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VIAGGIO APOSTOLICO IN SPAGNA
SANTA MESSA PER I DEFUNTI NEL
CIMITERO DI ALMUDENA
PAROLE DI GIOVANNI PAOLO II
Madrid, 2 novembre 1982
Ci disponiamo a celebrare l’Eucaristia in questo luogo sacro,
ove sono sepolti i resti mortali dei vostri defunti, cari fratelli e sorelle di
Madrid. Qui riposano persone che hanno avuto un significato determinante nella
vostra esistenza. Molti di voi, forse, hanno qui parenti molti stretti, forse
gli stessi genitori da cui avete ricevuto la vita. Essi tornano in questo
momento alla memoria di ciascuno, emergendo dal passato, come animati da un
desiderio di riannodare un dialogo che la morte ha bruscamente interrotto. Così,
in questo cimitero dell’“Almudena” - come accade oggi, giorno dei
Defunti, negli altri cimiteri cristiani di ogni parte del mondo - si
costituisce una ammirabile assemblea, nella quale i vivi incontrano i propri
defunti, e con loro rinsaldano i vincoli di una comunione che la morte non ha
potuto interrompere.
Comunione reale, non illusoria. Garantita da Cristo che ha
voluto vivere nella sua carne l’esperienza della nostra morte, per trionfare
su di essa - a vantaggio di tutti noi - con il prodigioso avvenimento della
resurrezione. “Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, e
resuscitato” (Lc 24, 5-6). L’annuncio degli Angeli, proclamato in quella
mattina di Pasqua presso il sepolcro vuoto, è giunto attraverso i secoli fino a
noi. Questo annuncio ci propone, anche in questa assemblea liturgica, il motivo
essenziale della nostra speranza. In effetti, “se siamo morti con Cristo -
ci ricorda san Paolo, alludendo a ciò che è avvenuto nel battesimo -
crediamo che anche vivremo con lui” (Rm 6, 8).
Corroborati in questa certezza, eleviamo al cielo - anche tra
le tombe di un cimitero - il canto gioioso dell’Alleluia, che è il canto
della vittoria. I nostri defunti “vivono con Cristo”, dopo essere stati
sepolti con lui nella morte (cf. Rm 6, 4). Per loro il tempo della prova è
finito, cedendo il posto al tempo della ricompensa. Per questo - nonostante il
velo di tristezza suscitato dalla nostalgia della loro presenza visibile - ci
rallegriamo nel sapere che hanno già raggiunto la serenità della “patria”.
Tuttavia, dato che anche loro sono stati partecipi della
fragilità propria di ogni essere umano, sentiamo il dovere - che è al tempo
stesso una necessità del cuore - di offrire loro l’aiuto affettuoso della
nostra orazione, affinché qualunque eventuale residuo di umana debolezza, che
possa ancora ritardare il loro felice incontro con Dio, sia cancellato
definitivamente. Con questa intenzione ci apprestiamo a celebrare l’Eucaristia
per tutti i defunti che riposano in questo cimitero, includendo nel nostro
suffragio anche i defunti dei cimiteri di Madrid e della Spagna intera, così
come quelli di tutte le Nazioni del mondo.
© Copyright 1982 - Libreria Editrice Vaticana
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