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VISITA ALLA PARROCCHIA ROMANA DI SAN GIOVANNI VIANNEY

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 27 febbraio 1983

 

1. “Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo” (Lc 9, 35).

Domenica scorsa, la prima di Quaresima, Cristo apparve davanti a noi sul monte della tentazione. Oggi, nella seconda domenica di Quaresima, si trova sul monte della trasfigurazione. Come una settimana fa, anche oggi lo accompagna la nostra acclamazione: “Lode e onore a te, Signore Gesù!”.

Sul monte della trasfigurazione Cristo si fa vedere da Pietro, Giacomo e Giovanni veramente nella gloria. Questa gloria compenetra tutta la sua figura umana: “mentre pregava il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante” (Lc 9, 29). Questa gloria si comunica al suo ambiente: “Ed ecco due uomini parlavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella loro gloria” (Lc 9, 30-31).

2. Ciò avviene davanti agli occhi degli apostoli a ciò eletti. Pietro, Giacomo e Giovanni sono rapiti dalla visione e insieme penetrati dalla paura. La trasfigurazione svela loro Cristo come non lo conoscevano nella vita di tutti i giorni. Cristo sta davanti a loro come Colui nel quale si compie l’Antica alleanza. Ma, soprattutto, sta davanti a loro come il Figlio eletto dell’Eterno Padre, al quale bisogna prestare fede assoluta e dimostrare una totale obbedienza.

Egli è non soltanto Colui in cui si compie l’Antica alleanza rappresentata sul monte della trasfigurazione da Mosè ed Elia; è soprattutto l’erede della grande promessa di Dio fatta ad Abramo, padre di tutti i credenti (Abramo viene ricordato dalla prima lettura dell’odierna liturgia).

Per gli Apostoli, presenti sul monte della trasfigurazione, Cristo è infine il rifugio e il tabernacolo del fervore spirituale e della felicità. Ciò viene espresso nelle parole di Pietro: “Maestro, è bello per noi stare qui” (Mt 9, 33).

3. Nella prima domenica di Quaresima la Chiesa ha posto davanti agli occhi della nostra fede il Cristo del monte della trasfigurazione. Oggi, nella seconda domenica, essa pone il Cristo del monte della trasfigurazione. L’uno e l’altro fanno parte del programma della catechesi quaresimale, del programma della mistagogia quaresimale. Ambedue gli avvenimenti ci costringono a una profonda riflessione nella fede. Tutti e due non si lasciano esaurire completamente. Ad ognuno di essi ritorniamo sempre di nuovo per attingervi quella particolare luce che ne deriva e che illumina gli occhi della nostra anima.

Chi è Gesù Cristo? Colui che apparve sul monte della tentazione, e oggi sta sul monte della trasfigurazione? Chi è Gesù Cristo? Colui che sta davanti a noi nell’odierna liturgia per condurci sulle vie del rinnovamento quaresimale?

4. Il salmo responsoriale sembra darci una risposta: Gesù Cristo è Colui che ci costringe sempre di nuovo, a cercare Dio. La ricerca di Dio riempie tutta la nostra vita terrena: “. . . il tuo volto, Signore, io cerco. / Non nascondermi il tuo volto./ Non respingere con ira il tuo servo. / Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi . . . / Di te ha detto il mio cuore: / Cercate il suo volto” (Sal 27, 8-9).

Il cuore dice all’uomo che tutta la vita ha un senso se è ricerca di Dio. Cristo entra in questa voce del nostro cuore. La rafforza. Parla di Dio come nessuno mai ha parlato. Rivela Dio. Nella nostra ricerca umana porta la luce del Vangelo. Cercando Dio, non rimaniamo nel buio delle cose create, ma ci viene in aiuto la viva Parola di Dio. E perciò possiamo ripetere col salmista: “Il Signore è mia luce e mia salvezza / di chi avrò paura? / Il Signore è difesa della mia vita, / di chi avrò timore?” (Sal 27, 1).

La Quaresima è il periodo in cui la nostra ricerca di Dio deve diventare particolarmente intensa. In questo periodo occorre anche che stiamo in modo speciale nell’intimità con la luce, che Cristo porta per avvicinare Dio a noi. Questa luce deriva dalla Parola del Dio Vivente.

Lode a te, Parola di Dio!

