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VIAGGIO APOSTOLICO IN PORTOGALLO II, COSTA RICA, NICARAGUA I,
PANAMA, EL SALVADOR I, GUATEMALA I, HONDURAS, BELIZE, HAITI

CELEBRAZIONE EUCARISTICA A BELIZE
CON PRESENZA ECUMENICA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Belize, 9 marzo 1983

 

Cari fratelli e sorelle in Cristo,

1. È una grande gioia per me poter trascorrere un po’ di tempo con voi, in Belize, al termine del mio viaggio apostolico in America Centrale, prima di recarmi ad Haiti. Sono felice che la mia visita coincida con una data che per voi riveste una particolare importanza.

È mio privilegio, ma anche mio dovere, come successore dell’apostolo Pietro e Pastore della Chiesa universale “comunicarvi qualche dono spirituale perché ne siate fortificati . . ., mediante la fede che abbiamo in comune, voi e io (Rm 1, 11-12). Questa è veramente un’ora di fede per tutti noi. Nel salutare le autorità di questo Paese. desidero dire a tutti voi quanto vi sono vicino. Abbraccio, nella carità di Cristo, i giovani e gli anziani, le famiglie cristiane e tutti coloro che operano, soffrono e pregano per l’avvento del Regno di Dio sulla terra. Ai miei fratelli Vescovi e sacerdoti e a tutti i religiosi desidero esprimere la mia speciale gratitudine per il loro lavoro comune nel diffondere il Vangelo.

Miei cari, amati fedeli del Belize, è veramente una grande gioia per me non soltanto essere qui fra voi oggi, ma poter offrire in questo nobile edificio l’eterno sacrificio di Cristo sulla croce al suo Padre celeste, invocando su di voi la grazia e la benedizione del Signore. Perciò vi invito a penetrare il grande mistero che stiamo per celebrare e ad apprendere dal sacrificio di oggi che Gesù Cristo chiama ognuno di voi ad un’intima unione con lui, cosicché nessuno di coloro che lui ha chiamato si perda. La chiamata per il cristiano è la chiamata ad un impegno eterno in Cristo e noi rinnoviamo questo impegno ogni volta che condividiamo il suo Corpo e il suo Sangue. Questa è la celebrazione dell’Eucaristia. Uniamoci quindi e preghiamo il Signore Gesù affinché la sposa mistica di Cristo, la Chiesa, possa sempre testimoniare, in Belize, la sua chiamata ad un’intima e vitale unione con lui e che possa efficacemente contribuire allo sviluppo del vostro giovane Paese affinché esso, come nelle parole del vostro inno nazionale, sia veramente un Paese libero con la libertà dei figli di Dio.

2. Probabilmente avete udito che, in posti diversi dell’America Centrale, nel corso della mia missione, ho insistito sul tema dell’unità, l’unità della Chiesa locale, unita al suo Vescovo e alle altre Chiese locali, in unità con la Chiesa universale. Oggi desidero esaminare con voi e per voi un altro aspetto del tema fondamentale dell’unità, vale a dire l’unità alla quale sono chiamate le varie Chiese e le comunità ecclesiali: la suprema, organica unità con l’unica Chiesa di Cristo.

Questo, come sapete, è ciò che chiamiamo ecumenismo, e sapete anche bene che il Concilio Vaticano II ha fatto dell’ecumenismo e dell’impegno ecumenico uno dei suoi compiti principali. Infatti ha pubblicato un intero documento sul tema della ricostituzione dell’unità. E io stesso ho detto più volte, da quando sono stato eletto Papa, che uno dei primi e principali impegni del mio pontificato è la ricostituzione dell’unità fra tutti i cristiani. Perciò questa è stata, fin dall’inizio, una parte importante del programma dei miei viaggi di pellegrino: trattare il tema dell’unità dei cristiani e incontrarmi con i rappresentanti di altre Chiese e comunità ecclesiali. Così è stato in Germania, negli Stati Uniti d’America, in Gran Bretagna e altrove. Così è anche qui in Belize.

