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SANTA MESSA NELLA SOLENNITÀ DI MARIA SS.MA MADRE DI DIO
E NELLA XVI GIORNATA MONDIALE DELLA PACE

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Sabato, 1° gennaio 1983 

 

1. “Quando venne la pienezza del tempo . . .” (Gal 4, 4).

Oggi, primo giorno dell’anno nuovo 1983, la Chiesa ci invita a meditare sulla “pienezza del tempo”. Ha il tempo la sua pienezza?

Oggi possiamo dire che l’anno 1982 si è compiuto, perché è passato. Il tempo è soltanto un metro del trascorrere di tutto quanto esiste, sottomesso al tempo, è un metro del trascorrere del mondo, e dell’uomo nel mondo. Noi possiamo pensare alla “pienezza del tempo” soltanto in rapporto a ciò che si svolge nel tempo.

Così ragiona anche san Paolo nel brano della Lettera ai Galati, che rileggiamo oggi nella liturgia. La “pienezza del tempo”, di cui parla Paolo, significa l’eterno disegno di Dio compiutosi nel suo tempo. Questo disegno, il piano divino, è la pienezza del Bene e dell’Amore. Da qui anche “la pienezza del tempo”, perché il tempo, in un certo senso, prende in prestito la sua specifica pienezza dal Bene che si è compiuto in esso.

2. Ed ecco quel Bene: “Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a figli” (Gal 4, 4-5).

La pienezza del Bene è per l’uomo proprio questo, è ciò che è venuto nel tempo simultaneamente con la notte della nascita di Dio. È la pienezza del Bene e dell’Amore, data all’uomo nel tempo; datagli insieme per ogni tempo; ogni giorno, ogni anno, ogni secolo, ogni epoca. Contemporaneamente questa è la pienezza escatologica, che va oltre ogni tempo, pienezza che porta già in sé una viva dimensione dell’eternità.

E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio; e se figlio, sei anche erede per volontà di Dio” (Gal 4, 6-7).

Così dunque il tempo del disegno divino si è compiuto; si è compiuto nella notte della nascita di Dio. In virtù di questa “pienezza del tempo” l’uomo può, in ogni tempo, in ogni frammento del tempo, dire a Dio: “Padre”, e può esistere come figlio adottivo nella prospettiva dell’eredità che egli ha in Cristo. Questa eredità è eterna.

3. A cavallo tra il vecchio e il nuovo anno celebriamo nella liturgia le festività di Natale: la solennità e l’ottava. Questo fatto ci permette di guardare il trascorrere del tempo umano e la nascita dell’anno nuovo alla fine di quello vecchio, attraverso la divina “pienezza del tempo”.

Se guardiamo in questo modo, ogni anno è come un nuovo frammento di questa pienezza che una volta per sempre è entrata, insieme con la nascita di Dio, nella storia dell’uomo. Da questo punto di vista chiamiamo, da cristiani, ogni anno “l’Anno del Signore” (“Annus Domini”).

L’anno trascorso è stato anch’esso uno dei frammenti di questa “pienezza del tempo”, che si è aperta nella storia dell’uomo insieme con la nascita di Dio. Si è aperta come la sorgente salvatrice del Bene e dell’Amore che penetra ogni tratto del tempo umano e va oltre ad esso, avendo già la dimensione escatologica, la dimensione dell’eternità.

L’anno 1983, come è già noto, è un frammento particolare di questa “pienezza del tempo”. Entriamo in esso come nel nuovo Giubileo della nostra Redenzione, che liturgicamente inizierà il 25 marzo. A motivo delle date tradizionalmente stabilite, desideriamo che, in questo anno, il mistero della Redenzione diventi particolarmente vitale ed efficace nella nostra coscienza e nel nostro comportamento. Desideriamo e preghiamo, sin dal primo giorno, affinché in questo anno Dio mandi in modo particolare lo Spirito del suo Figlio nei nostri cuori, affinché possiamo ricevere con particolare generosità “la figliolanza adottiva”!

4. Oggi, primo giorno dell’Anno Nuovo, chiediamo questo e preghiamo secondo tali intenzioni con uno speciale riferimento alla Maternità della Genitrice di Dio. Questo fatto ha una profonda eloquenza. È dapprima l’eloquenza dell’ottava di Natale, perché il Natale è al tempo stesso la più grande festa di Maria. Proprio allora ella si presenta come la Madre di Dio. La pienezza del tempo significa contemporaneamente la sua Divina Maternità.

Simultaneamente questa Maternità - così del resto come ogni maternità umana - è sinonimo di un inizio. La maternità significa l’inizio della vita, l’inizio dell’uomo. La maternità di Maria significa l’inizio del Dio-Uomo nella storia dell’umanità. E questo è appunto “la pienezza del tempo”.

