “per chi”: per il mondo, per gli uomini.
La metafora evangelica parla del compito che hanno i discepoli
di Cristo. Mette in evidenza questo compito. Ma, mettendolo in evidenza, fa
richiamo a ciascuno di essi come al soggetto del compito.
E in questo riferimento afferma: chi deve essere colui che deve
compiere tale compito, e quale deve essere?
“Il sale” e “la luce” – parole metaforiche –
racchiudono in sé la sintesi di tutto il programma.
È il programma che si propongono le Università e gli Atenei
ecclesiastici di Roma.
Programma proposto nella prospettiva del prossimo anno, ma, allo
stesso tempo, nella prospettiva di tutto l’avvenire; così come Cristo ha
indicato ai suoi discepoli il programma “il sale e la luce” nella
prospettiva di tutte le generazioni sino alla fine del mondo.
Il programma, proposto in modo organico, si riferisce ai
professori e agli educatori, in vista degli studenti. Si riferisce agli studenti
in base al principio della reciprocità. Si riferisce al futuro.
Mediante tutto ciò che si riferisce ai vostri studi, alla
vostra formazione accademica, spirituale, pastorale, mediante tutto ciò che la
Chiesa deve ricevere nell’avvenire il nuovo contributo del “sale” e della
“luce”, ovunque vi guiderà la Provvidenza divina.
3. Così, dunque, un primo e fondamentale spunto di meditazione
sull’inaugurazione è il contenuto evangelico del “sale” e della “luce”.
A questo è strettamente collegato il secondo elemento: la
preghiera. Ne parla soprattutto la lettura tratta dal libro della Sapienza.
La preghiera appartiene in senso stretto alla logica della
metafora di Cristo. Se “il sale” e “la luce” non soltanto affermano ma,
allo stesso tempo, esprimono il dovere; se orientano verso la domanda “chi
devo essere io?”, “come devo essere io?”, allora, in pari tempo, esse si
richiamano alla preghiera.
Tale legame logico risulta dalle fondamentali premesse dell’antropologia
cristiana, cioè dalla verità cristiana sull’uomo. L’uomo diventa “il
sale della terra” e “la luce del mondo” non soltanto assumendo il dovere,
ma anche accogliendo la Grazia e collaborando con essa.
La Grazia è la dimensione del divino inizio dell’uomo, e dei
suoi destini divini. La Grazia è un dono della Redenzione di Cristo. Ecco, per
questo, la preghiera.
Scopriamo la dimensione della Grazia, rispondiamo al dono della
Redenzione, mediante la preghiera.
“Per questo pregai e mi fu elargita la prudenza; / implorai e
venne in me lo spirito di sapienza” (Sap 7,7).
In queste parole l’Autore del libro veterotestamentario fa una
confidenza circa il tema dei problemi più profondi della sua vita.
Che parli anche a voi tutti, membri della comunità accademica
ecclesiastica di Roma, questa confidenza dell’Autore del libro della Sapienza.
Che essa diventi, al tempo stesso, la confidenza che può fare ciascuno di voi.
Infatti appartenete alla comunità degli insegnanti e dei
discepoli proprio per amare la sapienza: “L’amai più della salute e della
bellezza, / preferii il suo possesso alla stessa luce, / perché non tramonta lo
splendore che ne promana” (Sap 7,10).
La sapienza!
Bisogna scoprirla al centro stesso della metafora evangelica del
“sale” e della “luce”. Sì. Proprio essa fa sì che l’uomo diventi
quel che deve essere per gli altri uomini, per il mondo. Proprio in essa si
manifesta, allo stesso tempo, “il dovere” e “la Grazia”.
Essa viene a noi mediante il lavoro costante e la preghiera non
meno costante.
Oh, quanto è necessaria, oggi, per la Chiesa questa sapienza
evangelica. Quanto è necessario parlare secondo conoscenza e “pensare in modo
degno dei doni ricevuti” (Sap 7,15).
Tale modo di pensare e di parlare viene all’uomo da parte di
Dio durante la preghiera. “Perché egli è guida della sapienza / e i saggi
ricevono da lui orientamento. / In suo potere siamo noi e le nostre parole, /
ogni intelligenza ed ogni abilità” (Sap 7,15-16).
È così. Da Dio, durante la preghiera, viene a noi la parola
della sapienza.
E, perciò, l’odierna assemblea eucaristica è pure l’inaugurazione
della preghiera costante.
Con la preghiera bisogna sempre sostenere gli studi e permeare
gli sforzi ascetici col lavoro su se stessi, perché non rimangano nel vuoto.
Con la preghiera bisogna costantemente coltivare l’intelletto e il cuore,
perché l’insegnante e lo studente diventino, nelle loro reciproche relazioni,
“il sale della terra” e “la luce del mondo”.
4. “Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini,
perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei
cieli” (Mt 5,16).
Venerati Professori, cari Studenti degli Atenei ecclesiastici di
Roma! Si pone dinanzi a voi il fine ultimo di tutto il creato. Il fine dell’uomo
nel mondo: la gloria di Dio!
Siete chiamati mediante la parabola del sale e della luce a
vivere per la gloria di Dio. A scoprire questa gloria in tutte le cose. A
ritrovarla nell’intera ricchezza del creato. A vederla con gli occhi della
fede e della teologia nei misteri della Rivelazione Divina.
Siete chiamati ad annunziare e a predicare la gloria di Dio agli
uomini con tutto il vostro pensare e con tutta la vostra condotta.
Cristo vi dice oggi: “Così risplenda la vostra luce davanti
agli uomini, perché rendano gloria al vostro Padre” (Mt 5,16).
La vostra vocazione in Cristo è concentrata sulla gloria del
Padre.
La vostra vocazione in Cristo è teo-centrica e, mediante ciò,
orientata verso gli uomini e verso il mondo.
All’inizio dell’anno accademico, meditate quale contenuto
integrale nascondono in sé le parole: “il sale della terra” e “la luce
del mondo”, e cercate di viverlo.
© Copyright 1982 - Libreria Editrice Vaticana
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