Desidero perciò salutare con affetto fraterno in Cristo Gesù tutti i capi e i membri delle Chiese e delle comunità ecclesiali presenti in Belize, in particolare le comunità anglicane e metodiste. Tutti voi, cari fratelli e sorelle, insieme ai rappresentanti della Chiesa cattolica dovete lavorare e pregare affinché l’unità che Cristo desidera per i suoi seguaci si realizzi pienamente in verità e carità. Allo stesso tempo una collaborazione fraterna e sincera nel servizio cristiano sarà un segno sicuro di una autentica qualità di discepoli.

3. Abbiamo tutti udito, nelle parole del Vangelo appena proclamato, i ripetuti accenni all’unità fra i suoi discepoli, che nostro Signore ha pronunciato nella preghiera solenne rivolta al Padre, subito prima di affrontare la condanna e la morte sulla croce. L’unità non è un riferimento marginale: è la sollecitudine centrale della preghiera di Cristo. La ritroviamo continuamente ribadita nel brano che abbiamo letto. Questa insistenza è molto significativa. Ci rivela quanto profondamente e intensamente il Signore desiderasse che i suoi discepoli fossero uno solo. L’unità di tutti i cristiani non è perciò qualcosa di marginale o di indifferente, dalla quale ci si può esimere. Al contrario, essa è la volontà di Cristo.

In secondo luogo, il fatto che il Signore preghi il Padre per il dono dell’unità in quel momento decisivo della sua vita dovrebbe farci riflettere sui pericoli contro questa unità, da parte di uomini e donne miopi, egoisti e insensibili, tentati inoltre dal Demonio, il padre della divisione. Dovrebbe anche risvegliare la grande responsabilità che tutti noi abbiamo di operare per la ricostruzione dell’unità quando questa è stata spezzata, com’è tristemente accaduto molte volte nel corso dei trascorsi due millenni.

Il Signore, quindi, nell’avvicinarsi al sacrificio della sua morte, che egli subì “per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi” (Gv 11, 52), aveva previsto la tragedia e lo scandalo della divisione fra i cristiani, e allo stesso modo egli ci insegnò che l’unità non deve essere messa da parte come impossibile o superflua, e che la divisione non deve essere subita come un male necessario. No, è la sua volontà e l’argomento della sua preghiera che noi “siamo uno” così come lui e il Padre “sono uno (Gv 17, 22; cf. 10, 30).

4. In tal modo abbiamo imparato che, quando ci impegniamo a lavorare per l’unità dei cristiani, noi stiamo facendo la volontà di Nostro Signore. Di più, abbiamo imparato che la preghiera attraverso, con e in Cristo è la fonte principale di questa unità. Poiché la preghiera per l’unità e, se possibile, la comune preghiera per l’unità dei cristiani, è un elemento essenziale del nostro impegno ecumenico, cerchiamo di essere fedeli a questa preghiera.

La preghiera comunque non può essere efficace senza ciò che il Concilio Vaticano II chiama un cambiamento del cuore (Unitatis Redintegratio, 7). Un altro termine per definirlo è “conversione” che, come sappiamo, era il contenuto della prima preghiera di Nostro Signore. Tutti noi abbiamo bisogno della conversione, o di un cambiamento del cuore, e proprio per penetrare pienamente i pensieri e le intenzioni di Cristo, quando egli prega per l’unità. È necessario che ci convinciamo dell’importanza della causa dell’unità dei cristiani, con tutto ciò che essa implica nei campi dei rapporti fraterni, della mutua stima, collaborazione e dialogo e della comune testimonianza, studio e preghiera.

5. Questo però non è tutto. Il decreto sull’ecumenismo parla anche della santità di vita (Ivi, 8). Infatti, se prestiamo particolare attenzione a quanto Nostro Signore, nella sua preghiera sacerdotale, intende come modello ultimo dell’unità dei cristiani, non possiamo fare a meno di convincerci che l’unità dipende dalla santità. Infatti egli prega “perché tutti siano una cosa sola. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola (Gv 17, 21). E ancora “perché siano come noi una cosa sola (Gv 17, 22). Anche la lettura del brano della Lettera agli Efesini pone l’unità dei cristiani allo stesso alto livello quando dice: “Vi esorto dunque io, il prigioniero del Signore, a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto . . . cercando di conservare l’unità dello Spirito per mezzo del vincolo della pace (Ef 4, 1-3).

