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VISITA ALLA PARROCCHIA ROMANA DI NOSTRA SIGNORA DI LOURDES

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 13 febbraio 1983 

 

1. Cari fratelli e sorelle!

Sono lieto di trovarmi in mezzo a voi in questa domenica in cui celebrate la festa della celeste Patrona della vostra parrocchia: Nostra Signora di Lourdes. Ella, che non cessò di meditare nel suo cuore la parola divina (cf. Lc 2, 51), ci invita a porgere orecchio con attenzione alle Letture dell’odierna Liturgia, in cui scorgiamo una sorprendente e significativa contrapposizione. Già nella prima lettura, il profeta Geremia mette davanti a noi l’immagine di un uomo, che chiama “maledetto”, e poi di un altro, che chiama “benedetto”.

Così, nel Vangelo di Luca ascoltiamo prima l’espressione: “beati”, e dopo: “guai”. Anche qui c’è una evidente contrapposizione.

2. Non possiamo passare oltre senza fermarvi la nostra attenzione. Non possiamo dimenticare che il Vangelo si serve di quel duro “guai” riferendosi alla tradizione del Vecchio Testamento. Anche noi dobbiamo accogliere questa severa parola della Buona Novella e meditare su di essa.

San Luca scrive: “Guai a voi ricchi . . . guai a voi che ora siete sazi . . . guai a voi che ora ridete . . . guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi . . .” (Lc 6, 24-26).

Questo significa forse che essere elogiati, ridere, appagare il proprio appetito o arrivare alla ricchezza è qualche cosa di cattivo e di condannabile?

Sembra che la risposta a tale domanda ci venga dal profeta Geremia. Egli chiama “maledetto” l’uomo che confida nell’uomo e che nella carne vede la propria forza, “e dal Signore allontana il suo cuore” (Ger 17, 5). Quindi il male di cui parlano il profeta e l’evangelista non sta nella ricchezza in se stessa, nell’appagare l’appetito, o nelle lodi umane. Il male a cui corrisponde quel “guai” di San Luca sta nell’attaccamento esclusivo a questi o ad altri beni temporali, e, al tempo stesso, nell’allontanamento del cuore da Dio.

Quanto ho detto si riferisce alla parte negativa di questa contrapposizione rilevabile nelle Letture dell’odierna Liturgia.

3. La parte positiva è più ricca e più sviluppata. Il profeta Geremia chiama “benedetto” l’uomo che “confida nel Signore e il Signore è la sua fiducia” (Ger 17, 7). Il profeta lo paragona a un albero piantato lungo i corsi d’acqua, così che essa ne annaffia le radici e gli permette di tenere verdi le foglie anche nel periodo della stagione calda. Esso non cessa di produrre i frutti nemmeno durante la siccità (cf. Ger 17, 8).

Quasi la stessa immagine dell’“uomo beato” è tracciata nel primo Salmo: egli è “come albero piantato lungo corsi d’acqua, / che darà frutto a suo tempo / e le sue foglie non cadranno; / riusciranno tutte le sue opere” (Sal 1, 3). Un tale uomo “non segue il consiglio degli empi” né “dei peccatori”, ma “si compiace della legge del Signore”, e la “medita giorno e notte” (cf. Sal 1, 2).

4. Dopo aver accennato alla bella metafora che si trova nel libro del profeta Geremia e nel primo Salmo, passiamo ora a cercare una risposta alla domanda: che cosa è quel torrente, quell’acqua vivificante nella quale l’uomo giusto e “benedetto” mette le sue radici? Come risulta dal Salmo, esso è, appunto, la “legge del Signore”.

Proseguendo, però, con l’odierno Vangelo di Luca, possiamo precisare che il torrente vivificante è la Parola di Dio, la Buona Novella.

5. Proprio essa racchiude in sé il codice delle beatitudini che leggiamo in Luca.

Non sfugga alla nostra attenzione il fatto che l’enunciazione di ciascuna di queste beatitudini è costruita in maniera significativa. Per esempio, “Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio” (Lc 6, 20).

La prima parte parla della vita temporale, la seconda parla soprattutto del futuro eterno. La vita temporale è carica di molte fatiche, disagi, sofferenze, insomma di ciò che l’uomo è solito chiamare “il male”: il male della povertà, il male della fame, il male che si manifesta nelle lacrime della sofferenza, il male delle persecuzioni “a causa del Figlio dell’uomo”.

