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VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA ROMANA DI SAN GIUSTINO

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

14 novembre 1982 

 

1. “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” (Mc 13, 31).

Cristo parla della transitorietà di tutto il creato, del mondo e dell’uomo nel mondo.

La nostra esperienza quotidiana conferma la verità di queste parole.

Esse sono particolarmente attuali nel mese di novembre, in cui i nostri pensieri si rivolgono in modo speciale ai morti, a coloro che sono passati nel nostro mondo visibile. La morte li ha strappati dalla sua visibile scena. Soltanto la memoria umana conserva i loro nomi. Soltanto i cuori dolgono dopo la loro perdita, a volte per lungo tempo...

In occasione del nostro odierno incontro ricordiamo i nostri morti e circondiamoli di una particolare preghiera.

2. Ma non soltanto questo. Ascoltiamo anche ciò che, in certo qual modo, essi ci dicono con le parole del Salmo dell’odierna liturgia.

“Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: / nelle tue mani è la mia vita” (Sal 15[16], 5).

Di fronte alla necessità ineluttabile della morte, in un certo senso di fronte alla legge della transitorietà iscritta in tutto il creato, sta Dio stesso. Cristo parla della transitorietà del mondo, e al tempo stesso della non-transitorietà delle parole del Dio vivente. Questa parola non passa mai e la potenza di Dio è indistruttibile. Questa parola e questa potenza sono diventate la parte di eredità e il calice, quasi il destino, dell’uomo. In questo modo la sua vita è nelle mani di Dio (cf. Sal 15 [16], 5).

Il Salmista così continua e proclama: “Io pongo sempre innanzi a me il Signore,
/ sta alla mia destra, non posso vacillare. / Di questo gioisce il mio cuore, / esulta la mia anima; / anche il mio corpo riposa al sicuro, / perché non abbandonerai la mia vita
nel sepolcro, / né lascerai che il tuo santo veda la corruzione” (Sal 15 [16], 8-10).

3. La parola di Cristo, che non passa, ha riportato la vittoria sulla morte. Il Salmo preannuncia la verità messianica della risurrezione. Infatti la risurrezione di Gesù Cristo ha gettato una luce completamente nuova sul destino definitivo degli uomini soggetti alla necessità della morte. Coloro che lasciano questo mondo non vanno soltanto verso la morte, ma camminano verso il Dio Vivo, verso questa Parola che non passa. Camminano verso questa potenza che è indistruttibile.

Oggi professiamo insieme con tutta la Chiesa: credo la risurrezione della carne,
/ credo la vita eterna.

Le letture bibliche dell’odierna Domenica ravvivano in noi questa fede.

Il “mondo” mostra quotidianamente all’uomo l’ineluttabilità del morire. Contemporaneamente vuole chiuderlo, in un certo senso, nei limiti della vita che passa insieme con lui. La Parola del Dio Vivente dimostra all’uomo medesimo la prospettiva della vita che non passa: “Mi indicherai il sentiero della vita, / gioia piena nella tua presenza, / dolcezza senza fine alla tua destra” (Sal 15 [16], 11).

4. Nella stessa prospettiva della vita che non passa, sta oggi davanti a noi Cristo, quale unico ed eterno sacerdote: il mediatore tra il tempo e l’eternità, tra l’uomo e Dio.

Nella lettera agli Ebrei leggiamo: Gesù Cristo “avendo offerto un solo sacrificio per i peccati, si è assiso alla destra di Dio, aspettando ormai soltanto che i suoi nemici vengano posti sotto i suoi piedi” (Eb 10, 12-13).

Sappiamo che la vittoria nella lotta tra il bene e il male è stata riportata mediante la Croce. Cristo ha vinto con il sacrificio. E il suo sacrificio sulla Croce per i peccati dura. Non passa, così come non passa la sua parola. Nel raggio di questo Sacrificio si svolge la storia dell’umanità e la storia di ogni uomo.

“Poiché con un’unica oblazione egli ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati” (Eb 10, 14).

Il Sacrificio di Cristo porta in sé la speranza della vittoria definitiva del bene sul male: sul peccato, sulla sofferenza e sulla morte. Esso ci mostra la “via della vita”.

5. Il mondo cammina verso il suo termine. Quanto al giorno della fine, nessuno lo conosce, “neanche gli angeli nel cielo, e neppure il Figlio, ma solo il Padre” (Mc 13, 32).

Alla luce delle parole dell’odierno Vangelo, questa “fine” o “termine” non chiude la storia dell’uomo, ma l’apre nella dimensione definitiva, l’apre mediante il Figlio dell’uomo, mediante la seconda venuta di Cristo.

“Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi / con grande potenza e gloria” (Mc 13, 26).

Egli verrà per riunire “i suoi eletti dai quattro venti” (Mc 13, 27): coloro che sono maturati mediante la verità della sua parola e la potenza della sua Croce.

Sono questi, di cui parla il profeta Daniele nella prima lettura: “I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; / coloro che avranno indotto molti alla giustizia splenderanno / come le stelle per sempre” (Dn 12, 3).

Sono questi, il cui protagonista è Michele, “il gran principe” che viene anche ricordato oggi dal profeta. Il nome “Mi-cha-el” vuol dire: “Chi come Dio?”. E in questo nome, come in sintetico scorcio, si racchiude la verità e la felicità della vita eterna.