Sì, cari fratelli, nulla al di fuori dell’unità della Santissima Trinità in se stessa e della nostra unità con la Santissima Trinità può condurre alla piena unità fra i cristiani. Quando noi lottiamo per questa perfetta comunione fra tutte le Chiese e le comunità ecclesiali, vogliamo questo: l’unità formata, modellata sulla Santissima Trinità e a noi donata dalla Santissima Trinità. Ricordiamoci che l’unità e la santità nella Chiesa camminano insieme. Perciò quando ci sforziamo di essere buoni cristiani, e veri cristiani, l’unità fra di noi dovrebbe essere uno dei nostri fini principali.

6. È in questo contesto di vita cristiana e di impegno cristiano che va posto tutto il compito ecumenico. Con questo, io comprendo ciò che viene chiamato “crescere insieme”, vale a dire stabilire dei rapporti che debbono esistere e maturare fra cristiani che vivono insieme nello stesso luogo, che affrontano insieme lo stesso mondo, nel quale sono chiamati a servire il loro prossimo e il bene della società. Con questo, io comprendo anche il dialogo fra la nostra Chiesa e altre Chiese e comunità ecclesiali, che ora si è stabilito a vari livelli.

Ma, ripeto, tutti questi mezzi e strumenti dell’impegno ecumenico devono sgorgare dalla profonda sorgente della nostra vocazione cristiana, che si fonda sulla Parola di Dio e sul sacramento del Battesimo e che trova la sua espressione nella comune professione degli antichi Credo della Chiesa e nella preghiera del Signore al Padre per l’unità fra i suoi discepoli. E questa unità è veramente modellata sull’unità della Santissima Trinità.

Questo è il vero ecumenismo e queste sono le autentiche caratteristiche del movimento ecumenico. L’ecumenismo non intende raggiungere dei traguardi puramente umani, inclusi fini politici di qualsiasi tipo. L’ecumenismo non è compatibile con la confusione dei confini confessionali, annacquando i contenuti della fede che abbiamo ricevuto dagli apostoli o con l’indiscriminata ammissione di fedeli di un’altra comunità ecclesiale all’Eucaristia che ci è propria. Certamente non è compatibile con un proselitismo aggressivo, che disturba e offende - talvolta perfino con procedure indegne - il grado di unità che una comunità ecclesiale già possiede. L’ecumenismo è un impegno evangelico e deve essere compreso e messo in pratica solo con verità del Vangelo che tutti noi abbiamo ricevuto da Cristo.

7. Miei cari fratelli e sorelle in Cristo, questo è il messaggio che sono lieto di lasciare a voi del Belize. So che lo accoglierete con il cuore aperto. Prego affinché vi giunga dall’alto il dono di un impegno sempre più profondo per la causa della santa unità. E vi chiedo di pregare con me affinché possiamo finalmente essere benedetti dal dono della perfetta unità “così che il mondo possa credere” (cf. Gv 17, 21). Chiediamo questo per la gloria della Santissima Trinità - Padre, Figlio e Spirito Santo - attraverso Gesù Cristo nostro unico Intercessore, nostro unico Salvatore, nostro unico Signore. Amen.

Prima di concludere, voglio salutare con affetto ed incoraggiare nella fede cristiana tutti i fratelli di lingua spagnola, che sono voluti venire qui a vedere il Papa muovendo dai Paesi vicini.

Mi è particolarmente grata la presenza dei Vescovi della regione pastorale del Sud-Ovest del Messico, accompagnati da numerosi fedeli. In voi, cari fratelli, saluto anche tutti gli abitanti del vostro Paese, la visita al quale ricordo sempre con tanto piacere.

 

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 

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