Come però abbiamo precedentemente osservato, il Signore Gesù ci avverte che un “bene” come la ricchezza, la sazietà, gli elogi, ogni bene temporale può divenire un “male”, se distacca il nostro cuore da Dio. Egli rivela anche che un “male”, tutti i mali elencati nel Vangelo odierno, possono avere un significato salvifico, di beatitudine: possono diventare un “bene”, se conducono il nostro cuore a Dio. In questo modo, infatti, la povertà, la privazione, le sofferenze, le persecuzioni ci preparano all’eterna intimità con lui e alla partecipazione al suo Regno.

6. Ecco il codice delle beatitudini, quasi nucleo stesso della Buona Novella. Proprio essa è quel “torrente” di acqua vivificante in cui mette le radici l’uomo giusto, che il profeta Geremia chiama “l’uomo benedetto”.

Perciò san Paolo, nella seconda Lettura d’oggi, ricorda che “Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti” (1 Cor 15, 20). E insieme ci invita ad avere speranza in Cristo non soltanto per questa vita temporale, ma per l’intera eternità (cf. 1 Cor 15, 19).

In realtà, la risurrezione di Cristo è la garanzia di tutta la Buona Novella, e assicurazione delle beatitudini evangeliche. L’uomo che costruisce la sua vita su tale fondamento veramente “confida nel Signore e il Signore è sua fiducia” (Ger 17, 7). L’odierna Liturgia dichiara “beato” un simile uomo.

7. Ecco una breve meditazione sui pensieri tanto fecondi, racchiusi nelle Letture della Santa Messa di oggi. Mi rallegro di averla potuta fare insieme con voi, cari parrocchiani della Comunità di Nostra Signora di Lourdes.

Vi saluto tutti e tutti benedico nel nome del Signore e della sua Madre santissima. Saluto in particolare il Cardinale Vicario, il Vescovo Ausiliare Monsignor Riva, lo zelante parroco, don Camillo Paliani, i suoi collaboratori e i sacerdoti residenti.

Il mio pensiero va anche alle numerose Comunità religiose dei diversi Istituti, che lavorano con tanta dedizione: le Figlie di san Paolo, le Suore Francescane dell’Immacolata, le Suore della Carità di Santa Giovanna Antida, le Suore Francescane Ospedaliere dell’Immacolata Concezione, le Figlie di Nostra Signora del Monte Calvario.

Saluto cordialmente poi i vari gruppi del laicato: il gruppo del Vangelo, il Volontariato vincenziano, il “Piccolo gregge”, il Gruppo liturgico, l’AGESCI, le Comunità neocatecumenali, l’Oratorio, i Ministranti, le Terziarie Francescane.

Saluto, infine, tutti i giovani, gli emarginati, gli anziani, gli ammalati, quanti vivono in solitudine.

A tutti raccomando un generoso impegno nella pastorale parrocchiale e nella pastorale per le famiglie. In particolare raccomando la frequenza alla Messa festiva: è un dovere importante per conservare e sviluppare la propria vita di fede.

Pochi mesi fa avete avuto la Missione popolare, che è passata tra voi come un benefico vento di risveglio interiore. Ora dovete andare avanti e crescere, con l’aiuto del Signore e della Vergine di Lourdes, a cui oggi guardate con cuore devoto e fervente. E io sono sicuro che farete proprio il messaggio lanciato da lei alle falde dei Pirenei perché tutti gli uomini tornino a Gesù con la preghiera e la penitenza. È questo anche l’invito che ci viene dalla Quaresima ormai vicina e dell’Anno Giubilare della Redenzione.

8. “Rallegratevi . . . ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli” (Lc 6, 23). Sono queste le parole che risuonano nell’odierna Liturgia, e che ne rispecchiano le idee principali.

La Patrona della vostra parrocchia, “Nostra Signora di Lourdes”, vi ricordi incessantemente, cari parrocchiani, queste parole evangeliche, questa affermazione di Cristo. “Rallegratevi ed esultate perché la vostra ricompensa è grande nei cieli”.

Tale ricordo sostenuto dal suo immacolato cuore materno ci aiuti a camminare con costanza verso il Bene definitivo che Dio stesso prepara per noi nell’eternità.

 

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 

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