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SANTA MESSA PER I SEMINARISTI DEL PONTIFICIO
SEMINARIO ROMANO MAGGIORE
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Cappella Paolina, 26 ottobre 1982
1. “Ecco, io vengo, o Signore, per fare la tua volontà”.
Questo versetto responsoriale, desunto dal Salmo 39 (Sal 39,8s) ed applicato
dall’Autore della lettera agli Ebrei a Cristo, sommo ed eterno Sacerdote della
nuova alleanza (cf. Eb 10,5-10), ci offre come il tema dominante per la nostra
riflessione in questa odierna celebrazione che vede voi, carissimi Alunni del
Seminario Maggiore di Roma, attorno al vostro Vescovo, all’inizio del nuovo
anno scolastico.
Come i discepoli di Gesù, ciascuno di voi ha sentito un giorno nell’intimo
della propria coscienza le parole di Cristo: “La messe è molta, ma gli operai
sono pochi” (Mt 9,37): maturando la vostra personalità all’alba della
giovinezza; aprendovi alle varie espressioni culturali così complesse del mondo
contemporaneo; osservando il divario esistente fra gli ideali perseguiti e le
mancate realizzazioni, specialmente in campo sociale, voi vi siete accorti che
il seme della Parola di Dio spesso per mancanza di operai e di seminatori non
riusciva a raggiungere tante zone, ma specialmente tante intelligenze e tanti
cuori. Ed allora, con entusiasmo e generosità, vi siete affidati a Dio con
totale disponibilità per essere docili strumenti nelle sue mani e dare il
vostro personale contributo al suo disegno di amore e di salvezza nei confronti
dell’umanità. Anche voi avete detto, in unione col Figlio di Dio incarnato:
“Ecco, io vengo, o Signore, per fare la tua volontà”; come Gesù, voglio
percorrere le vie del mondo insegnando e predicando il Vangelo del Regno (cf. Mt
9,35); anche voi, con la vostra sensibilità, vedendo folle di uomini e di
donne, di giovani, di poveri alla ricerca della verità, della giustizia, della
pace, della gioia, vi siete resi conto che esse erano “stanche e sfinite”,
disilluse delle promesse ventilate da ideologie mutevoli, ed allora avete
compreso che valeva veramente la pena di dedicare completamente tutta la vita,
tutte le energie per seguire Gesù, al fine di ridare ai fratelli ed alle
sorelle il senso profondo della fede e della speranza cristiane!
Avete così voluto seguire Gesù, per partecipare al suo sacerdozio
ministeriale.
2. Tale partecipazione è però un privilegio, un dono dell’Altissimo, che vi
configura misteriosamente a Cristo; mediante il sacerdozio tutta la vostra vita
avrà una fondamentale bipolarità: Dio e gli uomini. Chiamati da Dio sarete
costituiti “per il bene degli uomini nelle cose che riguardano Dio” (Eb
5,1).
Ciascuno di voi, in questo momento, sta meditando certamente sulla “storia
della propria vocazione”: una storia singolare, irripetibile, nella quale si
sono intersecati vicende ed episodi personalissimi, noti soltanto a Dio ed a
voi; una storia alla cui origine c’è un gesto di infinito, personale amore da
parte di Gesù, il Figlio di Dio incarnato. Come i discepoli e gli apostoli,
anche voi un giorno nella maniera più insperata ed inspiegabile avete compreso
che egli vi rivolgeva, suadente e perentorio, il suo invito: “Sequere me!”
(cf. Mt 8,22; Mc 2,14). E avete dichiarato la vostra disponibilità ai vostri
Pastori, e a chi ora segue la vostra vocazione.
Ma, seguire Cristo per partecipare al dono del suo sacerdozio ministeriale,
richiede ed esige generosità, abnegazione, costanza; una lunga preparazione di
carattere spirituale, articolata di preghiere e di disciplina, ed altresì di
carattere culturale, che trova nel Seminario il suo luogo ed il suo ambiente
più idoneo, perché in esso gli sforzi ed il lavoro dei Superiori e dei loro
Collaboratori sono finalizzati verso una chiara prospettiva unitaria.
In questo periodo estremamente delicato è necessario che il vostro cammino
spirituale sia orientato alla conformazione della vostra vita a quella del
Cristo in tutto, ma in maniera speciale nel suo infaticabile amore e zelo per le
anime. “Cernis – sembra dire a ciascuno di voi san Girolamo – quod
aequaliter et villis, et urbibus, et castellis, id est, et magnis et parvis
evangelium praedicaverit, ut non consideraret nobilium potentiam, sed salutem
credentium. Circuibat civitates, hoc habens operis, quod mandaverat Pater, et
hanc esuriem, ut doctrina sua salvos faceret infideles” (S. Girolamo, In
Ev. Matthaei comm., 1, 9, 35: PL 26, 60 B).
Affido questi miei voti, insieme ai vostri ideali ed ai vostri propositi, a
Maria santissima, Madre della Fiducia, perché vi insegni ad essere, come lei,
sempre disponibili al progetto di Dio e pronti per il bene delle anime.
Amen!
© Copyright 1982 - Libreria Editrice Vaticana
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