5. Chi è Gesù Cristo? Colui che sta davanti a noi nel tempo di Quaresima col Vangelo della sua Parola e della sua Croce?

Meditando sulle letture dell’odierna liturgia, particolarmente sulla Lettera ai Filippesi, siamo pronti a rispondere: Cristo è Colui che ci fa vedere in una nuova luce la nostra umanità; Colui che la trasforma profondamente.

San Paolo mette in rilievo, in una acuta contrapposizione, come quest’umanità si plasmi negli uomini che “si comportano da nemici della croce di Cristo” (Fil 3, 18); negli uomini “intenti alle cose della terra” (Fil 3, 19); e dall’altro lato, egli mostra come essa si plasmi in coloro che aspettano Gesù Cristo (cf. Fil 3, 20). Ecco, egli “trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che ha di sottomettere a sé tutte le cose” (cf. Fil 3, 21).

L’Apostolo parla del “corpo”. Cristo trasforma la nostra umanità dall’interno e a questa metamorfosi spirituale prende parte anche il corpo umano.

6. Così dunque Gesù Cristo è Colui che sprigiona nell’uomo la ricerca di Dio e, al tempo stesso, è Colui che aiuta l’uomo a trasformare la sua umanità, lo aiuta a ritrovare tutta la sua dignità.

Su questa due verità, attinte alla liturgia della domenica di Quaresima, meditiamo oggi insieme, cari parrocchiani della parrocchia romana dedicata a San Giovanni Maria Vianney. Sapete che il patrono della vostra parrocchia, conosciuto comunemente come “il Curato d’Ars”, ha seguito egli stesso, in tutta la sua vita, Cristo, e ha attirato dietro di sé moltitudini di persone, che da tutto il mondo accorrevano per trovare in lui il confessore e il direttore spirituale. Secondo il modello di Cristo, insegnava loro a cercare Dio e a ritrovare la santità della loro umanità.

7. Oggi, in occasione della mia visita pastorale alla parrocchia di San Giovanni Maria Vianney - la quale compie quest’anno 20 anni dalla sua fondazione canonica - desidero salutare cordialmente il Cardinale Vicario Ugo Poletti, il Vescovo della Zona, Monsignor Giulio Salimei, il Vescovo di Treviso, Mons. Antonio Mistrorigo, che è qui presente in quanto - come è noto - dal 1974 questa parrocchia è affidata a sacerdoti di quella diocesi, appartenenti alla “Società di Vita apostolica del Prado”, il cui Superiore generale è anch’egli oggi in mezzo a noi. Alla diocesi di Treviso e alla Società del Prado desidero esprimere, in questa significativa circostanza, la mia gratitudine personale e quella della diocesi per la responsabilità pastorale, che esse hanno assunto al fine di venire incontro ai problemi pastorali di questa zona di Roma.

Un affettuoso saluto rivolgo al Parroco, Don Giovanni Pesce, e al suo collaboratore, Don Antonio Viale; alle Suore francesi dell’Istituto di vita comune del Prado. Voglio ricordare e salutare tutte le componenti della Comunità parrocchiale, che con particolare impegno e generosità intendono dare una testimonianza cristiana nel loro ambiente: i membri del Consiglio pastorale parrocchiale; i vari gruppi dell’Azione Cattolica; i gruppi del Vangelo; i catechisti e le catechiste; i gruppi del dopo-Cresima; il gruppo “San Giuseppe”; quello dell’Opera dei ritiri di perseveranza; il gruppo della GIOC (Gioventù operaia cristiana). E saluto con non minore affetto tutti i dodicimila abitanti, che vivono nell’ambito della parrocchia: i padri, le madri, i giovani, parecchi dei quali ancora in cerca di una occupazione; le giovani, i ragazzi, i bimbi, e uno speciale ricordo indirizzo agli infermi e agli anziani.

La mia visita alla vostra Comunità parrocchiale vuole essere un incoraggiamento per continuare ad operare con entusiasmo e dedizione al fine di crescere e maturare insieme nella fede di Gesù Cristo.

8. “La nostra patria . . . è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo” (Fil 3, 20), il Cristo che la liturgia dell’odierna domenica ci mostra sul monte della trasfigurazione. Aspettiamo questo Cristo e lo seguiamo. Egli è nostra Via, Verità e Vita.

“Perciò, fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona, rimanete saldi nel Signore“! (Fil 4, 1). Amen!  

 

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 

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