6. Che questa meditazione sulla Parola di Dio nell’odierna liturgia si colleghi, cari fratelli e sorelle, con il servizio del Vescovo di Roma nei confronti della vostra parrocchia di san Giustino Martire.

Essa, quest’anno, compie trent’anni di vita. Comprenderete perciò la mia gioia nell’incontrarmi, oggi, qui con voi. A voi porgo il mio cordiale saluto. Desidero salutare per primi il Cardinale Vicario; il Vescovo di questo settore della diocesi, Monsignor Giulio Salimei; il parroco ed i suoi collaboratori della Comunità Missionaria “Paradiso” di Bergamo, che si prodigano con intelligenza e amore nelle diverse attività pastorali; i sacerdoti ausiliari e le suore delle sei Congregazioni, che danno un valido e costante aiuto sia nella catechesi sia nell’azione liturgica. Saluto poi con particolare affetto tutti coloro che in qualche modo collaborano con i sacerdoti per lo svolgimento della vita parrocchiale: i Catechisti; il gruppo “Aiuto fraterno”, per l’assistenza delle persone più sofferenti e bisognose; la Comunità Giovanile, fervida di attività educative, formative, liturgiche, sportive e ricreative; la “Comunità sant’Egidio”; il Gruppo sportivo “Alessandrina”, il gruppo delle Mamme e quello degli Anziani.

Voi comprendete che il particolare saluto riservato a queste categorie di persone più benemerite nulla toglie al calore delle parole di amore e di augurio che desidero rivolgere a tutti voi, qui presenti, e a tutti i fedeli della parrocchia: quasi 25.000 persone, circa 5.000 famiglie! Accogliete tutti l’espressione più viva dei miei sentimenti e partecipatela specialmente a coloro che non sono presenti per malattia, per lontananza o per altri motivi!

In questo momento della mia Visita pastorale alla vostra parrocchia, prima di tutto voglio ringraziare ed elogiare i vostri sacerdoti per il lavoro compiuto con i loro collaboratori in questi trent’anni di attività e particolarmente in questi ultimi tempi, così difficili ed esigenti; nello stesso tempo ringrazio anche voi per l’adesione data alle varie iniziative, per il vostro impegno e la vostra buona volontà nel rendere sempre più fervorosa e sentita la vita della vostra Comunità.

Tuttavia, come voi ben sapete, il lavoro spirituale non è mai da ritenere concluso per il numero delle iniziative da perseguire e realizzare, delle anime da avvicinare, aiutare e illuminare. Perciò il mio auspicio e la mia esortazione sono questi: cercate in tutti i modi di formare una “comunità” che fa “comunione”, che cioè sente vivo il bisogno di fraternità nella luce e nella grazia di Cristo. Per poter agire così, bisogna prima di tutto conoscere a fondo la propria fede cristiana e così poi comunicarla e testimoniarla.

Oggi, nella società moderna, ciò che tenta di più il cristiano è l’indifferenza religiosa. È necessario reagire con tutti i mezzi, ben sapendo che la verità è in Cristo e che solo accettando il suo messaggio si può trovare la vera felicità! Vi esorto pertanto a formare il “Consiglio Pastorale”, che possa aiutare i sacerdoti in modo organico e costante e coordinare in maniera intelligente ed efficace le varie attività; esorto tutti alla frequenza ai Corsi di Istruzione religiosa, assolutamente indispensabili per conoscere, vivere e testimoniare la propria fede; e vi invito a farvi apostoli della frequenza festiva alla santa Messa, momento fondamentale per sentirsi uniti nell’unica fede e nella concreta carità.

Pregate il vostro santo patrono, il filosofo Giustino, che come sapete, assetato di luce interiore e di verità circa il senso della vita, con la ricerca metodica e rigorosa, si convertì dal paganesimo al cristianesimo. E sentì tanta gioia per la verità conquistata, che ne divenne il difensore contro tante accuse e calunnie che si spargevano allora contro il Cristianesimo, scrisse le due magnifiche “Apologie” e non ebbe timore di morire martire per la verità! San Giustino vi illumini! Vi faccia diventare tutti amanti e ricercatori della verità, specialmente i giovani! Al Prefetto Rustico, che gli domandava, secondo quanto si legge negli “Atti dei Martiri”: “Supponi davvero che salirai in cielo per ricevervi una bella ricompensa?”, san Giustino rispondeva con coraggiosa chiarezza: “Non lo suppongo, ma lo so con certezza e ne sono pienamente persuaso!”. Auguro a tutti la certezza e il coraggio del santo Martire, affinché la vostra parrocchia sia sempre più unita, più fraterna, più fervorosa!

7. Attraverso l’odierna liturgia corrono quasi i due principali gridi, che rispecchiano l’importante contenuto delle sue letture.

L’uno è il grido dell’uomo consapevole della sua eterna “eredità” e del suo “destino”: “Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio”!

L’altro è l’appello di Cristo: “Vegliate e state pronti” (Cant. Ad Evang.: Mt 24, 42), per poter apparire al cospetto del Figlio dell’uomo.

Che ambedue questi gridi rimangano sempre nei nostri cuori.

 

© Copyright 1982 - Libreria Editrice Vaticana

 

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