Quest’inizio è “la pienezza del tempo”. Noi desideriamo che il nostro anno nuovo, quale frammento e riflesso di questa “pienezza”, rimanga sotto il segno dell’Inizio del Dio-Uomo nella storia; che rimanga sotto il segno della Maternità Divina. In modo particolare quest’anno, che significa per noi il nuovo Giubileo della Redenzione: l’Anno del Signore 1983.

5. Il primo giorno dell’anno nuovo, che rimane sotto il segno del Natale e della Maternità Divina, è al tempo stesso in tutta la Chiesa il giorno di una particolare preghiera per la pace sulla terra. Desideriamo che in questa preghiera risuonino con un’eco squillante le parole della notte di Betlemme: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama” (Lc 2, 14).

Abbiamo davanti agli occhi “la pienezza del tempo”, in cui insieme alla nascita di Dio si è aperta nella storia dell’uomo la sorgente salvatrice del Bene e dell’Amore. Al tempo stesso pensiamo con una profonda emozione, con inquietudine, con senso di responsabilità, che nella storia dell’uomo può aprirsi come una sorgente opposta: la sorgente del male, dell’odio e della distruzione. A questo proposito riceviamo costantemente segnali inquietanti. E perciò cerchiamo di raccomandare nella preghiera questo difficile problema a Dio, fin dal primo giorno dell’anno nuovo. Contemporaneamente cerchiamo anche di fare tutto il possibile per sensibilizzare alla grande causa della pace l’umanità contemporanea.

6. Tutto il Popolo di Dio, tutti gli uomini e le donne di buona volontà debbono essere costantemente educati alla pace. Debbono essere formati e incoraggiati all’impegno per la causa della pace. È necessario uno sforzo senza tregua per rendere presente negli spiriti e nei cuori la necessità e la possibilità della pace, la sua urgenza, ma anche la parte di responsabilità che incombe su ciascuno. Tutti debbono sentirsi chiamati in causa da questo assillo della pace e cercare, ciascuno nel proprio campo, i mezzi migliori per contribuire a questo compito esaltante. Da sedici anni ormai il Romano Pontefice indirizza Messaggi ai responsabili in occasione della Giornata mondiale della pace, tracciando senza soste le grandi linee di una vera catechesi sulla pace, e indicando il cammino da percorrere.

Così, nel Messaggio che ho pubblicato per questo 1° gennaio 1983, ho insistito su “il dialogo per la pace, una sfida per il nostro tempo”. Per sua natura il dialogo è scambio, comunicazione dell’uno verso l’altro, ma è, soprattutto, una ricerca in comune. Nella guerra, due parti insorgono l’una contro l’altra. Nella questione della pace sono pure sempre e necessariamente due parti che debbono sapersi impegnare. La pace non può essere costruita dagli uni senza gli altri, ma tutti debbono insieme impegnarvisi. È così che si trova il vero senso del dialogo per la pace: esso richiede a tutte le parti di lavorare in comune, per progredire in comune sul cammino della pace. È pertanto difficile immaginare come il problema della pace nel mondo possa essere risolto in maniera unilaterale, senza la partecipazione e l’impegno concreto di tutti.

Nella ricerca della pace il problema del disarmo occupa un posto importante e il desiderio di vedere approdare a risultati concreti il dialogo a questo riguardo è più che legittimo. Ma come il dialogo, così anche la richiesta di riduzione progressiva degli armamenti, nucleari o convenzionali, deve rivolgersi contemporaneamente a tutte le parti in causa. Le potenze che si fronteggiano devono poter percorrere insieme le varie tappe del disarmo, e impegnarsi in ciascuna tappa in misura uguale.

Nella nostra comune preghiera per la pace chiediamo oggi che il dialogo sia intrapreso con un tale spirito e porti a tali decisioni concrete e pratiche, capaci di assicurare un risultato reale e durevole.

7. Così, dunque, nel giorno in cui ancora sentiamo, dal cuore della notte di Betlemme, le parole che annunziano la “pace agli uomini di buona volontà”, preghiamo, insieme con il Salmista, Colui dal quale proviene la pienezza salvatrice del tempo. Preghiamo così: “Esultino le genti e si rallegrino, / perché giudichi i popoli con giustizia, / governi le nazioni sulla terra . . . / Ci benedica Dio / e lo temano tutti i confini della terra” (Sal 67, 5. 8).

Sì. Principio della saggezza è il timore del Signore; principio della saggezza degli uomini, delle Nazioni, dell’intera famiglia umana. Amen.

 

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 

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